a giocare con la sabbia, la terra, l’erba, le foglie, l’acqua, i sassi, i rametti e……
…. a rotolarsi felici nella neve.
La Festa di Primavera o capodanno lunare, in Occidente generalmente noto come Capodanno cinese, è una delle più importanti e maggiormente sentite festività tradizionali cinesi, e celebra per l’appunto l’inizio del nuovo anno secondo il calendario cinese. Oltre che, ovviamente in Cina, la festività viene celebrata in molti paesi dell’Estremo Oriente, in particolare in Corea, Mongolia, Nepal, Bhutan, Vietnam e Giappone (in cui è stata una festività ufficiale fino al 1873) e anche nelle innumerevoli comunità cinesi sparse in tutto il mondo.
Poichè il calendario cinese è lunisolare, i mesi iniziano in concomitanza con ogni novilunio; di conseguenza la data d’inizio del primo mese, e dunque del Capodanno, può variare di circa 29 giorni, venendo a coincidere con la seconda luna nuova dopo il solstizio d’inverno, evento che può avvenire fra il 21 gennaio ed il 19 febbraio del calendario gregoriano. A partire da questa data, le festività durano per quindici giorni, concludendosi con la tradizionale festa delle lanterne.
Durante il festival delle lanterne, i bambini escono la sera e vanno nei templi portando lanterne di carta e risolvono gli indovinelli contenuti nelle lanterne. Questo festival conclude ufficialmente le celebrazioni cinesi del capodanno.
Nel tempi antichi le lanterne erano piuttosto semplici dato che solo l’imperatore e i nobili avevano lanterne grandi e ornamentali. Attualmente le lanterne sono state abbellite con disegni complessi. Ad esempio, alcune hanno forma di animali.
In alcuni paesi, questo festival si considera la versione cinese del “giorno di San Valentino”, un giorno in cui si celebra l’amore e l’ affetto tra le coppie nella tradizione e nella cultura cinesi.
Esistono diverse credenze sull’origine del Festival delle lanterne. In ogni caso ha sicuramente a che fare con il fatto di celebrare e coltivare relazioni positive tra la gente, le famiglie, la natura e le divinità che si considerano responsabili di portare via e riportare la luce ogni anno.
LABORATORIO
Anche noi dovevamo creare la nostra lanterna.
I materiali che avevamo disposizione erano: fogli di acetato, cartoncino colorato, pennarelli, un disegno in stile orientale da riportare sul foglio di acetato,bastoncini e coda di topo.
Ecco la nostra lanterna, con un drago che prende il volo nel cielo verso uno splendido sole e con luna e stelle.
Purtroppo ho dimenticato la macchina fotografica e mi sono dovuta accontentare del cellulare per fare le foto, per cui perdonate la pessima qualità delle immagini, ma se volete rifarvi gli occhi…
… ecco delle lanterne cinesi originali, accese, che galleggiano sull’acqua. Meravigliose!
Quello di sabato scorso è stato l’ultimo appuntamento con i laboratori per famiglie organizzati dal Pime.
Ritornerò presto con alcune riflessioni mie, di Matilde e anche di persone che abbiamo conosciuto in questa occasione.
Vi segnalo e partecipo al giveaway proposto da Letizia di “Bilingue per gioco”.
Interessante come del resto tutte le proposte e i suggerimenti presenti nel sito.
Scadenza 4 dicembre.
Questo è un progetto che abbiamo realizzato ormai un anno fa durante le vacanze di Natale.
Sbirciando sul sito della Pinacoteca di Brera avevo preso nota delle iniziative organizzate per le scuole.
Siccome la scuola della mia piccola studentessa non prevedeva uscite a Brera, mi sono “appropriata” di una di queste iniziative e l’ho rielaborata per una versione “in solitaria”.
Il sito della Pinacoteca è fatto molto bene a mio avviso, è molto chiaro e di facile navigazione e offre una visita virtuale alle sale in cui sono esposte le opere.
PROGETTO CACCIA AL TESORO IN PINACOTECA
Il titolo del progetto era: “Andiamo in cerca del…..verde”
Attraverso la visita virtuale sono state individuate alcune opere in cui predominava o comunque era evidente il colore verde, nelle sue diverse tonalità e sfumature. Sono stati preparati dei biglietti da consegnare a partecipanti (in questo caso uno) non potendo, per ovvi motivi nascondere i biglietti dietro i quadri (ve lo immaginate?!?).
Ecco un assaggio della sequenza dei biglietti:
1. Cominciamo dalla sala 1: qui troverai Bernardino Luini. Il suo dipinto s’intitola “Preparativi per la partenza degli ebrei”.
2. Cerca ora la sala IV. Qui ti aspettano Gentile da Fabriano e “San Giovanni Battista nel deserto”
3. Ti sei perso? chiedi gentilmente al personale della Pinacoteca dove si trova la Sala 6 perchè stai cercando Andrea Previtali e la sua “Trasfigurazione”
I biglietti in tutto erano una dozzina (tenete conto che le sale in Pinacoteca sono 38 e l’esigenze da equilibrare erano quelle di non fare una caccia al tesoro troppo breve ma neanche troppo lunga per non annoiare la bambina).
Davanti ad ogni opera si cercava di capire dove fosse il colore verde, in quali opere fosse più cupo e che sensazioni trasmetteva oppure fosse più chiaro e leggero, quali elementi verdi fossero rappresentati.
Nell’ultimo biglietto si leggeva:
“Sei stata proprio brava!
Ora che hai osservato in quali dipinti era raffigurata l’erba, il prato, gli alberi, i cespugli e ora che hai visto in quante tonalità di verde questi elementi della natura sono stati raffigurati ti sei proprio meritata il tuo tesoro”.
Il tesoro era per la cronaca un libro o comunque un ricordo di quella mattinata da scegliere al bookshop.
Qualche giorno dopo a casa abbiamo dipinto anche noi il nostro quadro “verde”.
Mi sono sempre domandata come avvicinare i bambini all’arte senza annoiarli o appesantirli e questo mi era sembrato un modo simpatico e “attivo” per esercitarsi ad osservare, ad essere attivi dinnanzi ad un’opera d’arte.
Mi ricordo che qualcuno mi aveva detto che io in questo modo avevo privato Matilde della possibilità di scegliere liberamente cosa osservare. A me era sembrato semplicemente un modo per darle un indicazione.
Cosa ne pensate voi?
Peraltro Matilde si era divertita abbastanza e se avrà voglia durante le prossime vacanze potremmo rifare un’altra caccia al tesoro con un tema secondo me ancora più divertente: “I mestieri nelle opere d’arte”.
Dopo aver esaminato attentamente questo quadro di Kandinsky intitolato “Improvvisazione VIII” ho invitato Matilde ad individuare nell’opera tutti i tipi di linee che conosceva: rette, semirette, curve, rette parallele e incidenti evidenziandole con colori diversi.
Ecco il suo personalissimo Kandinsky
Ci suggerite altre opere e altri autori per poter “giocare” ancora con la geometria?
Aderisco con piacere all’iniziativa che Caffenero de “La scuola in soffitta” ha proposto.
Avevo in mente un’idea diversa ma mia figlia proprio in questo momento sta guardando un cartone animato che le piace particolarmente e che le ha dato degli spunti per approfondire alcuni argomenti.
Il cartone animato in questione è “Il principe d’Egitto” della Dreamworks.
Il principe d’Egitto narra abbastanza fedelmente, se non con qualche licenza cinematografica, le vicende di Mosè narrate nelle Sacre Scritture, in particolare nel libro dell’Esodo.
Gli ebrei sono schiavi del popolo egiziano e, per ordine del faraone Seti I, costruiscono le città ed erigono le statue degli idoli.
Pregano però il loro Dio affinché mandi un pastore o una guida per liberarli dall’oppressione.
Proprio mentre gli israeliti lavorano per il faraone, un drappello di guardie invade il quartiere ebraico di Goscen. Sono in cerca dei bambini maschi neonati, li uccidono, lasciano le madri nella disperazione. Ma una di queste disperate, Jocabel, non vuole cedere al volere del sovrano oppressore e, in compagnia dei due figli, Miriam e Aronne, corre verso le rive del fiume Nilo per salvare il suo bambino, il terzo, nato da pochi mesi. Lo mette su una cesta e lo lascia alla balia della corrente, sarà il Signore a proteggerlo.
E così in effetti avviene, un Coccodrillo del Nilo affamato, ippopotami in lotta, pescatori e remi di nave, sembrano mettere in pericolo la vita del bambino che rimane comunque illeso. La sorellina Miriam osserva la cesta contenente il piccolo giungere fino al palazzo reale.
Lì si trovano la regina, moglie di Seti, e il suo figlioletto, Ramses, in compagnia di alcune ancelle. Ecco però apparire dalle acque il cesto, la regina scopre cosa vi è all’interno e decide di adottare il piccolo come proprio figlio.
« Vieni Ramses, mostreremo al faraone il tuo fratellino Mosè. »
Passano gli anni, Mosè e Ramses crescono come due veri fratelli, ignari dell’origine del primo, che si crede realmente figlio del faraone. Insieme ne combinano di tutti i colori e, un giorno, correndo con delle bighe, dopo aver devastato mezza città, entrano all’interno di un tempio in lavorazione e, dopo aver rotto il naso di una statua, seppelliscono nella sabbia il santuario con tutti i sacerdoti. Seti rimprovera aspramente i due, specialmente Ramses, che deve essere più responsabile, se vuole un giorno diventare faraone. In più, a inasprire il lamento di Seti vi sono anche i due sommi sacerdoti, Hotep e Hoy, due autentici parassiti, bravi solo a fare trucchetti di magia e a parlare a sproposito.
« Un tempio danneggiato non distrugge secoli di tradizione. »
(Ramses)
« Ma un anello debole può spezzare la catena di una potente dinastia. »
(Seti)
Sono queste le parole che colpiscono maggiormente il giovane Ramses che, tristissimo, si allontana. Mosè cerca di giustificare il fratello, la colpa del disastro è sua. Seti spiega il perché del suo aspro rimprovero, Ramses deve fortificarsi se non vuole che un giorno il potere gli sfugga dalle mani. Il giovane chiede però un’opportunità per il fratello, e il faraone sembra acconsentire alle richieste del figlio adottivo.
Quella stessa sera viene infatti preparata una solenne cerimonia nella quale Ramses viene nominato principe reggente e responsabile della costruzione di tutti i templi. Il giovane decide premiare anche il fratello per il contributo e lo nomina capo architetto reale, donandogli un prezioso anello come simbolo della propria gratitudine. Seti chiede inoltre ai sommi sacerdoti un regalo per il figlio. I due, presi alla sprovvista, usando i loro trucchetti fanno apparire la splendida Zippora, una prigioniera proveniente dal territorio di Madian. Ramses e Mosè rimangono affascinati dalla bellezza della giovane, che dimostra comunque di non essere affatto disposta a farsi comandare. Riesce infatti a liberarsi dalla presa delle guardie ed è lo stesso Mosè a fermarla e a farla cadere in mezzo a una pozza d’acqua.
Ramses ordina che Zippora sia condotta nelle stanze di Mosè per divenire sua schiava. La giovane però dimostra di essere più ribelle di quanto i due principi pensino, riesce infatti a legare il proprio custode e a eludere la sorveglianza delle guardie. Mosè finisce così per trovare sul proprio letto lo schiavo imbavagliato. Zippora sta per uscire dal palazzo quando vede due guardie che si avvicinano. Mosè, sceso per recuperarla, distrae le guardie e le permette di fuggire, decide però di seguirla per vedere dove ha intenzione di fuggire.
Giunge così nel quartiere ebraico di Goscen dove due ebrei, un uomo e una donna, versano dell’acqua per la giovane che fugge verso il deserto. Mosè la segue con gli occhi ma viene distratto dall’ebrea che, per sbaglio, aveva fatto cadere la propria anfora ai suoi piedi. La giovane donna lo riconosce e gioisce per la sua venuta. Mosè non capisce il suo comportamento. L’uomo che sta con lei cerca in tutti i modi di allontanarla. La giovane però rivela verità che il principe non avrebbe nemmeno immaginato: lui non è un egiziano, è il figlio di una schiava di nome Jocabel, lei è Miriam sua sorella è l’uomo che è con lei è Aronne suo fratello, lui è stato trovato dalla regina sulle rive del Nilo, sua madre voleva salvarlo da una grave minaccia
« Nostra madre ti ha messo su un cesto per salvarti la vita. »
(Miriam)
« Salvarmi la vita? E da cosa? »
(Mosè)
« Chiedilo all’uomo che tu chiami padre! »
(Miriam)
Le parole di Miriam finiscono però per infastidire Mosè che la spinge, facendola cadere per terra. La giovane inizia però a cantare la ninna nanna che Jocabel, quando il piccolo era nascituro, gli cantava ogni sera. Nella mente di Mosè si riversano adesso ricordi lontani, il canto di Miriam sembra ricordagli qualcosa. Il ragazzo, in preda all’angoscia fugge via, e torna nelle proprie stanze.
Quando però si addormenta sogna di trovarsi all’interno di un muro, sotto forma di affresco: Seti, seduto sul trono, ordina ai propri uomini di uccidere i bambini di Goscen, solo una donna riesce a salvare il suo, lasciandolo in balia della corrente del Nilo. Le immagini del sogno si ricollegano alle parole di Miriam, Mosè non sa cosa fare e decide di recarsi in una stanza affrescata del palazzo, dove vengono narrate, attraverso gli affreschi, le imprese di Seti e degli altri faraoni. Ecco però apparire le terribili immagini del sogno, i bambini gettati in pasto ai coccodrilli dagli uomini del faraone. Mosè piange, tutto ciò in cui credeva è sempre stato una menzogna. Seti ha visto tutto e lo abbraccia per confortarlo
« Mosè, a volte per un bene superiore dei sacrifici vanno affrontati! Oh, figliolo! Erano solo schiavi. »
(Seti)
A queste parole il sangue di Mosè si gela, si allontana da colui che aveva creduto suo padre. Il mattino dopo il giovane si ritira solitario sulle rive del Nilo, viene raggiunto dalla regina che vuole consolarlo nella sua disperazione. Lei l’ha sempre amato come un figlio, lui è per lei un dono che gli dei hanno voluto fargli, non un semplice trovatello. Mosè l’abbraccia, le vuole bene ma l’angoscia lo tormenta. Ramses intanto si prepara a ricostruire il tempio distrutto durante la catastrofica corsa delle bighe, Mosè lo assiste nei lavori e soffre, guardando le sofferenze della propria gente, malmenata e sfruttata dai sorveglianti. Ecco però che un episodio in particolare colpisce il giovane ebreo. Un vecchio schiavo viene frustato con violenza da un sorvegliante. Mosè non riesce a sopportare questa nefandezza, sale nel padiglione e fa precipitare la guardia. Tutti lo additano come assassino, lui non avrebbe mai voluto fare una cosa simile. Ramses gli promette che farà in modo di cancellare l’episodio dalla memoria di tutti ma ormai è troppo tardi, Mosè fugge nel deserto in balia della sua disperazione.
Fra le sabbie di quel luogo arido sopporta per la prima volta le vere sofferenze, abbandona i simboli del proprio potere, bracciali, collane, la parrucca. Decide però di tenere con sé quell’anello che Ramses gli aveva regalato, unico ricordo di quella vita senza un senso. Una tempesta di sabbia lo investe, per lui sembra finita. Dio però non vuole ancora abbandonarlo, appare all’improvviso, nel deserto, un cammello solitario al quale Mosè riesce ad aggrapparsi e ad arrivare in un’oasi dove può finalmente bere in un torrente (riservato alle pecore). Mentre si trova lì alcuni giovani fanno i prepotenti con delle bambine. Mosè li caccia via e, stremato, finisce per cadere dentro un pozzo. Le ragazzine cercano di tirarlo fuori quando ecco arrivare la sorella maggiore. È Zippora, la giovane fuggita dall’Egitto. Mosè viene presentato dunque al padre delle ragazze, Jetro, il sacerdote di Madian.
Questi accoglie calorosamente il giovane forestiero, riconoscente nei suoi confronti per aver salvato prima Zippora dall’Egitto e poi le figlie più piccole dai prepotenti. Mosè passa diversi in compagnia della gente di Madian, diventando pastore del gregge di Jetro, in compagnia della bellissima Zippora che infine decide di sposare.
Un giorno però, mentre cerca una pecora, assiste a uno strano prodigio, un roveto arde di una luce biancastra ma non si consuma. Da quel roveto proviene una voce che lo chiama:
« Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe. »
(Dio)
Gli chiede di liberare il popolo degli israeliti dalla morsa degli egiziani. Mosè sembra esitante ma la parola di Dio è legge: dovrà recarsi dal faraone per chiedere la liberazione della propria gente. Di certo gli egiziani non cederanno facilmente ma Lui sarà sempre al suo fianco, e il bastone, che una volta veniva usato per guidare il gregge, adesso sarà usato come simbolo della potenza divina.
« Terrai in mano questo bastone, Mosè, con il quale tu compirai i miei prodigi! »
(Dio)
Mosè, entusiasta, torna nella propria tenda e racconta tutto a Zippora, insieme a lei tornerà in Egitto per affrancare il proprio popolo.
Seti è morto, il nuovo faraone è adesso Ramses. Vedendo tornare il fratello, il giovane sovrano è felicissimo e corre ad abbracciarlo. Mosè è anch’egli contento di rivederlo ma un fine superiore lo spinge a mettersi contro di lui. Ramses infatti impallidisce sentendo il vero motivo del ritorno di Mosè, che lo invita a liberare gli schiavi ebrei.
Il profeta inoltre mostra a tutti come il Signore combatta dalla sua parte, e tramuta il suo bastone in un cobra. Ramses non sembra però turbato e ordina ai sommi sacerdoti, Hotep e Hoy, di compiere lo stesso prodigio. I due, grazie all’utilizzo di luci ed effetti ottici, riescono a emulare l’azione di Mosè. Ramses decide di parlare in disparte col profeta. Il suo impero viene eretto sulle spalle degli schiavi è vero, ma senza di loro non potrà mai renderlo maestoso e splendido come vuole. Mosè non può più sentirsi legato a colui che presto diventerà suo acerrimo rivale e riconsegna a Ramses l’anello che gli aveva donato, unico ricordo di quel passato che avevano vissuto come fratelli. Il faraone crede però che questo rappresenti solo un affronto nei suoi riguardi e quindi decide di vendicarsi, raddoppiando il lavoro degli schiavi ebrei
« Io non conosco il tuo Dio e non lascerò neppure partire il tuo popolo. Io non sarò l’anello debole. Dì al tuo popolo che da oggi il suo carico di lavoro è stato raddoppiato grazie al tuo Dio o invece è grazie a te. »
(Ramses)
Questo scatena però la rabbia degli schiavi ebrei che si lamentano dell’arrivo di Mosè. Solo Miriam cerca di difenderlo, rimproverando il fratello Aronne, che l’aveva maggiormente insultato. Mosè però non si arrende e vuole dimostrare a tutti che presto il Signore è potente. Si reca dunque alle rive del Nilo, dove Ramses, in compagnia di Hotep e Hoy, fa un giro in barca. Il profeta chiede la stessa richiesta, ricevendo però la stessa perentoria risposta del faraone che ordina alle sue guardie di arrestarlo. Ma, mentre i sorveglianti muovono verso Mosè, questi poggia il suo bastone sulle acque del fiume, rendendole di sangue. Le guardie, di fronte a questo prodigio fuggono via spaventate, Ramses chiede una spiegazione ai sommi sacerdoti che, grazie a un trucco, fanno la stessa cosa. Ma questo è solo l’inizio, il Signore scaglia contro l’Egitto nove terribili piaghe: le rane, le zanzare, le pulci, la moria del bestiame, la grandine infuocata, le locuste, le ulcere, le tenebre. Hotep e Hoy non riescono a fronteggiare il potere del Signore e vengono quindi cacciati via. L’impero di Ramses è ormai ridotto a un cumulo di macerie, ovunque vi è distruzione, le statue crollano, le colonne si spezzano.
Mosè si reca da Ramses per parlare con lui, il destino li ha divisi ma l’amore fraterno che c’è fra i due non si è ancora spento. Il giudizio divino di fronte alla tracotanza di Ramses è però perentorio: tutti i primogeniti egiziani moriranno. Il sangue versato un giorno da Seti ricadrà adesso sui figli d’Egitto. Gli ebrei, per ordine del Signore, segnano con il sangue d’agnello tutte le architravi delle porte, cosicché, quando l’angelo del Signore vedrà quel simbolo passerà avanti. Il terribile fuoco dell’angelo punitore invade così l’Egitto, il regno cade nella disperazione, non viene risparmiato nemmeno il figlio del faraone. Mosè viene chiamato a palazzo, lui è il suo popolo possono finalmente partire.
Il profeta però non gioisce, anzi sembra disperato, il dolore di Ramses è anche il suo dolore. Zippora e Miriam lo confortano, la sua gente, dopo tante sofferenze, è finalmente libera. Gli israeliti lasciano così l’Egitto, ridotto ormai a un cumulo di macerie, popolato da gente disperata. Viene raggiunto così il Mar Rosso, superando le sue acque si giungerà al monte Sinai, come Dio aveva comandato. Gli ebrei si accampano ma ecco presentarsi ai loro occhi una terribile visione: Ramses e i suoi uomini muovono, sui carri da guerra, contro di loro. Mosè non sa cosa fare, dal mare appare all’improvviso una colonna di fuoco che blocca il passaggio agli egiziani.
Gli israeliti sono in trappola, da una parte le armate del faraone, dall’altra il mar Rosso. Ma Dio non abbandona il suo popolo, ordina a Mosè di poggiare il suo bastone sulle acque che si aprono, formando due muraglie a destra e a sinistra. Gli ebrei possono attraversare il mare, lasciandosi dietro i soldati di Ramses. Si vede in lontananza l’altra riva ma, sotto i loro occhi, la colonna di fuoco scompare, il faraone e i suoi uomini muovono all’inseguimento. I carri e i cavalli non resistono però sugli scogli, le ruote si distruggono, gli egiziani rimangono a piedi ma non sono decisi ad arrendersi, Ramses, caduto dal carro, rimane indietro. Mosè vede arrivarsi contro le truppe egiziane, gli ebrei corrono spaventati. Improvvisamente le acque tornano allo stato normale, le pareti franano sopra gli egiziani che rimangono travolti dai flutti del mare, le onde colpiscono anche Ramses che viene sbattuto sugli scogli, unico superstite di un intero esercito.
Mosè e gli altri ebrei, giunti all’altra riva, osservano il terribile spettacolo e rimangono a bocca aperta. Quando comprendono ciò che è successo cominciano a sorridere, ad abbracciarsi l’un l’altro, il Signore li ha definitivamente liberati dalla morsa dell’Egitto. Mosè però è ancora triste, crede che Ramses sia sepolto tra i flutti del Mar Rosso, ma non è così. Su una scogliera il faraone grida adirato con il profeta. Zippora, Miriam e Aronne vengono però a confortarlo. La gioia è tanta. Ecco adesso il popolo è giunto alle pendici del Sinai. Immerso dalla luce divina, Mosè scende dal monte, mostrando alla propria gente il dono che Dio ha fatto loro, le tavole della legge, i dieci comandamenti. Con quest’immagine si chiude il film.
Il film si presta veramente a molti approfondimenti.
Religione: La Bibbia ( la figura di Mosè - il libro dell’Esodo – Le Tavole della Legge)
Le divinità egizie
Storia: L’Egitto (Periodo del Nuovo Regno – XIX Dinastia)
Geografia: L’Egitto
Scienze: spiegazioni scientifiche della dieci piaghe d’Egitto ( in particolare noi abbiamo introdotto il fenomeno dell’eclisse di sole)
La trama è tratta da Wikipedia.
Penultimo appuntamento con i laboratori per famiglie organizzati dal Pime.
Questa volta siamo “partiti” alla volta delle Papua Nuova Guinea.
Questo paese è passato dai primitivi sistemi di vita alla modernità in pochi decenni: molti degli abitanti della Papua Nuova Guinea conservano tuttora usi e costumi di un tempo. Per i loro ornamenti (collane, pendagli, ecc..) spesso la gente si serve di materiali che la natura del luogo offre. Per esempio: conchiglie, piume di uccelli, zanne di animali e simili.
L’uso della moneta-conchiglia è anche sociale e cerimoniale. Le conchiglie infatti sono indice di ricchezza e di prestigio, per questo solo alcuni clan possono usarle sotto forma di ornamento.
Ossa di vari animali vengono utilizzate per realizzare ornamenti o per fabbricare strumenti per la caccia e per la pesca. Nelle zone costiere il costume tradizionale maschile è costituito da bende fatte di corteccia e fibre che vengono indossate come una sorta di grembiule. In altre zone è diffuso l’uso dell’astuccio penico che può essere realizzato con zucche, noci o tubi di bambù decorati.
L’abito femminile tradizionale più comune è il gonnellino di vimini, costituito da strisce ottenute dalla corteccia di alberi legate a una corda che passa intorno alla vita. Questi gonnellini possono essere colorati e decorati; i più elaborati sono usati per le feste.
L’animale sacro per gli abitanti di questa terra, soprattutto quelli degli altopiani, è il maiale. Esso è simbolo di abbondanza e dell’origine della vita.
Una leggenda racconta che all’inizio esistevano solo due fratelli (la relazione tra fratelli è considerata la più stretta), uno dei quali si trasformava periodicamente in maiale per poi tornare uomo. Un giorno questi disse al fratello di ucciderlo e di seppellirlo nel momento in cui si fosse trasformato in maiale. Così avvenne e dalla sua tomba scaturirono la vita, la donna e altri maiali.
Il maiale dunque è il centro delle cerimonie e la sua uccisione ha un valore sacro e non puramente gioioso o di nutrimento.
Un altro animale importante è l’uccello del paradiso che è caratterizzato da un piumaggio di straordinaria bellezza che viene usato dagli abitanti della Papua per creare ornamenti, ma anche come valuta pregiata e merce di scambio. Una leggenda asserisce che questi uccelli siano creature magiche sempre in volo e privi di zampe, forse perchè i primi esemplari impagliati erano giunti in Occidente mutilati.
LABORATORIO
Obiettivo: creare ornamenti per un personaggio scelto dai componenti del gruppo (capovillaggio, sciamano, guerriero, principessa ecc….)
Il personaggio del nostro gruppo era un guerriero coraggiosissimo dotato di uno scettro con tanto di teschio
….cavigliere e collane….
I materiali che avevamo a disposizione erano perline di plastica, coda di topo in vari colori e pasta di sale.
Prossima e ultima tappa: Cina
So che le aritmie cardiache non è programma delle elementari o delle medie, ma ditemi se quest’uomo non è un mito!!!!
La settimana scorsa Matilde è stata a casa da scuola perchè non stava bene.
I primi due giorni a causa del febbrone e del raffreddore mega non ha fatto nulla, ma nei giorni successivi abbiamo lavorato un po’ per tenerci alla pari con i suoi compagni (un compagno di Matilde, gentilissimo, tutti i pomeriggi ci metteva al corrente di cosa era successo a scuola, degli argomenti trattati nelle varie materie ecc…).
Effettivamente avere tutto il giorno a disposizione è un grandissimo vantaggio. Abbiamo trattato gli argomenti con calma, ci siamo prese delle pause quando ne sentivamo la necessità.
Lavorare insieme dalle 16.30 in avanti dopo otto ore di scuola diventa più problematico, non solo a livello di tempo che non c’è ma anche rispetto alle energie che cominciano a venire meno ( per i bambini ma anche per noi).
Noi procediamo in questo modo (gli orari sono indicativi, non siamo dei soldatini e non dobbiamo timbrare nessun cartellino):
ore 16.45: rientro da scuola, merenda e relax autogestito.
ore 17.30: attività. Queste possono essere:
1. Attività strettamente scolastiche:
- terminare schede o lavori non terminati a scuola;
- cominciare a leggere una lezione che non è per il giorno dopo ma per esempio per la settimana dopo (in questo modo il lavoro viene distribuito su più giorni e risulta meno pesante);
- ripassare il programma svolto in una determinata materia attraverso i nostri lapbooks o schemi visuali.
2. Attività scolastiche in generale:
- un argomento viene ripreso e spiegato in maniera alternativa giocando, guardando documentari, leggendo libri.
3. Attività creative: Se non c’è nulla di obbligatorio (scolasticamente parlando) da terminare o affrontare ci dedichiamo a “pasticciare” come diciamo noi, in cucina o creare decorazioni oppure semplicemente a chiacchierare tra noi della nostra giornata, di ciò che abbiamo fatto fuori casa ecc….
ore 19.30: Cena
Il nostro homeschoolin part time è inevitabilmente ridotto. La mia preoccupazione è anche quella di non “stressare” la bambina che comunque ha già vissuto otto ore intense, di lavoro, di tensione mentale.
L’unico giorno in cui chiedo a Matilde un po’ di attenzione in più è il venerdì, giorno in cui ci dedichiamo al nostro “English homeschooling” (l’anno scorso seguiva un corso in centro a Milano, ma era diventato veramente problematico e stressante, così quest’anno mio marito ed io abbiamo deciso di gestirlo noi).
Questa è la nostra esperienza di homeschooling part time.
E la vostra?
Accolgo anche io l’invito di Giorno per giorno a pubblicare ogni settimana un post dedicato ad ognuno dei Diritti naturali dei bambini.
Oziare è anche stare fermi a pensare……