Albero

Da un paio di settimane ho cominciato il mio primo corso di yoga per bambini.
Per ora non sono molti, ma li vedo, anzi le vedo, perchè sono tutte bambine, molto contente di partecipare.
Ho pensato di sviluppare insieme a loro un percorso che ci porta alla scoperta della bellezza degli alberi e del bosco.
Ho disegnato un grande albero in un prato e circondato da un bel cielo azzurro e ad ogni lezione lo arricchiamo con degli elementi ( fiori, le farfalle, gli uccellini, il sole ecc…).
Ogni lezione sarà dedicata a quel particolare elemento proponendo oltre alle posizioni dello yoga, giochi di respiro, di concentrazione e momenti creativi.
Cercando un libro per bambini sugli alberi ( ce ne sono tantissimi, ne avevo parlato anche in questo post) mi sono imbattuta in un piccolo capolavoro.
Il titolo è semplicemente “Albero”.
Ha un buchino in mezzo alla copertina e alle pagine da cui un piccolo gufo osserva i cambiamenti dell’albero lungo lo svolgersi delle stagioni.

Scopri l’alternarsi delle stagioni ed esplora guardando attraverso le pagine forate di questo libro, la vita vivace di un albero della foresta e dei suoi amici animali. Divertiti ad osservare i colori e il ritmo di ogni stagione: dallo sbocciare dei fiori in primavera ai fiocchi di neve che cadono dal cielo d’inverno.”

Penso che le immagini possa esprimere meglio delle parole la bellezza di questo testo…

I colori che cambiano, le pagine che si animano con gli animaletti che si risvegliano in primavera, i frutti golosi sui rami in estate.
E’ un libro meraviglioso.
Ho già in mente come utilizzarlo con le mie piccole yogini.

Britta Teckentrup è un’artista e illustratrice tedesca, ha vissuto e lavorato diversi anni in Inghilterra. Le sue opere sono state esposte alla London Gallery e in diverse fiere d’arte internazionali. È autrice di più di 60 libri per bambini, tra cui numerosi best-seller, pubblicati in oltre venti paesi in tutto il mondo. Vive con la sua famiglia a Berlino.

 Qui una bella intervista.

Albero
Illustrazioni di Britta Teckentrup
Testo di Patricia Hegarty
Sassi Junior

Questo post partecipa all’iniziativa “Il venerdì del libro” di Homemademamma.

Il circo della farfalla

Sabato ho partecipato ad un laboratorio di formazione per catechiste il cui argomento era interessante e delicato al tempo stesso: Catechesi e disabilità.
Quali strategie attuare in un percorso catechetico per inserire un ragazzo con disabilità nel gruppo, nelle attività ecc..
Quali reazioni, anche emozionali, da parte di un catechista che per la prima volta ha il grande onere di includere il ragazzo e la famiglia?
Un lavoro intenso in questo laboratorio in cui sono inevitabilmente emerse le fragilità di chi con entusiasmo porta avanti la missione che gli è stata affidata ma che si trova a doversi misurare con situazioni un po’ più difficili.
Il laboratorio è cominciato con la visione di un cortometraggio che io non avevo mai visto e che mi ha colpito profondamente, “Il circo della farfalla” appunto.
Vi lascio alla visione …

Will viene presentato, nel circo in cui lavora come fenomeno da baraccone, come un uomo a cui anche Dio ha voltato le spalle.
Mendez gli farà capire che non è così.
Ciascuno di noi, nella grande avventura della vita, può fare grandi cose.
Ma di questo ci vuole consapevolezza.
Will entrerà a far parte del circo della farfalla quando arriverà a capire che potrà avere un ruolo per i suoi talenti, le sue risorse e non per i suoi limiti.

Una delle scene che più mi ha colpito è quando Mendez gli si avvicina dicendo “Sei magnifico!” e Will gli sputa in faccia.
Will è talmente abituato a sentirsi denigrato per la sua disabilità che percepisce come una presa in giro quello che per Mendez era un complimento sincero.
Pensate a quanta responsabilità e quanto potere abbiamo quando ci rivolgiamo in un certo modo alle persone!

Il corto colpisce per molti altri elementi che voi sicuramente avrete colto.
Parliamone insieme nei commenti e naturalmente buon inizio settimana!

Gluten Sensitivity

E’ confermato: non sono celiaca ma due pareri medici su due parlano di sensibilità al glutine.
Ho voluto saperne di più e ho acquistato questo libro che spiega nel dettaglio che cos’è la sensibilità al glutine e come fare per evitare tutti i fastidiosi sintomi ad essa legata.
La sindrome da sensibilità al glutine è diffusa e colpisce ogni fascia d’età.
E’ una sindrome in quanto oltre ai disturbi intestinali classici ( dolori addominali, gonfiore, gas, stipsi ecc…) provoca tutta una serie di disturbi extraintestinali come sonnolenza, mal di testa, depressione, stanchezza cronica e disturbi cutanei. Negli ultimi due anni infatti, io, a parte i disturbi cutanei sto lottando contro la stanchezza, la sonnolenza ( dormirei praticamente sempre) oltre che con i fastidiosissimi gonfiori addominali e disturbi intestinali vari.

Ma che cos’è il glutine?
La parola glutine proviene dal latino gluten-tinis che vuol dire “colla”.
E’ un composto alimentare che si forma proprio con l’impasto delle farine di alcuni cereali con l’acqua e ha la funzione di un vero e proprio collante.
E’ formato da due classi di proteine, le glutenine e le gliadine.
La panificazione è resa possibile dalla presenza del glutine che si forma in seguito all’idratazione e all’azione meccanica dell’impasto. Le proteine si assemblano dando all’impasto consistenza.
I cereali che contengono glutine sono:
– il frumento ( grando duro e grano tenero)
– il farro;
– il kamut;
– la segale;
– l’orzo;
– l’avena.

I cerali che non contengono glutine sono:
– il riso ( di qualsiasi qualità)
– il mais
– il miglio
– il teff

I non cereali che non contengono glutine sono:
– il grano saraceno
– la quinoa
– l’amaranto.

Perchè alcune ( tante) persone stanno male se mangiano glutine?
Perchè non riescono a digerire le proteine contenute.
Il corpo le riconosce come nemiche e produce anticorpi contro di esse.

Il libro procede con un’interessante capitolo sul perchè siamo diventati intolleranti al glutine.
In pratica la qualità del grano non è più la stessa di tanti anni fa ( in fondo l’uomo mangia grano da 12.000 anni!).
E poi vi è l’elenco di tutti i disturbi ( intestinali e extraintestinali) legati al consumo di glutine.
E per finire come diagnosticare la Gluten Sensitivity?
Al momento non esistono esami strumentali o di laboratorio che possono peremettere di diagnosticare con certezza questa sindrome, ma la prima cosa che si deve fare è escludere la celiachia, mediante il dosaggio degli anticorpi anti-transglutaminasi del tipo IgA e IgG e gli anticorpi anti-endomisio ( EMA ) del tipo IgA che devono risultare negativi.
Un’altra cosa da escludere è l’allergia al grano.
E’ poi necessario un attento esame della storia clinica del paziente quindi studiare con cura i sintomi che lamenta e soprattutto monitorare i cambiamenti dello stato generale di salute nel momento in cui viene sospeso il consumo di glutine. L’eliminazione di alimenti contenenti glutine è praticamente l’unica strategia da adottare.

Nel libro tante testimonianze di pazienti del dottor Alessandro Targhetta, autore del libro.
Un libro senza dubbio utile per chi come me deve convivere con questa sindrome.

Alessandro Targhetta
Gluten Sensitivity
Edizioni Il Punto d’Incontro

Con questo post partecipo all’iniziativa “Il venerdì del libro” di Homemademamma

Arrivederci, bisnonna Maria

E così la bisnonna Maria, la mamma del nonno Antonio ci ha lasciato.
Nella notte tra venerdì e sabato, il suo cuore, ormai debole, ha deciso che era arrivato il momento di riposare.
Aveva 98 anni.
Una vita lunga e piena.
Soprattutto di ricordi.
Questo rappresentava lei per me.
Un tuffo, piacevole, nei ricordi.
Io l’ho conosciuta 18 anni fa, quando sono entrata a far parte della famiglia di mio marito.
Da allora le nostre vacanze le abbiamo trascorse in collina, vicino a lei e alla sorella del nonno Antonio.
Da subito è nata simpatia tra noi ed era immancabile l’appuntamento pomeridiano in cui andavo a trovarla e facevamo quattro chiacchiere. Ma più che altro io ascoltavo.
Mi raccontava del suo lavoro, della sua famiglia ma soprattutto mi divertiva tanto ascoltarla raccontare degli aneddoti sul nonno Antonio bambino. Come quella volta che lo ha affidato alle cure di una sua vicina per qualche ora e lui, armato di martello, ha riempito una sedia della cucina con una valangata di chiodi. La vicina quando l’ha riportato a casa ha detto alla bisnonna: ” Maria, non portarmelo più!”
Lei rappresentava per me un punto fisso delle nostre vacanze.
I nostri riti mi davano sicurezza.
L’estate scorsa lei era già al ricovero.
Voi sapete che quando io sono in collina passo le ore nel prato dietro casa, sotto il mio noce.
Quante volte ho alzato lo sguardo in direzione della sua casa, convinta di vederla comparire con il bastone in una mano e la canna dell’acqua nell’altra intenta ad innaffiare il suo basilico o ancora seduta sotto il portico a leggere ( leggeva tantissimo!) o a fare la Settimana Enigmistica.
Lei si sentiva più sicura quando eravamo vicini e lo diceva sempre.
Ed era una donna che amava sapere e conoscere.
Mi ricordo che una volta mi ha visto praticare il Saluto al Sole nel prato e poi mi ha chiesto: “Ma cos’erano quegli strani movimenti che stavi facendo?”.

Mi mancherà molto.
Andare in collina sarà diverso ma continuerò ad andarla a trovare, tutti i pomeriggi, nella sua nuova casa.
Arrivederci, bisnonna Maria

Guarda oltre ciò che vedi…

La Cresima dei miei ragazzi si avvicina e stiamo cercando di capire insieme il significato dei sette doni dello Spirito Santo.
Ieri è stata la volta dell’intelletto.
La parola intelletto deriva dal latino intellectus, derivato dal participio passato del verbo intellìgere, cioè leggere dentro, capire.
Quando ho iniziato a preparare l’incontro e ho pensato al leggere dentro, mi è venuta immediatamente in mente la frase “guarda oltre ciò che vedi” e mi sono chiesta dove l’avevo sentita.
E poi … l’illuminazione.
Nel film d’animazione “Il Re Leone 3” il piccolo suricato Timon, stanco e annoiato della sua vita abitudinaria ( scavare tane per difendersi dalle iene, procurarsi il cibo e … scappare dalle iene) si allontana dal gruppo e parte per cercare un posto meraviglioso in cui vivere mille avventure. Sappiamo che incontrerà quello che diventerà il suo migliore amico, il facocero Pumba e poi il piccolo leoncino Simba, ma quando ad un certo punto pensa di aver perso un po’ la strada compare la scimmia “saggia e un po’ sballata” che gli dice: ” Se vuoi trovare il tuo posto meraviglioso, guarda oltre ciò che vedi” e così Timon inizia a mettere a fuoco ciò che lo circonda fino a quando non vede la Rupe dei Re e capisce che è in quella direzione che deve andare.

E così ho fatto vedere il pezzettino di cartone ai miei ragazzi e ci siamo soffermati a pensare a che cosa significa guardare oltre ciò che vediamo nei rapporti con le persone.
Perchè è così.
Solitamente ci fermiamo a ciò che vediamo, all’apparenza e addossiamo  questa o quella etichetta senza possibilità d’appello.
E se provassimo a guardare un po’ più in profondità? E se provassimo a mettere a fuoco?
Magari di quella persona che abbiamo etichettato come antipatica scopriamo invece altre qualità o scopriamo il motivo per cui magari si comporta sempre in maniera un po’ scostante.
Certo questo atteggiamento richiede molto impegno.
Come fare per far sperimentare ai ragazzi, seppur in maniera molto semplice, questo atteggiamento?
Le illuminazioni arrivano davvero casualmente!
Mi sono tolta gli occhiali perchè some al solito mi bruciavano gli occhi e guardandomi intorno non vedevo nulla ovviamente ( sono miope come una talpetta!) e allora ho pensato: ” Ma certo gli occhiali!”.
Allora ho costruito ben tredici occhialini di cartoni ( quanti sono i miei ragazzi) e ad un certo punto dell’incontro glieli ho fatti mettere e li ho invitati prima a chiudere gli occhi e a visualizzare nella loro mente alcuni dei loro compagni di catechismo e pensare alla prima cosa che veniva loro in mente ( confesso che mi sentivo molto insegnante di yoga in quel momento, che volete deformazione professionale). Poi li ho invitati ad aprire gli occhi e a pensare che grazie a quegli occhialini avrebbero potuto mettere a fuoco i loro compagni scoprendo altre qualità, altre caratteristiche alle quali fino a quel momento non avevano pensato.

L’esperimento sarà riuscito?
Non lo so, ma il fatto di vederli concentrati nel provare ( non tutti ma non importa) è stato già molto positivo.

Per chi è curioso di vedere gli occhialini eccoli…

ho trovato il template su questo sito molto carino.

Volutamente sono a forma di cuore e non perchè ho avuto un raptus di romanticismo ma perchè “guardare oltre” e “leggere dentro” richiede un impegno che nasce dal cuore, è un movimento verso l’altro che ha una componente mentale ma anche emotiva.

Tutte queste riflessioni mi hanno fatto poi venire in mente le parole di un libro che sto studiando per il mio corso di formazione per l’insegnamento dello yoga nell’età evolutiva e cioè “L’identità” di Amin Maalouf.

Maalouf è nato in Libano ma da molti anni vive in Francia.
Scrive: ” L’identità di una persona è costituita da una moltitudine di elementi che non si limitano ovviamente a quelli che figurano sui registri ufficiali. Per la stragrande maggioranza degli individui, c’è di sicuro, l’appartenenza a una tradizione religiosa; a una nazionalità, talvolta a due; a un gruppo etnico o linguistico; a una famiglia più o meno allargata; a una professione; a un’istituzione; a un certo ambiente sociale… ma la lista è assai più lunga, virtualmente illimitata.
… Tutte queste appartenenze non hanno evidentemente la stessa importanza, a ogni modo non nello stesso momento. Ma nessuna è totalmente insignificante. Sono gli elementi costitutivi della personalità, si potrebbe quasi dire “i geni dell’anima”… se ciascuno di questi elementi può riscontrarsi in un gran numero di individui, non si ritrova mai la stessa combinazione in due persone diverse, ed è proprio ciò che fa sì che ogni essere sia unico e potenzialmente insostituibile…”

Innanzitutto mi permetto di consigliare la lettura di questo testo ( anche se non l’ho finito ma mi ha conquistato dalle primissime pagine) e poi rifletto sul fatto che se ognuno di noi, creature del mondo, avessimo sempre a portata di mano un paio di occhiali per mettere a fuoco le caratteristiche uniche e insostituibili di chi incontriamo sul nostro cammino… beh! Molto probabilmente il mondo sarebbe un posto migliore. Forse quel luogo meraviglioso che cercava il piccolo suricato.