La meditazione camminata

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Ieri mattina sono andata dal dentista.
Non avevo voglia di prendere la macchina però poi mi sono detta che forse attraversare il parco del quartiere con due gradi sotto lo zero non era il caso. Poi però ho pensato ai miei fratelli del centro Italia letteralmente sepolti sotto la neve, senza elettricità e con ancora l’angoscia per la terra che trema sotto i loro piedi. Ho fatto il proposito di lamentarmi più per il freddo ( e anche per qualsiasi altra cosa…), mi sono equipaggiata e sono uscita a piedi.
Il nostro parco è molto bello. In tutte le stagioni. Mi piace passeggiare per il mio parco.
Questa volta l’ho voluto fare con un atteggiamento meditativo e consapevole.
Da qualche settimana mi è molto difficile fermarmi e meditare così ho deciso di sostituire la meditazione “passiva” con un atteggiamento di costante consapevolezza sul momento presente. Cosa che già faccio di mio ma ho voluto aumentare appunto la consapevolezza.
E così ho camminato concentrandomi sui passi, sul rumore della brina che scricchiolava sotto le mie scarpe.

Ma che cos’è la meditazione camminata?
Lo spiega molto bene il monaco zen Thich Nath Hanh nel suo libro “La pace è ogni passo

La meditazione camminata può essere molto piacevole. Camminiamo lentamente, da soli o in compagnia, possibilmente in un bel posto. Meditazione camminata significa gustare la camminata, camminare non per arrivare, ma semplicemente per camminare. Lo scopo è radicarsi nel presente e, consapevoli di respirare e di camminare, gustare ogni passo. Perciò dobbiamo scrollarci di dosso ansie e preoccupazioni, non pensare al futuro, non pensare al passato, ma solo gustare l’attimo presente. Possiamo farlo tenendo per mano un bambino, Camminiamo un passo dopo l’altro, come se fossimo le persone più felici del mondo. Noi camminiamo continuamente, ma di solito lo facciamo correndo, e in questo modo lasciamo sulla Terra impronte di ansie e di dolore. Quando camminiamo, dovremmo farlo in modo da lasciare solo impronte di pace e di serenità. Tutti possiamo farlo, a patto di volerlo davvero. Ogni bambino può farlo. Se ci è possibile fare un passo così, potremo farne due, e poi tre, quattro, cinque. Con un solo passo di pace e di felicità contribuiamo alla pace e alla felicità di tutto il genere umano. La meditazione camminata è una pratica meravigliosa. Quando pratichiamo all’aperto, camminiamo un po’ più lentamente del solito e coordiniamo la respirazione con i passi. Per esempio, facciamo tre passi inspirando e tre passi espirando. Possiamo aggiungere le parole: “In, in, in. Out, out, out”. “In” ci aiuta a identificare l’inspirazione. Chiamare una cosa con il suo nome la rende più vera, è come dire il nome di un amico. Se i vostri polmoni richiedono quattro passi invece di tre, dategliene pure quattro. Se ne bastano due, dategliene due. La durata dell’inspirazione non deve necessariamente essere identica a quella dell’espirazione. Per esempio, potete fare tre passi a ogni inspirazione e quattro a ogni espirazione. Se camminando vi sentite felici, tranquilli e gioiosi la vostra pratica è corretta. Siate consapevoli del contatto fra i vostri piedi e la Terra. Camminate come se baciaste la Terra con i piedi. Le abbiamo fatto tanto male. E’ venuto il momento di prendercene cura. Portiamo la nostra pace e la nostra calma sulla superficie della Terra, e impariamo ad amare con lei. Camminiamo con questo spirito. Di tanto in tanto, quando vediamo una cosa bella, possiamo fermarci a guardarla: può essere un albero, un fiore, bambini che giocano. Mentre guardiamo continuiamo a seguire il respiro, per non perdere il bel fiore e non farci risucchiare dai nostri pensieri. Quando vogliamo riprendere a camminare, ricominciamo da capo. Ogni passo farà nascere una brezza, che ci ristora nel corpo e nella mente. Ogni passo fa sbocciare un fiore sotto i nostri piedi. Possiamo farlo solo se non pensiamo al futuro o al passato, se sappiamo che la vita va cercata solo nell’attimo presente”.

Ecco che camminando con questa consapevolezza cambia anche il modo di percepire le cose che ci circondano e di scoprire che ogni attimo si allunga, che il tempo si dilata.
Può nascere gioia!
Buon fine settimana cari amici e se trovate il tempo fate una bella passeggiata consapevole nella natura.

Con questo post partecipo all’iniziativa “Il venerdì del libro” di Homemademamma.

Il primo trimestre alla scuola superiore

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Siamo arrivati alla fine del primo trimestre del primo anno di liceo artistico.
Tre mesi sostanzialmente sereni, in cui Matilde ha scoperto materie nuove e decisamente di suo gradimento, in cui ha imparato a conoscere docenti e compagni, a muoversi nella struttura, a capire dinamiche e regolamenti.
Per noi genitori tre mesi in cui familiarizzare con linguaggi nuovi ( plenaria, recuperi, pentamestre) e nuove modalità di interazione con la scuola e i docenti ( prenotazione on line dei colloqui … ).

Pensando a questi tre mesi mi sono venuti in mente alcuni passaggi di un libro che ho letto la scorsa estate e che mi aveva illuminato rispetto all’approccio con la realtà scolastica che dopo pochi mesi avrei conosciuto.
Il libro in questione è “Basta studiare!” scritto da due professori che danno alcune “semplici” indicazioni per non farsi travolgere dall’onda di eventi legati alla scuola superiore.
Il capitoletto da cui ho tratto i passaggi si intitola ” Scoprite chi è vostro figlio dalle 8 alle 14″ e inizia così…

La scuola di vostro figlio può insegnare molto anche a voi, se instaurate un dialogo continuo e costruttivo. Vi daremo alcuni suggerimenti per dar vita a un percorso triangolare nella scuola superiore, con una sinergia tra alunni, istituzione e famiglie. Si tratta di porre l’attenzione sui primi mesi di scuola, paragonabili ai primi passi nell’infanzia; serviranno attenzione particolare, desiderio di costruire, tempestività nell’intervento e nella conoscenza degli strumenti che, nella mattinata scolastica, sono a disposizione. Sarà importante affrontare al meglio strumenti tradizionali come i colloqui individuali e le riunioni di classe e poi azzardiamo qualcosa di nuovo: le riunioni e le reti tra le famiglie.

In questi tre mesi ho passato molto tempo a scuola ( e spero di poterlo fare anche nei cinque mesi futuri considerando la nostra situazione familiare un po’ particolare) con la prima riunione di classe in cui abbiamo conosciuto non tutti, ma la maggior parte dei docenti, le riunioni del Comitato Genitori ( molto attivo e presente) e gli incontri della Commissione DSA.
Tra i genitori grazie a WhatsApp si è creata una rete fitta di scambi che ci ha permesso di condividere opinioni e suggerimenti relativi ad una particolare situazione che si è verificata in classe.
Io sono rappresentante di classe e sono quotidianamente in contatto con l’altra mamma rappresentante.
Insomma un impegno che deve essere mantenuto perchè più passa il tempo e più mi accorgo che le famiglie sono una risorsa per la scuola ( certo bisogna porsi nel modo giusto per non essere invadenti ).

Da un punto di vista pratico è indispensabile curare due aspetti, il metodo di studio e la pianificazione senza i quali gli alunni del biennio si scoraggiano, non crescono e, nella migliore delle ipotesi, impareranno a sbrigare i compiti meccanicamente, in modo compilativo. E la famiglia, lo ribadiamo, deve concorrere con la scuola per consegnare ai ragazzi la coscienza del senso del lavoro, dell’apprendimento e della cultura.
“Si devono arrangiare”, ” E’ anche ora che se la cavino soli” e approcci simili trascendono nell’immobilismo e nella resa, dinanzi ad un’adolescenza che non è capita, per mancanza di interesse oppure di tempo”. Alibi, rimpianti, discussioni, spesso insuccessi. Anche l’autonomia va conquistata per gradi, così come la consapevolezza e la responsabilità. All’inizio del percorso è bene affiancare i figli, facendo un po’ da guida e un po’ da controllori”
.

Quello della pianificazione è un argomento ostico per Matilde.
Fa ancora fatica e deve essere sostenuta. Forse la difficoltà è legata al suo DSA ma parlando con genitori e docenti mi sembra di capire che il problema sia diffuso. C’è ancora spesso la tendenza a fare i compiti e studiare il giorno prima per il giorno dopo. Già alle medie era improponibile figuriamoci al liceo.
Le materie artistiche richiedono un’attenzione particolare alle consegne delle tavole o dei lavori.
Io insisto molto su questo punto con Matilde. Il rispetto delle scadenze è importante adesso ma anche in quello che lei auspica essere la sua futura professione cioè disegnare fumetti. E comunque in quasi tutte le professioni, artistiche o meno, ci sono scadenze da rispettare. Ecco quindi la coscienza del senso del lavoro.
Io sono convinta che l’apprendimento passi per la curiosità. Tanto più siamo curiosi di sapere e di capire tanto più impariamo e non mnemonicamente ma facendo nostri concetti e valori che nel nostro caso passano anche attraverso il linguaggio dell’arte.

Non bisogna temere di essere genitori presenti e attenti, di partecipare e di voler sapere, di aiutare, dando fiducia e senza trasmettere ansia. Al biennio può fare la differenza“.

Sono sempre stata accusata di essere troppo presente, di essere troppo attenta, di voler troppo partecipare, di aiutare troppo mia figlia e anche di trasmettere ansia. Me ne sono sempre infischiata del giudizio altrui. Conosco Matilde e so quello che è adatto a lei. Non è sempre stato uguale. L’attenzione, la partecipazione, l’aiuto sono sempre stati proporzionali ai suoi cambiamenti, di età ed emozionali, facendo dei passi indietro quando era opportuno e il risultato è un’adolescente serena che sta affrontando l’avventura delle scuole superiori con entusiasmo.

Per chi fosse interessato al libro da cui ho tratto i passaggi…

Lorenzo Sanna – Marcello Bramati
Basta studiare!
Sperling & Kupfer

Perchè trasmetto lo yoga ai bambini

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Lo scorso week-end ho iniziato il corso di formazione ” Yoga per crescere” organizzato da AIPY ( Associazione Italiana Pedagogia Yoga).
Due giorni meravigliosi in cui ho avuto la conferma che se ho un obiettivo è proprio quello di trasmettere ( con un metodo) lo yoga ai bambini.
Si, parlo di trasmettere e non di insegnare.
Per alcuni sembrerà un’eresia ( e francamente sono problemi loro) ma quando sono in una classe di yoga per bambini mi sento esattamente come quando sono nell’aula di catechismo con i miei ragazzi.
Più approfondisco le esperienze e più mi rendo conto che non sono lì per insegnare ciò che so, ma piuttosto per trasmettere ciò che sono e quello in cui credo.
E io credo fortemente in molti valori: l’amicizia, il rispetto per gli altri e per l’ambiente, la collaborazione e l’ascolto reciproco, la condivisione ( non avrei aperto un blog! 🙂 ).
Lo yoga diventa uno strumento per trasmettere questi valori ai bambini.
Lo yoga per i bambini ha dei punti in comune con lo yoga per adulti. La consapevolezza di sè e del proprio corpo, del proprio respiro e l’obiettivo di una crescita armoniosa di corpo, mente e spirito.
Ovviamente cambiano le modalità.
Gli asana, gli esercizi di respirazione diventano un pretesto per giocare e nel gioco ( mirato) si stabiliscono dei contatti, delle interazioni tra i bambini che li aiutano a percepire il senso del gruppo, dell’aiuto reciproco, dell’inclusione ( parola molto usata e abusata ultimamente ma che definisce un’esigenza importantissima specialmente per chi opera nelle scuole).

Clemi Tedeschi nel suo libro “Piccolo Yoga” nel capitolo relativo ai consigli per chi vuole insegnare yoga ai bambini parla della centratura.
Ma che cosa significa essere centrati?

Essere consapevoli di se stessi, delle proprie motivazioni reali, del proprio modo di porsi, di ciò che si trasmette; saper cogliere in sé ogni traccia di simpatia o antipatia e mantenersi equanimi; e essere così stabili da potersi focalizzare sull’altro; saper essere accoglienti e flessibili, ma anche autorevoli nel definire i giusti limiti.
… Per lo yoga, più che di insegnamento, bisognerebbe parlare di trasmissione. Ciò che i bambini colgono al di là delle parole, sono la motivazione, il coinvolgimento, in una parola, l’autenticità. Proporre con convinzione ciò che si fa, trasmettere la gioia di fare yoga insieme, lasciare loro il giusto spazio per misurarsi con se stessi, per esprimersi senza essere giudicati o misurati, è la formula più efficace. Il bambino ha molto da insegnare all’adulto e la pratica dello yoga rivela il meglio di entrambi.

Trasmettere lo yoga ( e nel mio caso essere catechista) è quindi una grande responsabilità, un continuo lavoro su se stessi, un continuo confermare le proprie motivazioni e soprattutto un continuo vivere e concretizzare i valori che trasmettiamo.
Tutto questo perchè l’obiettivo è il benessere ( fisico, psichico e spirituale) dei bambini.

… sono solo una piccola matita…

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Il presepe tematico parrocchiale del Natale 2016 si è ispirato alla celebre frase di Madre Teresa di Calcutta “Sono solo una piccola matita nelle mani di Dio”.

La metafora della matita è molto efficace per trasmettere ai ragazzi che la loro vita è destinata a fare grandi cose, a far capire loro che sono ragazzi in gamba.

In principio, il Fabbricante di matite parlò alla Matita dicendo:
”Ci sono cinque cose che devi sapere prima che io ti mandi nel mondo. Ricordale sempre e diventerai la miglior matita che possa esserci.”

Primo:
Potrai fare grandi cose, ma solo se ti lascerai portare per mano.

Secondo:
Di tanto in tanto dovrai sopportare una dolorosa “temperata”, ma è necessario se vuoi diventare una matita migliore.

Terzo:
Avrai l’abilità di correggere qualsiasi errore tu possa fare.

Quarto:
La parte più importante di te sarà sempre al tuo interno.

Quinto:
A prescindere dalle condizioni, dovrai continuare a scrivere. Lasciare sempre un segno chiaro e leggibile, per quanto difficile sia la situazione.

La Matita ascoltò, promise di ricordare, ed entrò nella scatola comprendendo pienamente le motivazioni del suo Fabbricante.

Ora sostituisciti alla matita; non dimenticare mai le cinque regole, ed anche tu diventerai una persona migliore.

Uno:
Potrai fare grandi cose, ma solo se permetterai a Dio di tenerti per mano.
Permetterai così ad altri esseri umani di accedere ai molti doni che possiedi.

Due:
Di tanto in tanto sperimenterai una dolorosa “temperata”, attraversando vari problemi, ma ti servirà per diventare una persona più forte.

Tre:
Sarai capace di correggere o superare gli errori che potrai fare.

Quattro:
La parte più importante di te sarà sempre quella interna.

Cinque:
Su qualsiasi superficie camminerai, dovrai lasciare il tuo segno. Non importa quale sarà la situazione, dovrai continuare a servire
Dio in tutto.

Tutti siamo come una matita…. Creati dal Creatore per un unico e speciale scopo.

Comprendendo e ricordando, facciamo in modo di vivere la nostra vita su questa terra avendo uno scopo pieno di significato nel cuore
ed una quotidiana relazione con Dio.

Siamo stati fatti per fare Grandi Cose…

Il presepe è stato inserito infatti in una grande matita e rappresenta la città di Calcutta, con la sua grande contraddizione di ricchezza e povertà…

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Nella punta della matita, cioè quella parte che lascia una traccia, è stata inserita la Natività, un po’ nascosta. Questo particolare è stato voluto dagli ideatore del presepe per indicare che la Fede è presente, ma va anche un po’ cercata, coltivata, approfondita.

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Sullo sfondo del presepe tante frasi di Madre Teresa.
Ieri pomeriggio ho portato i miei ragazzi di catechismo in chiesa e abbiamo osservato bene il presepe. Poi ho chiesto loro di dedicare cinque minuti alla lettura delle frasi, di sceglierne una e di spiegare su un cartoncino che cosa li aveva colpiti di quella frase.
Ecco le loro riflessioni…

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… a me ha colpito la frase: “se giudichi le persone non avrai tempo per amarle”. Infatti non si può giudicare una persona perchè ognuno è quello che è e se si comincia a giudicare una persona dopo un po’ non si trovano più cose belle in lei e quindi si comincia a disprezzarla. Poi anche perchè se cominci a giudicare una persona anche lei comincia a giudicare te e si litiga.

“Lotta perchè il tuo ottimismo diventi speranza”… Mi ha colpito questa frase perchè lottare per qualcosa è importante ed è una cosa giusta da fare e da provare…

“Non esiste solo la povertà materiale”… questa frase mi ha colpito perchè i poveri di soldi sono ricchi in amore verso Dio.

“Ama la vita quando nasci e ogni volta che stai per morire” Secondo me bisogna amare sempre la vita anche se sembra che Dio sia arrabbiato con noi ma non è vero…

“Lotta perchè il tuo ottimismo diventi speranza”… mi ha colpito questa frase perchè per ottenere le cose bisogna lottare.

“Sono una piccola matita nelle sue mani” … mi piace questa frase perchè mi piace l’idea che Madre Teresa di Calcutta l’abbia detta a Gesù.

“Da’ il meglio di te” … questa frase mi ha colpito perchè se si da il meglio di sè si potrà ottenere un bel risultato e se tutti danno il meglio di sè in un gruppo si lavora molto bene.

Io adoro i miei ragazzi!

… sono una donna che corre coi lupi…

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La zia Mela è la sorella di mia madre.
Tra loro ci sono quattordici anni di differenza.
Tra me e mia zia ce ne sono undici.
Per me è sempre stata più che una zia una sorella maggiore.
Quante ne ho combinate insieme a lei!!!!
Nelle ultime settimane lei è stata molto vicina a noi.
Ci ha aiutato tanto con la sua presenza, le sue parole.
Una sera in cui ero particorlamente giù di morale lei ad un certo punto mi dice…
“Tu sei una donna che corre coi lupi”
Le rispondo: “Mi sembra che i lupi stiano correndo un po’ troppo veloci. Sono rimasta indietro”.
” E’ la stanchezza del momento. Li raggiungerai di nuovo”.

E’ stato inevitabile per me pensare al famoso libro di Clarissa Pinkola Estés.
L’ho letto tanti anni fa. Me lo ha regalato proprio lei. Mela.
L’ho ripreso in mano e l’ho sfogliato.

Scrive l’autrice nell’introduzione:
I lupi sani e le donne sane hanno in comune talune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta, spirito giocoso, e grande devozione. Lupi e donne sono affini per natura, sono curiosi di sapere e possiedono grande forza e intelligenza. Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei loro piccoli, del compagno, del gruppo. Sono esperti nell’arte di adattarsi a circostanze sempre mutevoli; sono fieramente gagliardi e molto coraggiosi“.

Nel testo viene analizzato, attraverso riflessioni e storie, il mito della Donna Selvaggia, dove selvaggia non sta ad indicare qualcosa di incontrollato ma un ritorno alla vera e profonda natura.
Quando si perde la connessione con la nostra vera natura emergono dei sintomi come la fatica, la fragilità, il senso di oppressione, la depressione, la mancanza di ispirazione, il sentirsi sempre in dubbio, il sentirsi intrappolate nella routine domestica, perdere energia di fronte a progetti creativi.
Avere paura di fermarsi quando serve o di andare avanti quando serve.

Noi donne non siamo nate per essere dei cuccioli spelacchiati e incapaci di balzare in piedi, ma per essere piene di energia, di grande forza vitale.

Nelle ultime settimane penso di aver perso un po’ la connessione con la mia natura selvaggia. Gli eventi mi hanno travolto.
Ma forse doveva succedere proprio per recuperare la consapevolezza del mio essere donna.
Ok. Resettiamo e ricominciamo da capo.
Sarà faticoso ma … io sono una donna che corre coi lupi…