.. di un albero … e di libri che parlano di alberi…

In collina c’è il noce.
Il mio noce.
La prima cosa che faccio quando arrivo è andarlo a salutare e ad abbracciarlo.
Qui in città c’è lui…

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Lo vedo tutte le volte che scendo al centro sportivo dove insegno e quando lo incrocio lo saluto, gli auguro il buongiorno.
Lui mi da i segnali del cambio delle stagioni.
Mi piacciono i due tronchi ( a me sembrano proprio due tronchi!) che si intrecciano avvolgendosi come in un abbraccio…

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Mi piacciono gli alberi! Si è capito?
E siccome mi piacciono tanto anche i libri per bambini ho fatto una ricerca in rete per trovare libri per bambini sugli alberi.
Ce ne sono tantissimi!
Ecco quelli che mi hanno colpito …

Ci sono alberi” che anche se nudi non sentono freddo perché vengono abbracciati; che sono vestiti di colori quando “intorno è grigio”; che sono altissimi e quasi sfiorano “le nuvole”; che sono “bambini” e “le nuvole” non le hanno ancora conosciute; che vengono rallegrati da “piccole luci” quando le “notti” sono “tiepide”; che si guardano allegri in specchi d’acqua; che si stagliano felicemente alla “luce calda del sole”; che donano riparo dal sole cocente; che sono molto ospitali; che sono “timidi” e accolgono “pochi amici”; che ascoltano tante storie; che possono raccontare tante cose.

 

L’amicizia tra un bambino e un albero

 

La bambina che ascoltava gli alberi viveva in una piccola casa accanto a un parco tutto verde nel cuore antico della città. Aveva un caschetto sbarazzino, e due occhi allegri e una bocca sorridente.

 

Un albero, i suoi abitanti, il fluire delle stagioni…
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Nonno Angelo è una guida molto speciale
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Questo post partecipa all’iniziativa “Il venerdì del libro” di Homemademamma

La ricompensa del gatto – Neko no ongaeshi

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Un paio di settimane fa, mentre aspettavamo che Luca ritornasse a casa da uno dei suoi strani turni di lavoro, Matilde ed io ci siamo ri-gustate questo bellissimo film d’animazione prodotto dallo Studio Ghibli.

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I guai per Haru, una ragazzina che frequenta le scuole superiori, iniziano quando per strada salva un gatto che sta per essere investito da un camion. Non è la prima volta che Haru salva la vita ad un gatto: ad esempio quando era piccola aveva diviso la sua colazione con una micina randagia che stava per morire di fame. Questa volta però la cosa è diversa, perché il gatto che la ragazza salva è nientemeno che il principe dei gatti e suo padre il re, immensamente grato del bel gesto, si mette in testa di ricompensarla facendole sposare il suo giovane figlio. Ovviamente la ragazza non ne vuole sapere di sposare un gatto, ma non c’è nulla da fare: viene rapita e portata nel Regno dei gatti per le nozze (dove, peraltro, viene in seguito trasformata in una gattina antropomorfa).Fortunatamente il gatto Baron e il gattone Muta, che erano già stati tra i protagonisti del film I sospiri del mio cuore riescono a salvare Haru dal matrimonio e a riportarla a casa, anche perché il giovane principe dei gatti si era già fidanzato all’insaputa del genitore proprio con la bella gattina che Haru aveva sfamato tanto tempo prima.
(Trama da Wikipedia)

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I veri protagonisti di questo film d’animazione sono i gatti. A partire da Baron, felino distinto ed elegante e Muta, invadente e polemico per arrivare al confusionario Re dei Gatti.
Ciò che mi fa impazzire dei lavori dello studio Ghibli è l’attenzione ai dettagli dei vari ambienti di cui il maestro Miyazaki è appunto il maestro. Ma anche Hiroyuki Morita incoraggiato da Miyazaki stesso a realizzare questo film riesce a catturare, in questo senso, l’attenzione dello spettatore.
Mi piace un sacco Haru, la protagonista umana.
E’ una ragazzina con la testa tra le nuvole, perennemente in ritardo che come Alice vive una meravigliosa avventura in un paese “delle meraviglie” appunto.
Un contenuto forse meno impegnativo rispetto ad altri capolavori dello Studio Ghibli (Mononoke-hime) ma divertente e decisamente apprezzabile dai più piccoli.
Ne consiglio vivamente la visione.

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La prima settimana di scuola…

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… è andata alla grande!
Matilde è molto contenta e sempre più convinta della sua scelta.
I suoi compagni di classe sono simpatici e anche i professori sono bravi e disponibili.
Dice che la sua materia preferita è “Discipline pittoriche” ed è contenta che ci siano solo due ore di matematica alla settimana🙂.
L’unica cosa sbalestrante ( per lei ma anche per noi) è andare a scuola il sabato. Alcuni riti del sabato mattina sono stati un po’ sconvolti.
Ogni mattina ( per il momento l’accompagno ancora io per ottimizzare i tempi) la vedo mescolarsi al grande gruppo di ragazzi che aspettano l’apertura dei cancelli della scuola e mi sembra ancora piccola ma nella stesso tempo la vedo grande, e pronta a vivere l’avventura delle scuole superiori senza paura, senza timori.
Chissà tra un po’ nasceranno anche i primi turbamenti “amorosi”.
Beh! Ci stanno!
In questo momento sta studiando epica.
I miti greci!
Affascinante la mitologia.

Io sono pronta ad aiutarla nello studio facendo qualche piccolo passo indietro in più rispetto agli anni delle medie, come è giusto che sia.

Buon inizio settimana cari amici!

Saluto elfico

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Una stella brilla sull’ora del nostro incontro

Domenica sera al Busto Folk ho acquistato un mini poster.
Il saluto elfico scritto in Tengwar, un sistema di scrittura artificiale ideato da J.R.R. Tolkien autore de “Il Signore degli Anelli” e di altri famosissimi libri.
Nell’universo tolkieniano la scrittura Tengwar fu ideata da Feanor, descritto come il più grande tra tutti gli Elfi.

Per chi conosce le vicende de “Il Signore degli Anelli”, il saluto elfico viene pronunciato da Frodo nei confronti degli elfi della compagnia di Gildor Inglorion.

Io trovo che sia un saluto bellissimo.
Sono ancora molto coinvolta dall’evento che la mia famiglia ha vissuto la scorsa settimana, sul significato che gli ho attribuito e sulla lezione di vita che ha rappresentato.
Credo che incontrare una persona e pensare che quell’incontro sia illuminante e significativo diventi un modo bellissimo per onorare la nostra vita e le persone che incontriamo.
Forse non è il caso di pronunciarlo ad alta voce altrimenti le persone ci prendono per matti, ma pensarlo e farlo diventare una convinzione personale, questo lo possiamo fare!

Buon fine settimana!

Dite “Ti voglio bene”…

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… alle persone a cui tenete, che siano vicine o lontane.

La settimana scorsa è morto un mio cugino.
Aveva solo 41 anni.
Forse un malore e il suo scooter è andato fuori strada.
Non lo vedevo e sentivo da parecchi anni.
Avevo sue notizie da mia zia.
Abbiamo passato tanti bei momenti insieme da bambini, durante le vacanze estive a casa di mia nonna.
Aveva una risata cristallina e mi ricordo che io mi divertivo a fargli il solletico solo per sentirlo ridere.
Crescendo ci siamo persi.
Era una persona troppo sensibile. Ha avuto una vita tormentata.
Ed io, chissà perchè ( è un pensiero che mi sta distruggendo) non ho mai preso in mano il telefono per chiedergli “come stai?” per dirgli “Se hai bisogno io ci sono!”.
Paura di disturbarlo? Paura di sentire che non stava bene? Paura … e basta!
Adesso non lo posso più fare. Adesso è troppo tardi.
Gli parlo e gli chiedo perdono se come cugina non sono stata presente.

In questi ultimi giorni la mia mente ha vagato molto.
Ho pensato a che cosa è veramente importante nella vita.
E sono arrivata alla conclusione che una vita senza gli altri è inutile.
Un’esistenza vissuta da soli non ha senso.
Ieri sera prima di dormire ho ripensato alla mia giornata e ho contato le persone che mi hanno salutato, con cui ho interagito, che mi hanno chiesto notizie dei miei genitori, che ho fatto e mi hanno fatto sorridere, persone che mi hanno ascoltato in un mio piccolo momento di sfogo, persone che ho conosciuto.
Mi sono sentita leggera e serena nonostante il pensiero vada ancora ( e andrà ancora per molto) alla perdita che la nostra famiglia deve elaborare.

Le persone sono importanti. Le relazioni sono importanti. Anche quelle che ci fanno stare male e che magari si chiudono in malo modo.
Tutto è crescita e tutto è vita.

Prendete il telefono e dite ” ti voglio bene…”.
Non fate come me!
Non abbiate paura!