Alla scoperta di Milano: CityLife

Giovedì, dopo la scuola, appuntamento con Matilde a CityLife.
Il progetto CityLife si inserisce nella riqualificazione dell’area dell’ex-Fiera di Milano che è stata lasciata libera con lo spostamento delle attività fieristiche nel nuovo polo di Rho-Fiera.
Questo progetto dal forte impatto visivo per via dei suoi tre grattacieli, comporterà:
la creazione della più grande area pedonale di Milano, nonché una delle maggiori in Europa, con circolazione di auto e parcheggi esclusivamente ai piani interrati;
il dimezzamento della cubatura preesistente;
la realizzazione del terzo parco centrale milanese.

Si tratta di un vasto spazio che comprende oltre al centro commerciale anche parecchie aree verdi, in cui è possibile passeggiare e ammirare anche frutta e verdura ( vedi Orti Fioriti).
Le mie foto non rendono assolutamente per cui ecco il link al sito ufficiale.

Annunci

Silenzi di fondo

Sabato scorso, 2 giugno, siamo andati a Lodi a visitare la mostra personale di Mela Andena.
Mela Andena è una persona importantissima per me.
E’ la sorella minore di mia madre, ma è anche mia “sorella” maggiore. La sorella che non ho mai avuto.
Maestra artigiana e artista.
Questa sua personale si intitola appunto “Silenzi di fondo

Il silenzio è luogo privilegiato di incontro; incontro con sè stessi e con l’altro. E’ solo facendo tacere i giudizi che ci apriamo all’intimità, conoscendo per la prima volta ciò che siamo veramente.
In questo silenzioso spazio di colore cogliamo ciò che ci accomuna agli altri: la nostra reciproca diversità.
In null’altro siamo più simili ai “nostri simili” che nel nostro essere diversi e, in quanto tali, imparagonabili e perciò speciali.
L’ascolto vero di un altro sé, così come di un’opera d’arte, parte da qui: lasciare che il silenzio accada e i reciproci silenzi si incontrino.
E’ in questo luogo che possiamo dirci tutto.
Il “fondo” nelle opere di Mela è il silenzio che ci parla attraverso il colore, per arrivare a noi, fin dove glielo permettiamo: è la mano tesa ad un possibile nuovo incontro. A noi la scelta.

La mostra si apriva con la donna che con un gesto morbido si invita al silenzio. Mi sembrava quasi che questa figura mi stesse dicendo: “Mi raccomando, cerca il silenzio, altrimenti questa visita sarà solo vuoto rumore!”.

Devo dire che ho faticato un po’ perchè quel giorno lo spazio della mostra era stato affittato per una festina di compleanno e di silenzio ce n’era ben poco!
Ma mi sono comunque gustata le opere nei giorni successivi attraverso le fotografie che ho scattato…

Devo dire che in questi quadri vedo molto di mia zia e dei luoghi in cui è nata e cresciuta e non solo in quella chiesetta solitaria ( che esiste davvero) che sembra quasi sfumare nella nebbia, ma nei paesaggi che mi ricordano le campagne del lodigiano che io ho vissuto tanto quando ero bambina.

E a proposito di ricordi sempre sabato ho portato Matilde a vedere il Castello di Camairago, uno dei castelli Borromei sparsi per la Lombardia e nel quale trascorrevo le mie vacanze estive. Si, perchè lì ci abitava la nonna Santina, la mia nonna materna.

Ora il castello è stato ristrutturato; dove una volta c’erano le abitazioni ora sono ospitati laboratori di artisti e la grande corte è diventata una splendida location per eventi come matrimoni.
Devo dire che è molto bello… ma lo preferivo prima, quando i coloratissimi amici del sole sbucavano selvaggi  tra i sassi e riempivano di colore il cortile, quando sotto i portici davanti a casa della nonna mi perdevo tra attrezzi agricoli e cianfrusaglie varie.
Ma le cose cambiano… lo sappiamo…

Tornando alla mostra della zia Mela, vi lascio con la sua biografia.

Giuseppina Andena, “Mela” è nata a Camairago (LO) nel 1958 e ha frequentato una serie di corsi che le hanno consentito di sviluppare un approccio poliedrico all’arte. Tra i più significativi: il corso di illustrazione con Marco Vaccari, due corsi di scultura a Lodi presso un artista privato e alla scuola d’arte “Gazzola” di Piacenza, un corso di marmo Carpigiano a Cremona e uno di botanica.
L’arte è stata per anni il suo medium di comunicazione con persone in condizioni esistenziali difficili (disabilità, tossicodipendenza, disagi adolescenziali), che ha seguito in molteplici esperienze di manualità espressiva, con l’obiettivo di far comprendere la possibilità di essere parte attiva nella costruzione di un atto creativo libero, aiutandoli a sviluppare il proprio senso di auto efficacia.
Risale al 2010 l’inizio del suo lavoro all’interno dell’Hospice di Codogno e Casalpusterlengo, mentre nel 2013 inizia a lavorare nel reparto oncologico dell’Ospedale di Lodi e Casalpusterlengo, grazie alle associazioni onlus “A.L.A.O.” e “Il Samaritano”. Ha lavorato con i pazienti, le loro famiglie e gli operatori sanitari, fino ad arrivare al riconoscimento, da parte del RICP ( rivista Italiana Cure Palliative) della sua “Terapia del Colore”.
Oggi, parallelamente all’attività di Terapia del Colore, Mela lavora nel proprio laboratorio di Codogno insegnando tecniche pittoriche attraverso un percorso strutturato, “Opere in corso”, rivolto a tutti coloro che cercano l’espressione, attraverso l’arte, del proprio vissuto emozionale. Si tratta di un cammino creativo, divertente e non giudicante dove ciascuno può ritagliarsi uno spazio proprio e scoprire sorprendenti risorse.  Mela, oltre ad insegnare ai suoi allievi, si dedica alla pittura sperimentando nuove tecniche, lasciandosi trasportare dalle emozioni e immergendosi nei suoi colori.

La mostra “Silenzi di fondo” è ospitata presso la Biblioteca Civica Laudense in Via Fanfulla, 3 a Lodi fino al 17 giugno.

Alla scoperta di Milano: la Statua della Libertà?

Stamattina Matilde è andata con la sua classe a visitare il Duomo di Milano.
Per noi milanesi non dovrebbe essere una novità visitare il nostro bellissimo Duomo eppure ogni visita può nascondere una sorpresa…
A metà mattina la mia ragazza mi manda via WhatsApp una foto. La didascalia diceva: “Imbucata a Milano” e l’immagine rappresenta una delle numerosissime statue ( 3400 statue più 700 figure) che decorano la nostra Cattedrale.
La guardo bene e scopro che effettivamente mi è familiare.
“Miss Liberty!” esclamo io e subito dopo ” Ma dai! Non me ne sono mai accorta!!!”
E così, curiosa come una scimmia, vado ad informarmi.

Si chiama “La Legge Nuova” e fu scolpita da Camillo Pacetti, artista nato a Roma ma Milanese d’adozione che operò fra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800 nella città meneghina.
La statua fu realizzata nel 1810, si trova sopra il portone principale d’ingresso, sul balcone, e nella mano destra cinge una fiaccola, mentre quella sinistra si appoggia ad una croce. In testa ha una corona stellata e come vestito una tunica in stile greco.

E la somiglianza con Miss Liberty è impressionante.
Accanto a lei, dall’altra parte del balcone c’è la statua ” La Legge Vecchia” che regge delle tavole.
Si pensa che Frederic Auguste Bartholdi si ispirò proprio ad essa per la realizzazione della Statua della Libertà di New York, nel 1885.

Il Duomo di Milano è maestoso, bellissimo, tutto da ammirare.
Chissà quanto tempo impiegheremmo per osservare tutte le statue del Duomo?
Perchè se guardiamo bene… c’è anche…

… un cucciolo di dinosauro.
Ma questa storia ve la racconto un’altra volta!

Catechismo: Obiettivo gruppo

La settimana scorsa abbiamo terminato l’anno catechistico.
Inutile dire che i “miei” ragazzi già mi mancano. Per fortuna molti li rivedrò durante l’oratorio estivo 🙂
L’ultimo incontro di catechismo l’abbiamo dedicato a fare una bella merenda insieme.
Ma prima….

Lo scopo principale del percorso di iniziazione cristiana è senza dubbio quello di avvicinare i bambini alla conoscenza e alla sequela di Gesù. Trasmettere il messaggio buono di Gesù con l’entusiasmo e la passione che nasce dalla Fede è compito preciso dei catechisti e delle catechiste.
Ma nel corso della mia “carriera” come catechista ho anche imparato che è molto importante dedicare del tempo e delle energie a creare un gruppo. Più i ragazzi si trovano bene e a proprio agio tra loro e più aumentano le possibilità che questi ragazzi alla conclusione del percorso ( che coincide con la prima media e il Sacramento della Confermazione) non si disperdano ma continuino a sentirsi un gruppo come dicevo affiatato e accolto nella comunità parrocchiale.
Pensando a come poter animare l’ultimo incontro e pensando a questo obiettivo mi è venuta in mente l’immagine dei marines. Si, proprio quei soldati americani che compongono il Corpo dei Marines, una delle Forze Armate degli Stati Uniti d’America.
L’addestramento dei Marines è molto pesante, dura tre mesi e tra gli obiettivi, oltre alla preparazione strettamente militare, vi è quello di imparare la condivisione delle avversità con i compagni di corso. Costruire lo spirito di squadra è l’obiettivo del training.
Durante l’addestramento i marines cantano. Lo sapevate vero?
Soprattutto durante le marce, con un ritmo cadenzato per non perdere il passo.
Cantano per sentire meno la fatica. Fatica condivisa con i compagni di squadra.
Ora, non voglio che pensiate che voglio addestrare i miei ragazzi come dei piccoli soldati ma mi sembrava un esempio efficace per far capire loro l’importanza dell’essere un gruppo che condivide le stesse esperienze e ha lo stesso fine. Nel nostro caso avere Gesù come amico.
Ne ho parlato con le mie colleghe e… cosa abbiamo fatto?
Abbiamo fatto marciare e cantare i ragazzi in stile marines…

Siamo amici di Gesù ( siamo amici di Gesù)
Non ci fermerete più ( non ci fermerete più)

Con Gesù nel nostro cuore ( con Gesù nel nostro cuore)
Non avremo alcun timore ( non avremo alcun timore)

Se Gesù sarà con noi ( se Gesù sarà con noi)
Daremo amore a tutti voi ( daremo amore a tutti voi).

Lo so, ad alcuni di voi sembrerà strana e fuori luogo una catechesi di questo tipo.
Figuratevi che sono oggetto di critica persino da parte di alcune colleghe catechiste per questo.
Ma io guardo negli occhi i ragazzi e vedo ciò di cui hanno bisogno e cioè di una catechesi coinvolgente, allegra, anche al di sopra delle righe alcune volte.
L’importante è il punto di partenza: l’amore per Gesù e le sue parole buone.

Buon fine settimana cari lettori!
Che sia sereno e pieno di belle cose!!!

La gioia del Vangelo

Il mio percorso di autoguarigione passa attraverso l’attenzione a me stessa, al mio corpo, a ciò che mangio, a ciò che dico, a ciò che penso e anche a ciò che guardo e ascolto ( e con questo mi riferisco a ciò che scelgo di guardare in tv e alla musica che scelgo di ascoltare).
Ma questo non è sufficiente.
Un cammino di oesservazione di se stessi e di crescita personale passa anche attraverso la meditazione e lo studio.
E così da qualche mattina ho accantonato la mia pratica fisica dello yoga per dedicare mezz’ora alla preghiera e alla lettura di testi.
Ho scelto un libro di Davide Caldirola, sacerdote della Diocesi di Milano.
Questo testo mi è stato regalato dal mio padre spirituale un paio di anni fa. Non l’ha regalato solo a me in realtà, ma a tutte le catechiste della Parrocchia.
E ce l’ha regalato in quanto donne.
Il titolo è  “Di donne e di gioia – Itinerario spirituale nel Vangelo di Luca“.
Le donne che incontriamo nel Vangelo di Luca … nel loro agire, amare, soffrire, sono simili alle donne e agli uomini di oggi, con le loro incertezze e le fatiche che segnano le loro difficili storie. La gioia è quella dell’incontro tra queste donne e Gesù: una gioia non gridata, discreta, ma proprio per questo più vera, capace di farsi strada e di fiorire in mezzo ai venti e alle tempeste della vita.

Non è facile parlare della gioia, soprattutto in questi tempi nostri e soprattutto rispetto alle donne di questi nostri tempi.
Ma l’autore non vuole analizzare la psicologia femminile ma semplicemente offrire qualche spunto di riflessione sulla gioia con l’aiuto di alcune figure.

Ma chi sono le donne che incontriamo nel Vangelo di Luca?
Innanzitutto Maria.
La prima parola che l’Angelo le dice è: “Rallegrati!”.
Ma Maria è già allegra e gioiosa. Maria è una giovane promessa sposa, ed è innamorata del suo Giuseppe.
L’ulteriore gioia arriva per lei come un dono inaspettato. E poi in lei c’è “prepotente” la gioia dell’abbandono a Dio, del fidarsi, senza paura ” … avvenga per me secondo la tua Parola”.

Seguono poi Elisabetta con la gioia di una maternità inaspettata; Anna, la profetessa del tempio che vede adempiute le sue preghiere; la vedova di  Nain e la gioia di un figlio ritrovato; la peccatrice e la gioia del perdono; Marta e Maria e la gioia dell’ospitalità; la donna curva e la gioia del ritrovare leggerezza; la donna della moneta perduta e la gioia del ritrovare; la vedova povera e la gioia del dono; le donne del mattino di Pasqua e la gioia della Resurrezione.

Per ogni incontro di Gesù, l’autore propone il relativo brano del Vangelo di Luca, una breve spiegazione, e per finire come vivere questa gioia nella nostra vita.
Un linguaggio semplice ed efficace per immergersi in quel mondo femminile che Gesù amava, per vivere ancora una volta la gioia del Vangelo, che come dice l’autore nell’introduzione è, come sappiamo, “buona notizia”.
Termino con un passaggio del libro che propone le parole di Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano fino al 2002.

Forse quando pensiamo al Cristianesimo, ci immaginiamo anzitutto una serie di doveri, di castighi, di minacce, di precetti, di rimorsi. E’ un errore. L’esperienza cristiana è fondamentalmente l’esperienza di una notizia buona, del tutto insperata, quasi incredibile nella sua capacità di dirci cose nuove e di trasformarci. E’ un’esperienza di grande gioia“.

Davide Caldirola
Di donne e di gioia – itinerario nel Vangelo di Luca
Le àncore