Dislessia: ricerche recenti (1)

Alcuni ricercatori della Scuola di Medicina dell’Università di Yale hanno identificato un gene sul cromosoma umano 6, chiamato DCDC2, che sarebbe associato alla dislessia, un disturbo della lettura che colpisce milioni di bambini e di adulti. Gli scienziati hanno scoperto che una mutazione genetica di DCDC2 conduce a un difetto nella formazione dei circuiti cerebrali che rendono possibile la lettura. L’alterazione genetica sarebbe ereditaria.
Il principale autore della ricerca, Jeffrey R.Gruen, ritiene che questi risultati, se confermati, potrebbero portare ad una migliore diagnostica per identificare la dislessia e potrebbero portare ad una migliore comprensione del funzionamento a livello molecolare della lettura. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. La ricerca si basa su un campionamento statistico effettuato su 153 famiglie dislessiche.
Le prove statistiche dimostrerebbero che circa il 20% dei casi di dislessia è dovuto all’alterazione nel gene DCDC2. L’alterazione genetica su questo cromosoma corrisponde alla cancellazione di una regione regolatrice. Lo stesso gene è responsabile, nei centri della lettura del cervello, della modulazione della migrazione di neuroni. Questa architettura cerebrale è necessaria per leggere normalmente.
Guinevere Eden e Thomas Zeffiro, codirettori del Georgetown Center for the Study of Learning, hanno presentato uno studio all’annuale incontro dell’American Association for the Advancement of Science (Aaas). Secondo i risultati di questo studio la risonanza magnetica potrebbe in futuro aiutarci a identificare precocemente la persone dislessiche. I ricercatori avrebbero infatti scoperto che una determinata area del cervello, la corteccia temporo-parietale sinistra, è coinvolta sia nella lettura, che in alcune prestazioni visive e che nei dilessici questa porzione cerebrale può non funzionare nel modo più appropriato.
In un secondo studio, Eden e Zeffiro, in collaborazione con Frank Wood e Lynn Flowers, della Wake Forest University Medical Center a Bowman Gray in North Carolina, hanno evidenziato che con un programma adeguato si può migliorare nella lettura, modificando al contempo l’attività neurale. La risonanza magnetica rivela infatti un significativo incremento nell’area corrispondente nell’emisfero destro. I due scienziati concludono avvertendo che probabilmente non tutti i dislessici hanno lo stesso problema a livello cerebrale e augurandosi che, in un prossimo futuro, la risonanza magnetica permetterà di “illuminare” le aree coinvolte nei diversi deficit relativi alla dislessia.
Dal sito: www.opsonline.it

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