A scuola con i ricordi: casa-scuola, scuola-casa


Ricordo ancora oggi con piacere il profumo del pane appena sfornato proveniente dalla panetteria che mia madre ed io incrociavamo lungo la via che portava da casa mia alla scuola. Un profumo penetrante, che sapeva di cose buone, di cose calde, che sapeva di abbracci e di amore ma anche di una lunga nottata passata a impastare, lievitare, infornare e sfornare.
Quando ho iniziato la prima elementare a settembre abitavo ancora nella vecchia casa, un piccolo appartamento in una via centrale del nostro grande quartiere. Di lì a pochi mesi saremmo andati a vivere in un quartiere nuovo, nel senso che era ancora in costruzione.
Un quartiere enorme formato da palazzi alti undici piani che ai miei occhi di bambina sembravano grattacieli. Si trovava in estrema periferia nel vuoto assoluto ( l’ipermercato, la strada che conduce alla tangenziale e i parchi sono arrivati anni dopo). Era tutto uguale, tutto grigio e nebbioso.
Un giorno all’uscita della scuola, mia madre mi dice: “Andiamo a dare un’occhiata a come procedono i lavori nella nostra nuova casa!”.
Ero eccitata all’idea di vedere come cresceva la mia casa, di come si stava perfezionando la mia futura cameretta e allora non mi aveva spaventato l’idea di dover affrontare una strada sporca e fangosa ( non c’erano ancora i marciapiedi e si era nel bel mezzo del mese di novembre).
Arriviamo al palazzo e prendiamo l’ascensore. Terzo piano. Primo appartamento a sinistra.
Tutte contente mettiamo la chiave nella serratura e…. non gira.
Ci proviamo e riproviamo ma niente, la chiave non gira.
Hanno cambiato la serratura a nostra insaputa? Impossibile!
Non riusciamo a capacitarci di questa cosa.
Poi iniziamo a guardarci intorno.
“Mamma, ma le pareti del pianerottolo non avevano questo colore l’ultima volta”
“Catia, ma anche il marmo del pavimento non è lo stesso”
Ebbene si! Case tutte uguali, nebbia di novembre, assenza di indicazioni (poi i palazzi verranno indentificati con una lettera ed un numero).
Morale della storia? Avevamo sbagliato palazzo e stavamo cercando di entrare in casa di qualcun’altro!!!!!!
Zitte zitte abbiamo ripreso l’ascensore e quando ci siamo trovate nel cortile siamo scoppiate in una bella risata!
E voi cosa vi ricordate del percorso casa-scuola e scuola-casa. Avete qualche aneddoto da ricordare e raccontare?

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4 pensieri riguardo “A scuola con i ricordi: casa-scuola, scuola-casa

  1. Ciao Catia, avete mai scoperto chi si trasferì in quell’appartamento? Dopo aver letto della tua iniziativa “A scuola con i ricordi” ho parlato con mia mamma del mio primo giorno di scuola e il mio ricordo non le risulta!!! Io ricordavo di non avere la penna rossa e di esserci rimasta così male da essere scoppiata a piangere. Mia mamma dice che una penna rossa non c’entra niente ma che in effetti avevo pianto e la maestra mi aveva presa sulle ginocchia per un pò. Peccato non ricordare questo particolare. Ricordo invece decisamente bene il mio “secondo primo giorno di scuola”, quando cambiai scuola in quarta elementare perchè da Cagliari ci trasferimmo nel paesino dei miei genitori, nel centro Sardegna. Di questi ultimi due anni di elementari ho ricordi bellissimi e nitidi…maestra Rosaria è venuta anche al mio matrimonio! E a proposito del percorso casa-scuola ricordo perfettamente di una volta in cui incontrai una vecchia signora, altissima e magrissima, tutta vestita di nero (come da noi ancora si vestono le vedove più anziane) che portava al pascolo i suoi maiali. Per me che venivo dalla città fù un’ emozione unica. Buona settimana, Valentina

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  2. Grazie Valentina,
    è bellissimo secondo me ripercorrere i momenti legati all’esperienza della scuola. Un tuffo nei ricordi ma non solo un tentare di entrare in empatia con la mia bambina e cercare di capire cosa prova lei adesso che vivendo quest’esperienza.

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  3. Ciao Catia mi ricordo che in terza elementare andavo a scuola da sola e mia mamma mi guardava dal balcone..però una mattina sono arrivata tardi a scuola perchè sul mio marciapiede ho incontrato un cane (peraltro di piccola taglia) che non si spostava…non ero molto coraggiosa e aspettavo che si spostasse..ma lui non si spostava…non ero terrorizzata perchè confidavo che prima o poi si sarebbe spostato, infatti l’ha fatto…ma dopo un pò…così sono arrivata tardi e la suora mi ha rimproverato: non era colpa mia però!! Bacio…Angela

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