Una battuta d’arresto per il nostro homeschooling part – time!

Sono estremamente confusa!

Insieme alla comunicazione della diagnosi di disortografia Luca ed io abbiamo  ricevuto l’invito ad alleggerire a Matilde il discorso scuola, ad essere dei genitori che creano a casa un ambiente accogliente, ad assumere atteggiamenti di comprensione rispetto alle  sue difficoltà.
Ma alleggerire il discorso scuola cosa significa esattamente?
Chiedere alla bambina esattamente quello che può dare e non un briciolo di più?
Non insistere più nemmeno su quella che è la gestione e l’organizzazione dello studio, cosa che secondo noi Matilde è in grado di fare benissimo
(pigrizia a parte)?
Non proporle più attività di apprendimento alternative a quelle che propone la scuola perchè altrimenti la stressiamo troppo con il discorso studio e la stanchiamo?
Facciamo un esempio concreto:
Matilde non vedeva l’ora di studiare l’Antico Egitto. Sulla base di questo suo entusiasmo avevo preparato tanto bel materiale per approfondire l’argomento anche giocando:
– tanti bei libri da consultare….
– un libro gioco
– le carte delle divinità egizie per giocare tipo con le carte dei Pokemon…
– Lego Ramses
Ebbene: non le ho proposto nulla. Mi ha letteralmente bloccata la paura di appesantirle lo studio,  di costringerla a pensare ulteriormente alla scuola, cosa che la mette a disagio e la infastidisce perchè pesante.
Tutto quello che abbiamo fatto sono state le famose mappe concettuali (che peraltro Matilde non ha più utilizzato neanche in sede di ripasso, perchè adesso siamo nella fase del: “Faccio da sola”) e la lettura di un libro sulla vita quotidiana nell’Antico Egitto che lei ha scelto nella biblioteca della scuola.
Non riesco a fare a meno di pensare a quante cose avremmo potuto fare insieme.
O forse è proprio questo il MIO problema. Il voler fare a tutti costi qualcosa insieme.
Sono confusa. L’unica cosa certa è che la nostra esperienza di homeschooling part- time ha subito una brusca battuta d’arresto ed io ne sono dispiaciuta.
Voi mi chiederete: “E Matilde cosa ne pensa?”.
Gliel’ho chiesto e la sua risposta è stata: “Mamma, continuiamo a fare quello che facevamo prima, a me piaceva!”.
Ma lei sa quanto ci tengo a questa cosa. E se lo dicesse solo per fare un piacere a me ( cosa non da escludere, e non lo dico io, entrambi gli psicologi che ci stanno seguendo)?
Accidenti!
Ogni tanto mi dico che dovrei continuare per la mia strada, senza dare retta a nessuno, almeno più di tanto; ma poi il pensiero di appesantire ulteriormente un aspetto della vita di mia figlia che è già di per sè pesante, mi fa tornare sui miei passi.

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17 thoughts on “Una battuta d’arresto per il nostro homeschooling part – time!

  1. Com’è difficile rispondere a questo dilemma… penso però che ci sia una via coraggiosa ma adatta al tuo scopo, questa:
    http://sandradodd.com/unschooling
    http://www.controscuola.it/tag/unschooling/
    http://anunschoolinglife.com/
    Ti mando anche una mail con un e-book sull’argomento.
    Se ti è stato consigliato così e se hai l’impressione che tua figlia acconsenta alle tue proposte solo per farti piacere… non proporre più attività simil-scolastiche, ma altro: attività outdoor, giochi, laboratori, fai un lavoro manuale e senza dirle nulla aspetta che si incuriosisca, metti in mostra i libri e lasciali semplicemente lì… certo, però, la TV deve essere centellinata così come gli aggeggi elettronici 😉
    Che ne pensi?

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  2. Concordo pienamente sull’uso estremamente centellinato della tv, del pc e consolle varie, che sono previste soltanto durante il week end e per poco tempo.
    Una cosa che non ho mai fatto effettivamente è quella di lasciare i libri a sua disposizione. Credo che sia una buona idea per incuriosirla e portarla ad approfondire senza “forzature” da parte mia.
    Ora vado a consultare i siti che mi hai consigliato!
    Grazie!

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  3. Forse si è solo aperta una nuova fase: lei ha scelto autonomamente un libro di approfondimento. E’ un gesto tutt’altro che banale, ben pochi bambini lo avrebbero fatto. E anche il fatto che decide di ripassare senza mappe mentali ha un suo significato.
    E secondo te: questi piccoli gesti di indipendenza pregiudicano l’apprendimento? Ha studiato l’antico Egitto in un modo “peggiore” rispetto a prima?
    Forse si tratta solo di passare dall’homeschooling all’unschooling. 🙂

    Quando mio figlio aveva circa l’età della tua anche io volevo continuamente proporre approfondimenti vari, fino a quando lui ha mi chiaramente detto basta. Mi ha spiegato che a lui sembrava volessi farlo studiare ore extra, anche se si trattava di attività giocose o libri illustrati. E poi poco tempo dopo ha autonomamente iniziato a scegliere quello che gli interessava davvero e nella modalità preferita (cioè visione di documentari) e l’equilibrio si è ristabilito. Senza che il profitto scolastico ne risentisse, alla fine.

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  4. L’unica cosa che mi viene in mente spontaneamente, cogliendo in pieno la proposta di Palmy dell’unschooling, é: fai le cose PER TE. Non so ora fino a che punto ti interessa davvero tanto l’Antico Egitto, ma non so, magari su un altro tema che ti interessa, fai le stesse cose che avevi in mente di fare “per/con” Matilde: un lapbook, un angolo/tavolino a tema, con film a tema, con lavoretti, che ne so… Non c’é niente di piú “inspiring” che vedere altre persone (in questo caso la mamma) lavorare con entusiasmo e passione su un argomento. Sono abbastanza convinta che tua figlia dopo un po’ ti “copierá”, magari con un tema che le interessa, solo che in quel modo fará, appunto, “da sola”. Sapessi quante volte mi metto a disegnare, ascoltando un bell’audiobook, e dopo un po’ arrivano entrambi i ragazzi a disegnare (ognuno le “sue” cose, ma poi ci diamo anche una mano a vicenda, tipo loro mi criticano: Ma mamma, non sarebbe mica un cammello, quello…?! :))) Se invece li invitassi a sedersi lá con me, dubito che ne avrebbero voglia. ciao, bacioni e auguroni!!!! (E poi, magari durante l’estate con le vacanze cambieranno anche queste cose)

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  5. Io seguirei un po’ il tuo istinto. Quello che tu le proponi sono comunque cosa viste sotto forma di gioco relative ad un argomento che le piace. Anche il Museo Egizio potrebbe essere una buona occasione per riunire l’outdoor con gli Egiziani. In ogni caso credo che ogni bambino ami fare cose assieme alla sua mamma. Se lei queste cose le vive come “doposcuola” allora sì le alleggerirei ma se le vive come “cerco con la mamma e mi diverto” andrei avanti.

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  6. ciao, mi permetto un commento franco … anche se mi rendo conto che il web non aiuta questo tipo di comunicazione e il rischio di essere fraintesi è sempre dietro l’angolo.
    Sono convinta che il primo luogo dell’educazione sia la famiglia e che questo rimanga vero anche quando si sia scelta la scuola tradizionale per il percorso di istruzione dei propri figli. Ogni tanto ho “tentazioni” di homescholing-part time, fortunatamente raramente vanno a buon fine, un po’ per la scarsità del tempo che ho per preparare le attività, un po’ perchè i miei figli si irrigidiscono di fronte a qualsiasi attività che assomigli vagamente a quelle scolastiche.
    Quindi dai miei figli ho imparato (loro sì sono un ottimo homeschooling per me!) a godermi il tempo con loro, a giocare con loro quando ne abbiamo voglia (soprattutto all’aperto e senza secondi fini), a disegnare insieme, a leggere insieme (quello che ci piace, non quello che potrebbe istruirci!), a pasticciare insieme. Ma anche a lasciare che facciano da soli quello che la loro voglia e la loro fantasia suggerisce … e questo spesso riserva sorprese. Per esempio le due figlie più grandi (12 e 10 anni) stanno impostando un loro blog di presentazione dei loro lavori con le perline che si stirano. In tutto questo vedo soprattutto il piacere di fare, di scoprire e di crescere … vogliamo chiamarlo unschooling? va bene, ma è solo un nome, quello che conta è l’atteggiamento.
    Io lascio a loro disposizione tutto, libri, materiale artistico, materiale di riciclo, strumenti musicali, e soprattutto la porta aperta per andare in cortile. E poi, altra cosa importante, i bambini ci imitano, e se noi siamo curiosi, leggiamo, sperimentiamo, “pasticciamo”, amiamo le passeggiate e le mostre d’arte, usiamo la lingua straniera per il nostro lavoro o il nostro piacere, avranno forte stimolo a seguire l’esempio.
    ciao … e in bocca al lupo, perche’ mi sembra di capire che la difficoltà maggiore è il cambiamento che deve avvenire in te! è un po’ il tratto negativo tipicamente femminile, l’ansia del controllo …
    quanta fatica!
    Tiziana

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  7. Se posso permettermi di domandare: come mai non lasci alla tua bimba i libri a disposizione? Intendi dire che li legge solo attraverso la tua mediazione?
    Lo unschooling mi fa paura, perché mi sembra un mondo idilliaco dove però le insidie sono sempre dietro l’angolo (ma è vero che non ne so abbastanza).
    Infine la dislessia. Perché crea nei genitori più ansia di un disturbo oculistico? Spero si evinca dalle mie parole che non voglio in alcun modo offendere né essere polemica, ma da insegnante che ha a che fare con i disturbi specifici dell’apprendimento e le ansie che causano nelle famiglie (a volte immotivate, davvero) mi chiedo se veramente è giusto spaventarsi così tanto dalla certificazione e pensare di dover correre ai ripari per timore che i propri figli con DSA non riescano a raggiungere lo stesso obiettivo dei compagni.
    Un abbraccio,
    Monica

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  8. Innanzitutto un grazie di cuore a tutte voi che avete raccolto il mio sfogo!
    Ho letto e riletto i vostri commenti e ho trovato un filo conduttore: cambiare atteggiamento!
    Spostare l’attenzione da Matilde a me!
    Hillman direbbe “coltivare la propria ghianda e non quella dei figli”. E’ vero! Il resto viene di conseguenza!
    Il problema è che non ne sono capace.
    Sono totalmente coinvolta dalle vicende (scolastiche o meno) di Matilde da quando è nata ( sarà per le circostanze in cui è nata?) che mi accorgo esserci poco spazio per le mie di vicende.
    La questione forse è più profonda di quello che sembra.
    E poi c’è la questione dislessia. E a questo proposito rispondo a Monica che essendo insegnante vede la questione stessa da un’altra angolazione, e forse è proprio quello di cui ho bisogno: un’altro punto di osservazione.
    Le insegnanti mi hanno detto che mi vedono molto preoccupata per le prestazioni. Ci ho riflettuto a lungo. Credo che in fondo in fondo sia vero e io non lo voglia ammettere. In un mondo in cui sono i risultati ( i voti) che la fanno da padrona, che testimoniano ciò che un bambino ha appreso e le abilità che ha raggiunto, vedere una bambina brillante e intuitiva ( è vero io non sono oggettiva ma queste non sono parole mie) ottenere meno di quello che merita mi dispiace. Per lei? No, per me!
    E allora insisto perchè tutto ciò che è stato concordato con la scuola (metodi compensativi e dispensativi) vengano rigorosamente applicati e non dico di essere lì con fucile puntato a controllare che questo accada, ma quasi. Devo proprio apparire una mamma pesante e rompiscatole.
    Ok! Questa è un’altra porzione di sfogo che rendo pubblica.
    Quanto lavoro ancora da fare! Quante cose ancora da capire!
    E’ vero, Tiziana. Che fatica!!!

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  9. Quella della libertà dai risultati (soprattutto intesi come voti) è una conquista difficile da ottenere, ma credo che sia una meta a cui puntare. Io credo che in questo senso i miei figli siano molto più liberi di me, e che vivano la scuola e i voti molto più serenamente della loro mamma. Per questo cerco di imparare da loro e da mio marito e mi trattengo quando il mio istinto sarebbe quello di spingerli a fare un esercizio in più o quello di richiedere l’esposizione a me dell’argomento di storia studiato. Continuo a ripetermi che devo aver fiducia in loro, nella loro autonomia di studio, nella loro capacità di giudicare la loro preparazione e anche accettare che certe materie non siano particolarmente gradite e quindi meno approfondite.
    E poi i voti sono solo voti, non dicono proprio nulla del valore di una persona. Più che dei voti, sono orgogliosa quando i professori/maestri mi dicono che i miei figli sono “a basso profilo”, nel senso che accettano i loro risultati con serenità, affrontano la scuola senza ansie, sono allegri e sempre disponibili ad aiutare i compagnie e sono benvoluti dai compagni.
    buona giornata
    Tiziana

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  10. Hai pienamente ragione!
    Devo davvero cominciare a vivere la scuola con più serenità, imparando da Matilde, che sotto quest’aspetto mi sembra molto serena e lo dicono anche le insegnanti.
    Grazie ancora per i tuoi preziosi interventi.

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  11. Arrivo solo ora in questo piacevole scambio di idee che come sai mi riguarda in prima persona. Mi sembra “un film” già visto dall’inizio alla fine. Io ho imparato molto dalle persone che seguono mia figlia. ho dovuto mettere in discussione molti miei atteggiamenti. Faccio ancora fatica a liberarmi di alcune mie preoccupazioni ma ci lavorerò.

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  12. Proprio pochi minuti fa una persona che stimo molto ha pronunciato una parola, una sola parola: “LEGGEREZZA” e non la leggerezza del non dare la giusta importanza alle cose, del non interesse, ma la leggerezza del vivere, consapevoli che tutto ha un senso e che probabilmente questo è il momento per me di vivere tutto questo e tutto questo mi porterà a qualcosa di più bello, di più mio.
    Io aggiungerei la parola “LUCIDITA'” perchè mi rendo conto che quando le questioni riguardano mia figlia non lo sono più tanto.
    Forse è da questo che devo partire.

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  13. Ciao Catia, tante persone mi hanno preceduta ed in ciascun commento ho trovato un consiglio saggio ed una sfumatura in più che sono certa ti aiuteranno a capire quel che è meglio per voi. Forse davvero la soluzione migliore consiste nell’allontanarsi quel tanto che basta per vedere le cose con quel pizzico di distacco in più che ti permetterà di considerarle con maggiore lucidità come dici tu. Se ti può far sentire più sicura, prova a mettere in pratica i consigli di Palmy, anche il fatto di lasciare “casualmente” in giro per casa libri, oggetti od il fatto di farti cogliere nello svolgimento di un’attività da cui possano nascere molte domande (che ne so, a me piace cucinare, e la preparazione del dolce con un bambino può far nascere molte domande sulle leggi della fisica e della matematica frazioni unità di misura operazioni… tanto per fare un esempio banale) gite, pomeriggi al museo, passeggiate all’aperto, qualsiasi altra cosa possa accendere la miccia della curiosità di Matilde senza ricordare neppur vagamente una lezione può essere utile.
    Un grande abbraccio,
    Michela

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  14. Capisco che la questione “voto” sia spinosa. I voti sono “segni” (nella mia carriera i segni sono cambiati a ondate: numeri, lettere, giudizi…), ma dietro a questi segni, ogni volta, c’è una storia. Non si possono interpretare sempre in modo univoco. Bisogna leggere la storia che c’è dietro. E’ un lavoro difficile, ma raggiungere questo obiettivo fa degli insegnanti dei bravi insegnanti e dei genitori dei bravi genitori. Spesso mi tocca far vedere ai genitori cose che loro non vogliono vedere: a volte vedono troppo nero e a volte troppo bianco. A me tocca mostrare le sfumature di cui sono pervase le storie dietro ai “segni”.
    A volte, da genitori, si fa fatica ad accettare dei limiti nei figli che dovrebbero invece essere accettati come naturali: perché gli alunni a scuola devono necessariamente avere dieci in tutte le materie? Perché non si può accettare che alcuni alunni adorino la matematica e sappiano declinare e codificare a perfezione i suoi linguaggi, ma si barcamenino a malapena per raggiungere la sufficienza in italiano? Grandi fotografi sanno esprimere le emozioni più intense attraverso le immagini e poi non sanno mettere insieme un periodo quando vengono intervistati.
    (Ho usato esempi a caso, io insegno inglese…)
    Perché le mamme (e/o i papà, ma qui siamo in maggioranza mamme) mirano al figlio perfetto, perdendo di vista il proprio figlio e le sue parziali perfezioni?
    Guardare le cose da altre angolazioni, da altri punti di vista, aiuta a essere più obiettivi, e riconoscere di aver bisogno di guardare da altre angolazioni è già un passo verso un atteggiamento di ascolto.
    In fondo, anch’io seguo il tuo blog per vedere il topic “disturbo specifico dell’apprendimento” dal punto di vista di una mamma in più (io ho normalmente a che fare con circa 150 mamme ogni anno, avendo 6 classi e una media di 26 alunni per classe e quest’anno le mamme di alunni con certificazione di DSA sono 10).
    Ti chiedo solo un piccolo sforzo: riponi quelli che hai chiamato “fucili spianati”. Come tu stessa ti sei accorta, non sono strumenti che aiutano il dialogo e non ti allontanano solo dalle insegnanti, ma rischiano inesorabilmente di allontanarti da tua figlia.
    Rinnovo l’invito a farmi notare se in qualche modo le mie parole risultano poco gradite, o offensive, perché, ripeto, gli intenti sono altri e il malinteso è sempre dietro l’angolo.
    Un abbraccio,
    Monica

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  15. Monica innanzitutto voglio rassicurarti che le tue parole non sono mai arrivate come un’offesa, non sono mai risultate poco gradite. Come ho già scritto e hai confermato anche tu è molto importante per me in questo momento guardare alla questione da una prospettiva diversa. Il rischio di irrigidirsi sulle nostre posizioni è troppo alto ed è una situazione antipatica che vorrei evitare. Penso che solo gli sciocchi non cambiano mai idea e opinione. La crescita e l’evoluzione vengono permesse solo dal cambiamento (anche e soprattutto mentale).
    Sono molto contenta di avere scritto questo post, un po’ perchè ripeto è stato uno sfogo di cui avevo bisogno, ma anche perchè le risposte di voi tutte mi hanno aiutato molto.
    Ninete più “fucili puntati”, penso che in questo modo ne guadagneremmo tutti in serenità: Io, le insegnanti e soprattutto Matilde.
    Grazie ancora e un grande abbraccio!

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