Oggi mi piaccio un pochino di più

In questi giorni Matilde ed io giochiamo tanto insieme: siamo diventate un ardito cow-boy e un saggio capo indiano, giocolieri e clowns di un circo, abbiamo creato girandole, abbiamo rotolato abbracciate nel prato, abbiamo rispolverato i vecchi giochi da cortile ( la corda, le biglie,  per esempio…), ci siamo guardate dei bei cartoni animati.

Ieri pomeriggio io ho avuto un momento di stanchezza, un momento in cui lei fremeva dalla voglia di giocare ed io non avevo proprio voglia.
Che fare?
In questi casi io non me la sento di giocare lo stesso, perchè il mio interagire con lei non sarebbe sincero e questa mancanza di sincerità verrebbe subito captata.
Preferisco dirle semplicemente: ” Amore, oggi non me la sento di giocare. Possiamo fare qualcos’altro?”.

Ma non è sempre stato così.
Matilde è e rimarrà figlia unica e questa faccenda dell’essere figlia unica mi ha caricata di molte responsabilità. Mi sono sempre sentita oltre che madre, anche amica e compagna di giochi e mi sono sempre data un gran daffare per farla divertire, per non farle sentire la mancanza di un fratello o di una sorella ( mancanza che mi veniva apertamente manifestata quando Matilde aveva circa 6 anni e che ritorna anche adesso, meno spesso, ma ritorna).
Io facevo un gran giocare, un gran inventare cose sempre nuove per non annoiarla e per farla entusiasmare. Ma anche allora avevo dei momenti di defaillance. Solo che li mascheravo bene e continuavo a giocare….
Quando la stanchezza era davvero tanta oppure quando vedevo la casa andare a rotoli ed ero consapevole dell’urgenza di un mio intervento in questo senso, mi tiravo indietro e dicevo: Mati, adesso la mamma non ha tempo di giocare”.
Non vi dico i sensi di colpa che seguivano: ” Ma io sono la sua mamma. Io DEVO giocare con lei quando me lo chiede” ” Io sono mamma e per questo mi devo sacrificare, piuttosto delego le faccende di casa a qualcun’altro, ma io DEVO stare con lei”.
Stavo malissimo e non capivo quale fosse la cosa giusta da fare.
Questo mio atteggiamento però ha prodotto tre risultati negativi:
1. Matilde non è in grado di giocare da sola. Anche adesso che ha quasi dieci anni fa molta fatica a gestirsi un gioco o un’attività in solitudine. Ha sempre bisogno della compagnia di qualcuno.
2. Ho creato un tale attaccamento a me, che si era arrivati ad una situazione assurda ( che ogni tanto ritorna ancora): in casa potevano esserci ventimila persone, lì, sedute a far niente ed io essere superoccupata ( tipo sulla scala ad appendere le tende del soggiorno) e Matilde se aveva bisogno di qualcosa lo chiedeva a me. Non le veniva in mente di chiederlo a suo padre, ai nonni ecc… C’ero solo io per lei!
3. Le conseguenze psicologiche per me sono state pesanti e l’ho capito solo recentemente facendo un percorso di psicoterapia consigliato dalle specialiste dell’Uonpia che oltre al DSA di Matilde hanno rilevato questo attaccamento, negativo per tutte e due.

Adesso riesco a gestire un pochino meglio la situazione. Matilde è anche più grande e riesce a capire quando sono stanca o impegnata. La guardo negli occhi e capisco che lei ha capito. E’ una bambina intelligente e sensibile.
Non mi sento più in colpa se non riesco a giocare con lei. Forse piano piano sto cominciando a capire che anche una mamma ha diritto di essere stanca, ha diritto ad avere dei momenti da dedicare solo a se stessa senza per questo sentirsi egoisti. Si tratta di un sano egoismo. Si tratta di allontanarsi un attimo per poi riprendere con più voglia e più entusiasmo.
Oggi mi piaccio un pochino di più.

6 thoughts on “Oggi mi piaccio un pochino di più

  1. Ciao!!!
    Che bello leggerti!!!
    Sei pronta ad affrontare l’ultimo anno di primaria?
    Io si! Non vedo l’ora anche se dovrò fare un po’ meno comitato genitori per via del lavoro. Poi ti racconterò!!!
    un abbraccione a tutti voi!!!

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  2. “Ma cosa devo fare allora?”
    “Danzare” rispose “continuare a danzare, finchè ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? devi danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perchè. Non devi pensare a cosa significa. Il significato non importa, non c’entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno. Finiranno per sempre. E tu potrai vivere solo in questo mondo. Ne sarai progressivamente risucchiato. Perciò i tuoi piedi non dovranno mai fermarsi. Anche se quello che fai può sembrarti stupido, non pensarci. Un passo dopo l’altro, continua a danzare. E tutto ciò che era irrigidito e bloccato piano piano comincerà a sciogliersi. Per certe cose non è ancora troppo tardi. I mezzi che hai, usali tutti. Fai del tuo meglio. Non devi avere paura di nulla. Adesso sei stanco. Stanco e spaventato. Capita a tutti. Ti sembra sbagliato. Per questo i tuoi piedi si bloccano”.
    Alzai gli occhi e guardai la sua ombra sul muro.
    “Danzare è la tua unica possibilità” continuò “devi danzare, e danzare bene. tanto bene da lasciare tutti a bocca aperta. Se lo fai, forse anch’io potrò darti una mano. Finchè c’è musica, devi danzare!”
    ==
    Probabilmente hai semplicemente iniziato a sentire nuovamente la musica 🙂

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  3. Meraviglioso articolo!
    “L’uccello lotta per uscire dall’uovo. L’uovo è il mondo. Per nascere devi distruggere un mondo. L’uccello vola a Dio. Il nome del Dio è Abraxas.” [Hesse, Demian] uno dei libri preferiti della mia adolescenza …

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  4. Ueeeeee che citazioni qui….non ne aggiungo. Complimenti spira un vento leggero…sai credo che il bello di essere genitori è che si cresce insieme ai nostri figli.

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  5. Si, mi sono accorta che sono piccoli passi ma che corrispondono a grandi conquiste. E’ faticoso, ti fa pensare, poi sbagli ancora magari e poi rifai il tuo piccolo passo. Crescere è un’esperienza infinita e bellissima.

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