Parlare di Halloween per tornare alle origini

Lo so, lo so! Halloween non vi piace, gli americani l’hanno trasformata in un carnevale, non sopportiamo dolcetto o scherzetto ecc….
E se la considerassimo invece un’occasione per parlare ai nostri bambini di questa festa, che ha origini pagane ( non americane) e che in quel tempo, i primi giorni di novembre segnavano la fine dei raccolti e ci si preparava alla stagione fredda.

Proviamo ad insegnare ai nostri bambini ad intravedere in questa occasione il segno del ritmo delle stagioni e quanta importanza questo ritmo aveva nella vita delle popolazioni in cui la cultura agricola e pastorizia era preponderante, senza per questo dimenticare che in quei giorni per i cristiani ricorrono la Festività di Ognissanti e il giorno dedicato ai defunti.

Perchè le due cose non possono coesistere? Io lo trovo un arricchimento, sicuramente non un impoverimento.
I bambini ( soprattutto quelli che vivono in città) fanno davvero fatica a rendersi conto del cambio delle stagioni e sicuramente non sanno ( non per colpa loro) che cosa rappresenta il cambio delle stagioni per i contadini, i pastori ( ce ne sono ancora, sapete bambini?).

E allora facciamo per un momento tornare indietro nel tempo i nostri figli, immaginando di essere in un mondo in cui non ci sono televisione o pc, ma una grande stalla in cui le famiglie si riunivano e magari la persona più anziana ( la saggezza) iniziava a raccontare storie e queste storie poi venivano raccontate e raccontate ancora nel corso del tempo.
Ecco come si passava l’inverno: intrecciando rami per farne cesti che avrebbero poi raccolto i frutti in primavera, tramandando esperienze di vita.
Sono sicura che tutto questo è accaduto fino a non molti anni fa. Sicuramente il nonno Antonio ha degli aneddoti da raccontarci sulla sua infanzia in collina.

E’ vero le cose cambiano, il progresso ci fa perdere di vista alcune cose, e forse è giusto così ma i nostri bambini devono sapere, tra le altre cose che Halloween non è solo la festa delle streghe e dei fantasmi, ma che ha un retaggio antico e molto concreto che, secondo me, non deve essere dimenticato.

33 thoughts on “Parlare di Halloween per tornare alle origini

  1. Bello tutto e tutto vero… ma devo dissentire solo su una cosa: il progresso ci fa perdere di vista alcune cose, e questo è vero, ma non sono per niente sicura che sia anche giusto. Anzi, sono convinta che il vero progresso è quello che trova l’equilibrio tra vecchio e nuovo, tra tradizione e innovazione. Ma temo che la strada sia ancora lunga.
    Un bacio
    Francesca

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  2. Si, l’obiettivo è apprezzare quello che il progresso ci regala senza perdere di vista le tradizioni, le cose del passato che ci possono insegnare ancora tanto.
    Il concetto è che è giusto che la tecnologia avanzi ma guardarsi indietro non fa mai male.
    Come dici tu è lunga la strada, ma si può cominciare

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  3. Io credo che l’importante sia fornire ai nostri bambini le spiegazioni di alcune feste, senza giudicarle o rifiutarle a priori ( e Halloween è quella può soggetta a questo destino ).

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  4. Io credo che la cosa importante sia svincolare queste feste dal contesto commerciale e viverle come una testimonianza delle cose passate, raccontando storie e inserendole in un contesto storico che è stato reale.

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  5. “Come sempre nella vita, a cancellare il lato negativo dell’ambivalenza umana si toglie forza emotiva al lato positivo”.
    Bruno Bettelheim

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  6. Cara Catia, come sempre scusa il ritardo nella risposta .
    Come viveva un bambino 65/68anni fa a Musa, quel “ridente” agglomerato di 6/7 case che tu Matilde ed io amiamo tanto e gli altri componenti della famiglia un po’meno?.
    Dai vecchi si sentiva parlare dell’ abitudine di radunarsi nelle stalle dopo cena (il riscaldamento era garantito e gratuito) ma già ai miei tempi si cominciava a passare la serata in casa. Mancava quindi quel particolare “romantico” ma per il resto erano presenti tutti gli altri ingredienti per permettergli di vivere il mondo da te descritto.
    Alcuni di questi, quali il pc, il telefonino, la play station mancavano perché erano ancora da inventare ma tanti altri, pur disponibili, risultavano inutilizzabili considerando che, a Musa, la luce elettrica è arrivata quando già avevo 15 anni.
    Il ferro da stiro era a carbonella, i servizi igienici come nel “Far West”erano all’esterno, la carta igienica non esisteva (Luca, tuo marito, ancora mi rinfaccia l’uso obbrobrioso fatto con le strisce di Tex), le case non erano riscaldate eccezion fatta per la cucina, l’unica strada di accesso era una carrareccia non praticabile dalle auto anche se talvolta qualche spericolato ci provava e, quando calava il buio, unica fonte di luce era una maleodorante lanterna a petrolio appoggiata sulla madia, che diffondeva ombre inquietanti ogniqualvolta uno della famiglia si spostava. Negli ultimi tempi la lanterna venne sostituita da una lampada a gas che non mandava odori ed offriva una luce confortevole.
    In queste lunghe serate normalmente si recitava il rosario: era la nonna Bobò (così soprannominata perché portava le mucche al pascolo) a recitare la prima parte dell’ave Maria nel suo latino approssimativo ma nessuno, eccetto noi ragazzi, smetteva quanto stava facendo : papà aveva sempre qualche attrezzo da riparare, la nonna “Gangan” (così detta perché in questa stagione andava nei boschi a raccogliere le castagne) con l’arcolaio o il fuso produceva filo di lana in quantità industriali usato poi dalla mamma per confezionarci maglioni , magliette , calzettoni e quant’altro potesse servire alla famiglia.
    Nessuna fonte luminosa nelle camere da letto, solo la fiammella di una candela per permettere di infilarsi tra le coperte praticamente ghiacciate ed era una festa quando il gatto ti teneva compagnia (la temperatura ora si è leggermente innalzata e nevica pochissimo ma allora 100/150 cm di neve da novembre a febbraio e temperature polari nella notte erano la norma).
    Con qualsiasi tempo ci recavamo a scuola a Bettola percorrendo circa 2,5 km all’andata e altrettanti al ritorno.
    Andare a messa alla domenica era come infilarsi in una cella frigorifera e ricordo che il fiato creava sulla sciarpa dei fiocchi di brina.
    Ti chiedi se eravamo più felici a quei tempi o attualmente? Difficile fare un paragone perché negli ultimi decenni il mondo si è evoluto troppo velocemente per poter digerire con intelligenza quanto presentato come irrinunciabile. Certamente io ero felice e le mie sorelle pure… ma in fondo è comprensibile: non vedevi un mondo troppo diverso dal tuo e quindi i bisogni erano gli stessi dei vicini di casa o dei compagni di scuola. L’errore forse consiste nel non sapersi fermare in questa frenetica corsa al consumismo e ritengo che il processo sia ormai inarrestabile.
    Prometto che al prossimo commento farò il riassunto.
    Bacioni

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  7. Grazie nonno Antonio, ero sicura che ci avresti deliziato con le tue descrizioni.
    Ti dirò che per come mi sento in questo periodo vorrei tanto che non esistessero pc, tv o wii o qualsiasi altra sigla ci venga in mente.
    Ed è assurdo come se provi a proporre una serata senza intrusioni esterne, il disagio è immediato.
    C’è qualche cosa che non va!
    Il gusto del silenzio, del parlare, dell’ascoltare (soprattutto) si è perso veramente?
    I silenzi devono essere riempiti, sempre, da qualche cosa di esterno, di estraneo.
    Per il resto, caro nonno Antonio, cosa ne pensi della festa di Halloween?
    Ci è così lontana, anche cristianamente parlando?
    Se ne può parlare ai bambini nei termini che ho cercato di descrivere nel post?
    Io con Matilde ci provo. Certo lei è bambina, è attratta da fantasmini e diavoletti.
    E’ giusto assecondarla ancora ora che sta crescendo?

    P.S. Non accetto riassunti!

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  8. La mia frase ermetica era un commento alla festa di Halloween, per quanto non sia una festa delle nostre latitudini..voleva sottolineare la sua funzione, cioè quella che un giorno solo, una notte all’anno i bambini facciano paura ai grandi e gli adulti stiano allo scherzo. Per un giorno si sovverte l’ordine naturale delle cose e…. mostri, fantasmi, paure, il lato oscuro (che ognuno adulto o bambino.. ha dentro) prende il sopravvento. E’ solo riconoscendo il nostro lato oscuro che si può esorcizzarlo ed esaltare la positività che è in noi.
    Un pò un caos vero????

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  9. Cara Catia mi viene da sorridere quando sento persone che trovando sul piatto un intingolo di quaglie e polenta esclamano dispiaciute:”poverine” mentre sono di tutt’altro avviso davanti ad una grigliata mista. Sarà pure un “porco” ma non per questo merita un trattamento diverso!
    Mi sono permesso quanto sopra perché credo che tutto sia lecito se fatto ed interpretato con intelligenza cercando di capire (non accettare supinamente) quanto proposto da popoli di diversa religione e cultura. Non esiste ricorrenza oggi che non abbia (quasi esclusivamente) connotati consumistici. Dalla festa della mamma e del papà a quella dei nonni anche se quest’ultima stenta a decollare perché priva di quell’alone romantico che le altre ispirano (sono vecchi, noiosi, anche un po’ rintronati) per arrivare poi al Natale, festa consumistica per eccellenza, che la Chiesa cristiana, senza che alcuno si scandalizzasse, ha ripreso dagli antichi romani, maestri nell’inventarsi feste e bagordi. Il “Natale” introdotto nella Chiesa Cristiana attorno al III sec. d.C., infatti, riprendeva, pur con ideologie ben diverse, almeno per i cristiani, il “Dies natalis soli invicti” introdotto nel 274 d.C. dall’imperatore Aureliano e celebrato il 25 dicembre.
    Sempre la chiesa romana scelse come data di celebrazione della festa di “Tutti i santi” o meglio
    “dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo” il primo novembre a seguito di pressanti richieste del mondo monastico irlandese per far si che questa celebrazione cristiana coincidesse con quella già in uso presso i popoli celtici che non avevano né santi né martiri nel senso cristiano del termine ma erano convinti che lo spirito dei morti, in quel giorno, ritornasse nei luoghi dove aveva vissuto. Poco male se tornano soprattutto perché la penso come te: Sono i vivi che bisogna temere non i morti e se poi quei vivi sono anche personaggi politici …
    Se mi chiedi che ne penso di questa festa rispondo che non vedo per quale motivo non si possa accettare, sempre con quel pizzico di critica indispensabile, non dimenticando che a pié pari abbiamo accettato Santa Claus e tante americanate che avremmo potuto benissimo evitarci. In fondo un po’ di poesia e fantasia nella vita non guasta mai e quindi. se i bambini suoneranno alla mia porta. troveranno, come l’anno passato. il nonno Antonio, travestito da”lupo” e la nonna Mariuccia da … “agnellino”!!!l
    Un abbraccio
    Il tuo suocero preferito

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  10. Ciao Catia, non avevo visto questo tuo post, ti ho appena trovata nei commenti di Michela.
    Anche io penso che ogni occasione di arricchimento e “contaminazione” (nella maniera che spiego nel mio post di ieri) sia preziosa e vada condivisa. Mi è piaciuto quando hai scritto che ogni famiglia deve testimoniare le sue scelte, in particolare gli adulti nei confronti dei bamibni, come condivido il commento di Lory, in effetti è il primo motivo per cui mi piace Halloween, un’occasione anche per parlare di paure e scoprire come affrontarle. Ciao!

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  11. Ho appena scoperto il tuo blog.
    Grazie per la riflessione su Halloween, festa che io snobbo completamente proprio perché non mi piace quel che è diventata. Il tuo post mi ha messo in contatto con una dimensione che invece amo molto.
    Foto bellissime.
    A presto!
    🙂

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  12. Grazie ArteMamma e benvenuta in questo nostro piccolo lido…
    Hai detto bene! Quello che è diventata.
    Ognuno può decidere di festeggiare o meno, di far vivere ai propri figli un determinato aspetto o un altro, ma io credo che ai bambini vadano date tutte le informazioni. Credo proprio che sia doveroso e rispettoso nei loro confronti.

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  13. Ciao Catia, ho apprezzato molto questo tuo post e le foto che lo accompagnano. Concordo con quello che dici e, soprattutto, posso permettermi di fare i complimenti a nonno Antonio? I suoi commenti sono bellissimi ed interessanti.
    Un abbraccio

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  14. Il tuo post mi è piaciuto tanto che mi sono permessa di linkarlo ad un post su Hallowe’en nel mio modesto blogghino.
    Se ti dispiace, fammelo sapere.
    Un abbraccio,
    Monica

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  15. Cara Tamara, grazie per “i complimenti” che fanno piacere anche se “non meritati” ma, sorvolando su questo concetto, se me lo consenti li vorrei girare a tutte voi (mi sembra che i maschietti su questo blog siano ridotti all’osso). Leggiamo (nonna Mariuccia ed io) praticamente tutti i post di Catia ed i tanti commenti che fanno seguito, commenti dettati dal buonsenso,
    dall’esperienza, da amicizia o dal desiderio di prestare un aiuto per quanto possibile. Nessuno me ne voglia se lo faccio spesso a distanza di giorni dalla pubblicazione … sono fatto così: preferisco cercare l’informazione piuttosto che riceverla.
    nonno antonio

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  16. Ti ringrazio per aver segnalato questo tuo post nel mio blog (http://figliadelpiccolosole.blogspot.it). Da cristiana cattolica condivido tutto quello che hai scritto. Ci sono tantissime tradizioni popolari che sono cadute nell’oblio, abbiamo perso il contatto con i cicli della stagione. Tutto questo è da recuperare, così come il significato vero e profondo di Halloween che ha ben poco a che fare con l’Halloween americano che è stato importato da noi. Bellissimo post!!

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