L ‘Approccio cognitivo-comportamentale per la gestione dei tic nei bambini

Come avevo accennato in più occasioni Matilde negli ultimi mesi ha sviluppato numerosi tic nervosi ( occhi, naso, bocca, mento, collo e spalle).
Essi si sono ridotti notevolmente in coincidenza della fine dell’impegno scolastico a indicare che quella era molto probabilmente la situazione di disagio che li provocava.
Per aiutarla però ci siamo affidati alla nostra pediatra, la quale ci ha consigliato di rivolgerci alla Fondazione Don Gnocchi, presso la quale vi è un ottimo servizio di Neuropsichiatria infantile con un ambulatorio specificamente dedicato ai tic nervosi.
Il percorso che ci hanno proposto consiste nel “trattare” i tic attraverso l’approccio cognitivo-comportamentale, come alternativa all’approccio storico ( che consiste nel lavorare con la figura del neuropsichiatra per individuare le cause psicologiche che stanno alla base del manifestarsi dei tic).
Ma in che cosa consiste tale approccio?
Vi rimando a questo proposito a questo articolo, ben fatto e molto chiaro che si riferisce proprio alla struttura presso la quale stiamo “lavorando”.
Dico “stiamo” perchè in questo percorso, come è anche spiegato nell’articolo, non è coinvolto solo il bambino, ma svolgono una parte attiva anche i genitori che si pongono un po’ come osservatori e come guida nel riprendere a casa ciò che viene fatto durante le sedute; infatti, per esempio, dobbiamo osservare attentamente Matilde per un quarto d’ora ogni giorno e contare i movimenti che fa in quel lasso di tempo, cronometrare in diversi momenti della giornata il tempo in cui non si manifestano tic e dovremo praticare una specie di rilassamento guidato tutte le sere per farle prendere consapevolezza del corpo e del respiro ( in questo mi viene molto in aiuto il mio lavoro).
Durante le sedute Matilde lavora con tre figure: il neuropischiatra, lo psicologo e il fisioterapista.
Un lavoro di grande collaborazione quindi tra specialisti e famiglia.
Infatti, all’inizio del percorso abbiamo tutti firmato un …

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Nei prossimi giorni aggiorneremo questo argomento per tenerne traccia e per condividere quest’esperienza, con la speranza che possa essere utile a chi come noi la sta vivendo.

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