Una teoria sull’educazione

Sto studiando il libro ” Costruire mappe concettuali – strategie e metodi per utilizzarle nella didattica” di Joseph D. Novak.
Novak è professore emerito di Educazione e Biologia alla Cornell University e ricercatore anziano presso il Florida Institute for Human And Machine Cognition.
Dalla quarta di copertina una breve presentazione del testo:
” Perchè, nonostante le periodiche riforme, gli studi nel campo della psicologia dell’educazione, la crescente disponibilità di informazioni e l’impegno di tanti, la scuola, in Italia come in altri paesi, è ancora così poco efficace? La ragione, secondo Novak, sta nella mancanza di apprendimento significativo, ovvero nella scarsa capacità di acquisire , utilizzare e creare le conoscenze. Le tecniche tradizionali di insegnamento, tuttora in uso, si basano infatti su un apprendimento prevalentemente meccanico, ovvero sulla trasmissione e sulla memorizzazione di nozioni, portando gli studenti nella migliore delle ipotesi ad assumere un atteggiamento passivo verso l’apprendimento e, in quelle peggiori, a sviluppare difficoltà scolastiche o ad abbandonare gli studi.
Obiettivo di questo libro è promuovere e favorire un apprendimento significativo, attivo e creativo, che permetta alle persone di impegnarsi nella propria originale costruzione di significati, attraverso l’utilizzo di uno strumento, le mappe concettuali, didattico, di studio e di valutazione. Grazie ad un’esposizione chiara e precisa della teoria e dei metodi e a numerosi esempi concreti, questo libro rappresenta una guida preziosa per insegnanti, formatori e studenti”.

Ho iniziato la lettura e lo studio di questo testo proprio perchè ho bisogno di spunti per aiutare Matilde a fare completamente suo lo strumento delle mappe concettuali. E’ uno strumento che la aiuta tantissimo in fase di studio e ancora di più in fase di ripasso e ritengo che possa essere davvero più efficace se diventasse una “creazione” completamente sua.
Sono all’inizio dello studio di questo testo ma volevo condividere il contenuto del secondo capitolo che appunto si intitola “Una teoria sull’educazione”.
Ecco cosa dice Novak:
” Educare è più che una scienza: è anche un’arte….
… Lo scopo principale dell’educazione è consentire a chi impara di farsi carico della propria personale costruzione di significato. La costruzione di significato coinvolge i pensieri, i sentimenti e le azioni, e questi tre aspetti vanno integrati all’interno di un nuovo apprendimento significativo e, in particolare di una nuova creazione di conoscenza…

… un’educazione vincente non deve concentrarsi esclusivamente sui fattori cognitivi, ma considerare anche i sentimenti e le azioni individuali. Vanno prese in considerazione tre forme di apprendimento: l’acquisizione delle conoscenze ( apprendimento cognitivo), il mutamento di emozioni o sentimenti ( apprendimento emotivo) e il miglioramento nelle attività fisiche o motorie e nelle prestazioni ( apprendimento psicomotorio). Esse incrementano la capacità della persona di dare senso alle proprie esperienze. Un’esperienza educativa positiva aumenterà la capacità di riflettere, di sentire e/o agire di una persona nelle esperienze successive. Un’esperienza negativa produrrà l’effetto opposto. Gli esseri umani pensano, provano sentimenti e agiscono e questi fattori si combinano per dare significato all’esperienza. Studi recenti dimostrano che le emozioni rivestono un ruolo importante nell’organizzazione e nella ritenzione mnemonica delle esperienze…”

Tutto questo mi ha fatto tornare in mente un episodio di qualche anno fa.
Matilde era in seconda elementare. Era alle prese con lo studio a memoria delle tabelline. Ovviamente faceva una fatica tremenda ma non avevamo ancora la diagnosi di dislessia quindi era una vera e propria tortura per lei e per me.
Ricordo che spesso gliele ripetevo io, ad alta voce ( ho passato anche ore e ore di notte a ripetergliele nentre dormiva perchè la mente è recettiva anche quando dormiamo. Satyananda insegna!)
Era un periodo stressante perchè capivo che nonostante tutti i nostri sforzi queste benedette tabelline non venivano memorizzate.
Un pomeriggio, ripetendo la tabellina del sette, ero talmente stanca che quando sono arrivata a dire “sette per sette” il “quarantonove” è uscito come un enorme sospiro, sintomo di stanchezza (e anche di un po’ di frustrazione).
Lo sapete: Matilde non ha più dimenticato quel “quarantanove”. Ancora oggi è l’unica tabellina della quale sa dire al volo il risultato.
Questo perchè lo collega ad una emozione molto forte, vissuta da entrambe.
E’ il risultato di un sentimento, di un momento emotivo che ci aveva legato ancora di più.

Già nei primi capitoli questo libro mi ha suggerito molti spunti su come procedere nella nostra avventura scolastica e di studio che si deve quindi trasformare sempre più in educazione e quindi in sentimento e emozioni.

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Joseph D. Novak
Costruire mappe concettuali – strategie e metodi per utilizzarle nella didattica
Le guide Erickson

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7 thoughts on “Una teoria sull’educazione

  1. Ho letto degli articoli sulle mappe mentali proprio per riuscire a dare uno strumento più divertente a mia figlia per memorizzare e visualizzare concetti e/o nozioni…. queste mappe concettuali sembrano aggiungere un altro fattore importante quello delle emozioni … giusto?

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