“Come sviluppare la consapevolezza dei kosha in asana”

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Vi riporto un estratto dell’articolo ” Come sviluppare la consapevolezza dei Kosha in asana” di Patrizia Vale, pubblicato sulla rivista “Yoga in occidente” .
L’articolo parte da una breve descrizione dei Kosha:

Secondo lo yoga l’uomo è formato da cinque corpi che, nelle Upanishad e nel Vedânta, sono chiamati kosha (fodero, copertura, involucro).

1. Annamayakosha è il corpo che è cresciuto nel grembo della madre e sopravvive con l’aiuto del cibo (anna). Dopo la morte esso torna alla terra. È anche chiamato corpo denso, grossolano. Questo corpo si purifica con un’alimentazione equilibrata e con le pratiche corporee.

2. Prânamayakosha è il corpo pranico, l’aspetto funzionale del corpo. Questo corpo, si ripulisce con la pratica della respirazione cosciente (nâdî-shuddi) e il prânâyâma (l’estensione del respiro).

3.Manomayakosha è l’involucro fatto di sensazioni, di pensieri e di emozioni. Manas, la mente, è quella facoltà selettivo-istintuale che, per mezzo dei sensi (indriya) e degli organi di percezione (jnânendriya), è attratta dagli oggetti allo scopo di trarne piacere e corre senza sosta da un oggetto all’altro (attrazione-
repulsione).

4. Vijnânamayakosha (vijnâna=conoscenza) è l’involucro dell’intelletto (buddhi), la mente superiore, la discriminazione, la decisione, l’intuizione.

5. Ânandamayakosha (ânanda=beatitudine) è l’involucro della beatitudine, è la sede dell’anima. Questo involucro crea l’unione con il divino e realizza il concetto espresso dall’affermazione: sat-cit-ânanda (essere-coscienza-beatitudine).

Questi cinque involucri si interpenetrano e sono più o meno sviluppati a seconda dell’evoluzione della persona.

L’autrice prosegue poi spiegando come sviluppare la consapevolezza dei cinque corpi attraverso le posizioni dello yoga: quella seduta e quella in piedi.
Io mi sono soffermata in modo particolare sulla spiegazione delle varie posizioni meditative e su come acquisire maggiore consapevolezza perchè negli ultimi tempi avverto molta difficoltà ad entrare in queste posizioni e soprattutto a mantenerle.

“La posizione seduta è considerata la più importante delle posture. Infatti tutte le altre preparano il corpo affinché possa rimanere quieto e immobile per lungo tempo quando si decide di praticare dhyâna, la meditazione”

Vediamo quali sono le posizioni sedute:
Sukhâsana (posizione piacevole o facile)/Svastikâsana (posizione a croce)
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Siddhâsana ( posizione perfetta )
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Ardha- Padmasana ( posizione del mezzo loto)
Padmasana ( posizione del loto)
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CONSAPEVOLEZZA DEL CORPO ( annamayakosha )
Dopo aver preso la posizione più adatta al momento presente, purché stabile e confortevole, staccarsi dal mondo esterno e sviluppare la consapevolezza del corpo (annamaya).
Incominciare ad “ascoltarlo” (consapevolezza propriocettiva e viscerocettiva). Registrare mentalmente i messaggi che vengono dal corpo senza giudicarli o esserne coinvolti. Cerchiamo di capire
attraverso quali vie sperimentiamo la struttura.
Percepire la struttura del corpo, la sua pesantezza e la sua densità. Si può procedere selettivamente prendendo in esame ogni parte (i piedi, le caviglie, le gambe, i punti di appoggio sul pavimento, le ossa ischiatiche, il tronco, le mani, le braccia, le spalle, il collo, il capo) e poi il corpo nella sua globalità.
In questa posizione l’elemento “terra” prevale, ed è anche possibile accentuare la densità e la pesantezza proprie di questo elemento, percependo la forza di gra-
vità che ci rende un tutt’uno con la terra e ci fa diventare una massa densa simile a una roccia o a una montagna.
Guardiamo la nostra forma a piramide: le gambe formano la solida base che poggia sul terreno, il vertice del triangolo si eleva verso il cielo, il tronco si erige drit-
to e attraversa la piramide dalla base al vertice.

CONSAPEVOLEZZA DEL RESPIRO ( pranayamakosha)
Mantenendo il respiro naturale, lo portiamo lungo colonna vertebrale e ad ogni inspirazione, percepiamo l’allungamento delle vertebre, ad ogni espirazione il loro rilassamento. Pratichiamo una decina di respirazioni cercando di sentire e di “vedere” la propria colonna vertebrale in quanto struttura ossea attraversata dall’energia vitale. Uno degli obiettivi di questa postura è il miglioramento della circolazione pranica nell’asse centrale.
Lo yoga considera la colonna come l’asse del mondo, simboleggiato dal monte Meru, asse universale, principio di verticalità che unisce le energie della materia con quelle dello spirito.
Portiamo ora il respiro nella zona di appoggio: il perineo. Pratichiamo alcune respirazioni addominali portando l’atten-
zione al pavimento pelvico: mentre si inspira la base si allarga e si appoggia al pavimento, quando si espira la base si rimpicciolisce e si chiude. Con questa respira-
zione è possibile favorire l’attivazione del primo chakra, il mûlâdhâra e anche percepire il suo movimento: nell’inspiro il fiore si apre, nell’espiro il fiore si chiude.

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Ora cerchiamo di portare l’energia della base (apâna), già attivata, verso la fronte: inspiriamo normalmente e allunghiamo l’espirazione. Possiamo anche rendere l’espiro attivo e veloce e dopo
una serie di “colpi” espiratori ci sarà facile seguire il percorso dell’energia lungo il canale centrale (sushumnâ-nâdî) fino al centro tra le sopracciglia (la zona olfattiva) da cui il respiro esce producendo un lieve suono. Portiamo l’attenzione al suono (nâda) del nostro respiro.
Mantenendo l’attenzione sul percorso energetico attivato, osserviamo ora l’energia salire dalla base fino alla sommità del capo.

CONSAPEVOLEZZA DI SENSAZIONI, PENSIERI E RICORDI CHE L’ÂSANA FA RIEMERGERE E LORO RIELABORAZIONE (MANOMAYA E VIJNÂNAMAYA)
Siamo ad occhi chiusi o socchiusi e osserviamo il nostro schermo interiore (cidâkâsha) reso più luminoso dalla nostra stessa energia attivata dalle respirazioni. In questo schermo luminoso
possiamo osservare il nostro corpo come un “oggetto” e possiamo anche guardare all’interno del corpo. Possiamo chieder-
ci: “ Chi percepisce tutto questo?”
Siamo osservatori dei nostri pensieri, dei ricordi delle emozioni. Lasciamo che tutto emerga e fluisca senza sopprimere, senza giudicare e senza identificarci con ciò che vediamo. Analizzando i pensieri, le immagini, le programmazioni per il futuro come testimoni distaccati, possiamo anche prendere la decisione di liberarci di ciò che ci fa soffrire o impedisce la nostra evoluzione emettendo un sankalpa, un’affermazione positiva.
nel momento in cui lasciamo andare, la mente si perde nella trasparenza luminosa del campo visivo ed entra in uno stato meditativo.
Ed ora che il passaggio verso lo spazio (âkâsha) è stato aperto dalla vibrazione, il centro energetico della sommità del capo si apre come un fiore che, rivolto al sole, si orienta verso la luce e sboccia.
In questo splendido instante – qui e ora – scopriamo l’importanza di “essere”. È il risveglio della dimensione spirituale, della pura coscienza (ânandamaya).
Possiamo ripetere per tre volte “sono pura, beata, incondizionata coscienza”

Trovo molto interessante la visione yogica dei cinque involucri. Trovo che sia un modo per conoscerci meglio e aumentarne la consapevolezza è un modo per volerci bene.
Namastè

Immagini dal sito “Yoga e meditazione” che consiglio di consultare.

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4 pensieri riguardo ““Come sviluppare la consapevolezza dei kosha in asana”

  1. l’interpenetrazione dei kosha, così come l’abitudine a vivere e osservare corpo, emozioni e respiro è uno degli insegnamenti di base delle mie lezioni. lo faccio da anni, ma non l’avevo mai pensato in un modo così ben esposto e articolato. un altro dei tuoi post preziosi, questo!

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  2. Grazie Ylenia!
    Da questo articolo ho tratto davvero molti spunti per un salto di qualità della mia pratica personale e per le mie lezioni.
    Sicuramente ne condividerò altri.

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