Insieme è meglio

Grazie a Matilde sto imparando molte cose sulle arti marziali, in particolare sul Qwan Ki Do. L’esperienza delle arti marziali non è costituita solo dall’apprendimento di una tecnica.
E’ un’esperienza di vita, di relazione con gli altri e con ciò che ci circonda.
Oggi ho voglia di raccontarvi una storia proprio su questo. I protagonisti sono dei piccoli praticanti di Qwan Ki Do.

” Un fresco venticello aveva ingentilito la calura del sole intorno alla pagoda di maestro Long. L’insegnante aveva permesso ai piccoli praticanti di allenarsi nel giardino esterno, dopo il riscaldamento li aveva messi subito a coppie.
– Lavoro sulle parate! – annunciò. – Un compagno attacca avanzando, controllando molto bene il colpo. L’altro deve parare. Quattro passi avanza il primo, poi il cambio.
i giovanissimi si disposero immediatamente, eseguendo per prima cosa il saluto e poi sistemandosi in posizione. Solo Xa esitava guardando in giro. Il maestro aveva già notato che l’allievo preferiva lavorare da solo e cercava di evitare l’allenamento con i compagni. Fino a quel momento non aveva detto nulla, lasciando il tempo al giovane di ambientarsi.
– Xa, tutto bene? Guarda c’è Huè da sola, puoi lavoare con lei.
Il piccolo si avviò lentamente. Lo sguardo basso. Il saluto rivolto alla compagna appena accennato.
Il resto del gruppo aveva già cominciato a darci dentro. Il maestro si avvicinò ad Hic e Tang, quest’ultima tendeva a portare i colpi fuori bersaglio.
– Bene Tang, ora cerca di più il bersaglio, preciso al busto. E’ Hac che deve parare i tuoi colpi e portarli fuori… si, così. Molto bene, in questo modo puoi aiutarlo a migliorare le sue parate.
Ho e Hau davano fondo a tutte le energie. Il secondo parava a fondo, utilizzando bene il busto. Long sorrise, era un piacere vederli lavorare assieme.
– Thoy, Saluto e girare. Ora pugno medio e parata media. Controllate i colpi, mi raccomando.
Le nuove combinazioni di coppie cominciarono il lavoro. Solo Xa esitava, si stava sistemando la cintura, stirava le pieghe del vo phuc e concedeva sguardi al panorama, mentre Ho era impaziente e lanciava continue occhiate ad Hau.
Ancora il maestro preferì lasciare agli allievi la possibilità di gestirsi da soli.
Controllò le posizioni, incitando i praticanti mentre dava qualche consiglio per miglirare la tecnica.
– Va bene Xa, Ora prova ad andare più a fondo. La parata deve spostare l’attacco oltre il tuo busto.
Il piccolo annuì senza alzare gli occhi dal prato, ma riprese l’esercizio allo stesso modo di prima.
Maestro Long fece un lungo respiro, fissò le colline oltre il tetto della pagoda e il bosco che estendeva a sud. Era arrivato il momento di intervenire.
– Thoy! Ngoi.
– Xuong!
Attese che tutti si fossero seduti a gambe incorciate, poi parlò con tono ” da cose serie”.
– Qualcuno di voi sa dirmi l’importanza del lavoro a coppie?
Il silenzio riempì lo spazio fra di loro. Qualcuno fissava a terra, qualcun altro il panorama intorno.
Huè, smepre intimidita all’idea di parlare davanti ad altra gente, si stava stroppicciando le mani, cercando il più possibile di farsi piccola.
– Capisco… come facciamo a provare l’efficacia delle tecniche di Qwa Ki Do?
– Lavorando a coppie! – intervenne Hau.
– Vedo che non ti si può nascondere niente,- scherzò il maestro Long. – Comunque la risposta è giusta. Il lavoro a coppie ci mostra quanto le nostre parate e i nostri attacchi sono efficaci, oltre ad insegnarci il rispetto per i compagni e tante altre cose. Adesso una domanda più difficile: ogni volta che vi incontrate vi salutate, come ogni volte che lasciate un compagno, – le teste dei bambini annuirono.
– Perchè?
Altro silenzio, poi fu Ho ad alzare la mano.
– Perchè ce lo ha detto lei, maestro?
Risate percorsero il gruppo. Long non potè fare a meno di sorridere a sua volta.
– Spero non sia solo per questo… ogni volta che salutiamo diciamo grazie al compagno per averci aiutato a migliorare, per aver svelato punti deboli, per averci dato la possibilità di provare le nostre tecniche, – lo sguardo del maestro scivolò su Xa che stava finalmente ascoltando con attenzione.
– Questo è ciò che faccio ogni volta che saluto un mio compagno. Come sarebbe possibile altrimenti controllare il proprio livello? L’aria non è un buon compagno di allenamento.-
Altre risa dai bambini, persine Huè scoppiò in una sonora risata.
– Se saprete cogliere il grande aiuto che può darvi un compagno vedrete che i miglioramenti arriveranno veloci.
I piccoli si scambiarono occhiate. Parevano vedersi per la prima volta.
– Ma dobbiamo lavorare proprio con tutti? – chiese Hau.
– Certamente. Credi che ci siano compagni che non possono aiutare a migliorarti?
– Beh…- un’occhiata scivolò tra Hau e Ho. – Quelli con cui proprio non mi trovo?
Immediatamento lo sguardo di Xau tornò duro a fissarsi all’orizzonte.
Maestro Long annuì fra sè e tornò a rivolgersi al bambino.
– Hau, secondo te, in tutta la vita, con quanti avversari ti confronterai?
Il bimbo sbarrò gli occhi. Cominciò a contare sulle dita e poi scosse la testa, provò di nuovo, ma alla fine rinunciò sollevando uno sguardo sconsolato sul maestro.
– Diciamo… tanti? – gli venne in aiuto Long.
Il piccolo praticante fece di si con la testa.
– Bene, tanti avversari, grandi, piccoli, grossi, veloci o potenti, più tecnici, con gambe agili, oppure con braccia veloci… come farai a prepararti a tutto questo?
Altro silenzio passò tra loro. Il vento portò brezza fresca dalle colline. Hau annuì.
– Allenandomi con tanti compagni?
– Esattamente! Tanti compagni, tutti diversi. Con qualcuno ti troverai meglio, con altri avrai difficoltà e superando queste diventerai un po’ più abile –
Questa volta fu lo sguardo del maestro a scivolare da Hau a Xa e poi di nuovo sul piccolo Hau.
– e poi, continuando ad evitare un compagno, possono nascere delle incomprensioni, come se ti fosse antipatico e non volessi lavorare con lui.
Occhi si abbassarono. Maestro Long lasciò che ognuno meditasse sulle sue parole, si alzò lentamente e sorrise ai suoi bimbi.
– Fortunatamente esiste sempre il tempo e il modo di spiegarsi. Le incomprensioni si possono evitare parlando. Per noi invece è finito il tempo di chiacchierare, abbiamo ancora un bel venti minuti di lezione. Duc!
– Thai!
– Restiamo a coppie tecniche di cam na!
Il gruppo riprese con più entusiasmo. Anche Xa, che ora stava allenandosi con Huè, pareva più fiducioso, le tecniche più energiche e lo sguardo rivolto al compagno. Il giovane maestro sorrise in cuor suo, era sicuro, il gruppo si sarebbe amalgamato col tempo. Lezione dopo lezione la magia del Qwan Ki Do avrebbe fatto il suo corso nel cuore di ognuno.
Dopo la doccia il maestro salutò i suoi piccoli, c’era giusto il tempo di un tè prima della lezione con gli adulti.
Long prese la teiera e guardò fuori dalla finestra. Sul sentiero che portava al villaggio Ho e Hau stavano camminando tenendo Xa nel mezzo. La conversazione era fitta punteggiata da qualche risata. Non sentiva ciò che si stavano dicendo, ma non era importante: il cuore sincero dei bambini avrebbe certamente colmato ciò a cui le parole non arrivavano
Accese il fuoco e ci mise sopra la teiera.
I volti dei suoi fratelli d’arme gli passarono davanti. Amici con cui si era allenato e aveva sudato negli anni. Compagni di viaggio che avevano lasciato un pochino di sè in lui.
Una delle più grandi ricchezze che possedeva e che nessuno gli avrebbe portato via.

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Umberto Maggesi – Fabrizio Bottaro
Storie di Qwan Ki Do e dintorni

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4 pensieri riguardo “Insieme è meglio

  1. che brava la tua Matilde! anche io anni fa ho provato le arti marziali, ma non sono riuscita per niente ad entrare nello spirito, anche se dietro c’è una filosofia bellissima, non sono riuscita a staccarmi dall’idea dello scontro, della violenza. non so perché, e so che non è violenza ma meditazione, però… eppure mi piacerebbe!

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  2. Anche a me piacerebbe tantissimo, però sono più attratta dal Tai Chi che è comunque un’arte marziale ma mi affascinano i movimenti lenti.
    E’ una meditazione in movimento.
    Chissà

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  3. mio figlio sta provando l’aikido chissà se trovo un libro simile a quello di cui parli per questo sport….per conoscere le arti marziali non abbiamo problemi il padre le conosce tutte e ne pratica alcune…..

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