Yoga: perchè i nomi sanscriti

Durante le mie lezioni mi piace ogni tanto riferirmi agli asana prima con il loro nome sanscrito e poi in italiano.
Lo faccio perchè mi piace l’idea di rendere onore alla lingua della yoga. Mi sembra un segno di rispetto.
I nomi attribuiti agli asana hanno un valore simbolico ed è bello, secondo me, poter conoscere qualcosa di più di questo valore.
Ecco cosa dice a tal proposito Gabriella Cella Al Chamali :
” Il nome indica il messaggio simbolico che lo yoghin ha voluto trasmettere, per questo in ogni disciplina orientale viene sempre mantenuta intatta la terminologia ortodossa. Nell’Hatha Yoga sono tante le modificazioni terminologiche apportate nel tempo, sia dall’occidente che dall’India stessa, che hanno sviluppato certamente una personale conoscenza, che arricchisce ma che rischia di allontanare il cultore dello Yoga dal messaggio simbolico originale, a meno che le modificazioni e gli adattamenti non ricalchino comunque sempre un concetto di affinità e relazione tra effetti fisici, psichici e simbolici. In linea di massima è perciò fondamentale attenersi ai nomi originali degli asana ( le posture ), dei Pranayama ( le respirazioni), dei Kriya (le purificazioni) e delle mudra ( i gesti) che ci indicano il vero messaggio simbolico che lo yoga vuole trasmettere. Ogni esercizio Yoga ha un nome preciso che indica che cosa bisogna rappresentare o, meglio ancora, cosa si vuole “diventare”, perchè lo scopo è far si che il cultore yoga “diventi” ciò che rappresenta, sperimentando così i vari aspetti dell’essere.
Naturalmente al simbolo sono legati gli effetti fisici e psichici che si ottengono dall’esecuzione degli esercizi: lo Yoga ci ricorda sempre che non esiste nessuna separazione tra il corpo e la mente, così che è possibile far integrare la mente attraverso il corpo e viceversa.
Come esempio pratico vediamo Garudasana, la posizione dell’aquila e vediamola sotto tutti gli aspetti.
Garuda è, nella mitologia indiana, il primo degli animali divinizzati. E’ un grande simbolo perchè rappresenta la cavalcatura ( Vahana ) del dio Vishnu, il preservatore della vita, colui che sostiene sulle spalle il mondo, ed essa preserva la vita dell’uomo uccidendo serpenti e scorpioni. A Rishikesh io stessa ho visto un Sadhu ( uno yoghin itinerante) far eseguire la posizione dell’aquila ad un ragazzo morso da un serpente, mentre lui intonava un Mantra sanscrito, che tradotto significa: ” Om Garuda, sconfiggi i suoi nemici, calpesta la malattia e il veleno che minacciano di entrare in lui”.
La posizione dell’aquila aumenta la forza fisica, tonifica gli organi interni dell’addome, massaggia e drena il fegato e la milza.
Vediamo che i nomi degli asana non sono stati posti a caso, ma con un preciso intento di “diventare” il più fedelmente possibile tutti gli aspetti dell’animale, dell’oggetto o della divinità a cui l’asana stesso è stato dedicato.

dal libro ” Yoga – L’armonia dell sequenze”.

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2 pensieri riguardo “Yoga: perchè i nomi sanscriti

  1. Quanto mi piace questo post! Sono d’accordissimo, e non sapevo che i nomi delle asana avessero delle implicazioni così profonde! E quanto mi piace la Gabriella Cella!!! 😀

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  2. Piace molto anche a me!
    Pensa che il suo ashram è a pochi km dalla nostra casa sulle colline piacentine. tutti gli anni mi riprometto di andarci e poi non lo faccio mai. Ma quest’estate ci voglio proprio riuscire!
    Un abbraccio

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