Asana: stabilità e comodità

,Da due settimane ho cominciato il mio corso di yoga.
Le allieve, affezionate, sono state molto contente di riprendere il nostro percorso.
Da quest’anno ho pensato di introdurre una novità: un po’ di teoria.
Così ieri alla fine della lezione abbiamo dedicato cinque minuti a capire che cosa significa la parola “asana” di cui sentono tanto parlare.
Ho letto loro un passaggio di un libro molto bello, di cui consiglio la lettura a coloro che praticano e studiano lo yoga: “Il cuore dello yoga” di T.K.V. Desikachar, figlio di uno dei più grandi yogi dell’epoca moderna, Sri Tirumalai Krishnamacharya.

IL CUORE DELLO YOGAastr

” Che cos’è un asana? Asana significa “posizione”. La parola deriva dalla radice sanscrita as, “stare”, “essere”, “sedere” o “stabilirsi in una determinata posizione”. Negli Yoga Sutra di Patanjali viene detto che un asana deve avere due qualità: sthira e sukha. Sthira indica la stabilità e l’attenzione, e sukha indica la capacità di mantenere comodamente una posizione. Ogni posizione deve presentare entrambe queste qualità. Se ci sediamo a gambe incrociate e subito dopo dobbiamo distenderle perchè ci fanno male, non sono presenti nè sthira nè sukha. Se raggiungiamo la stabilità e l’attenzione di sthira, deve esserci anche l’agio e la facilità di sukha, ed entrambe le qualità devono essere presenti per un certo periodo di tempo.
Se non ci sono queste due qualità non c’è neppure l’asana. Questo principio dello yoga è soddisfatto solo quando siamo in grado di mantenere una posizione per un certo periodo di tempo, attenti e senza fatica.”

Quindi se non ci sono attenzione, stabilità e rilassamento non c’è asana.
Che cosa dobbiamo fare quando ci accorgiamo che queste due caratteristiche non ci sono e che quindi in quel momento non stiamo praticando lo yoga?
Lasciar perdere? Mollare tutto? Arrabbiarci perchè il nostro corpo non è abbastanza elastico o flessibile?

Assolutamente no!

” Se assumiamo una posizione o facciamo un movimento in cui c’è tensione è difficile accorgersi di qualcos’altro che non sia la tensione stessa. Può darsi che sedendo a gambe incrociate tutti i nostri pensieri vadano al dolore alle caviglie. Se è così non stiamo assumendo realmente l’asana che vogliano assumere. E’ ovvio che non siamo ancora pronti. Dobbiamo iniziare da qualcosa di più facile. Questo semplicissimo principio è alla base di tutto il nostro yoga. Esercitandoci nelle posizioni con gradualità raggiungeremo a poco a poco la stabilità, l’attenzione e la comodità.
Se vogliamo mettere in pratica questo principio, dobbiamo accettarci per come realmente siamo. Se abbiamo la schiena rigida dobbiamo riconoscerlo. Oppure può darsi che siamo molto flessibili ma il nostro respiro è affrettato, oppure respiriamo benissimo ma il corpo ci dà dei problemi. Può anche darsi che manteniamo comodamente un asana mentre la mente è da tutt’altra parte. Se è così non è un asana. Per capire le qualità che compongono un asana dobbiamo riconoscere il nostro punto di partenza e accettarlo”.

Questo principio è fondamentale e non solo rispetto alla pratica dello yoga, ma rispetto a tutte le componenti della nostra vita.
Accettare il punto in cui siamo è benefico perchè elimina le frustrazioni che derivano dalle nostre aspettative e ci mette sulla strada del miglioramento.

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Adho Mukha Svanasana – Il cane a testa in giù

Buon inizio di ottobre a tutti voi!
Namaste

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