Il segno della croce

Negli ultimi incontri di catechismo insieme ai ragazzi abbiamo cercato di capire meglio il significato del segno della croce.
Come si fa il segno della croce?
Quando va fatto?
Quali parti del corpo sono coinvolte? Che cosa rappresentano?
Quali atteggiamenti dobbiamo avere quando lo facciamo? Dobbiamo essere distratti? Lo dobbiamo fare velocemente e senza attenzione? O mentre salutiamo l’amico o il nonno?
Insomma un bel lavoro di approfondimento di questo gesto che è il gesto con il quale noi dimostriamo di essere cristiani.
Per sedimentare un pochino di più il suo significato ho proposto ai ragazzi di costruire un libretto circolare.
Per il tutorial del libretto vi rimando al ricchissimo sito “La pappa dolce”
Ecco cosa ne uscito.
Innanzitutto ecco i miei ragazzi al lavoro…

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… e il libretto finito…

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Il segno della croce è il primo gesto che compio al mattino quando mi sveglio e l’ultimo alla sera prima di addormentarmi.
E’ un gesto per me importantissimo che mi riconnette con Dio dimenticando gli “affanni” della vita.

Vorrei riportarvi le parole di Padre Antonio Gentile, religioso barnabita.
Egli, studioso di spiritualità, ha esplorato e continua ad esplorare le tradizioni meditative di Occidente ed Oriente.
A proposito del segno della croce riporta un importante parallelismo con la pratica dello yoga alla luce della quale possiamo vivere con maggiore consapevolezza questo gesto fondamentale per i cristiani.

” Forse non ci siamo mai soffermati a pensare alle parti del corpo coinvolte nel segno della Croce.
Il segno della Croce poi di norma è accompagnato dall’invocazione dei nomi divini. All’inizio della nostra preghiera, dopo aver assunto una posizione corretta, la prima cosa che facciamo col Segno della Croce è quella di toccare e quindi di riaccendere quei centri di energia che ci legano più intimamente a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.
Esserne consapevoli aiuta molto a predisporci a una preghiera più profonda e fruttuosa.

Iniziamo mettendo le mani giunte, davanti al corpo, all’altezza del petto ( il cuore corrisponde al quarto centro di energia, Anahata chakra). Alla base della nostra fede c’è l’amore: l’amore di Dio per noi e il nostro amore per Lui.

Poi mentre appoggiamo la mano sinistra sul cuore, portiamo la mano destra sulla fronte ( sesto e settimo centro di energia, Ajna e Sahsrara Chakra) e pronunciamo attraverso la voce ( quinto centro di energia Vishuddi) le parole “Nel nome del Padre…”.
I due centri di energia più alti sono quelli che ci uniscono al Padre e ci permettono di avere la visione naturale ( attraverso la vista) e soprannaturale ( attraverso i sensi interiori).

Dopo aver pronunciato la prima fase, continuamo affermando con la voce ” e del Figlio” e nel frattempo con la mano destra tocchiamo il centro del cuore, Anahata. Il Figlio è l’amore, il suo amore è nel nostro cuore e nel toccare questo centro risvegliamo l’amore che è in noi.

Continuamo toccando con la mano destra prima la spalla sinistra e poi la spalla destra e pronunciando le parole ” … e dello Spirito Santo” ( mani. braccia e spalle quinto centro di energia).
E’ come se ora , dopo aver vissuto la dimensione verticale ( fronte – cuore) la fondessimo con quella orizzontale ( le due spalle) e spingessimo il nostro pensiero d’amore fino ai confini del mondo. E’ lo Spirito Santo a illuminare i nostri sensi così che le nostre azioni ( ciò che grazie alle braccia e alle mani realizziamo) siano ordinate al bene.
Pronunciamo poi “Amen” e riportiamo le due mani giunte davanti al cuore.

Ripensate al valore immenso che questo gesto racchiude. In un gesto semplice e veloce, con poche parole, abbiamo familiarizzato con Dio pronunciandone i nomi: Padre, Figlio e Spirito Santo. E dire “nomi” significa vederne riversata in noi l’immensa energia che racchiudono. Avvertiamo la protezione potente che lo Spirito Santo, come un mantello ben calato sulle nostre spalle, opera nella nostra vita.
Al centro di tutto c’è il cuore: è da lì che parte e lì che finisce il movimento. Attraverso il segno della Croce è come se l’incontro tra l’uomo e Dio avvenisse nel cuore.”

Yoga journal, dic 2014/genn 2015

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