L’isola del sé

Continuano questi giorni di confusione mentale, questi giorni in cui vivo con la sensazione che qualcosa non torni, che qualcosa non vada come dovrebbe andare, questi giorni in cui faccio fatica a capire cosa sento dentro: rabbia? frustrazione? insoddisfazione?
Non lo so! Eppure qualcosa c’è!
Non c’è un motivo preciso eppure è così. Non vorrei sentirmi così, perchè razionalmente so che nulla giustifica questo stato.
Mi guardo intorno e ascolto ciò che accade nel mondo; sento di persone che avrebbero motivi veri per sentirsi arrabbiate, di persone che sarebbero senza dubbio giustificate se sentissero insoddisfazione.
E credetemi, da empatica quale sono, sento tutto il loro dolore e la loro frustrazione.
Eppure senza un ben preciso motivo non sto bene.
Almeno per ora.
E cerco una soluzione, un qualcosa che mi aiuti.
Mi è ritornato alla mente un passaggio di un libro che avevo iniziato a leggere tempo fa e che poi avevo piantato lì non mi ricordo bene perchè.
Forse è il caso di riprenderlo.

l-arte-di-lavorare-in-consapevolezza-libro-86395

” Quando il Buddha aveva ottant’anni e sapeva che non sarebbe vissuto più a lungo, offrì ai suoi studenti la pratica “dell’isola del sé”.
Disse che in noi stessi c’è un’isola sicura alla quale si può tornare ogni volta che ci si sente spaventati, instabili o disperati. Torna a casa ” all’isola del sé” che hai dentro, prendi rifugio in quell’isola e sarai al sicuro.
L’isola del sé dista solo un respiro. Con la pratica della consapevolezza del respiro o del passo possiamo tornare immediatamente a casa nella nostra isola.
Prima di trasferirmi a Plum Village abitavo in un eremo a circa un’ora di macchina da Parigi. Un giorno lasciai l’eremo per fare una passeggiata. Era una mattinata bellissima così prima di uscire aprii tutte le finestre e le porte, ma verso le quattro del pomeriggio il tempo cambiò: si alzò il vento, le nuvole coprirono il sole e si mise a piovere. Sapevo che sarebbe stato meglio andare a casa e così tornai all’eremo camminando in presenza mentale. Una volta arrivato trovai il mio piccolo eremo in pessimo stato: dentro faceva buio e freddo, era deprimente; non era più un luogo piacevole in cui stare. Ma sapevo che cosa dovevo fare. La prima cosa fu chiudere tutte le porte e le finestre; la seconda fu accendere il fuoco nella stufa a legna. Dopo accesi una lampada a kerosene e andai a raccogliere tutti i fogli che il vento aveva sparpagliato per tutto l’eremo.
Dopo aver raccolto e rimesso tutto a posto, mi sedetti vicino al camino e mi scaldai al fuoco. A quel punto l’eremo era di nuovo tornato un luogo intimo e piacevole in cui stare. Lì ero al sicuro e a mio agio.
Questa immagine può illustrare che cosa fare quando ci sentiamo depressi o turbati nella vita quotidiana. Ci sforziamo molto ma più ci sforziamo, peggio ci sentiamo. Diciamo: “oggi non è proprio la mia giornata”. Ci sembra di fallire in ogni cosa che tentiamo di fare; cerchiamo di dire o fare qualcosa per migliorare la situazione ma non funziona. Quello è il momento per tornare al nostro eremo e chiudere tutte le porte e le finestre. Torna ” a casa”, a te stesso tramite il respiro consapevole e riconosci le sensazioni che hai dentro. Forse in te ci sono sensazioni di rabbia, di paura, di ansia o disperazione; qualunque sensazione ci sia, riconoscila e abbracciala con grande tenerezza.
Quando una madre sente piangere il suo bambino smette di fare quello che sta facendo , qualunque cosa sia, e va subito dal bambino. Per prima cosa lo solleva e lo tiene teneramente tra le braccia.
Nel bambino c’è l’energia della sofferenza e nella madre c’è l’energia della tenerezza, che comincia a passare nel corpo del bambino.
Analogamente la paura che provi è il tuo bambino. La rabbia che provi il tuo bambino; la diperazione che provi è il tuo bambino. Il tuo bambino ha bisogno che tu vada a casa e te ne prendi cura. Va’ subito a casa, nel tuo eremo, nell’isola del sé e prenditi cura del tuo bambino.
L’energia della presenza mentale della madre; con quell’energia puoi tenere fra le braccia il tuo bambino. La presenza mentale è un’energia che sei in grado di generare: è la capacità di essere consapevoli di ciò che succede; è il calore che puoi produrre facendo un fuoco. Il fuoco e il calore trasformeranno il freddo e lo squallore del tuo eremo. Quel bambino sei tu; non dovresti cercare di sopprimere le emozioni forti o le sensazioni negative che provi. Tu sei la tua paura, la tua rabbia: non cambatterle. Non lottare contro la tua rabbia, la tua paura, la tua disperazione; con la presenza mentale puoi abbracciare quei sentimenti. Se continui a respirare in consapevolezza potrai generare l’energia della presenza mentale che abbraccerà e calmerà i sentimenti difficili come una madre abbraccia teneramente il suo bambino che piange e lo calma.”

Forse ho solo bisogno di tornare alla mia isola. O forse proprio di trovarla!
Buon fine settimana cari amici!

Con questo post partecipo all’iniziativa “Il Venerdì del libro” di Homemademamma.

Annunci

9 thoughts on “L’isola del sé

  1. Catia, questo brano che hai scritto è veramente d’ispirazione… e credo che ci riguardi un pò tutti. Togliendo i momenti neri che hanno motivazioni specifiche e transitorie, capita anche a me talvolta di non sentirmi a posto anche in assenza di motivi veri e propri… e ha ragione il brano: rabbia, paura, disperazione, ma anche frustrazione e irritazione sono stati emotivi che non bisogna negare o cercare di ignorare a tutti i costi. E’ bene che “facciano il loro corso”… e sarebbe davvero saggio avere le capacità mentali ed emotive di gestirle come suggerito lì. Anche io non sempre riesco a “raggiungere l’isola del sè”. Un abbraccio e buon weekend!

    Mi piace

  2. Ciao Silvia,
    vorrei davvero essere capace di “danzare con le mie emozioni” anzichè negarle.
    Lo yoga e la Fede mi aiutano ma è un cammino ancora lungo!
    Un abbraccio

    Mi piace

  3. Beh! L’autore non ha bisogno di presentazioni.
    Presenta dei passaggi davvero molto utili su come gestire per esempio la rabbia sul lavoro.
    Si! E’ un libro che merita una lettura approfondita.

    Mi piace

  4. Carissima Catia, guarda appena ho cominciato a leggere il post mi sono detta… “anch’io sono così”!!! Mi sento proprio come te, poi mi guardo intorno e mi rendo conto che ci sono persone che hanno molto più diritto di me a stare male… ma ugualmente non riesco a tirarmi su! Le parole del libro sono splendide e appena possibile corro a comprarlo chissà se riuscirò a raggiungere anch’io “l’isola del sè”….. Grazie Catia del bellissimo post!

    Mi piace

  5. Mia cara… non sai quanto ti capisco… ci sono momenti così e non sei certo la sola. Insoddisfazione, nervi a fior di pelle, voglia di urlare all’improvviso contro tutto e contro tutti… bhè, ogni tanto capita anche a me.
    Dovrò provare anche io a leggere un libro così.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...