Modifiche al P.D.P.

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Ieri mattina ho avuto un colloquio con due insegnanti di Matilde per rivedere e modificare il suo P.D.P.
Il P.D.P. è il Piano Didattico Personalizzato.
La legge 170/2010 prevede che sia redatto un Piano Didattico Personalizzato, un documento di tutela e con finalità progettuali per l’alunno, per gli insegnanti e per la famiglia.
Il PDP è un documento che sancisce un vero e proprio patto di fiducia tra coloro che a vario titolo sono coinvolti nel percorso di crescita dell’allievo con DSA.
Copia del PDP resterà nel fascicolo dell’alunno per tutto l’iter scolastico e andrà aggiornato ogni anno. La famiglia ne può richiedere una copia.

( Dire, fare, pensare con i DSA -Rossella Grenci – Pearson)

Nel primo mese e mezzo di scuola ho osservato attentamente Matilde e ho percepito qualche difficoltà in più.
Sembrerebbe banale ma la struttura dell’orario scolastico gioca un ruolo importante nell’organizzazione del lavoro a casa.
Se l’orario prevede più materie di studio ( intendo storia, scienze e geografia ) nello stesso giorno o per esempio una lingua straniera da rivedere o studiare da un giorno all’altro l’organizzazione dello studio a casa diventa più problematico ( ancora di più per un ragazzo con DSA i cui tempi e i ritmi di studio sono per ovvi motivi più lenti).
La prima modifica che ho proposto ai docenti è stata allora l’introduzione delle interrogazioni programmate. Questo consente a Matilde di studiare comunque ciò che è stato assegnato ma al contempo le permette di concentrarsi maggiormente su ciò che le richiede più fatica cioè le lingue straniere.
E a questo proposito ho proposto di inserire nel PDP di privilegiare il più possibile le prove orali rispetto a quelle scritte.
La terza proposta suggerita è stata quella di evitare di dare a Matilde, in sede di verifiche, più tempo ma compensare con una riduzione del carico di lavoro, vale a dire che Matilde avrà lo stesso tempo dei suoi compagni per completare la consegna ma gli esercizi che le verranno assegnati saranno di meno, senza nulla togliere alla “qualità” degli esercizi in modo che gli obiettivi vengano comunque raggiunti. Per esempio invece di quattro problemi di matematica, solo due ma più strutturati.
Questa proposta è stata fatta dopo aver osservato che il tempo dato in più è motivo ulteriore di distrazione per Matilde ( ma anche per molti ragazzi, non dsa, come mi ha fatto notare un’insegnante ieri).

Devo dire che in questi colloqui alla scuola media in cui mi trovo un po’ a condividere con gli insegnanti i frutti delle mie osservazioni, dei miei studi sulla dislessia e a dire la mia insomma, mi sono sempre sentita a mio agio. Ho sempre trovato persone disponibili e disposte ad ascoltarmi. Anzi a volte mi trovo io a dire di no su alcune proposte di strumenti che potrebbero aiutare Matilde. Per esempio ieri, parlando delle interrogazioni programmate una docente ha suggerito di concordare gli argomenti dell’interrogazione. A me sembrava troppo e ho detto che no, Matilde studierà esattamente tutto quello che studieranno i suoi compagni e che le interrogazioni programmate saranno già un ottimo strumento compensativo per permetterle di incanalare al meglio le sue energie.

Intanto ho iniziato la lettura di un libro “Al diploma e alla laurea con la dislessia” – Storie di vita e metodologie per la scuola secondario di seconda grado e l’università.

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Si, perchè il tempo passa e molto in fretta anche e so che mi ritroverò in un baleno a fare i conti con il liceo.
Nel capitolo “Il ruolo delle figure educative nella scuola secondaria di secondo grado” una paragrafo è ovviamente dedicato ai genitori ed esordisce così…

Se fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo, essere il genitore di un ragazzo con difficoltà specifiche dell’apprendimento lo è ancora di più. Nessuno ha ricette preconfezionate da dare, ma sembra utile tentare di tradurre la generica corresponsabilità della famiglia nelle stesura e nell’attuazione del PDP in alcuni suggerimenti operativi…

Seguono i suggerimenti dei quali mi hanno colpito maggiornamente …

– non vergognarsi se si va in crisi e chiedere aiuto. Saper chiedere aiuto è una modalità adulta di affrontare la vita;
– raccogliere il maggior numero di informazioni sull’argomento;
– confrontarsi con chi vive la stessa esperienza: può servire a non sentirsi soli e a ricevere indicazioni operative.
– aiutare il proprio figlio ad accettare la realtà di un disturbo che crea svantaggio (compensabile) in ambito scolastico, ma non pregiudica gli altri aspetti della vita individuale e associata;
– cercare di sottolineare sempre i progressi, incoraggiando e motivando sulla base però di dati reali, cioè di effettivi miglioramenti.

Continuo nella lettura di questo libro molto interessante e sicuramente ne parlerò ancora.

Giacomo Guaraldi, Paola Pedroni e Margherita Moretti Fantera
Al diploma e alla laurea con la dislessia
Edizioni Erickson

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