Wednesdayogaparty: come uno specchio

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Vi riporto un passaggio del libro “Insegno Yoga” di Donna Farhi, insegnante con un’esperienza ventennale che in questo testo esplora con passione e chiarezza i complessi interrogativi che stanno alla base della relazione tra insegnante e allievo.

“Come sa bene chiunque abbia provato la pratica dello Yoga, si tratta di un processo su più livelli, carico di difficoltà, distrazioni e ostacoli. E’ probabile che incontriamo le nostre peggiori paure, le nostre più radicate false credenze e le nostre più frustranti abitudini autodistruttive. Come insegnanti di Yoga noi cerchiamo, attraverso tutto quello che abbiamo appreso dalla nostra esperienza personale, di accompagnare gli allievi nel loro ardente processo di trasmutazione. E’ nostro compito garantire un contesto sicuro ed efficace in cui possa avvenire questo processo, utilizzando sapientemente i mezzi a nostra disposizione per appiccare e alimentare il fuoco della trasformazione, fornendo un costante sostegno e un continuo riconoscimento dell’interezza intrinseca dell’allievo, indipendentemente dal punto del percorso in cui si trova. Forse è proprio questa la cosa più importante di tutte poichè, quando ci sentiamo veramente “visti” e riconosciuti, sperimentiamo una profonda guarigione.
In qualche modo si può dire che è attraverso il riflesso dell’impegno messo dall’insegnante nella ricerca della propria autenticità che l’allievo permette alla sua dote innata di progredire e risplendere.
Ora, è indubbio che talvolta l’insegnante possa commettere errori, poichè errare è umano. Quello che più conta è che l’insegnante aspiri sinceramente e si impegni profondamente al rispetto dei principi etici. Tutte le persone commetteranno errori, pertanto sia l’insegnante che l’allievo devono accettarlo. Un insegnante che sbaglia, riconosce l’errore e compie ogni sforzo per non ricadervi, dimostra che aspira alle possibilità più alte, è comunque radicato nella propria umanità. Nell’ammettere un errore, egli esprime con verità in quale punto del percorso di trova.
L’equilibrio tra i due poli, quello umano e quello divino, nel processo interiore di un insegnante, è uno specchio importante per il processo interiore dell’allievo. Se l’insegnante mostra una splendente immagine di sè, che accuratamente non riflette colpe e mancanze, oppure se rifiuta o tenta di nascondere i propri errori, l’allievo potrebbe provare un senso di alienazione rispetto ai propri difetti.
Ovviamente il riconoscimento dei limiti umani non è una scusa per agire in modo sbagliato, nè una giustificazione ( una sorta di “E’ solo un uomo”) quando l’individuo non ha alcuna intenzione di modificare il proprio comportamento. Il fatto di essere umani non è una scappatoia.
Se ci presentiamo come insegnanti di yoga, che è scienza e arte del vivere, dobbiamo noi stessi mettere in pratica quel modo di vivere. Se, al contrario, vogliamo solo insegnare posizioni e posture, è meglio dare a quello che facciamo un nome diverso da Yoga.”

Questo passaggio mi ha molto consolato in quanto io, come insegnante, ho sempre paura di sbagliare e di non riuscire a fare il bene delle mie allieve quando propongo loro le mie lezioni.
Per il resto, io ho abbracciato uno stile di vita yogico molti anni fa e lo sforzo è sempre quello di continuare in quella direzione, continuando ad affinare quello stile facendo si che le vere protagoniste della mia vita siano la consapevolezza e la coerenza. Spero ardentemente di essere uno specchio pulito e senza aloni per le mie allieve.

Aspetto i vostri commenti, le vostre considerazioni e opinioni su questo interessante passaggio.
Voi yogi, allievi e insegnanti.

Partecipare al Wednesdayogaparty è semplicissimo. E’ sufficiente inserire un commento oppure se avete un blog potete scrivere un post e mettere il link nei commenti o ancora se vi fa piacere potete condividere l’articolo sui social. A vostra liberissima scelta!
Namastè

Wednesdayogaparty

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9 thoughts on “Wednesdayogaparty: come uno specchio

  1. Si’ per me sei uno specchio pulito..rispecchi i principi dello yoga..mi affido a te durante le lezioni e anche dopo..”lo yoga inizia quando finisce la lezione”…ce lo ricordi sempre..sto interiorizzando il termine “consapevolezza” che prima non mi apparteneva..e questo solo per merito tuo..grazie!

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  2. Ciao Catia… per me il discorso sarebbe molto lungo… per quella che è la mia esperienza, la persona che è stata la mia prima insegnante è stata anche quella con cui ho avuto alti e bassi, diciamo amore e odio, per estremizzare… tuttavia, rimane quella che più mi ha dato l’ispirazione, l’imprinting, e tuttora la frequento (quando posso) con molta gioia. Per me è stata una crescita anche rendermi conto che le insegnanti sono umane, hanno dei limiti che magari loro stesse non vedono, ma non per questo sono cattive insegnanti, se la loro intenzione è buona. L’albero buono lo si vede dai frutti.
    Penso comunque che ognuno cerchi nell’insegnante qualcosa di diverso dagli altri: chi ha bisogno di una guida, chi di un’ispirazione, chi di un modello da seguire, chi niente di tutto questo.
    Della mia insegnante attuale (che tu conosci) apprezzo molto sia l’esempio che offre, sia il rispetto che ha per tutti, sia il modo sottile che ha di insegnarti a metterti in comunicazione con te stesso.
    Certo è che se io fossi un’insegnante mi troverei nel panico probabilmente :))))
    Un abbraccio e buon mercoledì!!! 😀

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  3. Certo che la conosco la tua insegnante e se fosse più vicina….
    Io non vado nel panico ma mi accorgo di fare tutti gli sforzi per non correre rischi quando insegno e a volte mi chiedo se non privo le mie allieve di quel qualcosa in più che possa far vivere loro un’esperienza particolare.
    Ma sono consapevole che quello dello yoga è un percorso sempre in crescita sia come allievi che come insegnanti.

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  4. “non correre rischi” nel senso che ti preoccupi che non assumano posizioni dannose? beh ma questo secondo me non significa necessariamente privarsi di quel qualcosa in più… no? forse non ho capito..

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  5. Ho iniziato con te la pratica dello yoga solo pochi anni fa (mi pare tre) e ammetto di averlo fatto per tre motivi principalmente:
    1 – fare qualcosa con te
    2 – fare qualcosa per il mio corpo che fosse un po’ più leggero rispetto alla ginnastica
    3 – curiosità
    Piano piano mi sono accorta che i motivi per i quali una persona si avvicina allo yoga dovrebbero essere altri. Per ora sto cercando di arrivare ad una consapevolezza di questi motivi ma ti assicuro che non è facile per me.
    Comunque è già un grande passo provarci!

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  6. Hai ragione quando dici che è importante avere uno stile di vita yogico. Io ci provo tutti i giorni ma è ancora lunga la strada, anche perchè poi viviamo in un contesto occidentale , poche persone che conosco e frequento fanno yoga. Altre si ma non vedo solo quello. Poi mi domando cosa vuol dire per me avere uno stile di vita yogico?

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  7. Per me significa avere presente i principi etici che ci propone Patanjali, gli Yama e i Niyama.
    Uniformare i miei atteggiamenti, i miei pensieri, le mie parole a questi principi mi fa stare meglio con me stessa e con gli altri.
    E poi naturalmente essere costanti nella pratica ( asana, pranayama e meditazione).

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