Matilde e Strasburgo

A fine mese la classe di Matilde farà la gita di fine anno.
Destinazione: Strasburgo.
Matilde ha deciso di non partecipare a questa gita.
La motivazione?
La paura degli attentati.
La destinazione era stata scelta da genitori e professori insieme durante la prima assemblea a ottobre, quindi prima dei fatti di Parigi.
In seguito a quegli avvenimenti Matilde ha cominciato ad avere dei dubbi circa l’opportunità di andare in gita in una città che, essendo sede del Parlamento Europeo, è potenzialmente un po’ più a rischio delle altre.
Noi abbiamo cercato di rassicurarla dicendo che sicuramente i professori avrebbero evitato il centro o la zona delle istituzioni politiche europee, organizzando un percorso sicuro.
Lei ha continuato ad avere dei dubbi.

Dopo i più recenti eventi di Bruxelles i dubbi sono stati del tutto dissipati.
Matilde non andrà in gita.
Prima delle vacanze di Pasqua ho avuto un colloquio telefonico con la docente di italiano, la quale era davvero dispiaciuta per la decisione di Matilde e mi ha chiesto di parlarle ancora durante le vacanze.
L’abbiamo fatto ma poi abbiamo notato da parte di Matilde una tensione e un disagio tutte le volte in cui affrontavamo il discorso, così abbiamo fatto cadere la cosa.
Luca ed io abbiamo deciso di rispettare la decisione di nostra figlia la quale ha spiegato la sua paura e la conseguente decisione in questo modo:
” Se io dovessi andare tutte le mattine in metropolitana per recarmi al lavoro, lo farei. Con un po’ di ansia ma lo farei. Però non vedo la necessità di andare in veste di turista in una città che è a rischio”.
Il ragionamento effettivamente ha una certa logica anche se sono d’accordo con chi dice che la paura non deve assolutamente bloccare le nostre vite e le nostre abitudini ( noi non viaggiamo ma c’è chi lo fa spesso).
Certo, anche a noi dispiace che Matilde non si goda tre giorni con i suoi compagni perchè alla fine la cosa bella della scuola sono proprio le gite ma come ho detto ci sentiamo di rispettare questa scelta.

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10 thoughts on “Matilde e Strasburgo

  1. Ciao Catia, la decisione di Matilde mi sembra assolutamente ponderata e consapevole, quindi rispettabilissima.
    E’ vero che tutto può accadere in ogni momento e in ogni luogo, ma se questa gita le crea disagio più che piacevole aspettativa, allora è giusto così.
    Dani

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  2. Anche io condivido il ragionamento molto logico di Matilde. È vero che la paura non deve bloccarci, ma è vero che questa può essere una forzatura che possiamo farci da adulti, alla sua età forse è più difficile, specie se si è così sensibili e profondi
    Emanuela

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  3. Capisco i timori e le motivazioni di Matilde, anche se mi rattrista il pensare che, una ragazzina non possa vivere spensieratamente una bella esperienza.
    Questa situazione, mi fa tornare alla mente il periodo 70-80, del terrorismo in Italia, eppure non ci aveva fermato, la vita continuava nella normalità, gite comprese. Cosa è cambiato nelle nostre paure? Forse le notizie “rimbalzavano” per minor tempo e con minore brutalità, sedimentandosi, a poco a poco, nel fondo dei nostri pensieri.
    Buona settimana.

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  4. Io ho dei ricordi vaghi di quel periodo ma non mi è mai sembrato di vedere gente con la stessa paura di adesso. Forse perchè gli obiettivi degli attentati erano più mirati, più politici… non lo so. Adesso non ci si sente al sicuro da nessuno parte.

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  5. Dopo l’11 settembre i professori di Martina(scuola media) ad ogni uscita programmata in città chiedevano il “permesso” ai genitori per servirsi della metropolitana..cosa dovevamo fare? Negarle tutte le uscite non potevamo..all’inizio eravamo preoccupati,poi ci siamo “abituati”..anche perché Martina per fortuna era tranquilla..
    Se questa gita desta preoccupazione..disagio al posto che interesse è’ più che giusto rispettare le sue opinioni..col rammarico che comunque le gite fatte con la scuola te le ricordi per sempre…

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  6. E’ questo il fatto!
    Ho già avuto modo di dire anche qui sul blog che Matilde stravede per i suoi compagni e il fatto di aver deciso di non andare alla gita significa che la sua preoccupazione è tanta per cui non abbiamo ritenuto opportuno insistere più di tanto.

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  7. Ecco la mia opinione: trovo giusto rispettare la decisione perchè ora come ora non potete obbligare Matilde o forzarla, sarebbe un trauma per lei andare in gita e sentirsi a disagio tutto il tempo. Però secondo me non dovete sottovalutare la cosa o ritenerla un episodio a se’;occorre parlarne ancora e intevenire sul problema in generale (la paura) e non sulla manifestazione (la non gita). Assecondando questi pensieri ogni volta si rischia che la cosa peggiori.

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  8. Ciao Andrea e grazie per il tuo commento.
    Hai perfettamente ragione!
    Peraltro Matilde ha progetti ben chiari per il suo futuro ( anche a livello professionale, il disegno,la scuola di fumetto in un’altra città ) e quindi sicuramente dovrà affrontare la questione nella certezza che in noi potrà sempre trovare dei genitori pronti ad ascoltarla.

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  9. Fate bene a rispettare la sua decisione. Forse più avanti, ascoltando i racconti degli altri, se ne pentirà ma in ogni caso sarà stata un’esperienza positiva di aver visto rispettata la sua volontà, e questo conta molto di più di una gita. Che poi a dire il vero no, non penso che se ne pentirà, sarà contenta quando la sua classe sarà tornata con tanti racconti da condividere e basta. 🙂
    Sul motivo della sua paura, non so cosa dire… Penso che farei una scelta simile in questo momento!
    Poi, a questa età si è estremamente sensibili. Ricordo che io ai quei tempi avevo la fissa dei rischi dell’energia nucleare (era passato qualche anno da Cernobyl; peró…) e sí, nonostante non é che se ne parlava piú di tanto nei giornali o in tv era una cosa che teneva spesso impegnati i miei pensieri in modo negativo. Poi più avanti la paura si é trasformata in una spinta per diventare ambientalista, dunque nella paura ci può anche essere non solo un elemento che blocca ma anche che crea energia. Ecco magari si dovrebbe riuscire a scoprire in quale tipo di “energia attiva” si potrebbe cercare di trasformare la paura che sta alla base della decisione.

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