… grazie ad un libro…

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Ieri sera ho terminato la lettura de “L’amante giapponese” della mia adorata Isabel Allende.
Anche questa volta non mi ha deluso tenendomi letteralmente inchiodata alle pagine con una storia d’amore appassionata e al contempo razionale, con viaggi indietro e avanti nel tempo, con la sua capacità di farmi sentire davvero i profumi e i sapori che descrive ( questa è la caratteristica che amo più in lei e anche nell’altro mio scrittore preferito, Gabriel Garcia Marquez).
Grazie a questa lettura ho anche potuto approfondire un evento storico che è sempre stato mal riportato e al quale forse non si è data la giusta importanza, nemmeno nei libri di scuola ( almeno non nel testo di storia di Matilde di terza media).
Sto parlando dell’internamento dei giapponesi negli Stati Uniti dopo l’attacco da parte del Giappone a Pearl Harbour il 7 dicembre del 1941.
In seguito a questo attacco a sorpresa alla base militare statunitense, tutti i giapponesi residenti negli Stati Uniti, anche quelli di seconda generazione quindi cittadini americani a tutti gli effetti furono deportati e ghettizzati in campi di internamento perchè considerati tutti potenziali spie. Poco importa se nessun atto di spionaggio o sabotaggio fosse stato compiuto. Essi venivano chiamati “alien enemies”, stranieri nemici come del resto gli italiani e i tedeschi residenti negli Stati Uniti.
Fu Franklin Delano Roosevelt ad emanare questo decreto…

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I giapponesi furono smistati in dieci campi sparsi nei deserti degli Stati Uniti. Il più famoso forse è quello di Topaz, nello Utah, a pochi km da Salt Lake City.
In queste zone di esclusione, i giapponesi cercarono di condurre una vita dignitosa seppur in mezzo a mille difficoltà. Molti giovani furono anche reclutati nell’esercito americano e quindi costretti a combattere per gli stessi americani che li stavano tenendo prigionieri.

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Una volta terminata la guerra furono rilasciati ma per molti di loro fu difficile ricominciare a vivere anche perchè continuava ad essere presente il sospetto nei loro confronti.
Soltanto sotto il governo Reagan nel 1989 le famiglie giapponesi ottennero un risarcimento economico per quello che hanno dovuto subire e sotto il governo Bush senior hanno ricevuto le scuse ufficiali.
Ho tratto queste informazioni dal sito Buroghi:occhi sull’Impero il quale nominava un film che ho visto parecchi anni fa e che mi era piaciuto molto “La neve cade sui cedri”

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Tratto dal romanzo omonimo di David Guterson narra gli eventi accaduti nei primi anni cinquanta in un piccolo paese dello stato di Washington in cui viene trovato morto un pescatore. Viene accusato un giapponese ( l’odio degli americani nei confronti dei giapponesi è ancora vivo) che aveva avuto problemi con la famiglia della vittima ma che si rivelerà innocente.

Il film descrive il processo, intervallato da flash back del protagonista, un giornalista innamorato di una ragazza giapponese che durante il periodo dell’internamento si è sposata con un connazionale ( l’imputato).
L’ho rivisto con piacere ieri mattina ( mentre stiravo!).

Chiudo con una riflessione.

Quando pensiamo alla seconda guerra mondiale il pensiero corre a ciò che è successo nei campi di concentramento nazisti e alle brutture compiute e alla discriminazione senza senso di Hitler.
Gli americani non sono arrivati ad annientare un popolo in questo modo ma non hanno avuto scrupoli nel trattare come animali persone solo perchè appartenevano a quel popolo.
I civilissimi Stati Uniti!

Che dire?
La lettura di un romanzo mi ha aperto la mente a cose nuove stimolandomi ad approfondire.
Credo che questo sia proprio il bello dell’apprendere. Sempre. Ad ogni età!

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6 pensieri riguardo “… grazie ad un libro…

  1. Al di la di ttte le giustificazioni del caso, non dimentichiamoci che i “civilissimi Stati Uniti” sul Giappone hanno lanciato ben DUE bombe atomiche!!!
    Un abbraccio
    Francesca

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  2. amo Isabel Allende, ho letto praticamente tutto di lei. Ho amato in particolare “Paula”, perchè, al di là del dolore che racchiude, ho trovato nelle sue pagine una tale forza ed una tale serenità che mi hanno insegnato e segnato moltissimo.Anche questo fanno i libri scritti bene e pieni di cose!
    Emanuela

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  3. Con “Paula” io ho fatto tanto di quel piangere! Però è vero, alla base di tutto quella sofferenza c’era serenità.
    Ogni tanto mi riprendo in mano “La casa degli spiriti” e ne leggo una frase qua e una frase là…

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  4. allora, se riesci a trovarlo, cerca il libro ” Il tempo delle farfalle”,di Julia Alvarez, autrice nicaraguense. io adoro la letteratura dell’America latina, come amo in genere i Sud del mondo…. e penso che ti piacerà.
    La casa degli spiriti l’ho comprato alla stazione di Bologna, quando andavo a trovare mia figlia, che faceva l’Università lì. Credo di averlo letto in tre ore, e si’ che leggo velocissima, ma quella volta…avevo male al collo, per non aver mai alzato la testa dal libro….
    un bbraccio
    Lela
    PS- altra mia passione …gli scrittori irlandesi, altro Sud del mondo…

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