Il paradiso e l’inferno sono già qui

buddha

Secondo il buddhismo la cause della sofferenza sono l’ignoranza, la bramosia e l’avversione.
Per annientare queste cause il Buddha insegnò un metodo che si chiama Nobile Ottuplice Sentiero.
Ecco come il Buddha stesso descrive questo metodo:

Astenersi da azioni malvage,
compiere solo azioni buone,
purificare la mente:
questo è l’insegnamento
delle persone illuminate
.”

Mi verrebbe da dire che questo atteggiamento dovrebbe essere seguito da tutti, indipendentemente dalla religione professata o in cui si crede.
Ma del resto il Buddha aveva visto molto in là elaborando uno stile di vita oserei dire universale.

Un’azione è buona se non arreca danno agli altri.
Ma il buddhismo dice chiaramente che ciò che può arrecare danno agli altri non sono solo le azioni ma anche le parole.
Seguire un’adeguata condotta morale significa evitare di danneggiare gli altri ma anche noi stessi. Infatti se compiamo una cattiva azione significa che prima dell’azione c’è stato tutto un lavoro mentale di preparazione di quell’azione che ha avvelenato la mente, che ha provocato un’intensa agitazione, una forte avversione. Tutto questo ci rende infelici nell’immediato e le conseguenze ci renderanno più infelici in futuro.

Non è necessario aspettare dopo la morte per sperimentare il paradiso o l’inferno.
Noi stessi creiamo il fuoco dell’inferno quando compiamo azioni dannose e sperimentiamo la gioia del paradiso quando compiamo un’azione positiva.

Riflessioni mie tratte dal libro “La meditazione vipassana – un’arte di vivere

Una volta un samurai grosso e rude andò a visitare un piccolo monaco. “Monaco”, gli disse “insegnami che cosa sono l’inferno e il paradiso!”.
Il monaco alzò gli occhi per osservare il potente guerriero e rispose con estremo disprezzo: “Insegnarti che cosa sono l’inferno e il paradiso? Non potrei insegnarti proprio niente. Sei sporco e puzzi, la lama del tuo rasoio si è arrugginita. Sei un disonore, un flagello per la casta dei samurai. Levati dalla mia vista, non ti sopporto”.
Il samurai era furioso. Cominciò a tremare, il volto rosso dalla rabbia, non riusciva a spiccicare parola. Sguainò la spada e la sollevò in alto, preparandosi a uccidere il monaco.
“Questo è l’inferno”, mormorò il monaco.
Il samurai era sopraffatto. Quanta compassione quanta resa in questo ometto che aveva offerto la propria vita per dargli questo insegnamento, per dimostrargli l’inferno! Lentamente abbassò la spada, pieno di gratitudine e improvvisamente colmo di pace.
“E questo è il paradiso”, mormorò il monaco.
Dopo una lunga ed eroica vita, un valoroso samurai giunse nell’aldilà e fu destinato al paradiso. Era un tipo pieno di curiosità e chiese di poter dare prima un’occhiata anche all’inferno. Un angelo lo accontentò e lo condusse all’inferno.
Si trovò in un vastissimo salone che aveva al centro una tavola imbandita con piatti colmi di pietanze succulente e di golosità inimmaginabili. Ma i commensali, che sedevano tutt’intorno, erano smunti, pallidi e scheletriti da far pietà.
“Com’è possibile?”, chiese il samurai alla sua guida. “Con tutto quel ben di Dio davanti!”.
“Vedi: quando arrivano qui, ricevono tutti due bastoncini, quelli che si usano come posate per mangiare, solo che sono lunghi più di un metro e devono essere rigorosamente impugnati all’estremità. Solo così possono portarsi il cibo alla bocca”.
Il samurai rabbrividì. Era terribile la punizione di quei poveretti che, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppur una briciola sotto i denti. Non volle vedere altro e chiese di andare subito in paradiso.
Qui lo attendeva una sorpresa. Il Paradiso era un salone assolutamente identico all’inferno. Dentro l’immenso salone c’era l’infinita tavolata di gente; un’identica sfilata di piatti deliziosi. Non solo: tutti i commensali erano muniti degli stessi bastoncini lunghi più di un metro, da impugnare all’estremità per portarsi il cibo alla bocca.
C’era una sola differenza: qui la gente intorno al tavolo era allegra, ben pasciuta, sprizzante di gioia. “Ma com’è possibile?”, chiese il samurai.
L’angelo sorrise. “All’inferno ognuno si affanna ad afferrare il cibo e portarlo alla propria bocca, perché si sono sempre comportati così nella vita. Qui, al contrario, ciascuno prende il cibo con i bastoncini e poi si preoccupa di imboccare il proprio vicino”.
Paradiso e inferno sono nelle tue mani. Oggi.

Racconto tratto da libro ” L’importante è la rosa ” di Bruno Ferreno

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