Il tempo della gratitudine

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La settimana scorsa sono stata proprio male.
Ero irrequieta e a tratti nervosa.
Sono stata aggressiva con alcune persone salvo poi pentirmene due secondi dopo.
Non so se capita anche a voi, ma io quando sono in questi periodi down ho la tendenza a chiudermi a riccio, a non comunicare ( e quando lo faccio combino casini).
Ho esternato queste sensazioni sul gruppo whattsAp delle catechiste e alcune di loro poi mi hanno contattato in privato per chiedermi che cosa stava succedendo e altre me l’hanno chiesto personalmente.
Beh! Voi non immaginate quanto mi abbia fatto bene ricevere quei messaggi.
Sono sempre stata convinta che il bene più prezioso che noi abbiamo sono le persone.
Anche quando discutiamo, ci scontriamo, poi però ci accorgiamo ( almeno io me ne accorgo) che senza quelle persone ( e anche i possibili scontri) la nostra vita sarebbe un po’ più povera.
Ecco quindi un buonissimo motivo per esprimere gratitudine.
Probabilmente ci saranno altri periodi un po’ bui, periodi in cui la sola cosa che avrò voglia di fare sarà ritirarmi come un eremita e forse per me, per la mia personalità, il mio carattere sono anche periodi benefici ma in quei periodi saprò che qualcuno fuori dalla mia personale grotta della solitudine ci sarà sempre, mi penserà.
E’ di grande conforto questa cosa.

La mia gratitudine in questi giorni va anche ad una persona in particolare, una persona per me davvero speciale. Un sacerdote speciale. Colui che ho definito il mio guru. Certo, perchè che cos’è un guru se non colui che dalle tenebre ti porta alla luce!
E così è per me Padre Francesco.
Ogni volta le sue parole toccano corde che magari avevano smesso di vibrare.
Le sue parole arrivano lì proprio dove devono arrivare e tu ti dici: ” Caspita! era così facile e io non ci ho pensato!”.
Per esempio domenica mattina, incontrando le famiglie della Parrocchia per una riflessione sul Natale ormai imminente, prendendo come spunto un passo del profeta Baruc dove dice: ” Deponi Gerusalemme le vesti del lutto e dell’afflizione” ha posto chiaramente una domanda a tutti noi: ” Quali lutti dobbiamo abbandonare? Chiamiamoli per nome questi lutti che rendono la nostra vita triste e senza gioia!”.
Considerando la settimana che avevo appena passato queste parole mi sono arrivate come uno schiaffo.
Io so perfettamente il nome di ciò che mi rende irrequieta e nervosa. Eccome se lo so! Quindi il passo successivo è deporre tutto questo.
La fine dell’anno di solito è tempo di bilanci e di propositi. Di bilanci non ne voglio fare perchè tutto ciò che è successo e ho vissuto durante l’anno ( bello o brutto) ha avuto il suo perchè e il suo significato. I propositi solitamente con me non funzionano ma credo che riportare alla memoria le parole del profeta Baruc e di Padre Francesco possa essere invece un buon proposito per trasformare, ogni volta che si affacciano, il lutto e l’afflizione in gioia e serenità.

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4 pensieri riguardo “Il tempo della gratitudine

  1. Anche io conosco perfettamente il nome del mio lutto ma a volte non è facile deporre le vesti dell’afflizione. So che starei meglio ma ci sono rapporti e persone che non puoi di punto in bianco mettere fuori dalla tua vita!
    La cosa che ho imparato negli ultimi tempi è cambiare atteggiamento nei confronti delle cose che mi rendono triste e afflitta. Ci sono cose che non posso cambiare ma posso cambiare me stessa nei confronti di queste cose!
    Amarmi, bastare a me stessa… non è facile ma sono atteggiamenti che mi stanno aiutando moltissimo.
    Credo che questa potrebbe essere un’altra chiave di lettura.
    Ti abbraccio tanto tanto
    Francesca

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  2. Non so per certo il “none”!del mio lutto, so che c’è e che mi fa sentire spesso in “colpa” …qualunque cosa faccia non è mai abbastanza per rasserenarmi del tutto..devo lavorare ancora per capire bene …”lasciarlo andare”…e stare meglio..padre Francesco ti ha toccato corde che avevano smesso di vibrare..hai reso l’idea perfettamente..parole che hanno fatto centro..sei una bella persona anche quando “ti ritiri” ..il tuo cuore è grande e vorrebbe abbracciare tutti e tutto..ti stimo tanto! Angela

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  3. Cara Catia, anch’io so benissimo il nome del mio lutto.
    Ultimamente ci ho “lottato” parecchio, con nervosismi, ansie, a volte insonnia. Ora sto capendo una cosa: io posso solo cambiare me stessa e niente altro. Il mio atteggiamento, la mia visione delle cose. Non c’è un’altra via. Noi siamo responsabili solo di noi stessi e della nostra parte, del nostro impegno, del nostro miglioramento personale.
    Non è facile a farsi, ma è come quando scrivevi di non lasciarsi rovinare la vita da una malattia… tra alti e bassi, non perdiamo di vista l’obiettivo (lo dico in primis a me stessa).
    Ti abbraccio tanto,
    Dani

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  4. Ahh come sono d’accordo con auradiluna! Ci affanniamo continuamente per cambiare gli altri. Cerchiamo di migliorare i figli, di cambiare i mariti, di modificare i genitori. Ma è tutto vano e inutile. Gli unici che siamo in grado di cambiare siamo noi stessi. Gli altri sono come sono, che a noi piaccia o meno.

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