Il primo trimestre alla scuola superiore

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Siamo arrivati alla fine del primo trimestre del primo anno di liceo artistico.
Tre mesi sostanzialmente sereni, in cui Matilde ha scoperto materie nuove e decisamente di suo gradimento, in cui ha imparato a conoscere docenti e compagni, a muoversi nella struttura, a capire dinamiche e regolamenti.
Per noi genitori tre mesi in cui familiarizzare con linguaggi nuovi ( plenaria, recuperi, pentamestre) e nuove modalità di interazione con la scuola e i docenti ( prenotazione on line dei colloqui … ).

Pensando a questi tre mesi mi sono venuti in mente alcuni passaggi di un libro che ho letto la scorsa estate e che mi aveva illuminato rispetto all’approccio con la realtà scolastica che dopo pochi mesi avrei conosciuto.
Il libro in questione è “Basta studiare!” scritto da due professori che danno alcune “semplici” indicazioni per non farsi travolgere dall’onda di eventi legati alla scuola superiore.
Il capitoletto da cui ho tratto i passaggi si intitola ” Scoprite chi è vostro figlio dalle 8 alle 14″ e inizia così…

La scuola di vostro figlio può insegnare molto anche a voi, se instaurate un dialogo continuo e costruttivo. Vi daremo alcuni suggerimenti per dar vita a un percorso triangolare nella scuola superiore, con una sinergia tra alunni, istituzione e famiglie. Si tratta di porre l’attenzione sui primi mesi di scuola, paragonabili ai primi passi nell’infanzia; serviranno attenzione particolare, desiderio di costruire, tempestività nell’intervento e nella conoscenza degli strumenti che, nella mattinata scolastica, sono a disposizione. Sarà importante affrontare al meglio strumenti tradizionali come i colloqui individuali e le riunioni di classe e poi azzardiamo qualcosa di nuovo: le riunioni e le reti tra le famiglie.

In questi tre mesi ho passato molto tempo a scuola ( e spero di poterlo fare anche nei cinque mesi futuri considerando la nostra situazione familiare un po’ particolare) con la prima riunione di classe in cui abbiamo conosciuto non tutti, ma la maggior parte dei docenti, le riunioni del Comitato Genitori ( molto attivo e presente) e gli incontri della Commissione DSA.
Tra i genitori grazie a WhatsApp si è creata una rete fitta di scambi che ci ha permesso di condividere opinioni e suggerimenti relativi ad una particolare situazione che si è verificata in classe.
Io sono rappresentante di classe e sono quotidianamente in contatto con l’altra mamma rappresentante.
Insomma un impegno che deve essere mantenuto perchè più passa il tempo e più mi accorgo che le famiglie sono una risorsa per la scuola ( certo bisogna porsi nel modo giusto per non essere invadenti ).

Da un punto di vista pratico è indispensabile curare due aspetti, il metodo di studio e la pianificazione senza i quali gli alunni del biennio si scoraggiano, non crescono e, nella migliore delle ipotesi, impareranno a sbrigare i compiti meccanicamente, in modo compilativo. E la famiglia, lo ribadiamo, deve concorrere con la scuola per consegnare ai ragazzi la coscienza del senso del lavoro, dell’apprendimento e della cultura.
“Si devono arrangiare”, ” E’ anche ora che se la cavino soli” e approcci simili trascendono nell’immobilismo e nella resa, dinanzi ad un’adolescenza che non è capita, per mancanza di interesse oppure di tempo”. Alibi, rimpianti, discussioni, spesso insuccessi. Anche l’autonomia va conquistata per gradi, così come la consapevolezza e la responsabilità. All’inizio del percorso è bene affiancare i figli, facendo un po’ da guida e un po’ da controllori”
.

Quello della pianificazione è un argomento ostico per Matilde.
Fa ancora fatica e deve essere sostenuta. Forse la difficoltà è legata al suo DSA ma parlando con genitori e docenti mi sembra di capire che il problema sia diffuso. C’è ancora spesso la tendenza a fare i compiti e studiare il giorno prima per il giorno dopo. Già alle medie era improponibile figuriamoci al liceo.
Le materie artistiche richiedono un’attenzione particolare alle consegne delle tavole o dei lavori.
Io insisto molto su questo punto con Matilde. Il rispetto delle scadenze è importante adesso ma anche in quello che lei auspica essere la sua futura professione cioè disegnare fumetti. E comunque in quasi tutte le professioni, artistiche o meno, ci sono scadenze da rispettare. Ecco quindi la coscienza del senso del lavoro.
Io sono convinta che l’apprendimento passi per la curiosità. Tanto più siamo curiosi di sapere e di capire tanto più impariamo e non mnemonicamente ma facendo nostri concetti e valori che nel nostro caso passano anche attraverso il linguaggio dell’arte.

Non bisogna temere di essere genitori presenti e attenti, di partecipare e di voler sapere, di aiutare, dando fiducia e senza trasmettere ansia. Al biennio può fare la differenza“.

Sono sempre stata accusata di essere troppo presente, di essere troppo attenta, di voler troppo partecipare, di aiutare troppo mia figlia e anche di trasmettere ansia. Me ne sono sempre infischiata del giudizio altrui. Conosco Matilde e so quello che è adatto a lei. Non è sempre stato uguale. L’attenzione, la partecipazione, l’aiuto sono sempre stati proporzionali ai suoi cambiamenti, di età ed emozionali, facendo dei passi indietro quando era opportuno e il risultato è un’adolescente serena che sta affrontando l’avventura delle scuole superiori con entusiasmo.

Per chi fosse interessato al libro da cui ho tratto i passaggi…

Lorenzo Sanna – Marcello Bramati
Basta studiare!
Sperling & Kupfer

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2 pensieri riguardo “Il primo trimestre alla scuola superiore

  1. Stare accanto ai figli e seguirli dando un piccolo aiuto quando serve per me è importante, non ti preoccupare se alcuni dicono che sei apprensiva, parlano solo perchè se non criticano qualcuno non si sentono appagati
    Matilde è una ragazzina felice e sa quanto è importante il tuo aiuto
    un saluto nonna Mariuccia

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  2. La domanda sorge spontanea: quando è il momento di lasciarli fare? Quando è il momento di non mediare, di non filtrare, di non aiutare a ricordare impegni e scadenze . Quando è il momento di fare un passo indietro. Se mi facessi questa domanda da sola risponderei : Quando lui me lo chiederà !
    Eppure, sebbene LUI me l’abbia chiesto molte volte, faccio una enorme fatica a lasciarlo fare, a non controllare a non “offrire” il mio costante apporto, aiuto, supporto.
    E lo vedo ormai infastidito come se mi considerasse una intrusa ma soprattutto come se non avessi abbastanza fiducia nelle sua capacità. Si scatenano così liti inutili, malumori e se mi fermo un momento nella mia vita improntata sul “fare ” riconosco che ha ragione che ha bisogno che faccia un passo indietro altrimenti il suo percorso di crescita continuerà ad avere un paracadute non richiesto. Devo impormi di fare un passo indietro e rassicurarlo che quando avrà bisogno sarò sempre li … però che fatica !!!

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