I corsi extrascolastici

Il pensiero mio e di Luca sulle attività extrascolastiche è stato sempre molto chiaro e preciso.
Infatti noi abbiamo sempre pensato che non fosse opportuno per nostra figlia avere tutti i pomeriggi impegnati in qualcosa ma che una sola attività fosse sufficiente.
Il resto del tempo Matilde l’avrebbe utilizzato a fare ciò che le interessava (disegnare, suonare, e anche, perchè no… giocare ai video games e anche, perchè no… annoiarsi).
Non sopportavo l’idea di sballottarla da un posto all’altro o di costringerla ad ingollarsi la merenda tutti i pomeriggi all’uscita della scuola perchè bisognava andare a danza, piuttosto che in piscina.
Ho dei bellissimi ricordi dei pomeriggi passati nei parchi dopo la scuola!
Inoltre abbiamo dato la possibilità a Matilde di sperimentare tante attività senza per forza continuarne una per anni e anni ( non abbiamo mai pensato a Matilde come una futura Federica Pellegrini o una rock star famosa).
Così nel corso degli anni ha danzato con un tutù e poi con l’hip hop, ha sperimentato cadute rovinose a karate e Qwan ki do, ha imparato il giro di do a chitarra, ha guizzato come un pesciolino e ora si rilassa tirando con l’arco. Il suo prossimo desiderio? Giocoleria…

Ma a proposito di corsi extrascolastici voglio condividere un passaggio del famoso libro di Luca Goldoni “Italia Veniale”
Ecco cosa ne pensava dell’argomento…

” Il corso”
Una sera mia moglie mi disse: ” ho iscritto il bambino al corso di…”
“Hai fatto bene” dissi “dovresti iscriverlo anche al corso di…”
” Ci avevo pensato ” rispose ” ma volevo parlartene perchè quel corso lì è molto affollato e ci sarebbe rimasto un turno dopo le undici, cosa dici?”
” E come si fa con la scuola? ”
” No ” mi spiegò sorridendo ” non è di mattina è dalle undici a mezzanotte”.
Ormai i corsi ci avvolgono, ci avviluppano, ci strangolano.
Si va al cinematografo corsi permettendo, si fa il weekend se non c’è un corso.

” Pronto? C’è la signora?
” No, è al corso d’inglese”
” Allora richiamo verso le sei”
” No, dalle cinque e mezzo alle sei e mezzo è impegnata al corso dei genitori!”.

” L’avvocato è uscito, può telefonargli in palestra, sta facendo il corso di ginnastica isometrica ed esce alle sette e va a prendere la moglie al corso di parto indolore!”

I corsi ci ammiccano, ci schiudono favolosi orizzonti, ci conquistano con la rapidità del muovo metodo ultrarapido, supersintetico, globale: imparate l’inglese in quarantadue ore e mezzo, come costruirsi un televisore in cinque lezioni, prresto ci saranno corsi di una lezione sola, forse impararemo il russo con un corso completo in dodici supposte.
Ma sono soprattutto i corsi dei nostri figli quelli che condizionano la nostra esistenza quotidiana; la funzione delle madri è quella di passare i pomeriggi accompagnando o andando a prendere i ragazzi ai corsi di: tennis, danza classica, dizione, catechismo, judo, arte drammatica, equitazione, ginnastica correttiva, nuoto, canto corale ( e siccome, prendendo l’autobus, non si riesce a tener dietro a tutti questi corsi, devono iscriversi anche loro a un corso, quello di guida, per pilotare una cinquecento e scodellare la prola giusta alla palestra giusta all’ora giusta.
Certo la vita non è semplice, ci sono poveri bambini che perdono la bussola, che si presentano al catechismo con la racchetta e le scarpe da tennis o che vanno in piscina vestiti da cavallerizzi, ce ne sono altri che ci fanno trovare la letterina sotto il piatto di Natale, caro papà se quest’altr’anno sarò buono, non mi iscriverai più a nessun corso? Ma, tutto sommato, fra qualche attimo di scoraggiamento e qualche scambio di turno i corsi vanno avanti, si moltiplicano, perfezionano questa generazione di giovani principi, figli di capuffici.
Noi non avevamo corsi quand’eravamo ragazzi, qualcuno andava a lezione di scherma con la maschera e il fioretto sotto braccio, o andava al maneggio, vestito come il marchesino Eufemio e noi gli facevamo le pernacchie a questi figli di papà che si davano un sacco di arie.
Adesso è una cosa diversa, adesso i medici vengono a visitare il bambino e, invece di prescivere una ricetta con qualche cucchiaino da prendere due o tre volte al dì, prescrivono due ore di nuoto alla settimana e un’ora di judo prima dei pasti. Le madri, astute e ambiziose, incalzano: per regolare l’intestino non gli farebbe bene un po’ di equitazione? e i padri si trovano nella ricetta anche due ore di maneggio: quando ci si metton i medici è fatta, si porterebbe anche il bambino a scalare le torri del Vajolet tutti i giovedì sera, se gli facesse bene.
Ci sono famiglie con figli unici e il ritmo dei corsi è ancora sopportabile ma ci sono famiglie con due o tre bambini e le cose, naturalmente sono più drammatiche se ci sono delle femmine che, se fanno un corso, spesso devono fare anche l’anticorso, esempio: il nuoto è troppo mascolinizzante e se una bambina impara bene il crawl, finisce che dà delle strette di mano che ti lussano una spalla e allora ci vuole il correttivo della danza classica che ingentilisce e insegna a fare le riverenze.
Il nuoto comunque è attualmente lo sport per cui le madri stravedono perché come è noto, è completo, armonioso, allarga la gabbia toracica e via discorrendo. E così si va ad iscrivere il bambino ai corsi di nuoto, sembra la coda al mausoleo di Lenin, siamo veramente un popolo di navigatori: piscine coperte, ce n’è una sola e serve a tutto, alle gare, agli allenamenti, ai corsi subacquei e a quelli di salvataggio, agli alunni delle medie e a quelli delle elementari, a quelli del Coni e a quelli della Federazione, si nuota a ciclo continuo, certamente qualcuno carica la svaglia per andare a fare le vasche che gli spettano. Ci si mette dunque la cosa, i genitori più candidi, quando arrivano davanti all’impiegato, mormorano, mi andrebbe bene il mercoledì e il venerdì, ma l’impiegato senza staccare gli occhi dal registro, sentenzia lunedì e sabato dalle alle.
Prendere o lasciare, e si prende, si capisce, si cenerà prima o si cenerà dopo o non si cenerà affatto, vogliamo giocarci per una cena uno sport completo e armonioso come il nuoto?
Lo spettacolo è edificante: quelle stesse donne che dicono scendo subito e ci fanno aspettare in macchina un quarto d’ora, arrivano spaccando il secondo, scaricano i figli, li svestono fulmineamente ( mentre altre madri rivestono quelli del turno prima) si ritirano nelle tribunette, si levano i cappotto e restano in camicette balneari ( perchè i trentotto gradi della piscina sono una sauna), si scambiano impressioni sui vari corsi di famiglia, ho saputo che il suo si è iscritto al karatè, è un nuovo sport? si signora, insegnano a rompere una porta con una testata, il mio ha avuto molto giovamento. Poi allo scoccar dell’ora le madri scattano, corrono alle docce, ritirano i figli con gli occhi rossi di cloro, lo avvolgono negli accappatoi, asciugano, frizionano, si contendono le prese di corrente per il phon ( mentre le madri del turno successivo cominciano a sbottonare e a sfilare). Piccola sosta in ambiente semifreddo e poi, sciarpe in testa, si affronta il novembre: dieci minuti esatti per raggiungere il corso di pattinaggio a rotelle. Gli uomini a casa si fanno un paio di uova al tegame.
Ai nostri tempi, tutti questi corsi non esistevano. Forse c’erano meno quattrini da spendere in iscrizioni, racchette, pinne,stivali, fioretti. Ma la realtà era anche un’altra: che le palestre, per noi, erano le strade. tutto si svolgeva in strada, giochi, gare, botte, partite di calcio (l’unico pericolo erano i vigili in bicicletta che sequestravano la palla e la incastravano sotto il sedile della Maino) strade senza striscie zebrate, senza clacson e frenate; la nostra generazione non ha imparato a disegnare sugli album, ma sulle strade.
Anche oggi si fanno i disegni con i gessi sull’asfalto, ma li fanno gli agenti della stradale. E i bambini non si sognano nemmeno di uscire dal cancello, la strada si attraversa solo quando in un rettangolino verde si accende “avanti” ed è bene non fidarsi nemmeno delle zebre, è meglio portarli a scuola in macchina, andarli a prendere in macchina. Certo gli regaliamo la bicicletta ma purché non vadano in strada, e dove vado allora? Anche il pallone gli compriamo e loro fanno una bella partita in garage, perchè in cortile, il condominio non vuole e, in periferia, i campi, o sono seminati o sono aree fabbricabili, con cartelli e reticolati, guardare e non toccare perché si rompono.
Così la società che ha rubato l’infanzia ai ragazzini, cerca di restituirgliela sotto forma di corsi, un’ora per uno e non spingere in coda.
Forse tra qualche anno costruiranno delle palestre senza attrezzi, con un po’ di erba artificiale o di ghiaietta di plastica. E i nostri figli si divertiranno a camminare, magari anche a correre e a fare le capriole: questi corsi saranno molto affollati e i turni saranno quelli che saranno. Certamente a qualcuno toccherà di portare il bambino a camminare dalle undici a mezzanotte.

Un quadro veritiero quello che faceva Luca Goldoni negli anni 70.
Non mi sembra che le cose siano cambiate molto, anzi.
L’unica osservazione all’analisi mi sento di farla rispetto al catechismo come corso. E’ vero, occupa anch’esso un pomeriggio alla settimana ma dal mio punto di vista non è un’attività come le altre, tanto che Matilde ha continuato questa formazione anche dopo la Cresima e io stessa…. vado ancora a catechismo.
Per il resto ci ha azzeccato in tutto e ho provato un senso di nostalgia quando parlava della strada come luogo da vivere, dove fare esperienze di gioco, di relazione, di vita.
Voi che cosa ne pensate?


(immagine presa dal web)

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4 pensieri riguardo “I corsi extrascolastici

  1. Sono d’accordo su quanto dice Luca Goldoni infatti i ragazzi di oggi dopo lo studio fanno un sacco di attività ma certamente non è come giocare e sfogarsi liberamente. Penso che molti ragazzi preferirebbero decidere liberamente del proprio tempo senza sentirsi “inferiori” rispetto a chi ha tutti i pomeriggi pieni di impegni
    nonna Mariuccia

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  2. E’ tutto così vero… Comunque anch’io sono d’accordo sul fatto che i bambini debbano avere tempo libero anche per annoiarsi perchè è proprio dalla noia che a volte nascono delle passioni o delle buone idee.

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  3. Tenere i bambini impegnati in mille attività.. Mi sembra più un vanto dei genitori che un piacere dei figli..concordo che avere più tempo libero sia positivo..mia figlia andava a ginnastica artistica e quando le avevo proposto di aggiungere nuoto si era disperata..voleva qualche pomeriggio per giocare con la sua amica alla “mamma” ..mi aveva spiazzato, meno male che l’abbiamo ascoltata e al corso di nuoto l’abbiamo iscritta dopo che si era concluso quello di ginnastica artistica!!

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  4. Assolutamente d’accordo con te e con Goldoni… noi siamo fra i pochi dove solo Alice fa basket e gli altri due aspettano di avere voglia di fare qualcosa! 😉 Eppure quanto adorano salire sugli alberi, stare a correre sull’erba del giardino e giocare a quello che vogliono!

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