Il segreto è la gentilezza

Dai 25 ai 32 anni ho lavorato come cassiera in un ipermercato.
Durante il breve corso di formazione prima di buttarci nella fossa dei leoni dei clienti, ci avevano detto che la coda alla cassa è sempre e comunque un disservizio.
La gente arriva in cassa e nella maggior parte dei casi deve aspettare, si deve fermare e aspettare.
Se la coda non c’è il cliente arriva in cassa già incavolato perchè quella spesa la dovrà pagare, e poi perchè potrebbe capitare che su un articolo manchi il prezzo e quindi deve aspettare, che il collegamento bancomat non funzioni e quindi deve aspettare, che il prezzo che ha visto esposto non coincida con quello che il registratore di cassa rileva dal barcode ecc.. e quindi deve fermarsi e aspettare.
Alle cassiere viene richiesta quindi molta pazienza…
Io da subito avevo iniziato ad attuare una strategia in più.
Ho sempre accolto i clienti, anche quelli più incavolati ( e lo si capiva da subito, da come si mettevano in coda e cominciavano a brontolare “Uff.. com’è lenta questa cassiera!”, “Ecco, la cassa giusta ho scelto!” e via dicendo…) con un sorriso.
Non si trattava solo di essere educata ( cosa richiesta e per me assolutamente normale) ma di essere gentile.
La cosa ha sempre funzionato sapete.
In sette anni di lavoro in cassa io ho non ho mai litigato con un cliente.
Perchè ha funzionato?
Perchè la gentilezza spiazza, disorienta, ti coglie impreparato.
Alla gentilezza non siamo più abituati, perchè siamo tutti impegnati a esercitare doti di prevaricazione, di aggressività e di giudizio.
E poi tutti pensiamo che tutto ci sia dovuto.
La gentilezza non solo stravolge le cose ma mette in una condizione di assoluta serenità chi la pratica.
Essere gentili fa acquisire calma e annienta l’agitazione interiore.
Qualcuno mi ha detto che essere gentili è da rammoliti, da persone che si fanno mettere i piedi in testa.
Invece io praticando la gentilezza mi sono sempre sentita molto più forte, più sicura di me.
Nella filosofia buddhista, esiste la meditazione della gentilezza amorevole, che si chiama “metta”.
Si tratta di una meditazione che si può praticare nella vita di tutti i giorni e consiste nel mandare pensieri di amore, di compassione alle persone che incontriamo, alle persone con cui ci troviamo ad interagire.
Scrive Gregory Kramer:

La gentilezza amorevole è una pratica meditativa insegnata dal Buddha per sviluppare l’abitudine mentale all’amore disinteressato o altruistico. Stimolando in noi sentimenti rivolti al bene verso noi stessi, verso coloro che ti sono vicini e verso tutti gli esseri, facciamo in modo che sorga questo genere di sentimenti piuttosto che altri meno desiderabili. L’odio non può coesistere con la gentilezza amorevole; esso scompare e non si riforma se sostituiamo i pensieri radicati nella rabbia con pensieri fondati sull’amore.
La gentilezza amorevole fa sì che la mente sia più flessibile, contrasti i giudizi che sorgono quando diventiamo più percettivi su noi stessi e gli altri e ci porti oltre il nostro egoismo. Questo movimento rivolto verso gli altri è molto importante per bilanciare il fulcro della pratica meditativa. I benefici della pratica della gentilezza amorevole si estendono lontano, oltre chi sta meditando. Essa offre a tutti l’opportunità all’altruismo gentile, alla gioia, all’adattabilità e all’espansività. E’ una pratica veramente universale e non necessita di essere associata ad alcun concetto religioso
.”
( Seminare il cuore)

Praticare la gentilezza significa quindi assumere uno stile di vita che si basa sull’amore per noi stessi, per la nostra vita, la nostra persona, il nostro corpo e che poi si diffonde, si amplifica.

Ed ecco il discorso sulla gentilezza amorevole del Buddha

Questo dovrebbe fare
chi pratica il bene
e conosce il sentiero della pace:
essere abile e retto,
chiaro nel parlare,
gentile e non vanitoso,
contento e facilmente appagato;
non oppresso da impegni e di modi frugali,
calmo e discreto,
non altero o esigente;
incapace di fare
ciò che il saggio poi disapprova.

Che tutti gli esseri
vivano felici e sicuri:
tutti, chiunque essi siano,
deboli e forti,
grandi o possenti,
alti, medi o bassi,
visibili e non visibili,
vicini e lontani,
nati e non nati.
Che tutti gli esseri vivano felici!

Che nessuno inganni l’altro
né lo disprezzi
né con odio o ira
desideri il suo male.
Come una madre
protegge con la sua vita
suo figlio, il suo unico figlio
così, con cuore aperto,
si abbia cura di ogni essere,
irradiando amore
sull’universo intero;
in alto verso il cielo
in basso verso gli abissi,
in ogni luogo, senza limitazioni,
liberi da odio e rancore.

Fermi o camminando,
seduti o distesi,
esenti da torpore,
sostenendo la pratica di Metta;
questa è la sublime dimora.

Il puro di cuore,
non legato ad opinioni,
dotato di chiara visione,
liberato da brame sensuali,
non tornerà a nascere in questo mondo.

Concludo riportando le parole di un sacerdote che conosco personalmente e che ammiro molto: Padre Giuseppe Bettoni, fondatore di Archè.
Lui parla della gentilezza come stile di vita commentando il passo del Vangelo di Luca quando Maria e Giuseppe tornano a Gerusalemme a cercare Gesù e lo trovano nel tempio insieme ai Dottori della legge. Qui la caratteristica di Maria è che, nonostante la preoccupazione per il figlio si rivolge a lui con gentilezza…

Per essere gentili è necessario saper aspettare, ascoltare, saper cogliere il tempo interiore dell’altro e soprattutto non lasciarsi divorare dalla fretta che nulla consente di capire degli stati d’animo e delle attese dell’altro. Perché la gentilezza è come un ponte che mette in relazione e ci fa uscire dalla nostra presunzione di essere nel giusto e ci rende partecipi dell’interiorità dell’altro.
Quanti malintesi e quante incomprensioni, quanti conflitti e quante discordanze e quante violenze nella vita si eviterebbero se nelle comuni relazioni interpersonali non ci si dimenticasse di essere gentili. La gentilezza non costa nulla e quanto sarebbe utile se fosse presente nelle famiglie, nelle scuole, nel lavoro e nelle comuni relazioni quotidiane.
La gentilezza come forma di vita. È la gentilezza di Maria che permette a Gesù di esprimere il senso e la verità della sua vita: «Devo stare nelle cose del Padre mio».
Gesù ci restituisce a questa consapevolezza: ci sono relazioni importanti tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra amici, tra colleghi… ma c’è una relazione, la più importante e necessaria, che è quella con l’Eterno. È questa la relazione necessaria. Se perdiamo di vista questa relazione con l’Eterno che è quella nella quale anche le altre trovano senso e significato, rischiamo di caricare di aspettative eccessive la vita matrimoniale, la vita famigliare, così che ora diventa un rifugio, ora diventa una prigione, ora diventa un assoluto…”

Il segreto è la gentilezza.
La gentilezza è la vera rivoluzione!

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9 pensieri riguardo “Il segreto è la gentilezza

  1. Combatto (gentilmente) ogni giorno con pareri contrari al nostro. Sono quella che, quando deve chiedere chiarimenti su qualche lavoro, aspetta che il collega abbia finito di parlare col capo e non si intromette nelle sue brevi pause pensanti.
    Per poi beccarmi la ramanzina, perché “che aspetti?” Il fatto è che se mi accorgo che devo aspettare il mio turno anche mezzo minuto mi metto a fare qualcos’altro e non sto certo imbambolata. Ma non basta. Quindi ho imparato a convivere con la non gentilezza, purtroppo a certi livelli il messaggio non arriva proprio.
    Bellissimo il tuo post, uno spunto per meditare coi bimbi, che non sempre sanno controllare l’impeto e la furiabambina che li possiede 🙂

    “La gentilezza come forma di vita”.
    Sì. Hai proprio ragione. 🙂

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  2. sono d’accordo su tutto quanto ma quando ti trovi di fronte persone che pensano di avere ogni diritto e ti aggrediscono “a parole” io non riesco fingere ed essere gentile e senza essere maleducata mi permetto di far valere le mia ragioni anche a “muso duro”
    un saluto nonna Mariuccia

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  3. Il problema è che non si tratta di fingere ma di provare un sentimento sincero di compassione.
    E’ un po’ più profondo, una strada difficile sicuramente

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  4. forse il termine “fingere” non è esatto ma gentilezza non vuole dire, a mio parere, accettare la meleducazione degli altri mostrando compassione ; gentilezza non vuol dire sottomissione e ritengo giusto far capire a una persona maleducata che ha sbagliato senza tanti giri di parole
    nonna Mariuccia

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  5. È che quando la gentilezza amorevole diventa uno stile di vita non ti poni neanche più il pensiero di dover far notare ad una persona che è stata maleducata…….
    È difficile da comprendere lo so…. ma sai che io sono buddhista dentro.

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  6. Lo sai che ti stimo tanto e ti voglio un mondo di bene; io però non riesco ad essere sempre gentile e comprensiva con chi si comporta in modo maleducato
    un abbraccio e buona serata da nonna Mariuccia

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