Essenzialità

Oggi vi vorrei parlare di un libro che mi è piaciuto tantissimo.
Me lo ha regalato una mia allieva, donna straordinaria e amante della montagna e delle camminate.

Andrea Bianchi, l’autore è nato a Trento e da sempre è stato affascinato dalla salita verso le grandi altezze come simbolo di riceerca interiore dell’uomo.
Per descrivere questa immagine ha scritto due racconti, Salita al Tempio degli Dei e Il punto di ascolto perfetto e un breve saggio La vetta interiore. Un’interpretazione alpina degli yoga Sutra di Patanjali ( e come poteva non piacermi?).

Durante un’escursione in montagna, si è tolto le scarpe e ha scoperto che camminare a piedi nudi può essere un’esperienza di grande benessere e riconnessione con la natura, e da allora, non ha più smesso di fare nuove scoperte in merito.

Noi cittadini, non siamo sicuramente invogliati a camminare scalzi, ma io appena arrivo in collina, dopo aver abbracciato il mio noce, mi tolgo le scarpe e cammino sul prato.
La nonna Mariuccia mi chiede: “Ma come fai? Ma non ti danno fastidio i sassolini, i rametti e tutto ciò che c’è nel prato?”
Infatti all’inizio non è piacevole. Cammino piano, quasi in punta di piedi. Ma poi inizio a sistemare tutta la pianta dei piedi a terra e piano piano scopro quanto è bello sentirsi parte di un tutt’uno. Senti i sassolini ma non ti danno più fastidio perchè capisci che sono un prolungamento, che ti permettono di assaporare il contatto con la terra.

Ma torniamo al libro…

Camminare a piedi nudi nella natura è al tempo stesso qualcosa di semplice e naturale, essenziale ma anche denso di significati sensoriali, fisici e chimici, simbolici.
E’ alla portata di tutti, appartiene alla preistoria e alla storia dell’umanità, eppure è anche un’esperienza che oggi è diventata rara nella vita di molti. I nostri piedi passano direttamente dalle scarpe alle pantofole, trascorrono portetti e isolati dal mondo più di due terzi delle nostre giornate e in definitiva della nostra vita, trovando libertà solo nelle ore di sonno, durante le vacanze al mare o in qualche raro momento di rilassamento all’aria aperta. Abbiamo scarpe di ogni tipo e per ogni occasione, comode, strette, alte, pesante o leggerissime, per la corsa e per la palestra, per la vita di società e per la sicurezza, performanti, ortopediche, rilassanti o più spesso “conformanti”, nel senso che è la loro forma a imporsi su quella del piede.
Camminare a piedi nudi è la cosa più semplice del mondo, eppure può suscitare disagio nelle persone che incrociano il tuo camminare scalzo, se non addirittura un certo inconfessato scandalo.”

Quello che l’autore vuole trasmettere è che noi stessi siamo natura e togliendo le scarpe e assaporando il contatto con la terra, risvegliamo delle memorie sensoriali che quasi tutti abbiamo perso.
Camminare scalzi è un abbandonarsi con fiducia alla natura stessa perchè togliere le scarpe ci permette di accorciare le distanze.
(Non riesco a fare a meno di pensare che se noi togliessimo barriere mentali, pregiudizi e “occhiali” potremmo accorciare le distanze e vedere gli altri così come sono).
Camminare scalzi significa concentrarci totalmente sulla camminata, sentendo dove appoggiamo i piedi uno dopo l’altro e avere totale consapevolezza del contatto con la terra.
Camminare scalzi nella natura significa non lasciare tracce ( a meno che non si cammini sulla spiaggia, nel fango o nella neve); significa avere un passo rispettoso, non si spezzano rami, non si spostano sassi, non si schiacciano arbusti….. “Il piede nudo si adatta all’ambiente, non si impone, il suo passo è attraverso piuttosto che sopra, non schiaccia ma si appoggia, non colpisce ma sfiora“.

Lao Tzu nel Libro della Via e della Virtù dice: ” Un buon camminatore non lascia tracce o impronte”.

Camminare scalzi nella natura significa ritrovare il senso dell’essenzialità…

Un piccolo libro per meditare.

Andrea Bianchi
Il silenzio dei passi – Piccolo elogio del camminare a piedi nudi nella natura
Ediciclo Editore

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