Discernimento

Ci sono libri che acquisti perchè il titolo e i risvolti di copertina ti colpiscono e che poi per ragioni diverse rimangono nella libreria per un po’ di tempo, in attesa magari del momento giusto per essere ripresi e letti o studiati.
E così è stato per questo libro dal titolo interessante “Occasione o tentazione?” di Silvano Fausti.
L’autore, gesuita, dopo aver compiuto gli studi di filosofia e teologia con un dottorato sulla fenomenologia del linguaggio presso l’università di Munster in Germania, è stato docente di teologia.
Ora vive in una cascina alle porte di Milano, in una comunità di gesuiti dediti al servizio della Parola e inseriti in una comunità più ampia di famiglie aperte ai problemi dell’emarginazione. E’ autore di numerose pubblicazioni biblico-teologiche, sia di studio che di divulgazione.

L’uomo del nostro tempo, consegnato al proprio arbitrio e svincolato dalla legge, come può distinguere il bene dal male, ciò che lo porta alla patria del suo desiderio da ciò che lo fa miseramente naufragare?
Questo libro vuole essere un piccolo manuale di cammino interiore, che si rifà alle tradizioni più antiche e collaudate, anche se ignote, per imparare l’arte di discernere e decidere. Propone esercizi da fare per vivere in pienezza la libertà alla quale siamo destinati. Aiuta a vedere la differenza tra piacere apparente e gioia, tra tristezza positiva e negativa, tra gioia autentica e sue contraffazioni. La gioia e la tristezza del cuore sono il criterio, interno a ciascuno di noi, del bene e del male.
Questa è la nuova legge: la “legge di libertà”, alla quale da sempre siamo chiamati. A questa legge, se lo vogliamo, oggi siamo finalmente arrivati.

Nell’introduzione viene chiarito il significato di discernimento e di come tale “attività” insieme al decidere sia un’arte e e come tale anche una tecnica.
La tecnica a cui si fa riferimento è quella degli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola.
Sant’Ignazio può essere chiamato il genio pratico della vita spirituale. In un campo lasciato per lo più all’arbitrarietà, minato da facili entusiasmi e pericolosi fanatismi, egli è un modello di metodo e di equilibrio. Con l’occhio sull’insieme e sul dettaglio, indica con precisione la meta e i passi per raggiungerla, compone in armonia superiore qualità tra loro opposte, come libertà e grazia, soggettività e obiettività, naturale e soprannaturale, e, soprattutto con sommo rispetto di ogni singolo, aiuta ciascuno a diventare sempre più se stesso in relazione all’Altro e agli altri“.

Nel primo capitolo viene presentato un esercizio per entrare nel cuore attraverso l’esame particolare della coscienza.
Nel secondo capitolo viene presentato un esercizio per registrare ciò che in esso avviene attraverso l’esame generale della coscienza.
Nel terzo capitolo verranno presentate le regole del discernimento, per saper leggere ciò che abbiamo imparato ad avvertire e registrare.
Nel quarto capitolo viene spiegato come questo discernere serva per decidere e agire con libertà e responsabilità.

Ho ritrovato questo libro per caso, ma siccome nulla avviene mai per caso, ritengo che sia successo in un momento caratterizzato da molta confusione mentale e in cui probabilmente ho bisogno di qualcosa che mi rimetta sul binario giusto, sulla strada della scoperta e della lettura di me stessa, anche da un punto di vista spirituale.
Ci sono molte persone che mi stanno aiutando a ritrovarmi e accanto a loro colloco questo libro che ho deciso mi accompagnerà lungo tutta la Quaresima che inizierà domani.

Silvano Fausti
Occasione o tentazione? Scuola pratica per discernere o decidere
Edizioni Ancora

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Passare ad un’attitudine yogica

In giorni in cui mi sento intrappolata in un vortice di eventi, in cui la mente vaga preda dei pensieri più pessimisti e in cui non c’è verso di vivere il qui e ora, leggo…

Nello stile di vita yogico s’impara ad affrontare con uguale distacco sia gli avvenimenti piacevoli sia quelli piacevoli. Mentre non si permette alle situazioni o agli avvenimenti piacevoli di creare un senso di euforia e di conseguenza di esaltazione, nello stesso tempo non si permette agli eventi infelici o dolorosi di raffreddare la propria positiva attitudine verso la vita.
Al contrario gli eventi dolorosi sono utilizzati per sviluppare una grande forza interiore.
Se vi accorgete che state precipitando in una situazione di stress, non fatevi prendere dal panico. Usate quest’opportunità per rendere il vostro corpo robusto e vigoroso e anche per sviluppare un sano modo di pensare. Scoprirete che cambiando le vostre prospettive lavorerete in maniera più efficace in qualsiasi cosa farete, le vostre capacità decisionali miglioreranno e le aspettative di una crescita completa nella vostra vita lavorativa inizieranno ad essere più splendenti.
Potete rendere lo stress un problema o una sfida.
Se guardate allo stress come un problema, necessariamente la soluzione dovrà venire dall’esterno.
Se affrontate lo stress come una sfida, allora sarete capaci di trattarlo attraverso lo yoga e la vostra nuova visione della vita.
Il modo di pensare yogico è: ” io sono responsabile della situazione in cui mi trovo, quindi posso modificarla”.
Così potete farlo anche voi!

“Yoga e stress – la scienza dello yoga per alleviare lo stress”
compilato da Swami Suryamani Saraswati
Edizioni Satyananda Ashram Italia

DSA alle superiori: il ruolo dei genitori

Come sa chi ci segue da tempo, la nostra avventura scolastica in compagnia della dislessia è cominciata quando Matilde aveva otto anni, quindi in terza elementare.
La certificazione è arrivata come uno shock da una parte ma anche come un sollievo dall’altra. Infatti io continuavo a ripetermi che da quel momento sarebbe stato tutto molto più complicato ma che almeno avevamo più chiara la direzione da prendere per aiutare nostra figlia.
E anche per Matilde essere consapevole delle sue difficoltà e delle loro cause ( quindi il sapere di fare fatica non perchè era svogliata, pigra e con la testa sulle nuvole) fin da piccola l’ha aiutata ad affrontare il lavoro scolastico con più serenità.
Approdando alla scuola secondaria di secondo grado, ho scoperto che tantissime diagnosi sono tardive, cioè tanti studenti arrivano alla certificazione alle superiori appunto.
E credo che questo renda tutto più difficile e faticoso.
Per lo studente stesso e per la famiglia.
Molti genitori si trovano impreparati ad affrontare questa situazione.
Cosa fare?
Come procedere?

Leggo dal libro ” Al diploma e alla laurea con la dislessia” ( Edizioni Erickson).

Se fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo, essere il genitore di un ragazzo con difficoltà di apprendimento lo è ancora di più.
Nessuno ha ricette preconfezionate da dare, ma sembra utile tentare di tradurre la generica responsabilità della famiglia nella stesura e nell’attuazione del PDP ( Piano Didattico Personalizzato) in alcuni suggerimenti operativi:

1. nel caso in cui uno o più docenti prospettino l’ipotesi in DSA o suggeriscano comunque di rivolgersi a un centro specializzato, anche solo per una valutazione diagnostica che escluda la presenza di tale disturbo, cercare ( più facile a dirsi che a farsi) di non colpevolizzarsi o vergognarsi o rimuovere il problema;

2. tentare di acquisire consapevolezza del fatto che nessuno sta giudicando o ha intenzione di giudicare il livello di adeguatezza dei genitori a fare i genitori.

3. Cercare di rispondere, nel modo più sincero possibile alla domanda: “cosa posso fare io genitore, in questa situazione per aiutare e sostenere veramente mio figlio?”;

4. Non vergognarsi se si va in crisi ( la parola crisi in greco significa cambiamento, non momento negativo e ogni cambiamento comporta inevitabilmente qualche disagio temporaneo, come i lavori in autostrada) e chiedere aiuto. Saper chiedere aiuto è una modalità adulta di affrontare la vita, tant’è che non tutti sono in grado di farlo;

5. Raccogliere il maggior numero di informazioni sull’argomento;

6. Rivolgersi alla sede più vicina dell’Associazione Italiana Dislessia ( AID ) che raggruppa genitori di ragazzi con lo stesso problema;

7. Confrontarsi con chi vive la stessa esperienza: può servire a non sentirsi soli e a ricevere indicazioni operative;

8. Aiutare il proprio figlio ad accettare la realtà di un disturbo che crea svantaggi ( compensabili) in ambito scolastico, ma non pregiudica gli altri aspetti della vita individuale e associata;

9. Cercare di ottenere la diagnosi il più possibile dettagliata, che contenga già indicazioni utili anche agli operatori scolastici, specificando, ad esempio, i punti di forza e di debolezza, i tempi massimi di attenzione, lo stile cognitivo e quello di apprendimento dominante nel proprio figlio;

10. Cercare di collaborare con l’istituzione scolastica chiedendo, qualora non sia la scuola stessa, come sarebbe suo preciso dovere fare, a coinvolgere la famiglia, come coautori del percorso educativo del proprio figlio;

11. Cercare di avere come interlocutore l’intero consiglio di classe, piuttosto che ogni singolo insegnante o addirittura solo chi è sensibile al problema. Solo così è possibile sperare in una vera e propria sinergia scuola-famiglia;

12. Chiedere, per il proprio figlio, l’affiancamento di un tutor, sia a scuola che a casa;

13. Cercare di sottolineare sempre i progressi, incoraggiando e motivando sulla base di dati reali, cioè in presenza di effettivi miglioramenti;

14. Chiedere, qualora la scuola si mostri reticente, il rispetto della normativa ( circolare ministeriale del 10 maggio 2007, protocollo 4674) che prevede l’adozione di precise misure dispensative, nonchè l’impiego di strumenti compensativi, anche in sede di esame di Stato.
Tra le prime rientrano la dispensa dalla lettura ad alta voce, dalla scrittura veloce sotto dettatura, dall’uso del vocabolario, dallo studio mnemonico delle tabelline ecc…
Strumenti compensativi sono invece le tabelle con formule di matematica e fisica, la tavola periodica degli elementi in chimica, la calcolatrice, il computer con programmi di video-scrittura con correttore ortografico e sintesi vocale, i libri digitali, ecc…

15. Non sottovalutare i dati ricavati da una ricerca commissionata dalla testata “la Repubblica” e pubblicata il 18 marzo 2008, da cui emerge che il 35% degli imprenditori negli USA e il 25% in Gran Bretagna sono dislessici. Perchè percentuali così alte nel mondo anglosassone rispetto al nostro, dove invece sono pochissimi? L’articolo si chiude con le parole di Judi Stewart, presidente dell’Associazione Britannica Dislessia e coautrice della ricerca: “Serve un ambiente educativo più pragmatico e olistico, che permetta ai dislessici di esprimere appieno il proprio potenziale”. “Gli imprenditori dislessici sono maestri nel comunicare son il loro gruppo, con i media, con i clienti. Il loro stile, semplice e immediato, arriva dritto al cuore. Eccellono, inoltre nel gestire più business e più persone allo stesso tempo e nel delegare, abitudine appresa per farsi aiutare”.

E’ un lavoro faticoso, cari genitori di studenti DSA. Questo è fuor di dubbio!
E’ per questo che come immagine di apertura di questo articolo ho voluto mettere delle api ( che io adoro!).
Sono laboriose, non si stancano mai, ma il loro immenso lavoro porta dei risultati eccellenti.
Sono organizzate e ciascuna ha il proprio ruolo all’interno dell’alveare.
Ed è così anche per quanto riguarda il percorso di crescita scolastica di uno studente DSA che ha bisogno della perfetta organizzazione e sinergia tra i tutte le figure di riferimento: genitori, Dirigente Scolastico, professori,  consiglio di classe,  docente coordinatore,  tutor.

Spero davvero di essere, con questa condivisione, un pochino di aiuto a tutti quei genitori che stanno iniziando a vivere l’avventura DSA con dei figli adolescenti.

Giacomo Guaraldi, Paola Pedroni e Margherita Moretti Fantera
Al diploma e alla laurea con la dislessia – storie di vita e metodologie per la scuola secondaria di secondo grado e l’università
Erickson

La discarica più alta del mondo…

Da qualche giorno abbiamo Netflix.
Per chi, come noi, è appassionato di film e serie tv, è una vera e propria goduria.
Nel week end mi sono sparata quattro puntate della prima stagione di “The crown” la serie dedicata alla vita della Regina Elisabetta II.
Non sono amante dei gossip e della vita dei vip, ma le vicende della famiglia reale inglese, della politica del tempo in cui Elisabetta si trova ad affrontare un incarico inaspettato ( dopo la morte del padre) sono raccontate molto bene. Se ne avete la possibilità, guardatela!
Domenica sera, sfogliando la libreria, ho trovato un film che volevo vedere già da tempo: “Everest”.
E’ narrata la vicenda della tragica spedizione del 1996 sulla montagna più alta del mondo.
Grazie a questo film ho scoperto due cose che ignoravo totalmente e che mi hanno lasciata molto, ma molto perplessa.
La prima è che, chiunque, pagando adeguatamente ( si parla di somme intorno agli 85.00 dollari) può raggiungere la vetta più alta del mondo.
Esistono infatti compagnie specializzate nell’organizzazione di quelle che possono essere definite “spedizioni turistiche ad alta quota”.
La cosa mi ha impressionato perchè ho sempre pensato che le spedizioni fossero composte solo da scalatori professionisti, con alle spalle ore e ore di scalate e un curriculum di vette conquistate, con un’esperienza tale da saper affrontare tutti gli imprevisti che una spedizione ad alta, altissima quota possono verificarsi (un’improvvisa bufera come nel film per esempio).
La spedizione del 1996, nella quale hanno perso la vita parecchi scalatori ( tra cui i due responsabili della spedizione stessa ) è stata caratterizzata dalla contemporaneità di più circostanze sfortunate ( la mancanza di corde di sicurezza in un certo punto del percorso, la presenza di bombole di ossigeno mezze vuote, la bufera stessa…) che hanno impedito la discesa nei tempi stabiliti.
Ma c’è stata anche forse una certa testardaggine dell’uomo a voler raggiungere la vetta a tutti i costi, sopravvalutando le proprie capacità e possibilità.
Il film è realizzato bene, con un buon equilibrio tra le vicende della scalata e le vicende personali dei protagonisti.

La seconda questione che mi ha lasciata esterefatta è che ho sempre pensato che chi ama la montagna davvero, la rispetta. In tutti i sensi.
Allora è inconcepibile vedere quantità immense di rifiuti ( immondizia e rifiuti organici) affollare i vari campi base.
Se penso al Nepal, ai suoi paesaggi, alle sue montagne, all’aria più che pura, non mi aspetterei di vedere scene come questa…

… o questa …

Impressionante vero?

E’ questo l’amore per la montagna?

E la vetta dell’Everest, con i suoi 8848 metri, ci guarda!
E noi uomini siamo davvero piccoli!
In tutti i sensi!

Intolleranza al lattosio

Ieri mattina, finalmente, sono riuscita a fare il test per l’intolleranza al lattosio.
Quattro ore di test! Sono tornata a casa sfinita e stavo ovviamente malissimo.
Si, perchè il test consiste nel misurare, ogni mezz’ora circa la quantità di idrogeno, che si forma nell’intestino dopo aver assunto circa 25 g di lattosio ( per chi volesse avere maggiori informazioni consiglio il sito www.maidirelattosio.com).
E così ora il quadro è completo!
Sensibilità al glutine, ai lieviti e intolleranza al lattosio.
Cercare di capire cosa posso mangiare diventa sempre più complicato.
Da ottobre avevo abbandonato, su consiglio della dietologa, la mia dieta vegetariana reintroducendo carne e pesce almeno un paio di volte alla settimana.
E le mie ricerche per cercare di impostare una dieta equilibrata mi avevano riportata alla dieta mediterranea.
E questa sicuramente rimarrà la base.
Il problema dell’intolleranza al lattosio è che quest’ultimo è presente in tanti cibi insospettabili, specialmente confezionati.
La raccomandazione del medico che mi ha fatto l’esame è stata ovviamente quella di controllare per bene le etichette di tutto ciò che acquisto cercando di privilegiare sempre cibi freschi.
Inizia così per me un vero e proprio lavoro.
Ma sopravviverò anche a questo!
Che dire?
Buon appetito a me!