Honey Yoga

Da mesi ormai sto lavorando ad un progetto. Un gioco-yoga che ha come argomento base il mondo delle api e il pericolo che il nostro pianeta correrebbe se venissero a mancare questi piccoli e industriosi insetti impollinatori ( ne avevo parlato in questo post).
Il progetto fatica a decollare perchè non sono pienamente soddisfatta. Ma ciò con mi preoccupa in quanto non avendo una scadenza posso permettermi di prendermi tutto il tempo di cui ho bisogno.
Però le api mi hanno stimolato a dare un nome definitivo al mio corso privato di yoga per bambini in Polisportiva.
Si, l’ho chiamato proprio “Honey Yoga“.
Honey significa miele che come sappiamo tutti è uno dei prodotti del lavoro delle api.
Ma la parola “honey” significa anche ” dolcezza”, “piacevolezza” e che cosa c’è di più piacevole e dolce che lavorare con i bambini?
Ho preparato i volantini per pubblicizzare il corso e non potevo non mettere come protagonista una simpatica ape che pratica la famosa posizione dell’albero.
I disegni sono stati fatti appositamente per me dalla mia amica e ormai illustratrice ufficiale Sybille che non finirò mai di ringraziare perchè esaudisce tutti i miei desideri e capisce al volo che cosa desidera la mia mente sempre in movimento.

Non è carina la scritta con le cellette?

Il corso avrà una sua precisa identità e un preciso focus: sensibilizzare i bambini al tema della sostenibilità, quindi stimolarli ad agire, attraverso piccoli e semplici gesti, per contribuire a rispettare l’ambiente e la natura. Il tutto attraverso il linguaggio dello yoga. E rappresentarlo con le api mi è sembrata la scelta adeguata.
Ora non mi resta che fare un po’ di pubblicità sul territorio!

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Yoga per bambini: giochi di respiro

E’ ormai risaputo che ciò che distingue lo yoga da un esercizio di ginnastica è l’attenzione al respiro.
Nello yoga per adulti c’è infatti un’enfasi particolare su questo aspetto per cui ad ogni movimento è abbinata un’inspirazione o un’espirazione e anche la pausa naturale del respiro è di grande importanza.
Ci sono poi i pranayama, tecniche di controllo del respiro, che all’inizio stimolano alla consapevolezza del respiro naturale per passare poi a fasi in cui secondo diversi ritmi e combinazioni si impara a regolare l’inspiro, l’espiro e le ritenzioni a polmoni pieni o a polmoni vuoti.
Tutto questo ha lo scopo di permettere alla nostra mente di purificarsi, di prepararsi a livelli di interiorizzazione più profondi.
Anche i bambini possono cogliere l’importanza del respiro. Ovviamente non attraverso il pranayama ma sperimentando semplici giochi di respiro.

Dice Clemi Tedeschi nel suo libro “Piccolo Yoga” che avvicinare i bambini al controllo del respiro, attraverso il gioco, è una parte essenziale del laboratorio yoga.

E così ieri ai miei piccoli yogi, dedicando una lezione al mare e alle barche, ho proposto il gioco ” La pancia palloncino”.
I bambini sono distesi a terra a pancia in su.
Iniziano mettendo le mani sulla pancia e immaginando che sia un palloncino.
Quando inspiriamo ( cioè facciamo entrare l’aria dal naso) il palloncino sale, mentre quando espiriamo ( cioè quando l’aria esce) il palloncino si sgonfia.
Ora su questo palloncino ( cioè la pancia) mettiamo una barchetta di carta e sentiamo che il nostro respiro fa muovere su e giù la barchetta come sulle onde del mare. E questo movimento ha un ritmo.

Ma ora facciamo muovere sul mare la nostra barchetta!
Ho dato ai bambini una striscia di cartoncino azzurro e loro dovevano soffiare sulla barchetta senza farla rovesciare. Questo significa imparare a dosare il fiato …

E poi perchè non ci divertiamo a creare il nostro mare e decorare la nostra barchetta?
E allora la lezione si è conclusa come di consueto con un laboratorio creativo …

Mosaici a catechismo

In queste settimane Matilde sta studiando l’arte bizantina che si contraddistingue per la presenza della tecnica del mosaico.
Bellissime sono le rappresentazioni nelle famose basiliche di Sant’Apollinare in classe e di San Vitale a Ravenna.
Sempre a Ravenna vi è il Mausoleo di Galla Placidia, figlia di Teodosio e imperatrice.
Il mosaico della cupola è un cielo stellato con al centro una croce e nei quattro angoli vengono rappresentati quelli che saranno i simboli dei quattro evangelisti.
Ammirando e studiando con mia figlia questo mosaico mi è venuto in mente di proporre ai miei ragazzi di catechismo una lavoro creativo per capire meglio il significato dei quattro simboli.
Ho cercato dei disegni da colorare raffiguranti un angelo, un toro, un leone e un’ aquila…

… e ieri all’incontro, dopo aver diviso i ragazzi in gruppetti, ho dato a ciascun gruppetto un disegno e tante tessere di cartoncino di tanti colori.
E poi via a riempire il disegno di colori…

Prima ovviamente abbiamo spiegato il significato dei simboli.
LucaToro ( o bue): il toro così come anche il bue erano considerati animali da sacrificare alle divinità.Il vangelo di Luca comincia con la visione di Zaccaria nel tempio, luogo adibito ai sacrificio. Il sacrificio fa riferimento anche a Gesù che ha dato la sua vita per noi.

MatteoAngelo: L’Angelo è colui che annuncia a Maria che da lei nascerà di il Figlio di Dio, è colui che annuncia la nascita di Gesù ai pastori, che avvisa Giuseppe in sogno di partire per l’Egitto insieme a Maria e Gesù per salvarlo da Erode.

Marco: Leone: Il Vangelo di Marco comincia con la predicazione di Giovanni Battista nel deserto e la sua voce è come quella di un leone ruggente.

Giovanni: Aquila: l’aquila è l’unico animale che può guardare il sole senza accecarsi. Per Giovanni è Gesù il sole al quale dobbiamo continuamente guardare per farci guidare.

Catechismo: il gioco degli evangelisti

Domenica 29 ottobre nel corso della S. Messa abbiamo consegnato ai ragazzi di terza elementare il Vangelo.
Come sappiamo, il Vangelo racconta la storia di Gesù, riporta le sue parole e i suoi insegnamenti.
Il Vangelo o meglio i Vangeli sono stati scritti da quattro persone, gli Evangelisti appunto.
Ogni evangelista ha riportato ciò che maggiormente lo aveva colpito della persona di Gesù e questo è proprio il bello dei Vangeli cioè la stessa figura che ci viene fatta conoscere sotto diversi aspetti.
Ogni evangelista aveva proprie caratteristiche, una propria professione, una propria inclinazione.
Ieri a catechismo abbiamo cercato di conoscere un po’ di più questi quattro importanti personaggi.
E lo abbiamo fatto proponendo un gioco: il gioco dei mimi!
Abbiamo diviso i ragazzi di ogni gruppo ( i gruppi di terza elementare sono quattro per un totale di 58 bambini) in quattro gruppetti.
Ad ogni gruppetto è stato assegnato un evangelista. Di ogni evangelista abbiamo suggerito tre caratteristiche ( per esempio di Luca che era un medico, che era molto attento ai bisogni degli ultimi e che il simbolo con cui viene rappresentato è il toro).
I ragazzi avevano il compito di mimare queste caratteristiche ai loro compagni.
Una volta indovinata la caratteristica veniva segnata su una scheda …

Il gioco è stato ben accolto dai bambini in generale.
Un paio di loro, molto timidi, hanno preferito non mimare ma solo indovinare.

Nel far conoscere gli evangelisti noi catechiste abbiamo preferito puntare su un approccio ludico e non su una “lezione ” frontale di pura spiegazione che poteva risultare pesante. Abbiamo preferito puntare sulla conoscenza di pochi concetti e presentati visivamente. Mimare poi attiva nei bambini la percezione del corpo, la creatività e la fantasia nel rappresentare un concetto senza poter parlare.
Nel mio gruppo siamo riusciti a mimare due evangelisti su quattro e i bambini non volevano smettere… ma ahimè l’ora era passata ( e so che alcuni genitori fuori dall’aula scalpitano per i numerosi impegni). Proseguiremo il prossimo giovedì e poi andremo alla scoperta dei simboli degli evangelisti.
Perchè Giovanni è rappresentato con un’ aquila?
Alla prossima settimana!!!!

Yoga per bambini: il gioco dello specchio

Qualche settimana fa i miei piccoli yogi si sono scelti il loro nome iniziatico.
Mediante una cerimonia solenne i bambini hanno pensato al loro animale preferito e poi gli hanno attribuito un colore.
E così Viola è diventata Gatto Arancione, Giulia è diventata Pinguino Bianco, il piccolo Marco Tigre rossa e io sono diventata Aquila Solare ( si lo so, solare non è un colore!).
Nella lezione di ieri ho proposto ai bambini di pensare al loro nome nella nostra tribù e mimare le caratteristiche del loro animale-nome.
Poi ci siamo disposti a coppie, uno di fronte all’altro ( essendo dispari i bambini mi tocca giocare…. che dispiacere!!!!) e ognuno mimava queste caratteristiche al compagno, il quale come di fronte ad uno specchio ripeteva esattamente gli stessi movimenti.
Quello dello specchio è un gioco che viene proposto per alimentare la sintonia tra i bambini e per affinare la consapevolezza di sè. E’ basato sull’osservazione dell’altro e si presta per essere proposto a diverse età e in diversi contesti (nel nostro caso i movimenti erano “tematici” e scelti dai bambini). Con i bambini più piccoli i movimenti e i gesti saranno più semplici, con i ragazzini un po’ più grandi i gesti diventeranno un pochino più complessi. Quando poi i piccoli yogi sono diventati “esperti” il gioco si può fare anche costruendo le posizioni dello yoga.

Nell’immagine di apertura il Lac Miroir, il Lago Specchio. Si trova vicino a Ceillac un piccolo villagio delle Alpi della Provenza non lontano dal confine italiano. Non è meraviglioso?