Catechismo: Obiettivo gruppo

La settimana scorsa abbiamo terminato l’anno catechistico.
Inutile dire che i “miei” ragazzi già mi mancano. Per fortuna molti li rivedrò durante l’oratorio estivo 🙂
L’ultimo incontro di catechismo l’abbiamo dedicato a fare una bella merenda insieme.
Ma prima….

Lo scopo principale del percorso di iniziazione cristiana è senza dubbio quello di avvicinare i bambini alla conoscenza e alla sequela di Gesù. Trasmettere il messaggio buono di Gesù con l’entusiasmo e la passione che nasce dalla Fede è compito preciso dei catechisti e delle catechiste.
Ma nel corso della mia “carriera” come catechista ho anche imparato che è molto importante dedicare del tempo e delle energie a creare un gruppo. Più i ragazzi si trovano bene e a proprio agio tra loro e più aumentano le possibilità che questi ragazzi alla conclusione del percorso ( che coincide con la prima media e il Sacramento della Confermazione) non si disperdano ma continuino a sentirsi un gruppo come dicevo affiatato e accolto nella comunità parrocchiale.
Pensando a come poter animare l’ultimo incontro e pensando a questo obiettivo mi è venuta in mente l’immagine dei marines. Si, proprio quei soldati americani che compongono il Corpo dei Marines, una delle Forze Armate degli Stati Uniti d’America.
L’addestramento dei Marines è molto pesante, dura tre mesi e tra gli obiettivi, oltre alla preparazione strettamente militare, vi è quello di imparare la condivisione delle avversità con i compagni di corso. Costruire lo spirito di squadra è l’obiettivo del training.
Durante l’addestramento i marines cantano. Lo sapevate vero?
Soprattutto durante le marce, con un ritmo cadenzato per non perdere il passo.
Cantano per sentire meno la fatica. Fatica condivisa con i compagni di squadra.
Ora, non voglio che pensiate che voglio addestrare i miei ragazzi come dei piccoli soldati ma mi sembrava un esempio efficace per far capire loro l’importanza dell’essere un gruppo che condivide le stesse esperienze e ha lo stesso fine. Nel nostro caso avere Gesù come amico.
Ne ho parlato con le mie colleghe e… cosa abbiamo fatto?
Abbiamo fatto marciare e cantare i ragazzi in stile marines…

Siamo amici di Gesù ( siamo amici di Gesù)
Non ci fermerete più ( non ci fermerete più)

Con Gesù nel nostro cuore ( con Gesù nel nostro cuore)
Non avremo alcun timore ( non avremo alcun timore)

Se Gesù sarà con noi ( se Gesù sarà con noi)
Daremo amore a tutti voi ( daremo amore a tutti voi).

Lo so, ad alcuni di voi sembrerà strana e fuori luogo una catechesi di questo tipo.
Figuratevi che sono oggetto di critica persino da parte di alcune colleghe catechiste per questo.
Ma io guardo negli occhi i ragazzi e vedo ciò di cui hanno bisogno e cioè di una catechesi coinvolgente, allegra, anche al di sopra delle righe alcune volte.
L’importante è il punto di partenza: l’amore per Gesù e le sue parole buone.

Buon fine settimana cari lettori!
Che sia sereno e pieno di belle cose!!!

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Oratorio estivo 2018: All’opera ( secondo il suo disegno)

Eh si! La scuola volge inesorabilmente al termine ( ieri pomeriggio c’è stata l’ultima assemblea di classe al liceo di Matilde con saluto ai docenti visto che nel triennio cambieranno praticamente tutti!) e fervono i preparativi per l’oratorio estivo.
Come di consueto noi siamo tutti impegnati: Matilde, promossa capitano di una squadra, come animatrice; Luca che si è preso due settimane di ferie per dare una mano in cucina e durante le gite ed io riprendo, dopo due anni di riposo, il mio laboratorio creativo ( ne parlavo qui).
Che cosa rappresenta per me l’oratorio estivo?
E’ sicuramente una forma di karma yoga, lo yoga dell’azione disinteressata.
E’ sicuramente volontariato ma con un ritorno importante in termini di entusiasmo da parte dei bambini, di respiro di sollievo da parte del nostro parroco, oberato di pensieri e preoccupazioni.
Mi piace! Mi è sempre piaciuto!
In occasione dell’oratorio estivo emerge prepotente quella voglia di lavorare con i bambini, di ascoltarli, di vederli muovere quelle manine a volte svelte svelte, a volte un po’ impacciate, di osservare i loro volti concentrati sul progetto che li sta impegnando.
Io credo che educatori, insegnanti, animatori e tutti coloro che per lavoro o per volontariato appunto trascorrono del tempo con i bambini siano dei privilegiati.
Il mondo dei bambini è quanto di più ricco ed entusiasmante che ci possa essere. Continua a leggere “Oratorio estivo 2018: All’opera ( secondo il suo disegno)”

Catechismo: occhi, cuore e casa

Ieri a catechismo abbiamo (quasi) concluso un bel percorso durato tre settimane in cui abbiamo accompagnato i ragazzi a percorrere un po’ di strada con Gesù risorto.
Ci siamo messi nei panni dei due discepoli di Emmaus e abbiamo camminato con Gesù.
Nell’incontro della prima settimana abbiamo letto insieme …

Vangelo di Luca 24, 13-16
Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus, e conversavano di tutto quello che era accaduto.
Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù inpersona si accostò e camminava con loro.
Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.

L’importanza degli occhi,del vedere, del guardare, dell’osservare.

– Che differenza c’è tra vedere e guardare?
– E’ sufficiente vedere una persona per poter dire di conoscerla?
– Quanti modi ci sono di guardare?
– Si vede solo con gli occhi?

Queste le domande che abbiamo rivolto ai ragazzi per stimolare la riflessione.
Come attività pratica abbiamo invitato i ragazzi ad osservare attentamente per cinque minuti questo dipinto…

e poi, una volta tolto il dipinto abbiamo rivolto loro queste domande:
– Quante persone ci sono nel dipinto?
– L’abito di Gesù è di due colori. Quali?
– Elencate almeno tre cibi presenti sul tavolo.
– C’è un personaggio che porta il cappello?
– Che cosa sta guardando Gesù?

Il messaggio che volevamo trasmettere è che dobbiamo imparare ad osservare per poter conoscere, dobbiamo guardare e non solo vedere per approfondire la conoscenza e non essere superficiali.

e poi…quanti modi ci sono per vedere qualcuno?
E allora il divertente gioco del “Riconosciamo il nostro compagno di catechismo”.
A turno ai bambini è stata messa una benda davanti agli occhi e quindi senza vedere dovevano riconoscere un compagno con il tatto.

La seconda settimana abbiamo continuato la lettura del Vangelo di Luca, 24, 17-27

Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli disse: «Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò: «Che cosa?». Gli risposero: «Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele; con tutto ciò son passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; recatesi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, son venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevan detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Ed egli disse loro: «Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti! Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.

Domande per stimolare la riflessione:
– Ci è mai capitato di ricevere una delusione da un amico?
– Come ci siamo sentiti?
– E’ stato difficile fidarci ancora di quest’amico?
– Quali sentimenti ha portato la delusione?
– Proviamo a pensare ad un colore che esprime l’emozione di un cuore deluso.

Attività: Costruiamo il nostro cuore deluso con l’origami

e poi lo inseriamo nel cuore rosso amore di Dio…

La terza settimana abbiamo concluso la lettura del Vangelo di Luca 24, 28-32

Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi perché si fa sera e il giorno gia volge al declino». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi si dissero l’un l’altro: «Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?».

Senza dubbio il brano ha come fulcro il gesto di Gesù dello spezzare il pane, gesto che apre gli occhi ai discepoli che finalmente lo riconoscono, ma questo aspetto lo approfondiremo il prossimo anno che sarà quello della Prima Eucarestia per questi ragazzi.
Abbiamo sottolineato invece l’aspetto dell’accoglienza e dell’ospitalità ( Resta con noi perchè si fa sera …) e di quanto la casa sia importante.

– Quanto è bello accogliere i nostri amici nella nostra casa ed essere accolti nella loro?
– La casa rappresenta il nostro rifugio, dove ci sentiamo a nostro agio e possiamo approfondire la conoscenza dei nostri amici attraverso il gioco, lo studio, la conversazione.

Ed ecco l’attività: Ricostruiamo il villaggio di Emmaus

Nel salone dell’oratorio i quattro gruppi hanno costruito una casa utilizzando tavoli, sedie, coperte, cuscini, ecc…e aggiungendo tanti importanti dettagli per renderla accogliente.

L’attività aveva anche uno scopo pedagogico e cioè quello di favorire il lavoro di gruppo.

E’ stato un bel percorso, noi catechiste ci siamo divertite un sacco e speriamo anche i bambini. Ma la cosa importante è riuscire a trasmettere loro la bellezza dell’avere come compagno di viaggio Gesù che c’è sempre, anche quando noi magari siamo un po’ distratti e non lo vediamo.

Catechismo: la gioia della Resurrezione tra parole e musica

I primi due incontri di catechismo dopo la Pasqua li abbiamo dedicati a dare un po’ di risonanza, insieme ai ragazzi, a questa grande festa, la più importante in effetti.
Lo abbiamo fatto mettendo un enfasi particolare alla gioia della Resurrezione partendo dal brano del Vangelo del giorno di Pasqua:

Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.”

Dopo la lettura del brano abbiamo chiesto ai ragazzi di mettersi nei panni di Maria di Magdala e capire che cosa provato quando è andata al sepolcro di Gesù e lo ha trovato vuoto.
– Era già triste per la morte del suo amico, sarà diventata tristissima!
– Che angoscia non sapere dove avevano messo il corpo del suo amico!
– Era preoccupata!

” E ora ragazzi rimanete nei panni di Maria e immaginate cosa deve aver provato quando ha capito che quell’uomo che lei pensava essere il custode del giardino, in realtà era Gesù”.

– Una gioia immensa!
– Sarà stata felicissima!

“Ragazzi, voi avete mai ricevuto una bellissima notizia?”
“Siiii!!!!”
“E che cosa avete provato? Quali emozioni?”

SPERANZA
ALLEGRIA
FIDUCIA
EUFORIA
GIOIA
ENTUSIASMO
PROTEZIONE
GLORIA
WOW!
FELICITA’
RINGRAZIARE
AMORE
AFFETTO
BELLEZZA
SUPER BELLO
AMORE EXTRA
PACE
SUSPANCE
FANTASTICO

I bambini hanno sempre voglia di raccontare ed è bello sentirli descrivere gli episodi della loro vita in cui sono stati felici, oppure di una cosa brutta che è capitata loro ma che poi si è trasformata in un’esperienza bellissima come a Maria di Magdala.
Il lavoro è poi proseguito con la composizione di un Inno della Gioia utilizzando le parole frutto della loro riflessione.

Sulla melodia di Fra Martino Campanaro un inno cantato a due voci.
Meraviglioso!

Oggi è gioia
oggi è gioia

Felicità
Felicità

Oggi siam felici
Siamo tutti amici

Din Don Dan
Din Don Dan”

e poi un rap fantastico

Ho guardato sul vocabolario
e ho trovato le parole
tablet, Play Station, cavallo, top…secret

Ho guardato sul Vangelo
e ho trovato le parole
visto giardino
cercare sepolcro
angeli annuncio!

Ho guardato nel mio cuore
e ho trovato le parole
bello, pace, amore, gioia…
bello…
VEDRAI CHE BELLO!!!

I ragazzi hanno cantato con impegno il loro inno e poi ci siamo scatenati tutti insieme nel salone sulle note di “Happy” di Pharrell Williams mentre ogni ragazzo sventolava un cartello con una delle parole che avevano elaborato dopo la riflessione sul brano del Vangelo.

L’impegno che abbiamo chiesto ai ragazzi è stato quello di portare a casa, a scuola, nella squadra di calcio, ovunque la gioia di quei momenti passati insieme.
E per noi adulti l’impegno di continuare a coltivare insieme ai piccoli la consapevolezza che il mistero della Resurrezione di Gesù rappresenta la gioia della nostra fede.

Imparare giocando

Qualche giorno fa una mia collega catechista mi ha chiesto se conoscevo qualche gioco da proporre ai ragazzi che prevedeva l’uso della bussola.
Mi è è venuto in mente un libro del CAI ( Club Alpino Italiano ) che si intitola “Imparare Giocando“.
Nel libro sono riassunte le esperienze vissute da molte persone nell’ambito del CAI, dei gruppi AG ( Alpinismo Giovanile), dei gruppi scout o gruppi parrocchiali.
Dalla presentazione:
Il gioco costituisce una delle esperienze più ricche di valenze tra quelle che accomunano gli esseri umani di ogni età, tempo e latitudine. E’ in grado di stimolare, esaltare, rivelare il profilo caratteriale e le capacità cognitive, psicomotorie, affettive e relazionali di una persona e, se ben gestito può aiutare a migliorare la qualità e l’utilizzo di tali caratteristiche, nonché ad apprenderne delle nuove. Il gioco costituisce di fatto una palestra dove si può provare, verificare, scoprire la propria identità. Nelle varie fasi di crescita, dove si acquisiscono nuovi ruoli e responsabilità, il gioco assume una funzione importante nello sviluppo della personalità. E’ fondamentale per lo sviluppo integrale del bambino, e per questo rappresenta un ambito imprescindibile per chi si occupa di pedagogia. Attraverso l’esperienza ludica si acquiscono la perseveranza, l’attenzione, la costanza proprio provando e riprovando: è così che il bambino inizia a comprendere come funzionano le cose, inserendosi attivamente nella realtà che lo circonda.
Il gioco è uno strumento educativo straordinario nelle mani di un Accompagnatore attento e con la voglia di conoscere i propri ragazzi, di comunicare con loro attraverso un veicolo libero e piacevole quelli che sono i propri valori e ideali.
Un Accompagnatore come vero educatore, cioè colui che sa tirar fuori da ciascuno giovane la persona che è in ogni ragazza o ragazzo, con tutte le sue potenzialità“.

Giocare vuol dire utilizzare un mezzo alternativo alla comunicazione tradizionale, fortemente coinvolgente, che costringe ad una risposta in prima persona. Ogni Accompaagnatore deve avere una gran voglia di giocare e non aver paura di tirarla fuori. Bisogna documentarsi e formarsi continuamente nel proprio ruolo di animatore di giochi attraverso il confronto con altri animatori, la lettura di testi adeguati come questo, il dialogo con i ragazzi e la conoscenza dell’universo giovanile“.

Dopo un escursus sui riferimenti teorici del gioco partendo dalla teoria dello sviluppo di Jean Piaget, psicologo dello sviluppo, viene sottolineata l’importanza del gioco motorio, che nasce in forma spontanea nei bambini e risponde perfettamente all’esigenza di formazione, educazione e sviluppo polivalente della persona.
Quindi giocare per educarsi, giocare per crescere, giocare per conoscere e naturalmente giocare per divertirsi.

Ma quali tipologie di gioco possiamo proporre?
Giochi sulla natura
Giochi di movimento
Giochi di percezione
Giochi di arrampicata
Giochi di intrattenimento
Giochi di creatività

Nel libro per ogni tipologia di gioco sono proposti degli esempi con un’accurata descrizione e con un particolare riferimento se il gioco è adatto a ragazzi con disabilità motorie.

Io trovo che sia un ottimo strumento per chi lavora con i ragazzi anche nell’ambito oratoriale ( come spunto per giochi da proporre durante l’oratorio estivo o durante i campi estivi per esempio), per catechisti ed educatori, per chi insegna yoga ai bambini e ha anche la fortuna di organizzare classi all’aperto.

Ecco il link dove trovare il pdf del libro: IMPARARE GIOCANDO

Concludo con la bellissima frase di San Giovanni Bosco
E’ nel gioco che il bambino si mostra quale egli è veramente… ed è nel gioco che posso educarlo veramente.