Il fine settimana del mio compleanno

Sta finendo un’altra settimana.
Quante cose da fare!
Quante corse!
Non sono stata ferma un attimo e anche nei momenti in cui sono stata ferma ho lavorato o studiato.
E così è arrivato anche il mio compleanno!
Domenica compirò 48 anni.
Sarà un compleanno all’insegna del riposo fisico e mentale perchè ne ho proprio bisogno.
Un compleanno casalingo.
Si, credo proprio che mi godrò la mia casa e la mia famiglia.
Un attimo di stacco prima di ricominciare nella frenesia quotidiana.
Auguro anche a voi di trascorrere un fine settimana tranquillo!
A presto!

C’è tutto un mondo intorno

Sabato mattina ho preso l’autobus di buon ora per recarmi allo Yoga Festival Bimbi.
Di proposito non mi sono immersa con la testa nel cellulare ma ho voluto osservare ciò che mi circondava.
Con occhio nuovo e curioso.
Discretamente ho osservato gli altri passeggeri.
Alle otto del sabato mattina non sono molte le persone che viaggiano sui mezzi pubblici.
Ho provato ad immaginare dove si stessero recando, ma ho notato visi distesi e sereni e mi sono detta che probabilmente li aspettava una bella giornata.
Ho diretto poi la mia attenzione all’esterno dell’autobus e ho iniziato a osservare le macchine che passavano sotto la mia postazione sopraelevata.
Ho notato con piacere che molti automobilisti cantano mentre guidano. Beh! Era sabato e probabilmente non stavano andando al lavoro, anche se io credo che quella di ascoltare musica o cantare in macchina sia un’abitudine che si mantiene indipendentemente dal luogo in cui stai andando.
Allargando lo sguardo ho notato come cambiano gli edifici man mano che lasci la periferia e ti avvicini al centro della città.
Ti lasci alle spalle i quartieri con gli alti palazzi e incontri le case vecchio stile, con i balconi in pietra.
E noti che il bisogno di verde e di colore c’è ovunque.
Gerani e primule macchiavano di allegria una casa che altrimenti sarebbe stata grigia e triste.
Arrivando al Museo della Scienza e della Tecnica dove si teneva la manifestazione mi sono imbattuta in una mia compagna del corso Aipy.
E’ incredibile la sintonia che si è creata con questo gruppo di formazione.
Ci vediamo due giorni al mese in fondo eppure tra noi c’è tanta voglia di condividere e di crescere insieme.
Ciò che si è creato è un dono grande che mi è stato fatto e sono colma di gratitudine per questo.
Nel pomeriggio incontro la piccola Viola, la mia piccola yogini, con la sua mamma.
Credo di non aver mai conosciuto una bambina così piena di entusiasmo.
E così con lei e con gli altri bambini del laboratorio scopro che se è anche le cose non vanno come uno se le è immaginate e prefissate, va bene lo stesso.
E imparo ancora una volta che i bambini sono i maestri più saggi.
Intorno a me c’è un mondo che va scoperto ogni giorno.
Un mondo denso di dettagli che sono lì, pronti per essere assaporati.
Un mondo che va amato, tutto, così com’è.
Con le sue imperfezioni, i suoi difetti, le sue falle.

Nella foto un piccolo nido e dentro il nido dei foglietti colorati.
Nei foglietti colorati delle parole per rispondere alla domanda: ” Che cosa rende felice la nostra vita?”
Sul mio c’era scritto “Libertà”.
Oggi scriverei ” C’è tutto un mondo intorno”.

Catechismo è…

L’anno catechistico sta finendo.
Per me significa salutare i ragazzi con i quali ho condiviso i cinque anni del percorso di iniziazione cristiana.
Erano dei frugoletti quando ci siamo incontrati. Li ho visti cambiare.
Ho sentito la voce dei ragazzi diventare una voce da uomini e ho visto le bambine cambiare le loro forme.
Un percorso di crescita per tutti, anche per me.
Mai come in questo ciclo ho sperimentato cosa significa “essere catechista” e non ” fare catechismo” anche se l’aspetto organizzativo a volte prende il sopravvento e ci si trova invischiati in un aspetto delle fede che è più un fare, un organizzare appunto che un esserci dentro.
Per questo mi è piaciuto tantissimo il fatto di poter sfruttare la cappellina nuova costruita in oratorio l’anno scorso e poter cominciare i nostri incontri con un momento di preghiera che non fosse solo il recitare il Padre Nostro o l’Ave Maria, ma un momento di riflessione.
Quindi ci stiamo avviando alla fine.
E la malinconia comincia a farsi sentire.
Ho proposto alle mie colleghe di creare un qualcosa che noi potessimo tenere come ricordo, come traccia del passaggio nelle nostre vite di questi ragazzi.
Allora abbiamo pensato di realizzare un murales. Beh! non proprio…. il parroco non avrebbe accettato la proposta di scrivere sui muri dell’oratorio!
Un murales su un grande foglio bianco.

Abbiamo chiesto ai ragazzi di esprimere con una frase o con delle parole che cosa è stato per loro il catechismo, di esprimere le loro emozioni rispetto a questo cammino percorso insieme.
E allora per terra, senza scarpe per non sporcare o rompere il cartellone, tutti si sono dati da fare …

A casa poi ho letto con calma le frasi e le parole…

Quando ho iniziato il mio incarico come catechista in Parrocchia, mi sono domandata quale fosse la mia priorità cioè che cosa desideravo trasmettere ai ragazzi. Tenendo conto che i primi educatori nella fede sono i genitori ( cioè per intenderci secondo me sono i genitori che devono avvicinare i figli alla preghiera… semplicemente pregando insieme a loro) io mi sono sentita di voler creare nei bambini una forma mentis in cui la figura di Gesù è considerata come un amico. Un amico fedele, un amico che non tradisce, un amico al quale rivolgersi e dal quale ” attingere” buoni consigli per una vita felice. E l’ho voluto fare in allegria, utilizzando il gioco, la creatività, la musica e anche il corpo ( in questo post lo spiegavo più chiaramente).
Spero di esserci riuscita.
Un altro obiettivo, condiviso con le mie super colleghe ( non vivrei senza di voi, care Roberta e Grazia !) era quello di creare in questi ragazzi il senso del gruppo, in modo che una volta terminato il percorso di iniziazione cristiana non si disperdessero ma considerassero di continuare insieme seguendo la proposta educativa parrocchiale del dopo cresima.
Leggendo le frasi sul cartellone penso che un po’ i nostri obiettivi siano stati raggiunti. La dimensione di un percorso per conoscere Gesù insieme agli amici è emersa da tutti i ragazzi e questo non può che farmi/farci tanto piacere.

Sono felice di aver fatto parte della vita di queste creature….queste adorabili e simpatiche creature…

Una nuova tappa del mio cammino yogico

Nel corso di questi sei anni di insegnamento dello yoga parecchie persone hanno iniziato a praticare con me e poi hanno lasciato.
All’inizio questa cosa mi faceva male. Pensavo che fosse colpa mia e della mia inesperienza o della mia incapacità a trasmettere efficacemente la bellezza e gli enormi benefici della disciplina.
Ma come al solito guardavo il bicchiere mezzo vuoto.
Allora ho iniziato a guardare la cosa da un’ottica diversa e ho capito che non tutti siamo uguali e che sicuramente la mia proposta non è adatta a tutti. Per fortuna lo yoga offre tantissime proposte, tutte diverse ed è proprio vero quando si dice che esiste uno stile di yoga per tutti.
Un’altra cosa che poi ho imparato a considerare è stata che a fronte di persone che se sono andate ho un gruppo di allieve fedelissime che mi seguono dall’inizio e che mi trasmettono la loro gioia e la loro soddisfazione nell’andare avanti in questo percorso.
Finalmente il bicchiere mezzo pieno!
Ma tornando al discorso del cambiare stile e insegnante ora capisco chi ha preferito provare altre strade perchè ultimamente mi è capitata la stessa cosa, proprio come allieva.
Io pratico yoga ormai da 21 anni e per comodità ho sempre frequentato la stessa palestra ( si potrebbe aprire un capitolo intero sullo yoga insegnato nelle palestre ma questo non è l’argomento del post) e praticato con la stessa insegnante.
Sette anni fa ho conosciuto il metodo Satyananda e me ne sono innamorata. Ho cercato chi nella mia zona lo insegnasse ma senza fortuna e così ho continuato a praticare nella palestra.
Ultimamente ho capito che la cosa non mi dava proprio più soddisfazione.
Non traevo benefici dalla pratica, la quale probabilmente non era più adatta a me. Sentivo il bisogno di essere seguita e guidata in modo diverso.
Qualche settimana fa, sono incappata per puro caso su un’immagine su Instagram che pubblicizzava lezioni con Metodo Satyananda a Milano. Mi sono informata e … non ci potevo credere. Il centro è vicinissimo a casa mia.
Ieri sera ho fatto la lezione di prova.
Una pratica familiare, movimenti adatti al mio corpo e alla mia mente.
Il lavoro sulla consapevolezza, lo stesso che trasmetto alle mie allieve.
I pranayama…
La voce dell’insegnante…
Insomma tutto perfetto!
Inizia un nuovo viaggio…

Intanto in settimana mi è arrivato un libro che aspettavo da tempo…

L’ho sfogliato tutto e ho intenzione di assaporarlo poco per volta.
Intanto condivido un passaggio secondo me molto interessante che indica come lo yoga può diventare uno stile di vita e non semplicemente una pratica:
…potete utilizzare lo yoga ogni momento per gestire le diverse situazioni che dovete affrontare; per esempio nel traffico cittadino potete usare una profonda respirazione addominale, in ufficio potete praticare pranayama, al pomeriggio o alla sera per allentare gli stress accumulati potete praticare yoga nidra. In ufficio potete praticare cinque minuti di consapevolezza del respiro per liberare la mente da stanchezza e confusione. In questo modo lo yoga diventa parte del vostro comportamento naturale nella vita. Questo è lo stile di vita yogico, quando iniziate ad applicare, ad utilizzare le pratiche di yoga nelle attività e nella routine quotidiana. Quando l’utilizzo dello yoga nella vita quotidiana diventa più spontaneo, allora la mente, il comportamento e l’attitudine riflettono la consapevolezza yogica”.

Felice mercoledì, cari amici!!!
Hari om tat sat

Una ricetta detox semplice semplice

Ci sono dei periodi in cui il mio rapporto con il cibo peggiora esponenzialmente.
Dopo mesi di consapevole attenzione a ciò che mangiavo, tenendo conto delle numerose sensibilità ( di cui parlavo in questo post) ho improvvisamente sbracato.
Un periodo di grandi impegni, di tensioni, di pensieri vari mi hanno portato a perdere un po’ di vista l’attenzione per me stessa e quando questo succede il primo effetto è che cambia il mio rapporto con il cibo. La fame diventa nervosa e poi sto malissimo.
Stamattina leggevo il post sullo yoga che fa dimagrire sul blog di Claudia Porta. Nel punto in cui lei dice: ” Se è normale riempire di spazzatura un bidone dell’immondizia, nessuno si sognerebbe di rovesciarne dentro ad un bel vaso di cristallo. Se ti ingozzi di schifezze, probabilmente la percezione che hai del tuo corpo è più vicina a quella del bidone della spazzatura che a quella del vaso di cristallo” mi sono fermata a mezz’aria con la mia manciatina di patatine del sacchetto ( ma senza glutine!).
” Accidenti” mi sono detta.
“Ok, Ricominciamo!”.

Da dove?
Mi è venuto in mente che qualche mese fa ho acquistato il libro che Shanti Brancolini ha scritto insieme alla sua mamma, Mariella Fonte.

Leggo dalla quarta di copertina…
Mariella fin da giovanissima si è interessata ai molteplici aspetti del benessere fisico e spirituale. Cucina da oltre 40 anni, per lavoro e per amore, facendo uso di tutto il sapere sperimentato da sola o in compagnia di cuochi di diverse nazionalità, ma sempre all’insegna della naturalità. Questa sua esperienza le ha permesso di elaborare un suo modo di cucinare che è di per sè meditazione e yoga, preghiera e celebrazione“.

Shanti dice nel libro:
Uno dei principali motivi per cui le persone si avvicinano allo yoga è perchè vogliono riequilibrare corpo e mente, rigenerarsi e spesso trovare serenità e forza per affrontare un momento difficile.
Indubbiamente lo yoga praticato con costanza è la disciplina che per eccellenza può permetterti di sperimentare tutto questo. Ma un beneficio profondo e permamente è possibile ad una condizione, troppo spesso trascurata e sottovalutata: che il tuo stile di alimentazione sia tale da sostenere il progresso nella pratica dello yoga.
Il cibo è la prima forma di medicina ed è uno dei mezzi principali per ritrovare e mantenere le forze vitali
“.

E’ tutto molto vero!
Eppure a volte si fa molta fatica a metabolizzare questo concetto e per comodità o pigrizia ci si accontenta di cibarsi di roba confezionata o di cibo spazzatura.

Ho deciso quindi di ripartire a prendermi cura di me e della mia salute fisica e mentale e il mio primo step sarà rappresentato da una preparazione semplice che serve per aiutare il corpo a liberarsi di vecchie tossine e risvegliare il fuoco della digestione ( decisamente addormentato!).
Si tratta di acqua calda e zenzero.

Ecco la ricetta presa dal libro:
” Mettete 1,5 l. di acqua sul fuoco con pezzetto di radice di zenzero fresco di circa 3-4 cm. Fate bollire per almeno 10 minuti. Spegnete e lasciate che lo zenzero e l’eventuale calcae si depositino sul fondo della pentola. Filtrate e conservate dentro un thermos in modo da poter consumare l’acqua calda più volte e a piccoli sorsi durante la giornata”.

La bollitura prolungata trasforma le molecole dell’acqua che acquista così la capacità di penetrare meglio all’interno delle cellule per una pulizia più accurata.

Io ci provo!
Sono fiduciosa!
Detox sto arrivando!