La raffinata arte del saper ascoltare

Ascoltare e sentire non sono proprio la stessa cosa.
Ascoltare implica un’attenzione, una partecipazione, un interesse.
Vi è mai capitato di iniziare una conversazione con qualcuno e accorgervi ad un certo punto di stare pensando ad altro?
A me si e la sensazione è stata bruttissima.
In pratica avevo manifestato a quella persona che non mi importava nulla di ciò che mi stava dicendo.
Un’altro atteggiamento frequente era quello di interrompere la persona con cui stavo parlando per dire che… caspita anche  a me era capitata quella cosa! Si, certo! Ma intanto avevo bloccato quella persona che magari faticosamente si stava aprendo e trovando un po’ di sollievo.
Ascoltare davvero è difficilissimo, ma quanto mai importante!
Soprattutto con i figli.
“Mamma! Ma mi stai ascoltando?”
Vi è mai capitato?
Eppure comunicare è così bello!
E se riuscissimo a farlo veramente lo diventerebbe ancora di più.
Nel libro ” L’arte dell’ascolto” gli autori, Anita Molino, specialista dei processi cognitivi relativi all’apprendimento e alla memoria e Fabio Tizian, giornalista e scrittore interessato alla psicologia della comunicazione affermano che la comunicazione è un atto creativo.
E questa cosa mi piace un sacco!
La capacità di mantenere la concentrazione, le tecniche per diminuire le distrazioni, l’abilità di rivolgere domande pertinenti, atte ad ampliare lo spettro di informazioni che acquisiamo attraverso la comunicazione sono in parte innate e in parte frutto della consapevolezza e del desiderio di migliorare la nostra partecipazione alla comunicazione. In ultima analisi, dalla volontà di vivere in modo creativo“.
Saper ascoltare bene presenta una serie di innumerevoli vantaggi:
– otteniamo molto di più da una conversazione o una conferenza a cui abbiamo partecipato, rispetto ad un cattivo ascoltatore;
– aumentiamo le probabilità di prendere decisioni giuste o di giudicare in modo più pertinente e coerente perchè abbiamo acquisito maggiori informazioni;
– siamo in grado di rendere più efficace una comunicazione dando aiuto alla persona che ci parla;
– siamo in grado di esprimere meglio il nostro messaggio, perchè abbiamo scoperto il livello comunicativo del nostro interlocutore e possiamo adattarci di conseguenza;
– otteniamo più facilmente la simpatia e la stima degli altri.
A trarne beneficio è il nostro rapporto con gli altri e il nostro lavoro.
Sviluppando la capacità di ascolto agiamo sul nostro equilibrio interiore, espandendo la consapevolezza, rafforzando la fiducia in noi stessi e migliorando la capacità di interagire con gli altri in modo più gratificante.

Un buon ascoltatore è un uccello raro, e proprio per questo è ricercatissimo“.

Ma come fare per diventare un buon ascoltatore?
La risposta in questo libriccino, edito da Magnanelli che suggerisce tecniche ed esercizi per diventare davvero dei buoni ascoltatori.

 

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Lo yoga è per tutti?

Perchè praticare yoga?
Sono molte le risposte a questa domanda. La più semplice è che attraverso lo Yoga possiamo diventare FELICI. Tutti gli esseri umani cercano la felicità, però, di solito, la cercano all’esterno.
Lo Yoga ci aiuta a comprendere che la FELICITA’ deve essere cercata dentro di noi perché, di fatto, essa significa armonia di corpo, mente ed anima.
Praticando le posture yoga, gli esercizi di respirazione e la meditazione, puoi arrivare a raggiungere quell’equilibrio fisico, psichico, mentale e spirituale che è fonte di felicità.
Ecco una parte dei VANTAGGI della pratica Yoga:

-elimina lo stress
-allevia e fa scomparire le tensioni psichiche, le depressioni, le nevrosi
-allevia e guarisce una serie di affezioni del corpo fisico
-amplifica la memoria e i processi mentali
-equilibra tutte le strutture dell’essere
-stimola il sistema immunitario
-induce uno stato profondo di calma e pace interiore
-libera l’essere dai pregiudizi, dalle inibizioni e dai limiti
-migliora la capacità di comunicare con gli altri
-armonizza la vita sessuale
-dinamizza la volontà
-amplifica la fiducia in se stessi
-facilita la riuscita per il successo
-armonizza la struttura del corpo fisico, eliminando il sovrappeso
-fortifica e tonifica la muscolatura
-amplifica la concentrazione e l’attenzione
-sveglia ed amplifica la capacità di amare
-apre l’essere verso una comunicazione spirituale autentica con l’Universo e con Dio.

SVANTAGGI: non esistono.

Pratico yoga da 21 anni e lo trasmetto, con le mie capacità, limiti e possibilità da sette e ovviamente sono in perfetto accordo con l’elenco che ho riportato dal sito www.amoyoga.it
Ma praticare yoga ha anche un’altra faccia della medaglia.
Uno dei vantaggi elencati è che amplifica oltre alla concentrazione anche l’attenzione.
Amplificare l’attenzione può avere effetti importanti.
Significa diventare più sensibili ai cambiamenti, sia a quelli fisici che mentali, a quelli interiori e ai cambiamenti che provengono dall’esterno.
Questa sensibilità porta a percepire intorno e dentro di noi vibrazioni nuove e a volte non sempre piacevoli ( entrare in una stanza e provare la netta sensazione di non voler essere lì perchè c’è una persona che diffonde negatività non è per niente piacevole!).
Lo yoga insegna, a torto o a ragione a selezionare e quindi se si desidera intraprendere il percorso yogico ( intendendolo come stile di vita ) bisogna essere disposti a scendere a patti con questa possibile realtà.
Può essere faticoso e persino doloroso.
Allora forse lo yoga non è proprio per tutti.
E’ un cammino di autoconoscenza e come quando si inizia una psicoterapia possono emergere aspetti che proprio non vi piacciono.

Il cammino dello yoga è lungo, ogni palmo di terreno dev’essere conquistato vincendo una grande resistenza e le qualità più necessarie al sadhaka sono una pazienza e una perseveranza invariabili e un’incrollabile fede malgrado tutte le difficoltà, tutti i ritardi e gli apparenti insuccessi

“La pratica dello Yoga ci porta faccia a faccia con la straordinaria complessità del nostro proprio essere”
Sri Aurobindo

Detto questo, il mio percorso nello yoga procede ora ( dopo periodi di alti e bassi) con molta serenità. Lo yoga, le sue pratiche, i suoi principi mi aiutano ( oltre alla fede) ad essere serena, ad essere nel mondo senza per forza adeguarmi a tutto ciò che il mondo propone.
E ne sono felice!

Il mio Natale

Io sono la luce del mondo…” Giovanni, 8,12.

La mattina di Natale mi sono svegliata molto presto come è mia consuetudine e mi sono presa dei minuti tutti per me per pregare e meditare.
Ho acceso le lucine dell’albero e tutte quelle sparse per la casa.
La luce.
Gesù è venuto a portare la luce nel mondo.
Il suo è un messaggio di luce.
Nella luce tutto è più chiaro, è più comprensibile, fa meno paura.
Avvolta nella tranquillità della mia casa, mi sono ritrovata a pensare che se io, Catia, non seguo l’esempio di Gesù e non mi impegno a portare un po’ di luce in questo mondo, allora il mio credere a questo bambino di cui tutti gli anni celebriamo la nascita non ha senso.
Che scopo ha la mia vita se non riesco a strappare un sorriso ad una persona che soffre, se non rivolgo parole di speranza ad una persona in difficoltà, se non porto a mia volta sorrisi anche solo per un istante nella vita delle persone che incontro?
E se non credo che la nascita di Gesù sia speranza anche per me, che ho una vita piuttosto incasinata, allora che senso ha mettere in atto tutti i riti legati al Natale, tutte quelle forme esteriori, luci, decorazioni, regali che hanno un senso se non rimangono appunto solo segni esteriori?
Io sento forte la presenza di Dio nella mia vita ma la sola presenza ( sebbene sia già un dono immenso) non basta.
Bisogna agire. Essere luce. Certo, secondo le nostre possibilità e capacità, nel nostro quotidiano ( e forse è anche più difficile).
Si, a tutto questo ho pensato la mattina di Natale!
E ho avuto subito l’occasione per mettere in atto queste riflessioni ( è stato il primo Natale trascorso senza i miei genitori, che hanno preferito viverlo nell’intimità della loro casa per diversi motivi).
Ed ora qualche immagine rubata qua e là…

Il segreto è la gentilezza

Dai 25 ai 32 anni ho lavorato come cassiera in un ipermercato.
Durante il breve corso di formazione prima di buttarci nella fossa dei leoni dei clienti, ci avevano detto che la coda alla cassa è sempre e comunque un disservizio.
La gente arriva in cassa e nella maggior parte dei casi deve aspettare, si deve fermare e aspettare.
Se la coda non c’è il cliente arriva in cassa già incavolato perchè quella spesa la dovrà pagare, e poi perchè potrebbe capitare che su un articolo manchi il prezzo e quindi deve aspettare, che il collegamento bancomat non funzioni e quindi deve aspettare, che il prezzo che ha visto esposto non coincida con quello che il registratore di cassa rileva dal barcode ecc.. e quindi deve fermarsi e aspettare.
Alle cassiere viene richiesta quindi molta pazienza…
Io da subito avevo iniziato ad attuare una strategia in più.
Ho sempre accolto i clienti, anche quelli più incavolati ( e lo si capiva da subito, da come si mettevano in coda e cominciavano a brontolare “Uff.. com’è lenta questa cassiera!”, “Ecco, la cassa giusta ho scelto!” e via dicendo…) con un sorriso.
Non si trattava solo di essere educata ( cosa richiesta e per me assolutamente normale) ma di essere gentile.
La cosa ha sempre funzionato sapete.
In sette anni di lavoro in cassa io ho non ho mai litigato con un cliente.
Perchè ha funzionato?
Perchè la gentilezza spiazza, disorienta, ti coglie impreparato.
Alla gentilezza non siamo più abituati, perchè siamo tutti impegnati a esercitare doti di prevaricazione, di aggressività e di giudizio.
E poi tutti pensiamo che tutto ci sia dovuto.
La gentilezza non solo stravolge le cose ma mette in una condizione di assoluta serenità chi la pratica.
Essere gentili fa acquisire calma e annienta l’agitazione interiore.
Qualcuno mi ha detto che essere gentili è da rammoliti, da persone che si fanno mettere i piedi in testa.
Invece io praticando la gentilezza mi sono sempre sentita molto più forte, più sicura di me.
Nella filosofia buddhista, esiste la meditazione della gentilezza amorevole, che si chiama “metta”.
Si tratta di una meditazione che si può praticare nella vita di tutti i giorni e consiste nel mandare pensieri di amore, di compassione alle persone che incontriamo, alle persone con cui ci troviamo ad interagire.
Scrive Gregory Kramer:

La gentilezza amorevole è una pratica meditativa insegnata dal Buddha per sviluppare l’abitudine mentale all’amore disinteressato o altruistico. Stimolando in noi sentimenti rivolti al bene verso noi stessi, verso coloro che ti sono vicini e verso tutti gli esseri, facciamo in modo che sorga questo genere di sentimenti piuttosto che altri meno desiderabili. L’odio non può coesistere con la gentilezza amorevole; esso scompare e non si riforma se sostituiamo i pensieri radicati nella rabbia con pensieri fondati sull’amore.
La gentilezza amorevole fa sì che la mente sia più flessibile, contrasti i giudizi che sorgono quando diventiamo più percettivi su noi stessi e gli altri e ci porti oltre il nostro egoismo. Questo movimento rivolto verso gli altri è molto importante per bilanciare il fulcro della pratica meditativa. I benefici della pratica della gentilezza amorevole si estendono lontano, oltre chi sta meditando. Essa offre a tutti l’opportunità all’altruismo gentile, alla gioia, all’adattabilità e all’espansività. E’ una pratica veramente universale e non necessita di essere associata ad alcun concetto religioso
.”
( Seminare il cuore)

Praticare la gentilezza significa quindi assumere uno stile di vita che si basa sull’amore per noi stessi, per la nostra vita, la nostra persona, il nostro corpo e che poi si diffonde, si amplifica.

Ed ecco il discorso sulla gentilezza amorevole del Buddha

Questo dovrebbe fare
chi pratica il bene
e conosce il sentiero della pace:
essere abile e retto,
chiaro nel parlare,
gentile e non vanitoso,
contento e facilmente appagato;
non oppresso da impegni e di modi frugali,
calmo e discreto,
non altero o esigente;
incapace di fare
ciò che il saggio poi disapprova.

Che tutti gli esseri
vivano felici e sicuri:
tutti, chiunque essi siano,
deboli e forti,
grandi o possenti,
alti, medi o bassi,
visibili e non visibili,
vicini e lontani,
nati e non nati.
Che tutti gli esseri vivano felici!

Che nessuno inganni l’altro
né lo disprezzi
né con odio o ira
desideri il suo male.
Come una madre
protegge con la sua vita
suo figlio, il suo unico figlio
così, con cuore aperto,
si abbia cura di ogni essere,
irradiando amore
sull’universo intero;
in alto verso il cielo
in basso verso gli abissi,
in ogni luogo, senza limitazioni,
liberi da odio e rancore.

Fermi o camminando,
seduti o distesi,
esenti da torpore,
sostenendo la pratica di Metta;
questa è la sublime dimora.

Il puro di cuore,
non legato ad opinioni,
dotato di chiara visione,
liberato da brame sensuali,
non tornerà a nascere in questo mondo.

Concludo riportando le parole di un sacerdote che conosco personalmente e che ammiro molto: Padre Giuseppe Bettoni, fondatore di Archè.
Lui parla della gentilezza come stile di vita commentando il passo del Vangelo di Luca quando Maria e Giuseppe tornano a Gerusalemme a cercare Gesù e lo trovano nel tempio insieme ai Dottori della legge. Qui la caratteristica di Maria è che, nonostante la preoccupazione per il figlio si rivolge a lui con gentilezza…

Per essere gentili è necessario saper aspettare, ascoltare, saper cogliere il tempo interiore dell’altro e soprattutto non lasciarsi divorare dalla fretta che nulla consente di capire degli stati d’animo e delle attese dell’altro. Perché la gentilezza è come un ponte che mette in relazione e ci fa uscire dalla nostra presunzione di essere nel giusto e ci rende partecipi dell’interiorità dell’altro.
Quanti malintesi e quante incomprensioni, quanti conflitti e quante discordanze e quante violenze nella vita si eviterebbero se nelle comuni relazioni interpersonali non ci si dimenticasse di essere gentili. La gentilezza non costa nulla e quanto sarebbe utile se fosse presente nelle famiglie, nelle scuole, nel lavoro e nelle comuni relazioni quotidiane.
La gentilezza come forma di vita. È la gentilezza di Maria che permette a Gesù di esprimere il senso e la verità della sua vita: «Devo stare nelle cose del Padre mio».
Gesù ci restituisce a questa consapevolezza: ci sono relazioni importanti tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra amici, tra colleghi… ma c’è una relazione, la più importante e necessaria, che è quella con l’Eterno. È questa la relazione necessaria. Se perdiamo di vista questa relazione con l’Eterno che è quella nella quale anche le altre trovano senso e significato, rischiamo di caricare di aspettative eccessive la vita matrimoniale, la vita famigliare, così che ora diventa un rifugio, ora diventa una prigione, ora diventa un assoluto…”

Il segreto è la gentilezza.
La gentilezza è la vera rivoluzione!

Obiettivo sorriso

Nelle ultime settimane vedo mia madre sempre più triste e preoccupata per la salute di mio padre.
Mi chiedo in continuazione che cosa posso fare per lei.
Sicuramente lavorare su di me per essere il più serena e tranquilla possibile può aiutarla a trasmetterle un po’ più di tranquillità.
Sto lavorando per non agitarla, per parlarle con dolcezza e per trovare insieme le soluzioni più opportune anche per aiutare mio padre.
Mi piace vedere mia madre che sorride e voglio fare di tutto per vedere sul suo bel viso più sorrisi possibili anche se il futuro non è roseo, anche se le patologie di mio padre continueranno a segnarlo sempre di più.
Ma per prima cosa devo imparare a sorridere anche io.
Come si fa ad imparare a sorridere?
Un sorriso che viene dal cuore. Un sorriso sincero. Non un sorriso di circostanza.
Il grande Charlie Chaplin diceva “Un giorno senza un sorriso, è un giorno perso”.
E’ vero!
La vita ci appioppa tanti motivi per essere tristi, ma a guardare bene abbiamo anche tanti motivi per sorridere ed essere felici.
Ma troppo spesso non li vediamo perchè siamo sempre in balia degli eventi.
Ma se ci fermiamo un attimo …
Il sorriso poi è contagioso, la felicità è contagiosa, la tranquillità è contagiosa.
Il sorriso è simbolo di amore per se stessi e di disponibilità verso gli altri.
Chi ama sorride!

La mia mission? Sorridere e portare sorrisi.
Alla mia famiglia, agli amici, ai conoscenti e a chi non conosco, a chi mi sta simpatico e a chi mi sta un po’ meno simpatico ( è umano no?).
Chissà che un po’ di questi sorrisi non comincino a diffondersi nel mondo …

P.S Sorridere è diverso da mostrare i denti!!!