Catechismo: la gioia della Resurrezione tra parole e musica

I primi due incontri di catechismo dopo la Pasqua li abbiamo dedicati a dare un po’ di risonanza, insieme ai ragazzi, a questa grande festa, la più importante in effetti.
Lo abbiamo fatto mettendo un enfasi particolare alla gioia della Resurrezione partendo dal brano del Vangelo del giorno di Pasqua:

Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.”

Dopo la lettura del brano abbiamo chiesto ai ragazzi di mettersi nei panni di Maria di Magdala e capire che cosa provato quando è andata al sepolcro di Gesù e lo ha trovato vuoto.
– Era già triste per la morte del suo amico, sarà diventata tristissima!
– Che angoscia non sapere dove avevano messo il corpo del suo amico!
– Era preoccupata!

” E ora ragazzi rimanete nei panni di Maria e immaginate cosa deve aver provato quando ha capito che quell’uomo che lei pensava essere il custode del giardino, in realtà era Gesù”.

– Una gioia immensa!
– Sarà stata felicissima!

“Ragazzi, voi avete mai ricevuto una bellissima notizia?”
“Siiii!!!!”
“E che cosa avete provato? Quali emozioni?”

SPERANZA
ALLEGRIA
FIDUCIA
EUFORIA
GIOIA
ENTUSIASMO
PROTEZIONE
GLORIA
WOW!
FELICITA’
RINGRAZIARE
AMORE
AFFETTO
BELLEZZA
SUPER BELLO
AMORE EXTRA
PACE
SUSPANCE
FANTASTICO

I bambini hanno sempre voglia di raccontare ed è bello sentirli descrivere gli episodi della loro vita in cui sono stati felici, oppure di una cosa brutta che è capitata loro ma che poi si è trasformata in un’esperienza bellissima come a Maria di Magdala.
Il lavoro è poi proseguito con la composizione di un Inno della Gioia utilizzando le parole frutto della loro riflessione.

Sulla melodia di Fra Martino Campanaro un inno cantato a due voci.
Meraviglioso!

Oggi è gioia
oggi è gioia

Felicità
Felicità

Oggi siam felici
Siamo tutti amici

Din Don Dan
Din Don Dan”

e poi un rap fantastico

Ho guardato sul vocabolario
e ho trovato le parole
tablet, Play Station, cavallo, top…secret

Ho guardato sul Vangelo
e ho trovato le parole
visto giardino
cercare sepolcro
angeli annuncio!

Ho guardato nel mio cuore
e ho trovato le parole
bello, pace, amore, gioia…
bello…
VEDRAI CHE BELLO!!!

I ragazzi hanno cantato con impegno il loro inno e poi ci siamo scatenati tutti insieme nel salone sulle note di “Happy” di Pharrell Williams mentre ogni ragazzo sventolava un cartello con una delle parole che avevano elaborato dopo la riflessione sul brano del Vangelo.

L’impegno che abbiamo chiesto ai ragazzi è stato quello di portare a casa, a scuola, nella squadra di calcio, ovunque la gioia di quei momenti passati insieme.
E per noi adulti l’impegno di continuare a coltivare insieme ai piccoli la consapevolezza che il mistero della Resurrezione di Gesù rappresenta la gioia della nostra fede.

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Il diario della gratitudine

Da qualche mese seguo con grande interesse il blog di Marta Albè.
Il titolo del blog è “Vivere in armonia”.
E a chi non piacerebbe vivere sempre in armonia?  Con se stessi. Con gli altri. Con l’ambiente. Con il mondo.
Il suo è un blog visivamente semplice, pulito, proprio come quelli che piacciono a me.
In più è un’insegnante di yoga e non può non piacermi.
Per presentarsi usa queste parole: “La ricerca di sé è praticamente infinita.
Ho scelto scrittura, creatività, yoga e meditazione come strumenti per la mia crescita personale e spirituale e voglio aiutarti a fare altrettanto”.

Nel suo ultimo articolo suggeriva l’uso di uno strumento di felicità: il diario della gratitudine.
Scrive Marta: “Il diario della gratitudine, o Gratitude Journal, è un potente strumento di felicità. Lo è davvero molto per me perché alla fine della giornata scrivere una frase di gratitudine mi fa ricordare delle cose belle della vita, anche quando capita un giorno ‘no’.
La magia del diario della gratitudine è quella di farti trovare almeno una piccola cosa per dire il tuo grazie alla vita alla fine di ogni giornata, della più spensierata o della più faticosa.
Trovare un elemento di bellezza e felicità ogni giorno ti dà davvero una marcia in più perché ti fa uscire da quel vortice negativo che di tanto in tanto ti trascina via dal tuo centro di equilibrio e di tranquillità
“.

E’ verissimo ciò che dice Marta.
E’ facile essere preda dei pensieri negativi, è facile vedere tutto, ma proprio tutto nero.
E allora ti sembra che nulla meriti un’osservazione positiva, che niente di ciò che ti capita abbia un risvolto bello e buono.
Ma non è così!
Ho provato a giungere alla fine di una giornata faticosa, che dico! Faticosissima!!!! e fermarmi a rivedere il tutto e mi sono accorta che non era poi così vero che non era capitato nulla di bello.
Può essere solo una parola buona in mezzo a tante cattive; può essere un sorriso in mezzo a tanti volti scuri; può essere un abbraccio inaspettato; può essere un incoraggiamento o un sentirsi dire: “Che succede Catia? Ti vedo stanca!”

Allora ho cominciato a scrivere, nero su bianco ( nel mio caso arancione su bianco) su un piccolo quaderno almeno un motivo al giorno per cui essere grati. Perchè c’è! Sempre!
Basta fermarsi un attimo e pensarci!

Il suono naturale del nostro respiro

Questa settimana alle mie allieve ho proposto una piccola meditazione ( giusto cinque minuti) sul respiro con la ripetizione del mantra So-Ham.

Il nostro respiro è un atto fisiologico involontario che compiamo circa 25.000 volte al giorno.
Ogni respirazione secondo lo Yoga è accompagnata da un suono, un breve Mantra che recitiamo costantemente senza accorgercene.
Il Mantra So Ham.
Il suo significato è “Io sono quello” o in parole meno ermetiche “io sono parte dell’energia universale presente in ogni cosa”.
La stessa dinamica respiratoria quindi presuppone, insita nella nostra natura, una predisposizione verso il mondo, e verso tutti gli esseri viventi, predisposizione che riusciamo a cogliere solo a momenti, presi come siamo dagli impegni e dai problemi della vita.
Come lo Yoga ci insegna, concentrandoci invece sul respiro e ripetendo mentalmente il Mantra So Ham è possibile entrare consapevolmente in questo stato di coscienza più vasto e universale, in una dimensione quindi che trascenda le comuni circostanze del vivere quotidiano.
(dal sito yogaitalia.it)

Questa piccola meditazione fa parte della mia pratica quotidiana.
Nelle ultime settimane non riesco a svegliarmi molto presto ( come facevo prima) e fare una pratica completa, per cui, rispettando ciò che il mio corpo e la mia mente mi suggeriscono preferisco dedicare anche solo cinque minuti a concentrarmi sul mio respiro.
Tutto questo mi aiuta ad avere un po’ più di chiarezza mentale, di permettere alla mente di non vagare fin dal primo risveglio e intanto ritrovo ( anche se con un po’ di fatica) quel luogo sacro, tutto mio.

L’immagine di apertura me l’ha inviata una cara amica durante lo scorso weekend che ha trascorso in montagna. Immagino che in luoghi come questo, dove regna incontrastato il silenzio, riuscirei davvero a sentirlo il suono naturale del mio respiro!

Vi lascio il video con la carinissima Sara Bigatti che vi spiega come fare ….( lei lo canta il mantra, ma in realtà va ripetuto mentalmente)

Buon fine settimana cari amici di blog!

In mezzo alla tempesta

Qualche settimana fa abbiamo visto su Netflix il film “L’ultima tempesta”.
Tratto da una storia vera, racconta l’eroico salvataggio dell’equipaggio di una petroliera tranciata a metà da una violenta tempesta al largo delle coste del New England il 18 febbraio 1952 da parte della guardia costiera.
Sulla piccola scialuppa di salvataggio, quattro uomini della Guardia costiera affrontano onde alte quasi venti metri, violente raffiche di vento e temperature glaciali.
Il capitano Bernie Webber, alla guida della piccola imbarcazione non si arrende agli ostacoli e studiando il mare turbolento e le onde, fa in modo di arrivare fino alla petroliera e portare in salvo i trenta marinai rimasti intrappolati.
Webber affronta le onde, che potrebbero capovolgere ogni volta la scialuppa e lo fa aumentando la velocità dell’imbarcazione nel momento giusto, cioè in quel momento preciso che gli permette di cavalcare l’onda e di non esserne travolti.
Mi ha colpito molto questa cosa e ci ho trovato un’analogia forte con la mia vita.
Nella vita capitano fulmini a ciel sereno che rischiano di annientarci, tempeste con onde altissime e rischiamo di venirne travolti e soffocare, affogare.
Ma se noi rimanessimo fermi nella nostra piccola imbarcazione, cosa succederebbe?
Non ho mai avuto una vita proprio serena.
Tanti eventi, grandi e piccoli, mi hanno destabilizzata più volte.
Sono rimasta bloccata e ferma per giorni, perchè volevo trarre insegnamento dal mio dolore, volevo danzare con le mie sofferenze, conoscerle perchè comunque facevano parte della mia vita.
Ma poi… ho sempre accelerato.
Ho cavalcato l’onda.
E anche adesso che la mia mente è un turbinio di pensieri mi voglio attribuire il merito di non essermi fermata, di non essermi bloccata del tutto.
Non posso dire di essere serena, mentirei se lo dicessi.
Ma posso dire di voler afferrare i comandi della mia piccola imbarcazione e accelerare … ancora una volta.

Discernimento

Ci sono libri che acquisti perchè il titolo e i risvolti di copertina ti colpiscono e che poi per ragioni diverse rimangono nella libreria per un po’ di tempo, in attesa magari del momento giusto per essere ripresi e letti o studiati.
E così è stato per questo libro dal titolo interessante “Occasione o tentazione?” di Silvano Fausti.
L’autore, gesuita, dopo aver compiuto gli studi di filosofia e teologia con un dottorato sulla fenomenologia del linguaggio presso l’università di Munster in Germania, è stato docente di teologia.
Ora vive in una cascina alle porte di Milano, in una comunità di gesuiti dediti al servizio della Parola e inseriti in una comunità più ampia di famiglie aperte ai problemi dell’emarginazione. E’ autore di numerose pubblicazioni biblico-teologiche, sia di studio che di divulgazione.

L’uomo del nostro tempo, consegnato al proprio arbitrio e svincolato dalla legge, come può distinguere il bene dal male, ciò che lo porta alla patria del suo desiderio da ciò che lo fa miseramente naufragare?
Questo libro vuole essere un piccolo manuale di cammino interiore, che si rifà alle tradizioni più antiche e collaudate, anche se ignote, per imparare l’arte di discernere e decidere. Propone esercizi da fare per vivere in pienezza la libertà alla quale siamo destinati. Aiuta a vedere la differenza tra piacere apparente e gioia, tra tristezza positiva e negativa, tra gioia autentica e sue contraffazioni. La gioia e la tristezza del cuore sono il criterio, interno a ciascuno di noi, del bene e del male.
Questa è la nuova legge: la “legge di libertà”, alla quale da sempre siamo chiamati. A questa legge, se lo vogliamo, oggi siamo finalmente arrivati.

Nell’introduzione viene chiarito il significato di discernimento e di come tale “attività” insieme al decidere sia un’arte e e come tale anche una tecnica.
La tecnica a cui si fa riferimento è quella degli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio di Loyola.
Sant’Ignazio può essere chiamato il genio pratico della vita spirituale. In un campo lasciato per lo più all’arbitrarietà, minato da facili entusiasmi e pericolosi fanatismi, egli è un modello di metodo e di equilibrio. Con l’occhio sull’insieme e sul dettaglio, indica con precisione la meta e i passi per raggiungerla, compone in armonia superiore qualità tra loro opposte, come libertà e grazia, soggettività e obiettività, naturale e soprannaturale, e, soprattutto con sommo rispetto di ogni singolo, aiuta ciascuno a diventare sempre più se stesso in relazione all’Altro e agli altri“.

Nel primo capitolo viene presentato un esercizio per entrare nel cuore attraverso l’esame particolare della coscienza.
Nel secondo capitolo viene presentato un esercizio per registrare ciò che in esso avviene attraverso l’esame generale della coscienza.
Nel terzo capitolo verranno presentate le regole del discernimento, per saper leggere ciò che abbiamo imparato ad avvertire e registrare.
Nel quarto capitolo viene spiegato come questo discernere serva per decidere e agire con libertà e responsabilità.

Ho ritrovato questo libro per caso, ma siccome nulla avviene mai per caso, ritengo che sia successo in un momento caratterizzato da molta confusione mentale e in cui probabilmente ho bisogno di qualcosa che mi rimetta sul binario giusto, sulla strada della scoperta e della lettura di me stessa, anche da un punto di vista spirituale.
Ci sono molte persone che mi stanno aiutando a ritrovarmi e accanto a loro colloco questo libro che ho deciso mi accompagnerà lungo tutta la Quaresima che inizierà domani.

Silvano Fausti
Occasione o tentazione? Scuola pratica per discernere o decidere
Edizioni Ancora