L’impermanenza

“Viola, ti va di costruire un grande mandala con me?”
“Siiiii!!!!”

Ieri a lezione Viola ed io eravamo da sole.
Gli altri bambini sono a scuola natura questa settimana.
E così ho pensato di dedicare del tempo a costruire un mandala insieme.
Al lavoro con la Big Shot ho fustellato tante forme carine e partendo dal centro in cui abbiamo sistemato un cuore rosa, abbiamo creato il nostro mandala sviluppando cerchi sempre più ampi.

” Lo sai Viola che cosa succede una volta che si costruisce un mandala?”
“Cosa?”
” Lo si distrugge”

Il visino un po’ perplesso.

“Lo distruggeremo anche noi?”
” Si, soffiandoci sopra ” ( e così inserisco anche un esercizio di respiro!).

Si, i mandala si fanno e si distruggono a sottolineare il concetto di impermanenza.
Si, a sei anni è un po’ difficile capire questo concetto ma io ho detto a Viola:
” Non ti è mai capitato di litigare con una tua amica e tenerle il muso per un pochino?”
“Si!”
” E subito dopo questo pochino, eravate di nuovo amiche?”
“Si!”

Ecco, tutto passa.
Le cose belle, le cose brutte, ciò che ci fa ridere, ciò che ci fa piangere.
L’impermanenza.
Tutto cambia. In ogni momento.
Il secondo che è passato non è uguale a quello che sto vivendo ora che non sarà uguale a quello successivo.
Ogni mattina ci svegliamo con la speranza che tutto sia uguale a ieri perchè giò che è abitudinario, che non cambia ci dà sicurezza, ci fa sentire tranquilli.
Ma molto probabilmente non sarà così.
Arriveranno cose inaspettate che ci faranno soffrire oppure giorire.
Il primo segreto è accettare il cambiamento.
Il secondo segreto è vivere intensamente ogni momento, bello o brutto che sia.

“… a casa il mandala lo posso rifare!!!!”

Catechismo è…

L’anno catechistico sta finendo.
Per me significa salutare i ragazzi con i quali ho condiviso i cinque anni del percorso di iniziazione cristiana.
Erano dei frugoletti quando ci siamo incontrati. Li ho visti cambiare.
Ho sentito la voce dei ragazzi diventare una voce da uomini e ho visto le bambine cambiare le loro forme.
Un percorso di crescita per tutti, anche per me.
Mai come in questo ciclo ho sperimentato cosa significa “essere catechista” e non ” fare catechismo” anche se l’aspetto organizzativo a volte prende il sopravvento e ci si trova invischiati in un aspetto delle fede che è più un fare, un organizzare appunto che un esserci dentro.
Per questo mi è piaciuto tantissimo il fatto di poter sfruttare la cappellina nuova costruita in oratorio l’anno scorso e poter cominciare i nostri incontri con un momento di preghiera che non fosse solo il recitare il Padre Nostro o l’Ave Maria, ma un momento di riflessione.
Quindi ci stiamo avviando alla fine.
E la malinconia comincia a farsi sentire.
Ho proposto alle mie colleghe di creare un qualcosa che noi potessimo tenere come ricordo, come traccia del passaggio nelle nostre vite di questi ragazzi.
Allora abbiamo pensato di realizzare un murales. Beh! non proprio…. il parroco non avrebbe accettato la proposta di scrivere sui muri dell’oratorio!
Un murales su un grande foglio bianco.

Abbiamo chiesto ai ragazzi di esprimere con una frase o con delle parole che cosa è stato per loro il catechismo, di esprimere le loro emozioni rispetto a questo cammino percorso insieme.
E allora per terra, senza scarpe per non sporcare o rompere il cartellone, tutti si sono dati da fare …

A casa poi ho letto con calma le frasi e le parole…

Quando ho iniziato il mio incarico come catechista in Parrocchia, mi sono domandata quale fosse la mia priorità cioè che cosa desideravo trasmettere ai ragazzi. Tenendo conto che i primi educatori nella fede sono i genitori ( cioè per intenderci secondo me sono i genitori che devono avvicinare i figli alla preghiera… semplicemente pregando insieme a loro) io mi sono sentita di voler creare nei bambini una forma mentis in cui la figura di Gesù è considerata come un amico. Un amico fedele, un amico che non tradisce, un amico al quale rivolgersi e dal quale ” attingere” buoni consigli per una vita felice. E l’ho voluto fare in allegria, utilizzando il gioco, la creatività, la musica e anche il corpo ( in questo post lo spiegavo più chiaramente).
Spero di esserci riuscita.
Un altro obiettivo, condiviso con le mie super colleghe ( non vivrei senza di voi, care Roberta e Grazia !) era quello di creare in questi ragazzi il senso del gruppo, in modo che una volta terminato il percorso di iniziazione cristiana non si disperdessero ma considerassero di continuare insieme seguendo la proposta educativa parrocchiale del dopo cresima.
Leggendo le frasi sul cartellone penso che un po’ i nostri obiettivi siano stati raggiunti. La dimensione di un percorso per conoscere Gesù insieme agli amici è emersa da tutti i ragazzi e questo non può che farmi/farci tanto piacere.

Sono felice di aver fatto parte della vita di queste creature….queste adorabili e simpatiche creature…

Attività con i bambini: origami semplici

Mi piacciono tantissimo, ma sono negatissima!
Sto parlando degli origami cioè dell’arte di piegare le carta per creare cose meravigliose.
Ogni tanto mi ci metto e mi diverto ( a parte confermare la mia totale incapacità).
Ho acquistato recentemente un libro in cui vengono spiegati passo passo 35 progetti semplici che si possono realizzare con i bambini.

In allegato con il libro tanti bei fogli colorati…

I progetti sono presentati con diversi livelli di difficoltà.
Per provare ho scelto due progetti con difficoltà 1 ( ero quasi certa che sarei riuscita a realizzarli!).

Ho realizzato una piccola casetta.
Poche pieghe effettivamente per un risultato molto carino.
Immaginate un villaggio tutto colorato…

Da bambina ne ho fatti tantissimi di quei giochini che si chiamavano “inferno e paradiso”. Ve lo ricordate?
Beh! Da adulta buio totale su come si deve procedere.
Ma con pazienza…

Origami per bambini è l’introduzione perfetta all’origami, l’arte giapponese di piegare la carta, adatta a genitori e bambini di tutte le età.
I progetti sono divisi in sei sezioni e vanno dagli origami classici, come gli animali, alle decorazioni per le feste.
C’è anche un progetto per creare il tradizionale elmo dei samurai giapponesi!
Effettuando delle semplici piegature si possono davvero creare tantissimi oggetti.

In Giappone è un passatempo usuale per i bambini che apprendono l’arte di piegare la carta dai genitori o dai nonni e anche alla scuola materna.
L’origami aiuta a sviluppare la concentrazione e infonde nei bambini un senso di realizzazione.
E’ bello vedere l’oggetto che si sviluppa piega dopo piega!

E in effetti è così!
Qualche giorno dopo aver acquistato il libro ed essermi cimentata nella realizzazione di semplici origami, una docente del corso di formazione AIPY ne ha proposto uno a noi allieve.
Ho scoperto di non essere la sola ad avere qualche difficoltà!
In ogni caso alla fine, piega dopo piega, e anche dopo qualche piccolo errore è uscita questa splendida farfalla…

Ho proposto l’attività degli origami alle mie piccole yogini che hanno realizzato una scatolina per adagiare cinque ovetti di cioccolato ( era la lezione prima delle vacanze di Pasqua) e la cosa ha riscosso un grande successo!

Mari Ono e Roshin Ono
Origami per bambini
Edizioni Il Castello
Per bambini dai 3 anni in su

Attività con i bambini: costruiamo il nostro sole

Lezione molto solare quella di ieri con le mie piccole yogini!
Si, perchè la lezione era proprio dedicata al sole.
Abbiamo iniziato ad imparare la sequenza del Saluto al Sole, abbiamo fatto la danza dei raggi di sole e poi abbiamo costruito addirittura un piccolo sole tutto nostro.
E’ un’attività simpatica da proporre ai bimbi, magari in una grigia giornata di pioggia per rischiararla un po’!

E’ molto semplice.
Si ritaglia un cerchio abbastanza grande da un cartoncino giallo ( in alternativa si può usare un piattino di carta).
Poi si chiede ai bimbi di disegnare la forma delle loro mani e di ritagliarla.

Le manine dei bambini saranno i raggi del nostro sole.
Infatti man mano si incollano sul bordo del cerchio di cartoncino …

Ovviamente poi i bambini si divertiranno a fare occhi, bocca, naso e tutto ciò che a loro piace per personalizzare il loro piccolo sole…

Possiamo spiegare che come i raggi del sole attraverso la luce e il calore fanno vivere le piante e fanno bene anche a noi, così le nostre mani possono essere utili per aiutare i nostri amici e le persone che ci chiedono aiuto e possono diventare strumenti di gesti gentili.

Guarda oltre ciò che vedi…

La Cresima dei miei ragazzi si avvicina e stiamo cercando di capire insieme il significato dei sette doni dello Spirito Santo.
Ieri è stata la volta dell’intelletto.
La parola intelletto deriva dal latino intellectus, derivato dal participio passato del verbo intellìgere, cioè leggere dentro, capire.
Quando ho iniziato a preparare l’incontro e ho pensato al leggere dentro, mi è venuta immediatamente in mente la frase “guarda oltre ciò che vedi” e mi sono chiesta dove l’avevo sentita.
E poi … l’illuminazione.
Nel film d’animazione “Il Re Leone 3” il piccolo suricato Timon, stanco e annoiato della sua vita abitudinaria ( scavare tane per difendersi dalle iene, procurarsi il cibo e … scappare dalle iene) si allontana dal gruppo e parte per cercare un posto meraviglioso in cui vivere mille avventure. Sappiamo che incontrerà quello che diventerà il suo migliore amico, il facocero Pumba e poi il piccolo leoncino Simba, ma quando ad un certo punto pensa di aver perso un po’ la strada compare la scimmia “saggia e un po’ sballata” che gli dice: ” Se vuoi trovare il tuo posto meraviglioso, guarda oltre ciò che vedi” e così Timon inizia a mettere a fuoco ciò che lo circonda fino a quando non vede la Rupe dei Re e capisce che è in quella direzione che deve andare.

E così ho fatto vedere il pezzettino di cartone ai miei ragazzi e ci siamo soffermati a pensare a che cosa significa guardare oltre ciò che vediamo nei rapporti con le persone.
Perchè è così.
Solitamente ci fermiamo a ciò che vediamo, all’apparenza e addossiamo  questa o quella etichetta senza possibilità d’appello.
E se provassimo a guardare un po’ più in profondità? E se provassimo a mettere a fuoco?
Magari di quella persona che abbiamo etichettato come antipatica scopriamo invece altre qualità o scopriamo il motivo per cui magari si comporta sempre in maniera un po’ scostante.
Certo questo atteggiamento richiede molto impegno.
Come fare per far sperimentare ai ragazzi, seppur in maniera molto semplice, questo atteggiamento?
Le illuminazioni arrivano davvero casualmente!
Mi sono tolta gli occhiali perchè some al solito mi bruciavano gli occhi e guardandomi intorno non vedevo nulla ovviamente ( sono miope come una talpetta!) e allora ho pensato: ” Ma certo gli occhiali!”.
Allora ho costruito ben tredici occhialini di cartoni ( quanti sono i miei ragazzi) e ad un certo punto dell’incontro glieli ho fatti mettere e li ho invitati prima a chiudere gli occhi e a visualizzare nella loro mente alcuni dei loro compagni di catechismo e pensare alla prima cosa che veniva loro in mente ( confesso che mi sentivo molto insegnante di yoga in quel momento, che volete deformazione professionale). Poi li ho invitati ad aprire gli occhi e a pensare che grazie a quegli occhialini avrebbero potuto mettere a fuoco i loro compagni scoprendo altre qualità, altre caratteristiche alle quali fino a quel momento non avevano pensato.

L’esperimento sarà riuscito?
Non lo so, ma il fatto di vederli concentrati nel provare ( non tutti ma non importa) è stato già molto positivo.

Per chi è curioso di vedere gli occhialini eccoli…

ho trovato il template su questo sito molto carino.

Volutamente sono a forma di cuore e non perchè ho avuto un raptus di romanticismo ma perchè “guardare oltre” e “leggere dentro” richiede un impegno che nasce dal cuore, è un movimento verso l’altro che ha una componente mentale ma anche emotiva.

Tutte queste riflessioni mi hanno fatto poi venire in mente le parole di un libro che sto studiando per il mio corso di formazione per l’insegnamento dello yoga nell’età evolutiva e cioè “L’identità” di Amin Maalouf.

Maalouf è nato in Libano ma da molti anni vive in Francia.
Scrive: ” L’identità di una persona è costituita da una moltitudine di elementi che non si limitano ovviamente a quelli che figurano sui registri ufficiali. Per la stragrande maggioranza degli individui, c’è di sicuro, l’appartenenza a una tradizione religiosa; a una nazionalità, talvolta a due; a un gruppo etnico o linguistico; a una famiglia più o meno allargata; a una professione; a un’istituzione; a un certo ambiente sociale… ma la lista è assai più lunga, virtualmente illimitata.
… Tutte queste appartenenze non hanno evidentemente la stessa importanza, a ogni modo non nello stesso momento. Ma nessuna è totalmente insignificante. Sono gli elementi costitutivi della personalità, si potrebbe quasi dire “i geni dell’anima”… se ciascuno di questi elementi può riscontrarsi in un gran numero di individui, non si ritrova mai la stessa combinazione in due persone diverse, ed è proprio ciò che fa sì che ogni essere sia unico e potenzialmente insostituibile…”

Innanzitutto mi permetto di consigliare la lettura di questo testo ( anche se non l’ho finito ma mi ha conquistato dalle primissime pagine) e poi rifletto sul fatto che se ognuno di noi, creature del mondo, avessimo sempre a portata di mano un paio di occhiali per mettere a fuoco le caratteristiche uniche e insostituibili di chi incontriamo sul nostro cammino… beh! Molto probabilmente il mondo sarebbe un posto migliore. Forse quel luogo meraviglioso che cercava il piccolo suricato.