DSA: false diagnosi?

Da mamma di una studentessa con DSA ( certificata in terza elementare) mi stupisco ogni volta che sento parlare di false diagnosi.
Molto probabilmente chi ne parla non è genitore di un bambino con Disturbi Specifici dell’Apprendimento o insegnanti che non vogliono prendersi la briga di saperne di più ( perdonate la brutalità, ma ad un certo punto…).
La diagnosi di DSA e la relativa certificazione NON rappresentano una corsia preferenziale per:
– avere meno compiti;
– avere interrogazioni programmate
– avere verifiche personalizzate
– poter utilizzare calcolatrici, mappe concettuali e quant’altro.

La diagnosi di DSA e la relativa certificazione è solo l’inizio di un percorso lungo ed impegnativo per aiutare lo studente a raggiungere il successo scolastico adeguando il metodo di studio alle sue caratteristiche. Si perchè trovare gli strumenti compensativi adatti, creare le mappa concettuali efficaci è un vero e proprio lavoro e spesso sono i genitori ad affrontarlo e, ve l’assicuro, ne farebbero volentieri a meno.
Ma torniamo alla questione delle false diagnosi.
E’ recente la pubblicazione sul sito dell’AID ( Associazione Italiana Dislessia) di un articolo che mira proprio a combattere la campagna stampa che denuncerebbe questo strano aumento di diagnosi di DSA e sulla facilità con cui verrebbero rilasciate le certificazioni.

Leggo:
Gli alunni/studenti con DSA per poter usufruire delle misure previste dalla Legge 170/2010 devono essere in possesso di una diagnosi certificata di DSA.

La diagnosi di dislessia in Italia viene eseguita alla luce delle raccomandazioni cliniche fornite dalle Conferenze di Consenso (2007, 2010, 2011). In particolare, le raccomandazioni prodotte dalla Consensus Conference dell’Istituto Superiore di Sanità sono “basate sui più aggiornati dati scientifici di prova adattati al contesto italiano secondo il giudizio di una giuria multidisciplinare, rappresentativa dei diversi possibili approcci e interessi al tema” (C.C. I.S.S., 2010).

La diagnosi, quindi, viene effettuata da un team multiprofessionale (NPI, psicologo, logopedista) secondo precisi criteri diagnostici e, per evitare la rilevazione di falsi positivi, prevede l’utilizzo di test standardizzati, sia per misurare l’intelligenza generale, che l’abilità specifica.

La definizione della diagnosi avviene in una fase successiva all’inizio del processo di apprendimento scolastico. É necessario, infatti, che sia terminato il normale processo di insegnamento delle abilità di lettura e scrittura (fine della seconda primaria) e di calcolo (fine della terza primaria)”(C.C. I.S.S., 2010). Prima di questa età l’elevata variabilità interindividuale nei tempi di acquisizione delle suddette abilità non permette di utilizzare i valori normativi di riferimento con le stesse caratteristiche di attendibilità riscontrate a età superiori (Raccomandazioni per la pratica clinica DSA, 2009).

Poiché le abilità scolastiche sono distribuite lungo un continuum, non vi è una soglia naturale che può essere utilizzata per stabilire la presenza di un disturbo. Per una maggiore certezza diagnostica e per evitare il pericolo che la diagnosi possa essere inutilmente inflazionata, le raccomandazioni cliniche delle Consensus Conference hanno stabilito soglie più rigide rispetto ad altri paesi per poter considerare deficitaria una prestazione. Infatti può essere considerata insufficiente una performance che si colloca, per la rapidità, al di sotto di 2 deviazioni standard dai valori normativi attesi per l’età o la classe frequentata e al di sotto del 5° percentile per i punteggi di accuratezza.

Se la diagnosi viene eseguita secondo i criteri suddetti, non può esserci il rischio di diagnosi facili.

La questione dislessia può sembrare sovradimensionata. Sicuramente il numero di alunni con certificazione di Disturbi Specifici di Apprendimento, come rivelano i dati forniti dal MIUR, è in significativo incremento.

Tra gli anni scolastici 2010/11 e 2014/2015 le certificazioni sono cresciute, ma questo accade anche perché dopo la legge 170 del 2010, la scuola ha un ruolo determinante nella presa in carico degli alunni con DSA e ad essa sono state richieste competenze organizzative, metodologiche, didattiche e valutative che hanno portato ad una maggiore attenzione nei confronti degli alunni con difficoltà di apprendimento e quindi ad una maggiore individuazione di casi sospetti di DSA e alla loro segnalazione alle famiglie con il conseguente riferimento ai servizi sanitari per avviare il percorso per una eventuale diagnosi (come indicato dall’Articolo 2 comma 1 del D.M. N. 5669 12/7/2011).

In ogni caso la percentuale degli alunni con diagnosi di DSA nella scuola italiana, come risulta dai dati ufficiali del MIUR 2014/2015, non è del 18-20%, come qualcuno afferma, ma supera di poco il 2%, a fronte di una incidenza media che, secondo le indagini epidemiologiche (così come riportato dai dati scientifici nazionali e dalle Linee Guida pubblicate dall’Istituto Superiore di Sanità), si attesterebbe intorno al 3,5% dell’intera popolazione scolastica. Non ci troviamo, quindi, di fronte ad una sovrastima dei casi di dislessia, quanto, piuttosto, alla presenza ancora di una grande parte di sommerso, oltre l’1,5%.”

E allora basta con questa menata delle false diagnosi di DSA!
Avere un figlio con DSA non è una passeggiata.
Non ci sono corsie preferenziali, nè privilegi.
C’è solo una fatica tremenda come dice la nostra Piperita Patty!
E se non ci credete, venite un pomeriggio a fare i compiti di matematica con Matilde e poi mi direte!

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Stelle sulla terra

Martedì pomeriggio, mentre stiravo ho guardato il film sulla dislessia “Stelle sulla terra”.
Ho pianto dall’inizio alla fine. Ad un certo punto ho dovuto interrompere lo stirare perchè avevo la vista annebbiata dalle lacrime.
Ho pianto di rabbia all’inizio, di commozione e poi di gioia alla fine.
Ishaan è un bambino di nove anni, dislessico.
Ma nessuno riesce a capire questa sua caratteristica.
Gli insegnanti che lo giudicano svogliato e che dicono che il ragazzino inventa ogni scusa per non studiare.
I genitori che vedendo il figlio maggiore così bravo negli studi non si capacitano dell’insuccesso scolastico del piccolo.
E nemmeno il suo talento artistico viene preso in considerazione.
Viene mandato in un collegio ma ovviamente le cose non migliorano, anzi. Ishaan si chiude in un silenzio preoccupante.
Poi arriva un supplente di arte e… le cose cambiano.
Ram Shankar Nikumbh, anch’esso dislessico capisce immediatamente le difficoltà del bambino.
Esamina i quaderni di Ishaan e vede che ci sono degli schemi negli errori.
Non può essere pigrizia. Non possono essere problemi cognitivi.
E’ dislessia.

E inizia a lavorare con il bambino, trovando strategie per insegnargli a leggere e scrivere ma soprattutto lavora sulla sua autostima.
Bellissima la scena in cui si reca a casa dei genitori per spiegare loro che il figlio non è pigro, non è dispettoso ma ha delle difficoltà oggettive e va aiutato.
E quando organizza un concorso di pittura al quale partecipano tutti gli studenti e gli insegnanti, Ishaan vince il primo premio.
Commovente la scena in cui tutti i bambini della scuola si alzano in piedi per applaudirlo.

E’ un film che quindi tratta con poesia, delicatezza ma nello stesso tempo con decisione il tema dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento.
Un tema attuale, del quale si parla più diffusamente ma non ancora abbastanza.

La civiltà cretese: una linea del tempo e un po’ di mitologia…

Il programma di storia e di storia dell’arte  vanno di pari passo ed eccoci a studiare la civiltà cretese.
Nella linea del tempo che abbiamo realizzato vi è una quindi una suddivisione della storia della civiltà cretese dal punto di vista storico-culturale e una suddivisione legata all’evoluzione dal punto di vista artistico prendendo come punto di riferimento quella nuova forma architettonica rappresentata dai famosi palazzi cretesi…
Abbiamo inserito anche la suddivisione delle fasi della civiltà micenea che ad un certo punto si fonde e poi si sovrappone a quella cretese ponendo le basi per la civiltà greca…

linea-del-tempo-civilta-cretese-e-micenea

Nel ristudiare la storia di Creta e questa volta anche dal punto di vista artistico mi sono soffermata sulla funzione della religione cretese basata sulla venerazione di divinità collegate ad animali e fra questi ultimi particolare importanza veniva data al toro. Ed ecco allora ripensare alla taurocatapsia, cioè quel gioco rituale che consisteva in una lotta tra l’uomo e l’animale…

taurocatapsia

… e il mito del Minotauro.

Ho riletto la leggenda con molto piacere.

Quando Minosse salì sul trono, per provare ai due fratelli che ne aveva il diritto, chiese un segno divino. Poseidone gli mandò dal mare un toro da sacrificare. Minosse invece lo tenne fra le sue mandrie. Poseidone, per vendicarsi, fece innamorare del toro la moglie di Minosse, Pasifae e dalla loro unione nacque il Minotauro. Per nascondere a tutti il frutto di tale passione bestiale, Minosse incaricò l’architetto ateniese Dedalo di costruire un palazzo, il Labirinto, composto da una tale intrico di sale e corridoi che fosse impossibile trovarne l’uscita una volta entrati. Qui il Monotauro venne imprigionato.

Minosse constrinse la città di Atene a fornire ogni nove anni sette fanciulli e sette fanciulle da offrire in pasto al Minotauro. Secondo il mito, un anno accadde che il giovane e nobile ateniese Teseo si offrì di far parte dei fanciulli inviati a Creta: entrato nel Labirinto, affrontò il mostro e riuscì ad ucciderlo. Ma Teseo riuscì’ anche nell’impresa più difficile di uscire dal Labirinto grazie al filo che gli fornì Arianna, figlia di Minosse: l’eroe lo dipanò dall’ingresso e seguì a ritroso il percorso che aveva fatto.

Il mito del Minotauro e del Labirinto rivive in ciò che resta del Palazzo di Cnosso che come vedete dalla planimetria era enorme e contava qualcosa come più di 1000 stanze.
Per saperne di più cliccate qui.

planimetria_cnosso

A me la mitologia piace un sacco!
E a voi?
Quali sono i vostri miti preferiti?

Plenaria

cof

Durante tutto il mese di novembre al liceo di Matilde si sono tenuti i colloqui mattutini con i docenti. Io, nei giorni liberi dai miei corsi, ne ho approfittato per conoscere alcuni di loro.
Ieri pomeriggio si è invece tenuto il colloquio plenario dedicato ai genitori che di mattina sono impegnati con il lavoro.
Ora, il liceo di Matilde conta più di 1200 studenti. Questo significa che circa 1200 genitori ( vabbè togliamo quelli che hanno avuto colloqui al mattino ma che comunque non sono molti) si sono “riversati” nei corridoi della scuola alla ricerca delle aule in cui ricevevano i docenti interessati.
Una gran bella confusione!
Per me era la prima volta e ci ho messo un po’ a capire il meccanismo.
Un po’ macchinoso ma alla fine ce l’ho fatta a parlare con i tre professori che non avevo ancora conosciuto.
Confusione si! Ma dicevo una bella confusione!
Nell’attesa, tra un colloquio e l’altro ho chiacchierato con altre mamme e papà che come noi hanno iniziato quest’anno il percorso della scuola superiore e devo dire che lo scambio e la condivisione sono sempre utili. Ci sono gli stessi timori, gli stessi dubbi ma anche le stesse speranze e le stesse soddisfazioni.
Poi è interessante anche condividere con chi sta concludendo il percorso ( una mamma di una ragazza di quinta mi ha svelato alcuni trucchi su come ottimizzare il tempo nel colloquio plenario!).
Insomma, nel liceo di Matilde si respira aria buona, direi un’energia positiva a dispetto dell’aspetto della scuola che essendo un ex ospedale psichiatrico ha proprio una struttura e un’ organizzazione degli spazi… direi… ospedaliera. Ma la popolazione che la abita è viva ed energica.
Per quanto riguarda Matilde tutto ok! E’ una ragazza tranquilla ed educata e alla fine è quello che a noi importa, al di là del rendimento.
In questo liceo c’è molta attenzione per i ragazzi con DSA che pensate rappresentano il 23% del totale degli studenti. Una volontà da parte degli insegnanti di conoscerli meglio e pensare a ciò che è meglio per loro. Una richiesta di collaborazione con i genitori per creare una buona sinergia.
Insomma, il trimo trimestre sta finendo e il bilancio è positivo.
Il nostro termometro poi è Matilde che è serena e contenta.
E tanto basta!

E intanto anche il mese di novembre sta finendo.
E’ stato un mese un po’ faticoso ma positivo.
E penso a domani, al primo giorno di dicembre e al S.Natale che si avvicina.
Il periodo dell’anno che preferisco.
Sa di biscotti allo zenzero e di luci.
Di calendario dell’Avvento, sorrisi e buone azioni.
Un periodo di ricarica spirituale.