Il mio yoga di oggi…

Oggi siamo stati in collina.
Un pranzo con la famiglia del nonno Antonio.
Purtroppo la cosa non è partita nel migliore dei modi ( un mio piccolo scontro con una sorella di mio suocero).
Il pranzo mi è rimasto sullo stomaco e così ho pensato che mi avrebbe fatto bene uscire a passeggiare un pochino e godere della bellezza di quel luogo a me tanto caro.
La mia Canon mi fa sempre compagnia in queste occasioni.
Ho camminato nel nostro giardino cercando di concentrarmi su ciò che mi circondava.
Quasi d’istinto mi sono diretta verso il “mio” noce…

… mi ci sono appoggiata e ho cominciato a portare l’attenzione sul respiro che era un pochino accellerato e alto.
Ho preso nota con distacco ( come dice la mia insegnante di yoga) della cosa e poi ho cominciato a lavorarci rendendolo sempre più lento, profondo e basso.
Dopo cinque minuti stavo già meglio.
Ho continuato la mia meditazione …

Questa è stata la mia pratica yoga di oggi. Niente asana ma tanto respiro consapevole, tanta osservazione, tanta presa di coscienza.
Quando sono rientrata in casa mi sentivo diversa.
Non che avessi dimenticato l’alterco ma ho iniziato ad analizzarlo diversamente, guardandomi anche un po’ dentro praticando così svadhyaya, la conoscenza di sè.

Pasqua e pasquetta in collina

Finalmente in collina!
Il luogo dove mi rigenero, dove immediatmente, guardandomi allo specchio, vedo un’altra Catia, un altro viso, muscoli più rilassati, tensioni più allentate.
Può essere un luogo così terapeutico? Evidentemente si!
Il giorno di Pasqua il cielo ero limpidissimo, la temperatura estremamente piacevole.
Ci siamo incontrati con la famiglia di mio suocero per un piacevole pranzo al ristorante. In realtà non possiamo dire di avere mangiato proprio bene bene ( io odio i menù fissi), ma la compagnia è stata estremamente piacevole.
Da tantissimo tempo non prendevo in mano la mia Canon e passeggiavo per catturare momenti e fermarli lì… Continue reading “Pasqua e pasquetta in collina”

Arrivederci, bisnonna Maria

E così la bisnonna Maria, la mamma del nonno Antonio ci ha lasciato.
Nella notte tra venerdì e sabato, il suo cuore, ormai debole, ha deciso che era arrivato il momento di riposare.
Aveva 98 anni.
Una vita lunga e piena.
Soprattutto di ricordi.
Questo rappresentava lei per me.
Un tuffo, piacevole, nei ricordi.
Io l’ho conosciuta 18 anni fa, quando sono entrata a far parte della famiglia di mio marito.
Da allora le nostre vacanze le abbiamo trascorse in collina, vicino a lei e alla sorella del nonno Antonio.
Da subito è nata simpatia tra noi ed era immancabile l’appuntamento pomeridiano in cui andavo a trovarla e facevamo quattro chiacchiere. Ma più che altro io ascoltavo.
Mi raccontava del suo lavoro, della sua famiglia ma soprattutto mi divertiva tanto ascoltarla raccontare degli aneddoti sul nonno Antonio bambino. Come quella volta che lo ha affidato alle cure di una sua vicina per qualche ora e lui, armato di martello, ha riempito una sedia della cucina con una valangata di chiodi. La vicina quando l’ha riportato a casa ha detto alla bisnonna: ” Maria, non portarmelo più!”
Lei rappresentava per me un punto fisso delle nostre vacanze.
I nostri riti mi davano sicurezza.
L’estate scorsa lei era già al ricovero.
Voi sapete che quando io sono in collina passo le ore nel prato dietro casa, sotto il mio noce.
Quante volte ho alzato lo sguardo in direzione della sua casa, convinta di vederla comparire con il bastone in una mano e la canna dell’acqua nell’altra intenta ad innaffiare il suo basilico o ancora seduta sotto il portico a leggere ( leggeva tantissimo!) o a fare la Settimana Enigmistica.
Lei si sentiva più sicura quando eravamo vicini e lo diceva sempre.
Ed era una donna che amava sapere e conoscere.
Mi ricordo che una volta mi ha visto praticare il Saluto al Sole nel prato e poi mi ha chiesto: “Ma cos’erano quegli strani movimenti che stavi facendo?”.

Mi mancherà molto.
Andare in collina sarà diverso ma continuerò ad andarla a trovare, tutti i pomeriggi, nella sua nuova casa.
Arrivederci, bisnonna Maria

Obiettivo raggiunto e… due ricette

mde

La settimana della non spesa è andata alla grande!
Come da proposito ho fatto la spesa il venerdì. E peraltro si è trattato di una una spesa di freschi ( solo frutta e verdura) perchè mentre il frigorifero si è felicemente svuotato in dispensa è rimasto ancora qualcosa ( scatolame ). In più la spesa me l’ha regalata la mia mammetta per cui mi è andata di lusso. Risparmio totale! Il corrispettivo della spesa l’ho messo nella cassettina dei risparmi!
E’ stato divertente inventare anche nuove ricette.
Beh! Nuove non lo so! Immagino che qualcuno ci sia arrivato prima di me a mescolare ingredienti quasi a caso e tirare fuori un piatto che potesse essere gradito.
Desidero condividere due intuizioni culinarie.
Ovviamente non indico la dose di tutti ingredienti perchè… non ne ho la più pallida idea 🙂

La prima “invenzione” è stata le polpettine di cavolfiore ( nella foto).
Ho fatto cuocere un cavolfiore al vapore.
Una volta cotto l’ho pestato con una forchetta e ho aggiunto semplicemente del parmigiano, dell’impanatura di mais ( non pangrattato perchè io sono sensibile al glutine), un uovo e taaaanto prezzemolo.
Ho mescolato il tutto e ho formato delle belle palline che ho passato ancora nell’impanatura di mais.
Ho evitato di friggerle e le ho messe in forno controllandole finchè non sono diventate belle dorate.
Buoooonnnnneee! Sono piaciute anche a Luca che solitamente disegna la verdura cotta e i cavolfiori in particolare.

Per la seconda ricettina ho sfruttato lo scatolame che avevo ancora in dispensa e sabato sera mi sono preparata un risottino venere con germogli di soia, piselli, verza e una gran bella spolveratina di curry ( che io adoro!).
Niente di più semplice da realizzare.
In una padella ho messo un pochino di olio e ho fatto saltare i germogli di soia, i piselli e la verza tagliata a striscioline.
A parte bolliva il riso venere.
Ho poi unito il riso al mio condimento e gnam! La mia cena vegetariana era pronta mentre le altre creature si sono pappate gli spaghetti al ragù.

cof

La settimana scorsa quindi risparmio totale sulla spesa ( certo non posso sperare che mia mamma mi paghi sempre la spesa!)
Quindi l’esperimento della settimana senza spesa si può fare.
Risparmio, divertimento e creatività in cucina!

Buon inizio settimana amici!

… sono una donna che corre coi lupi…

mde

La zia Mela è la sorella di mia madre.
Tra loro ci sono quattordici anni di differenza.
Tra me e mia zia ce ne sono undici.
Per me è sempre stata più che una zia una sorella maggiore.
Quante ne ho combinate insieme a lei!!!!
Nelle ultime settimane lei è stata molto vicina a noi.
Ci ha aiutato tanto con la sua presenza, le sue parole.
Una sera in cui ero particorlamente giù di morale lei ad un certo punto mi dice…
“Tu sei una donna che corre coi lupi”
Le rispondo: “Mi sembra che i lupi stiano correndo un po’ troppo veloci. Sono rimasta indietro”.
” E’ la stanchezza del momento. Li raggiungerai di nuovo”.

E’ stato inevitabile per me pensare al famoso libro di Clarissa Pinkola Estés.
L’ho letto tanti anni fa. Me lo ha regalato proprio lei. Mela.
L’ho ripreso in mano e l’ho sfogliato.

Scrive l’autrice nell’introduzione:
I lupi sani e le donne sane hanno in comune talune caratteristiche psichiche: sensibilità acuta, spirito giocoso, e grande devozione. Lupi e donne sono affini per natura, sono curiosi di sapere e possiedono grande forza e intelligenza. Sono profondamente intuitivi e si occupano intensamente dei loro piccoli, del compagno, del gruppo. Sono esperti nell’arte di adattarsi a circostanze sempre mutevoli; sono fieramente gagliardi e molto coraggiosi“.

Nel testo viene analizzato, attraverso riflessioni e storie, il mito della Donna Selvaggia, dove selvaggia non sta ad indicare qualcosa di incontrollato ma un ritorno alla vera e profonda natura.
Quando si perde la connessione con la nostra vera natura emergono dei sintomi come la fatica, la fragilità, il senso di oppressione, la depressione, la mancanza di ispirazione, il sentirsi sempre in dubbio, il sentirsi intrappolate nella routine domestica, perdere energia di fronte a progetti creativi.
Avere paura di fermarsi quando serve o di andare avanti quando serve.

Noi donne non siamo nate per essere dei cuccioli spelacchiati e incapaci di balzare in piedi, ma per essere piene di energia, di grande forza vitale.

Nelle ultime settimane penso di aver perso un po’ la connessione con la mia natura selvaggia. Gli eventi mi hanno travolto.
Ma forse doveva succedere proprio per recuperare la consapevolezza del mio essere donna.
Ok. Resettiamo e ricominciamo da capo.
Sarà faticoso ma … io sono una donna che corre coi lupi…