Buona Pasqua!

Mi sembra una vita che non scrivo sul blog ma in realtà è passata solo poco più di una settimana.
E che settimana!
Sempre di corsa tra lezioni yoga per adulti e bambini, corso di formazione AIPY, assemblee al liceo della Mati, colloqui con i professori, porta il nonno a fare un controllo, comincia a preparare il ritiro pre-Cresima.
Insomma arrivo alla sera sfinita e alle 10.00 ( a volte anche prima) crollo addormentata sul divano.
Mi piace tutto questa “attività” sia ben chiaro ma effettivamente sfinisce.
E chi trova poi il tempo e le energie per aggiornare il blog?
Ma oggi mi sono voluta fermare anche solo un attimo.
Domani iniziano le vacanze pasquali e spero saranno giorni rilassanti.
Era doveroso passare di qui e augurare anche a voi, cari lettori, di trascorrere i prossimi giorni di festa nella serenità e nella calma.
La Pasqua rappresenta la vita, la rinascita e allora anche io ne voglio trarre proprio questo spirito.
Energie purificate e rinnovate!

Buona Pasqua!
Ci risentiamo dopo le vacanze!

Il circo della farfalla

Sabato ho partecipato ad un laboratorio di formazione per catechiste il cui argomento era interessante e delicato al tempo stesso: Catechesi e disabilità.
Quali strategie attuare in un percorso catechetico per inserire un ragazzo con disabilità nel gruppo, nelle attività ecc..
Quali reazioni, anche emozionali, da parte di un catechista che per la prima volta ha il grande onere di includere il ragazzo e la famiglia?
Un lavoro intenso in questo laboratorio in cui sono inevitabilmente emerse le fragilità di chi con entusiasmo porta avanti la missione che gli è stata affidata ma che si trova a doversi misurare con situazioni un po’ più difficili.
Il laboratorio è cominciato con la visione di un cortometraggio che io non avevo mai visto e che mi ha colpito profondamente, “Il circo della farfalla” appunto. Continua a leggere “Il circo della farfalla”

Come utilizzare le opere d’arte a catechismo

1200px-1602-3_caravaggiosupper_at_emmaus_national_gallery_london

Sabato pomeriggio ho condiviso una bellissima esperienza con Matilde, che da quest’anno fa l’aiuto catechista.
Abbiamo partecipato ad un laboratorio di formazione per catechiste il cui titolo era “Arte e eucarestia”.
L’arte per secoli ha rappresentato uno strumento efficacissimo per avvicinare le persone alla fede.
Lo strumento visivo aiutava chi non sapeva leggere, chi non aveva cultura a capire il messaggio evangelico e ad interpretare episodi biblici.
Ragion per cui, diventa uno strumento prezioso per approfondire un percorso formativo inerente all’iniziazione cristiana dei piccoli.
In particolare nel laboratorio ci siamo soffermati sulla lettura e l’analisi di due opere di Caravaggio, apparentemente simili ma molto diverse ad un’analisi più attenta.
Si tratta delle sue Cene di Emmaus.
La prima, dipinta nel 1602 e conservata alla National Gallery di Londra ( l’immagine in cima al post) e la seconda dipinta dal Caravaggio nel 1606 e conservata alla Pinacoteca di Brera a Milano ( qui sotto).

caravaggio_cena_emmaus-1

Le opere fissano il momento decisivo in cui Gesù, risorto, si fa riconoscere, attraverso la benedizione e lo spezzare del pane, ai due discepoli di Emmaus. Stesso momento, atmosfera estremamente diversa ( e questo in base allo stato emotivo del Caravaggio che ha dipinto la seconda opera nel periodo difficile dell’espiazione di un grave gesto ( aveva ucciso un uomo).

Dopo aver analizzato insieme le opere, anche sulla base della loro storia e della biografia del Caravaggio, abbiamo cercato di entrarci un po’ più dentro, quindi lasciandoci anche trasportare dal punto di vista emotivo:
– Quali particolari mi colpiscono?
– Che cosa vedo in rapporto al racconto evangelico?
– Che cosa provo di fronte a quest’opera?

Una cosa interessante, almeno per me personalmente, è stata la proposta di far rivivere l’opera attraverso un tableau vivant.
Dico per me personalmente, perchè quando hanno chiesto volontari, solo io e Matilde abbiamo alzato la mano ( e questa è stato il culmine della mia esperienza di condivisione con mia figlia).
Per ovvie ragioni di privacy non posso farvi vedere la fotografia del tableau vivant che abbiamo realizzato ( perchè poi due componenti dell’equipe decanale che presenta i laboratori hanno partecipato) ma posso dirvi che cosa ho provato io nell'”interpretare” nientemeno che Gesù che benedice il pane.
Cercare la precisione dei gesti delle mani, osservare l’espressione serena, tranquilla di quel giovane uomo che si rivela ai suoi amici. Una gioia infinita. Coinvolgente.
Ho cercato la concentrazione in quel momento immobile in cui sentivo solo il mio respiro che mi accompagnava con un’azione tranquillizzante.
Anche Matilde è stata molto brava ad assumere quella posizione che esprimeva stupore e voglia di correre per andare ad annunciare al mondo che Gesù era risorto di quel discepolo che il Caravaggio ha ritratto di spalle.

L’idea del tableau vivant sarebbe bellissima anche da proporre ai bambini per aiutarli a immergersi con più efficacia nelle emozioni dei personaggi di un’opera invitandoli a cogliere le sfumature dei gesti, le espressioni, gli oggetti e la loro simbologia.
Per me che insegno yoga ai bambini e lavoro molto con la fisicità, la corporeità ( in fondo assumere un asana è prendere la forma di quell’asana e sentirsi quell’ elemento, che sia un albero, la montagna, un animale, ecc… e vivere le sue caratteristiche) è un’ idea che senz’altro sfrutterò nei miei incontri di catechismo.

Un’altra idea è poi quella di stimolare la riflessione attraverso domande:
– Quale episodio del Vangelo è rappresentato nell’opera?
– Chi sono i personaggi?
– Cosa vedete?
– Vi piace?
– Che sensazioni vi trasmette?
– I gesti dei personaggi cosa comunicano?
– A quale personaggio vi sentite più vicini?
– I colori e le espressioni cosa comunicano?
– In questa opera vi sembra che si parli o si ascolti?

Per concludere posso dire che io imparo sempre tanto da questi laboratori. Arricchiscono il mio bagaglio di conoscenze, di esperienze, di condivisione. E questa volta aver avuto Matilde con me ha rappresentato il valore aggiunto.
E anche lei si è divertita molto.
Siamo tornate a casa cantando a squarciagola!

Buon inizio settimana amici!

… sono solo una piccola matita…

mde

Il presepe tematico parrocchiale del Natale 2016 si è ispirato alla celebre frase di Madre Teresa di Calcutta “Sono solo una piccola matita nelle mani di Dio”.

La metafora della matita è molto efficace per trasmettere ai ragazzi che la loro vita è destinata a fare grandi cose, a far capire loro che sono ragazzi in gamba.

In principio, il Fabbricante di matite parlò alla Matita dicendo:
”Ci sono cinque cose che devi sapere prima che io ti mandi nel mondo. Ricordale sempre e diventerai la miglior matita che possa esserci.”

Primo:
Potrai fare grandi cose, ma solo se ti lascerai portare per mano.

Secondo:
Di tanto in tanto dovrai sopportare una dolorosa “temperata”, ma è necessario se vuoi diventare una matita migliore.

Terzo:
Avrai l’abilità di correggere qualsiasi errore tu possa fare.

Quarto:
La parte più importante di te sarà sempre al tuo interno.

Quinto:
A prescindere dalle condizioni, dovrai continuare a scrivere. Lasciare sempre un segno chiaro e leggibile, per quanto difficile sia la situazione.

La Matita ascoltò, promise di ricordare, ed entrò nella scatola comprendendo pienamente le motivazioni del suo Fabbricante.

Ora sostituisciti alla matita; non dimenticare mai le cinque regole, ed anche tu diventerai una persona migliore.

Uno:
Potrai fare grandi cose, ma solo se permetterai a Dio di tenerti per mano.
Permetterai così ad altri esseri umani di accedere ai molti doni che possiedi.

Due:
Di tanto in tanto sperimenterai una dolorosa “temperata”, attraversando vari problemi, ma ti servirà per diventare una persona più forte.

Tre:
Sarai capace di correggere o superare gli errori che potrai fare.

Quattro:
La parte più importante di te sarà sempre quella interna.

Cinque:
Su qualsiasi superficie camminerai, dovrai lasciare il tuo segno. Non importa quale sarà la situazione, dovrai continuare a servire
Dio in tutto.

Tutti siamo come una matita…. Creati dal Creatore per un unico e speciale scopo.

Comprendendo e ricordando, facciamo in modo di vivere la nostra vita su questa terra avendo uno scopo pieno di significato nel cuore
ed una quotidiana relazione con Dio.

Siamo stati fatti per fare Grandi Cose…

Il presepe è stato inserito infatti in una grande matita e rappresenta la città di Calcutta, con la sua grande contraddizione di ricchezza e povertà…

mde

mde

mde

Nella punta della matita, cioè quella parte che lascia una traccia, è stata inserita la Natività, un po’ nascosta. Questo particolare è stato voluto dagli ideatore del presepe per indicare che la Fede è presente, ma va anche un po’ cercata, coltivata, approfondita.

mde

Sullo sfondo del presepe tante frasi di Madre Teresa.
Ieri pomeriggio ho portato i miei ragazzi di catechismo in chiesa e abbiamo osservato bene il presepe. Poi ho chiesto loro di dedicare cinque minuti alla lettura delle frasi, di sceglierne una e di spiegare su un cartoncino che cosa li aveva colpiti di quella frase.
Ecco le loro riflessioni…

mde

cof

… a me ha colpito la frase: “se giudichi le persone non avrai tempo per amarle”. Infatti non si può giudicare una persona perchè ognuno è quello che è e se si comincia a giudicare una persona dopo un po’ non si trovano più cose belle in lei e quindi si comincia a disprezzarla. Poi anche perchè se cominci a giudicare una persona anche lei comincia a giudicare te e si litiga.

“Lotta perchè il tuo ottimismo diventi speranza”… Mi ha colpito questa frase perchè lottare per qualcosa è importante ed è una cosa giusta da fare e da provare…

“Non esiste solo la povertà materiale”… questa frase mi ha colpito perchè i poveri di soldi sono ricchi in amore verso Dio.

“Ama la vita quando nasci e ogni volta che stai per morire” Secondo me bisogna amare sempre la vita anche se sembra che Dio sia arrabbiato con noi ma non è vero…

“Lotta perchè il tuo ottimismo diventi speranza”… mi ha colpito questa frase perchè per ottenere le cose bisogna lottare.

“Sono una piccola matita nelle sue mani” … mi piace questa frase perchè mi piace l’idea che Madre Teresa di Calcutta l’abbia detta a Gesù.

“Da’ il meglio di te” … questa frase mi ha colpito perchè se si da il meglio di sè si potrà ottenere un bel risultato e se tutti danno il meglio di sè in un gruppo si lavora molto bene.

Io adoro i miei ragazzi!

Il tempo della gratitudine

14553226_249931628761223_8939506043260502016_n

La settimana scorsa sono stata proprio male.
Ero irrequieta e a tratti nervosa.
Sono stata aggressiva con alcune persone salvo poi pentirmene due secondi dopo.
Non so se capita anche a voi, ma io quando sono in questi periodi down ho la tendenza a chiudermi a riccio, a non comunicare ( e quando lo faccio combino casini).
Ho esternato queste sensazioni sul gruppo whattsAp delle catechiste e alcune di loro poi mi hanno contattato in privato per chiedermi che cosa stava succedendo e altre me l’hanno chiesto personalmente.
Beh! Voi non immaginate quanto mi abbia fatto bene ricevere quei messaggi.
Sono sempre stata convinta che il bene più prezioso che noi abbiamo sono le persone.
Anche quando discutiamo, ci scontriamo, poi però ci accorgiamo ( almeno io me ne accorgo) che senza quelle persone ( e anche i possibili scontri) la nostra vita sarebbe un po’ più povera.
Ecco quindi un buonissimo motivo per esprimere gratitudine.
Probabilmente ci saranno altri periodi un po’ bui, periodi in cui la sola cosa che avrò voglia di fare sarà ritirarmi come un eremita e forse per me, per la mia personalità, il mio carattere sono anche periodi benefici ma in quei periodi saprò che qualcuno fuori dalla mia personale grotta della solitudine ci sarà sempre, mi penserà.
E’ di grande conforto questa cosa.

La mia gratitudine in questi giorni va anche ad una persona in particolare, una persona per me davvero speciale. Un sacerdote speciale. Colui che ho definito il mio guru. Certo, perchè che cos’è un guru se non colui che dalle tenebre ti porta alla luce!
E così è per me Padre Francesco.
Ogni volta le sue parole toccano corde che magari avevano smesso di vibrare.
Le sue parole arrivano lì proprio dove devono arrivare e tu ti dici: ” Caspita! era così facile e io non ci ho pensato!”.
Per esempio domenica mattina, incontrando le famiglie della Parrocchia per una riflessione sul Natale ormai imminente, prendendo come spunto un passo del profeta Baruc dove dice: ” Deponi Gerusalemme le vesti del lutto e dell’afflizione” ha posto chiaramente una domanda a tutti noi: ” Quali lutti dobbiamo abbandonare? Chiamiamoli per nome questi lutti che rendono la nostra vita triste e senza gioia!”.
Considerando la settimana che avevo appena passato queste parole mi sono arrivate come uno schiaffo.
Io so perfettamente il nome di ciò che mi rende irrequieta e nervosa. Eccome se lo so! Quindi il passo successivo è deporre tutto questo.
La fine dell’anno di solito è tempo di bilanci e di propositi. Di bilanci non ne voglio fare perchè tutto ciò che è successo e ho vissuto durante l’anno ( bello o brutto) ha avuto il suo perchè e il suo significato. I propositi solitamente con me non funzionano ma credo che riportare alla memoria le parole del profeta Baruc e di Padre Francesco possa essere invece un buon proposito per trasformare, ogni volta che si affacciano, il lutto e l’afflizione in gioia e serenità.