Scoprire e amare la bellezza del creato

Stamattina è cominciato l’oratorio estivo.
Quasi duecento bambini hanno “invaso” il salone dell’oratorio per cominciare insieme quest’avventura.
Il tema di quest’anno è bellissimo!
Lo slogan “DETTO FATTO – meravigliose le tue opere” rimanda alla creazione e all’invito rivolto ai ragazzi di imparare a guardare, contemplare, conoscere, stupirsi fdinnanzi a tutto ciò che di bello c’è nel nostro mondo e soprattutto imparare a benedire, cioè a “dire bene”.
Il testo di riferimento sarà ovviamente il primo capitolo della Genesi e il percorso che i ragazzi seguiranno si articolerà nella spiegazione, attraverso giochi, attività e momenti di preghiera, dei sette giorni che hanno portato alla creazione.

Diremo ogni giorno ai ragazzi, di fronte alla bellezza e alla varietà del mondo, che all’origine di tutto esiste il pensiero buono di Dio che ha voluto un universo ordinato, in cui ci fossimo dentro anche noi, lo esprimeremo con uno sguardo che è molto somigliante a quello del Creatore e con parole e fatti che possono essere segno della sua presenza e quindi una sua «immagine».

Credo che sia importante trasmettere ai bambini, anche attraverso il linguaggio biblico l’importanza del vivere in un mondo che è per sua natura ordinato, pulito, che segue determinate e benefiche regole per automantenersi e di come noi uomini, meravigliose creature, possiamo essere validi aiutanti.
Papa Francesco, qualche anno fa, ha voluto dedicare addirittura un’enciclica intera al tema dell’ambiente che ha intitolato “Laudato sì”, frase che ricorre nel Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi per lodare Dio per le sue meravigliose creature.
Sia il percorso dell’oratorio estivo che l’enciclica del Papa non hanno ovviamente un intento scientifico rispetto al tema dell’ambiente e della creazione, ma io credo che gli obiettivi pastorali e quelli scientifici possano andare di pari passo come veicoli di trasmissione di valori sani, puri, di rispetto e di condivisione di ciò che ci circonda.

In bocca al lupo a tutti gli educatori, gli animatori, i volontari perchè hanno la grande responsabilità di vivere loro in prima persona quegli stessi valori.

P.S. La ragazza della foto è un’amica di Matilde che stamattina si è avvicinata al mondo e ha detto “Io lo adoro!”

Catechismo è…

L’anno catechistico sta finendo.
Per me significa salutare i ragazzi con i quali ho condiviso i cinque anni del percorso di iniziazione cristiana.
Erano dei frugoletti quando ci siamo incontrati. Li ho visti cambiare.
Ho sentito la voce dei ragazzi diventare una voce da uomini e ho visto le bambine cambiare le loro forme.
Un percorso di crescita per tutti, anche per me.
Mai come in questo ciclo ho sperimentato cosa significa “essere catechista” e non ” fare catechismo” anche se l’aspetto organizzativo a volte prende il sopravvento e ci si trova invischiati in un aspetto delle fede che è più un fare, un organizzare appunto che un esserci dentro.
Per questo mi è piaciuto tantissimo il fatto di poter sfruttare la cappellina nuova costruita in oratorio l’anno scorso e poter cominciare i nostri incontri con un momento di preghiera che non fosse solo il recitare il Padre Nostro o l’Ave Maria, ma un momento di riflessione.
Quindi ci stiamo avviando alla fine.
E la malinconia comincia a farsi sentire.
Ho proposto alle mie colleghe di creare un qualcosa che noi potessimo tenere come ricordo, come traccia del passaggio nelle nostre vite di questi ragazzi.
Allora abbiamo pensato di realizzare un murales. Beh! non proprio…. il parroco non avrebbe accettato la proposta di scrivere sui muri dell’oratorio!
Un murales su un grande foglio bianco.

Abbiamo chiesto ai ragazzi di esprimere con una frase o con delle parole che cosa è stato per loro il catechismo, di esprimere le loro emozioni rispetto a questo cammino percorso insieme.
E allora per terra, senza scarpe per non sporcare o rompere il cartellone, tutti si sono dati da fare …

A casa poi ho letto con calma le frasi e le parole…

Quando ho iniziato il mio incarico come catechista in Parrocchia, mi sono domandata quale fosse la mia priorità cioè che cosa desideravo trasmettere ai ragazzi. Tenendo conto che i primi educatori nella fede sono i genitori ( cioè per intenderci secondo me sono i genitori che devono avvicinare i figli alla preghiera… semplicemente pregando insieme a loro) io mi sono sentita di voler creare nei bambini una forma mentis in cui la figura di Gesù è considerata come un amico. Un amico fedele, un amico che non tradisce, un amico al quale rivolgersi e dal quale ” attingere” buoni consigli per una vita felice. E l’ho voluto fare in allegria, utilizzando il gioco, la creatività, la musica e anche il corpo ( in questo post lo spiegavo più chiaramente).
Spero di esserci riuscita.
Un altro obiettivo, condiviso con le mie super colleghe ( non vivrei senza di voi, care Roberta e Grazia !) era quello di creare in questi ragazzi il senso del gruppo, in modo che una volta terminato il percorso di iniziazione cristiana non si disperdessero ma considerassero di continuare insieme seguendo la proposta educativa parrocchiale del dopo cresima.
Leggendo le frasi sul cartellone penso che un po’ i nostri obiettivi siano stati raggiunti. La dimensione di un percorso per conoscere Gesù insieme agli amici è emersa da tutti i ragazzi e questo non può che farmi/farci tanto piacere.

Sono felice di aver fatto parte della vita di queste creature….queste adorabili e simpatiche creature…

Buona Pasqua!

Mi sembra una vita che non scrivo sul blog ma in realtà è passata solo poco più di una settimana.
E che settimana!
Sempre di corsa tra lezioni yoga per adulti e bambini, corso di formazione AIPY, assemblee al liceo della Mati, colloqui con i professori, porta il nonno a fare un controllo, comincia a preparare il ritiro pre-Cresima.
Insomma arrivo alla sera sfinita e alle 10.00 ( a volte anche prima) crollo addormentata sul divano.
Mi piace tutto questa “attività” sia ben chiaro ma effettivamente sfinisce.
E chi trova poi il tempo e le energie per aggiornare il blog?
Ma oggi mi sono voluta fermare anche solo un attimo.
Domani iniziano le vacanze pasquali e spero saranno giorni rilassanti.
Era doveroso passare di qui e augurare anche a voi, cari lettori, di trascorrere i prossimi giorni di festa nella serenità e nella calma.
La Pasqua rappresenta la vita, la rinascita e allora anche io ne voglio trarre proprio questo spirito.
Energie purificate e rinnovate!

Buona Pasqua!
Ci risentiamo dopo le vacanze!

Il circo della farfalla

Sabato ho partecipato ad un laboratorio di formazione per catechiste il cui argomento era interessante e delicato al tempo stesso: Catechesi e disabilità.
Quali strategie attuare in un percorso catechetico per inserire un ragazzo con disabilità nel gruppo, nelle attività ecc..
Quali reazioni, anche emozionali, da parte di un catechista che per la prima volta ha il grande onere di includere il ragazzo e la famiglia?
Un lavoro intenso in questo laboratorio in cui sono inevitabilmente emerse le fragilità di chi con entusiasmo porta avanti la missione che gli è stata affidata ma che si trova a doversi misurare con situazioni un po’ più difficili.
Il laboratorio è cominciato con la visione di un cortometraggio che io non avevo mai visto e che mi ha colpito profondamente, “Il circo della farfalla” appunto. Continue reading “Il circo della farfalla”

Come utilizzare le opere d’arte a catechismo

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Sabato pomeriggio ho condiviso una bellissima esperienza con Matilde, che da quest’anno fa l’aiuto catechista.
Abbiamo partecipato ad un laboratorio di formazione per catechiste il cui titolo era “Arte e eucarestia”.
L’arte per secoli ha rappresentato uno strumento efficacissimo per avvicinare le persone alla fede.
Lo strumento visivo aiutava chi non sapeva leggere, chi non aveva cultura a capire il messaggio evangelico e ad interpretare episodi biblici.
Ragion per cui, diventa uno strumento prezioso per approfondire un percorso formativo inerente all’iniziazione cristiana dei piccoli.
In particolare nel laboratorio ci siamo soffermati sulla lettura e l’analisi di due opere di Caravaggio, apparentemente simili ma molto diverse ad un’analisi più attenta.
Si tratta delle sue Cene di Emmaus.
La prima, dipinta nel 1602 e conservata alla National Gallery di Londra ( l’immagine in cima al post) e la seconda dipinta dal Caravaggio nel 1606 e conservata alla Pinacoteca di Brera a Milano ( qui sotto).

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Le opere fissano il momento decisivo in cui Gesù, risorto, si fa riconoscere, attraverso la benedizione e lo spezzare del pane, ai due discepoli di Emmaus. Stesso momento, atmosfera estremamente diversa ( e questo in base allo stato emotivo del Caravaggio che ha dipinto la seconda opera nel periodo difficile dell’espiazione di un grave gesto ( aveva ucciso un uomo).

Dopo aver analizzato insieme le opere, anche sulla base della loro storia e della biografia del Caravaggio, abbiamo cercato di entrarci un po’ più dentro, quindi lasciandoci anche trasportare dal punto di vista emotivo:
– Quali particolari mi colpiscono?
– Che cosa vedo in rapporto al racconto evangelico?
– Che cosa provo di fronte a quest’opera?

Una cosa interessante, almeno per me personalmente, è stata la proposta di far rivivere l’opera attraverso un tableau vivant.
Dico per me personalmente, perchè quando hanno chiesto volontari, solo io e Matilde abbiamo alzato la mano ( e questa è stato il culmine della mia esperienza di condivisione con mia figlia).
Per ovvie ragioni di privacy non posso farvi vedere la fotografia del tableau vivant che abbiamo realizzato ( perchè poi due componenti dell’equipe decanale che presenta i laboratori hanno partecipato) ma posso dirvi che cosa ho provato io nell'”interpretare” nientemeno che Gesù che benedice il pane.
Cercare la precisione dei gesti delle mani, osservare l’espressione serena, tranquilla di quel giovane uomo che si rivela ai suoi amici. Una gioia infinita. Coinvolgente.
Ho cercato la concentrazione in quel momento immobile in cui sentivo solo il mio respiro che mi accompagnava con un’azione tranquillizzante.
Anche Matilde è stata molto brava ad assumere quella posizione che esprimeva stupore e voglia di correre per andare ad annunciare al mondo che Gesù era risorto di quel discepolo che il Caravaggio ha ritratto di spalle.

L’idea del tableau vivant sarebbe bellissima anche da proporre ai bambini per aiutarli a immergersi con più efficacia nelle emozioni dei personaggi di un’opera invitandoli a cogliere le sfumature dei gesti, le espressioni, gli oggetti e la loro simbologia.
Per me che insegno yoga ai bambini e lavoro molto con la fisicità, la corporeità ( in fondo assumere un asana è prendere la forma di quell’asana e sentirsi quell’ elemento, che sia un albero, la montagna, un animale, ecc… e vivere le sue caratteristiche) è un’ idea che senz’altro sfrutterò nei miei incontri di catechismo.

Un’altra idea è poi quella di stimolare la riflessione attraverso domande:
– Quale episodio del Vangelo è rappresentato nell’opera?
– Chi sono i personaggi?
– Cosa vedete?
– Vi piace?
– Che sensazioni vi trasmette?
– I gesti dei personaggi cosa comunicano?
– A quale personaggio vi sentite più vicini?
– I colori e le espressioni cosa comunicano?
– In questa opera vi sembra che si parli o si ascolti?

Per concludere posso dire che io imparo sempre tanto da questi laboratori. Arricchiscono il mio bagaglio di conoscenze, di esperienze, di condivisione. E questa volta aver avuto Matilde con me ha rappresentato il valore aggiunto.
E anche lei si è divertita molto.
Siamo tornate a casa cantando a squarciagola!

Buon inizio settimana amici!