Epifania in amicizia

Come tutti gli anni, il pomeriggio dell’epifania l’abbiamo trascorso in Parrocchia per la consueta Tombola della Befana.
Devo dire che la tombola di per sè non mi entusiasma molto, ma il fatto di trascorrere un pomeriggio con gli amici della comunità parrocchiale rappresenta per me un momento prezioso.
In Parrocchia io mi sento come a casa, da sempre e le persone che la frequentano sono un po’ come dei familiari.
Adulti, giovani, bambini… ieri li osservavo. Vedevo tutti contenti, sereni e felici di condividere momenti di gioco e di risate.
Ad un certo punto ero seduta in un angolino e si! Ero davvero in pace con me stessa e con il mondo.
Ho vissuto la stessa piacevole e commovente sensazione che ho tutti gli anni quando inizia l’oratorio estivo: Gesù è lì con noi!
E’ una ricchezza incredibile!

Le vacanze sono finite!
Domani riprenderemo la scuola, il lavoro…
Giovedì riprenderò il catechismo e non vedo l’ora di vedere i miei ragazzi e di stare con loro.
Sono felice!

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Il mio Natale

Io sono la luce del mondo…” Giovanni, 8,12.

La mattina di Natale mi sono svegliata molto presto come è mia consuetudine e mi sono presa dei minuti tutti per me per pregare e meditare.
Ho acceso le lucine dell’albero e tutte quelle sparse per la casa.
La luce.
Gesù è venuto a portare la luce nel mondo.
Il suo è un messaggio di luce.
Nella luce tutto è più chiaro, è più comprensibile, fa meno paura.
Avvolta nella tranquillità della mia casa, mi sono ritrovata a pensare che se io, Catia, non seguo l’esempio di Gesù e non mi impegno a portare un po’ di luce in questo mondo, allora il mio credere a questo bambino di cui tutti gli anni celebriamo la nascita non ha senso.
Che scopo ha la mia vita se non riesco a strappare un sorriso ad una persona che soffre, se non rivolgo parole di speranza ad una persona in difficoltà, se non porto a mia volta sorrisi anche solo per un istante nella vita delle persone che incontro?
E se non credo che la nascita di Gesù sia speranza anche per me, che ho una vita piuttosto incasinata, allora che senso ha mettere in atto tutti i riti legati al Natale, tutte quelle forme esteriori, luci, decorazioni, regali che hanno un senso se non rimangono appunto solo segni esteriori?
Io sento forte la presenza di Dio nella mia vita ma la sola presenza ( sebbene sia già un dono immenso) non basta.
Bisogna agire. Essere luce. Certo, secondo le nostre possibilità e capacità, nel nostro quotidiano ( e forse è anche più difficile).
Si, a tutto questo ho pensato la mattina di Natale!
E ho avuto subito l’occasione per mettere in atto queste riflessioni ( è stato il primo Natale trascorso senza i miei genitori, che hanno preferito viverlo nell’intimità della loro casa per diversi motivi).
Ed ora qualche immagine rubata qua e là…

Storia di un albero di Natale

Si stava avvicinando il Natale.
In una piccola e modesta casetta un taglialegna e suoi bambini cercavano di riscaldarsi vicino a un debole fuoco. Ad un tratto si sentì bussare alla porta.
Nessuno si spingeva ai margini della collina nei giorni freddi per andare a trovarlo… chi poteva essere?
Il taglialegna andò ad aprire e, più che mai sorpreso vide il segretario del sindaco del suo paese.
Subito pensò di aver commesso qualcosa di male, ma il segretario lo rassicurò e gli comunicò che il sindaco voleva un grandissimo abete da esporre sulla piazza del paese per Natale.
Mille pensieri assalirono il povero taglialegna. Mai nessuno lo aveva scelto per qualcosa… aveva sempre dovuto aggiustarsi per tirare a campare e ora… proprio il sindaco gli dava un incarico.
La mattina presto si inoltrò nel bosco fitto e ancora buio. I suoi occhi erano avidi, tutto il suo corpo era già proteso verso l’abete più bello che senza dubbio avrebbe trovato.
Finalmente avrebbe avuto la possibilità di essere apprezzato da tutti gli abitanti del paese. I suoi bambini sarebbero diventati i figli del taglialegna con la T maiuscola.
Camminava, camminava sempre più ansioso, ma non vedeva che querce possenti e timide betulle, qualche lepre che sgattaiolava tra i cespugli, uccellini affamati che speravano in qualche briciola. Incontrò persino un gatto selvatico che silenzioso si aggirava nel bosco in cerca di cibo.
Tutto il bosco lo seguiva nella sua disperata ricerca.
Si stava facendo sera, le prime stelle comparivano nel cielo e la saggia luna giocava a nascondino con lui tra le cime degli alberi… ed ecco … finalmente… il più grande, il più maestoso, il più bell’abete che avesse mai visto.
Il taglialegna si fermò folgorato. Nella sua mente già si sentiva applaudire, si vedeva onorato con la medaglia sul petto, vedeva la sua casetta colma di doni offerti dai paesani per riconoscenza… finalmente avrebbe avuto quella vita che aveva sempre sognato.
Ma una piccola voce silenziosa e ferma interruppe il suo sogno…

Perchè vuoi sradicarmi, perchè vuoi abbattermi? Per tanti anni ho donato ombra ai passanti nelle calde estati, ho inviato l’aria pura fino alle grandi città fumose, ho accolto con le mie grandi braccia chi si sedeva sulle mie radici… questo è il luogo del mio esprimermi, cosa potrei fare in mezzo ad una piazza se non morire in poco tempo?

Il taglielegna si destò e cercò invano le sembianze umane di quella voce.
Mille domande si affacciarono alla sua mente finchè guardò verso l’alto attratto da quel cielo infinito cosparso di stelle luminose. A poco a poco ogni stellina cominciò a scendere per decorare l’abete e tra esse una sorrise al taglielegna e andò ad illuminare quell’angolino sconosciuto del suo cuore dove nascondeva tutti i suoi doni.
Intanto la saggia luna, in alto nel cielo, osservava e sorrideva.
Da quella notte, ogni anno a Natale il taglialegna accompagna tutti i bambini del suo paese a vedere l’albero magico decorato come nessun abete potrà mai esserlo.

Con questa storia io auguro a tutti voi lettori affezionati di questo blog di trascorrere un sereno Natale!

P.S. Nel prossimo post spiegherò come abbiamo animato questa storia nell’ultima lezione di yoga per bambini prima delle vacanze.

Decorare la casa per il Natale

Lo scorso week end, finalmente, dopo dieci giorni di immobilità assoluta per via di una bruttissima influenza che mi ha letteralmente bloccata, mi sono potuta dedicare ad un rito che ogni anno mi riempie di gioia: decorare la casa per accogliere il S.Natale.
Ho iniziato il venerdì pulendo per bene casa e poi tra sabato e domenica, insieme a Matilde, ho iniziato a trafficare tra lucine, ghirlande e decorazioni per l’albero.
Come da tradizione mentre lavoravo mi faceva compagnia un film natalizio. Quest’anno ho scelto “Polar Express”…

Ma perchè decoriamo le nostre abitazioni a Natale?
Senza dubbio il periodo che precede il Natale è magico. Se ci sono bambini piccoli poi l’attesa è proprio colma di gioia, di trepidazione.
Quando i figli crescono si perde tutto?
Nel mio caso no!
Il tempo che dedico a decorare la casa come dicevo all’inizio mi riempie davvero di gioia intensa, è come se per un momento dimenticassi i problemi, le preoccupazioni. E’ come se, preparare la casa per festeggiare Gesù che anche quest’anno ritorna, rinnovasse la speranza di un mondo un pochino diverso, un po’ più buono.
Leggevo da qualche parte che decorare la casa in anticipo rispetto al tempo canonico del 7/8 dicembre è tipico delle persone felici. Riporta in superficie il bambino che è in noi.
Io,che solitamente inizio a decorare casa con la prima domenica dell’Avvento Ambrosiano ( cioè a metà novembre), sono senz’altro ancora bambina dentro. Con una gran voglia di giocare, di cantare, di ballare…
Le vicende della vita a volta mi costringono a soffocare queste attitudini e allora nell’intimità della mia casa, vivere anche se per pochi istanti l’euforia del mio essere bambina dentro è una ricarica.
Matilde anche se ormai quindicenne, mi segue…( l’unica cosa che non le piace è la visione del film natalizio…)

E a voi cari amici, piace decorare la casa per il Natale?
Che emozioni provate?
Vi sentite ancora un po’ bambini e vivete il periodo natalizio con entusiasmo?

E visto che ormai è iniziato per tutti….. BUON AVVENTO!!!

31 ottobre

Oggi ripropongo un vecchio articolo ( era il 2012) in cui condividevo alcune riflessioni sulla festa di Halloween.
Rileggendolo mi sono accorta di essere ancora esattamente della stessa opinione.
In cinque anni i lettori del blog sono aumentati, i follower anche per cui volevo condividere anche con loro ciò che pensavo e che penso tutt’ora….

Parlare di Halloween per tornare alle origini (15 ottobre 2012)

Lo so, lo so! Halloween non vi piace, gli americani l’hanno trasformata in un carnevale, non sopportiamo dolcetto o scherzetto ecc….
E se la considerassimo invece un’occasione per parlare ai nostri bambini di questa festa, che ha origini pagane ( non americane) e che in quel tempo, i primi giorni di novembre segnavano la fine dei raccolti e ci si preparava alla stagione fredda.

Proviamo ad insegnare ai nostri bambini ad intravedere in questa occasione il segno del ritmo delle stagioni e quanta importanza questo ritmo aveva nella vita delle popolazioni in cui la cultura agricola e pastorizia era preponderante, senza per questo dimenticare che in quei giorni per i cristiani ricorrono la Festività di Ognissanti e il giorno dedicato ai defunti.

Perchè le due cose non possono coesistere? Io lo trovo un arricchimento, sicuramente non un impoverimento.
I bambini ( soprattutto quelli che vivono in città) fanno davvero fatica a rendersi conto del cambio delle stagioni e sicuramente non sanno ( non per colpa loro) che cosa rappresenta il cambio delle stagioni per i contadini, i pastori ( ce ne sono ancora, sapete bambini?).

E allora facciamo per un momento tornare indietro nel tempo i nostri figli, immaginando di essere in un mondo in cui non ci sono televisione o pc, ma una grande stalla in cui le famiglie si riunivano e magari la persona più anziana ( la saggezza) iniziava a raccontare storie e queste storie poi venivano raccontate e raccontate ancora nel corso del tempo.
Ecco come si passava l’inverno: intrecciando rami per farne cesti che avrebbero poi raccolto i frutti in primavera, tramandando esperienze di vita.
Sono sicura che tutto questo è accaduto fino a non molti anni fa. Sicuramente il nonno Antonio ha degli aneddoti da raccontarci sulla sua infanzia in collina.

E’ vero le cose cambiano, il progresso ci fa perdere di vista alcune cose, e forse è giusto così ma i nostri bambini devono sapere, tra le altre cose che Halloween non è solo la festa delle streghe e dei fantasmi, ma che ha un retaggio antico e molto concreto che, secondo me, non deve essere dimenticato.