“Il piccolo Nicolas e i suoi genitori”

Ieri pomeriggio ci siamo gustati questo film divertentissimo che consiglio vivamente.
Nicolas è un bambino di otto anni.
E’ un bambino felice, benvoluto dai suoi compagni di classe, molto amato dai suoi genitori.
Un giorno un suo compagno arriva a scuola tutto imbronciato perchè gli è nato un fratellino e i suoi genitori non hanno più per lui tutte le attenzioni che avevano prima.
Tutti i bambini la vedono come una situazione veramente tragica!
Una sera Nicolas ascolta un frammento di una conversazione tra la mamma e il papà e si convince che anche lui presto avrà un fratellino.
Bisogna subito porre rimedio!
Insieme ai suoi amici escogita assurdi piani per potersi liberare del fratellino una volta nato….

La trama è divertente ( non ve la voglio anticipare tutta!), i giovani attori che interpretano Nicolas e i suoi compagni sono strepitosi.
C’è il secchione che viene sempre preso di mira ( ma che non può essere picchiato perchè porta gli occhiali), il mangione ( troppo simpatico), il riccone che viene sempre accontentato, il bullo, e ovviamente l’ultimo della classe che finisce sempre nell’angolo ma che strapperà un applauso da parte dei suoi compagni durante la visita del Ministro dell’Istruzione.

Ciò che mi ha colpito e divertito tantissimo è la creatività e la fantasia di questi ragazzi nel mettere in atto i loro piani “diabolici”.
E’ un film in cui però non c’è spazio per la cattiveria,  un film colorato e ovattato in cui tutto è raccontato con il tipico humor alla francese con flashback o incursioni nel futuro viaggiando nella mente dei protagonisti.
La scena che me l’ha fatto conoscere è stata questa…

Brava l’insegnante che permette a Clotaire di arrivare alla risposta attraverso una via diversa da quella della memorizzazione puntando piuttosto sull’esperienza e fantastico lo stesso Clotaire che riesce a recuperare l’informazione.

Da vedere!

Buon inizio settimana!

Stelle sulla terra

Martedì pomeriggio, mentre stiravo ho guardato il film sulla dislessia “Stelle sulla terra”.
Ho pianto dall’inizio alla fine. Ad un certo punto ho dovuto interrompere lo stirare perchè avevo la vista annebbiata dalle lacrime.
Ho pianto di rabbia all’inizio, di commozione e poi di gioia alla fine.
Ishaan è un bambino di nove anni, dislessico.
Ma nessuno riesce a capire questa sua caratteristica.
Gli insegnanti che lo giudicano svogliato e che dicono che il ragazzino inventa ogni scusa per non studiare.
I genitori che vedendo il figlio maggiore così bravo negli studi non si capacitano dell’insuccesso scolastico del piccolo.
E nemmeno il suo talento artistico viene preso in considerazione.
Viene mandato in un collegio ma ovviamente le cose non migliorano, anzi. Ishaan si chiude in un silenzio preoccupante.
Poi arriva un supplente di arte e… le cose cambiano.
Ram Shankar Nikumbh, anch’esso dislessico capisce immediatamente le difficoltà del bambino.
Esamina i quaderni di Ishaan e vede che ci sono degli schemi negli errori.
Non può essere pigrizia. Non possono essere problemi cognitivi.
E’ dislessia.

E inizia a lavorare con il bambino, trovando strategie per insegnargli a leggere e scrivere ma soprattutto lavora sulla sua autostima.
Bellissima la scena in cui si reca a casa dei genitori per spiegare loro che il figlio non è pigro, non è dispettoso ma ha delle difficoltà oggettive e va aiutato.
E quando organizza un concorso di pittura al quale partecipano tutti gli studenti e gli insegnanti, Ishaan vince il primo premio.
Commovente la scena in cui tutti i bambini della scuola si alzano in piedi per applaudirlo.

E’ un film che quindi tratta con poesia, delicatezza ma nello stesso tempo con decisione il tema dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento.
Un tema attuale, del quale si parla più diffusamente ma non ancora abbastanza.

Maria Montessori, una vita per i bambini

In questi giorni mi sono goduta in streaming la mini serie mandata in onda qualche anno fa su Mediaset dedicata a Maria Montessori.
Interpretata benissimo da Paola Cortellesi, narra la vita della nostra più famosa educatrice e pedagogista.
La serie inizia con Maria che accompagnata dalla madre ( una donna eccezionale) e dal padre si reca alla prima lezione all’università. Nulla di strano se non il fatto che la Facoltà di Medicina era allora preclusa alle donne.
La vita accademica infatti non sarà facile per Maria che comunque riesce a laurearsi brillantemente.
La serie è ovviamente molto romanzata e le vicende legate alla storia d’amore con il Professor Montesano, la gravidanza e la nascita di Mario che verrà tolto subito alle cure della madre è molto enfatizzata anche se indubbiamente si tratta di eventi che hanno portato a dei cambiamenti rilevanti nella vita di Maria Montessori.
Le parti che mi sono piaciute di più sono state quelle legate all’interazione di Maria con i bambini.
Come quando entra per la prima volta nell’aula dove si trovano i bambini che, portati via dal manicomio dove si trovavano ( quindi senza nessuna speranza di crescita e di educazione) vengono trasferiti in una clinica psichiatrica dell’Università di Roma. I bambini sono tristi, immobili, privi di stimoli in quell’aula vuota e grigia e Maria li porta fuori nel giardino mentre piove e li osserva mentre sguazzano nelle pozzanghere e “assaporano” le gocce di pioggia come se si sentissero vivi per la prima volta.
E poi ancora quando Luigi, un ragazzino a cui è particolarmente legata, riesce a scrivere Maria con le lettere mobili, disegnate e tagliate personalmente dalla stessa Montessori.
La sua carriera scientifica ha un enorme successo, le “case dei bambini” vengono fondate in Italia, in Europa e negli Stati Uniti e il suo metodo pedagogico, come sappiamo, si afferma in tutto il mondo.
Una frase mi ha fatto riflettere.
Quando Maria porta tutti i suoi bambini, chiamati ” anormali” all’esame di quinta elementare e tutti vengono promossi, il preside della scuola si chiede” Come è possibilie che siano stati tutti promossi e siano più bravi dei bambini normali?”. A questa domanda Maria risponde ” Il problema non è il lavoro che ho fatto io con i bambini anormali, ma quello che avete fatto voi con i bambini normali”.
Il metodo Montessori parte dall’importante idea di far apprendere i bambini sperimentando concretamente i concetti e lasciando il bambino libero di scegliere cosa imparare. L’educatore accompagnerà il bambino in questo viaggio di scoperta.
Un altro elemento importante e nella serie viene messo in risalto è che l’ambiente deve essere a misura di bambino.
Quando nella prima casa dei bambini i banchi sono ancora quelli “di vecchio stampo”, Maria con l’aiuto degli stessi bambini e dei genitori costruisce tavolini bassi, piccoli lavandini, mobili in cui i bambini stessi ripongono e prendono le stoviglie che non sono di plastica ma di ceramica perchè ” se un piatto cade e si rompe il bambino imparerà da solo ad avere più cura”.

Questa mini serie mi è piaciuta tantissimo, mi sono ovviamente commossa in più punti, e ne consiglio caldamente la visione.

A proposito di Metodo Montessori, un paio di settimane fa è arrivato l’ultimo libro di Claudia Porta

Con il suo linguaggio semplice e comprensibile Claudia ci porta alla scoperta del Metodo Montessori e propone attività da fare con i bambini da 3 a 6 anni.
Le attività vanno da quelle sensoriali come smistare gli oggetti o riconoscere gli odori a quelle di vita pratica ( che mi piacciono tantissimo) come maneggiare le posate o imparare ad usare le forbici e ancora il famoso alfabeto mobile e la scatola dei suoni e altre interessantissime.

Il circo della farfalla

Sabato ho partecipato ad un laboratorio di formazione per catechiste il cui argomento era interessante e delicato al tempo stesso: Catechesi e disabilità.
Quali strategie attuare in un percorso catechetico per inserire un ragazzo con disabilità nel gruppo, nelle attività ecc..
Quali reazioni, anche emozionali, da parte di un catechista che per la prima volta ha il grande onere di includere il ragazzo e la famiglia?
Un lavoro intenso in questo laboratorio in cui sono inevitabilmente emerse le fragilità di chi con entusiasmo porta avanti la missione che gli è stata affidata ma che si trova a doversi misurare con situazioni un po’ più difficili.
Il laboratorio è cominciato con la visione di un cortometraggio che io non avevo mai visto e che mi ha colpito profondamente, “Il circo della farfalla” appunto. Continue reading “Il circo della farfalla”

A catechismo con Bilbo Baggins

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Ieri pomeriggio abbiamo proposto ai ragazzi di prima media la visione della parte iniziale del film “Lo hobbit- Un viaggio inaspettato” del regista neozelandese Peter Jackson e tratto dal romanzo omonimo di J.R.R. Tolkien.
L’abbiamo scelto perchè abbiamo pensato di cominciare così la preparazione in vista della S. Cresima che riceveranno ad aprile.
Perchè Bilbo Baggins?
Cosa c’entra con la Cresima?
In effetti questa è la domanda che hanno posto i ragazzi.

Ma vediamo la vicenda!
Bilbo Baggins è un hobbit.
Gli hobbit si sa, amano condurre una vita tranquilla, circondati dalle loro comodità.
Tutto ciò che è un po’ strano, diverso, inusuale è visto con sospetto e accuratamente evitato.
Essi non si preoccupano molto di ciò che succede nel mondo.
Un giorno, in cui Bilbo se ne stava tranquillamente seduto nel giardino della sua accogliente e ordinatissima casa a fumare l’erba pipa, si presenta un personaggio, lo stregone Gandalf e gli propone di partire insieme a lui per un’avventura.
Un avventura!?!?!!?
Credo che non ci sia parola più indigesta per un hobbit!
“Avventura? No grazie! Le avventure sono cose fastidiose e per di più ti fanno fare tardi a cena!”
Ma Gandalf non si arrende perchè ha deciso che Bilbo è la proprio la persona giusta per quel genere di avventura.
E così va ad avvisare gli altri.
” Gli altri chi?” dice Bilbo.

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Alla sera, mentre sta compiendo il rito sacro della cena, cominciano a presentarsi a casa Baggins, uno dopo l’altro, dei nani.
I nani sono rumorosi, grezzi e materiali e in men che non si dica trasformano la precisione casalinga di Bilbo in una gran confusione.
Per Bilbo è uno shock!
E per di più non ha ancora capito che cosa vuole Gandalf da lui e soprattutto perchè una compagnia di tredici nani si è letteralmente impadronita della sua casa, svuotandogli la sua imponente dispensa oltretutto!
L’avventura consiste in un’impresa davvero pericolosa ed estremamente rischiosa, con possibilità di successo molto scarse: aiutare i nani a recuperare il loro tesoro sotto la montagna ma soprattutto recuperare la loro identità di popolo dopo che anni prima il drago Smaug avido di oro se ne è impadronito, costringendo i nani a vagare per molto tempo in cerca di una nuova terra.
Ma ora è tempo di combattere per i nani e ritornare alla montagna che ha un’apertura segreta da trovare. E per questo hanno bisogno delle caratteristiche di Bilbo: camminare silenziosamente e avere un odore che il drago non riconosce ( mentre capirebbe subito che ci sono nani nelle vicinanze).
Ancora una volta la risposta di Bilbo è no! No! E ancora no!
“Mi dispiace Gandalf ma non sono io la persona che cercate”.
E invece è proprio lui e Bilbo in cuor suo lo sa.

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La mattina dopo svegliandosi nella sua casa silenziosa e di nuovo in ordine ( i nani e Gandalf erano nel frattempo partiti), Bilbo capisce che forse a volte bisogna rischiare, svincolarsi dalle comodità, da tutto ciò che da sicurezza per servire una causa più grande e importante.
E così, prende il suo zaino, firma il contratto da scassinatore che i nani gli avevano proposto, raggiunge coloro che diventeranno persone molto importanti per lui per partire insieme per quell’avventura che gli cambierà la vita.

Bilbo: ” Puoi promettermi che ritornerò?”
Gandalf:” No, ma se ritornerai non sarai più lo stesso.”

Ritorniamo ora alla domanda che hanno posto i ragazzi.
“Che cosa c’entra Bilbo Baggins con la Cresima?”.
La figura di Bilbo Baggins non ricorda forse alcune persone che dopo la morte e la resurrezione di un loro caro amico, si sentono perse e si nascondono impaurite?
Ma con la Pentecoste….

Il seguito al prossimo incontro di catechismo!
Stay tuned!