Libri per bambini: “Ufff…”

Cosa succede se due cuccioli, impossibilitati a giocare con i videogames, si annoiano da morire?
Eh si! E’ proprio dura!
Niente ha attrattiva.
Nemmeno la piscina che magari fino a poco tempo ha divertito i piccoli…
Ma poi….
Basta un piccolo evento, un piccolo rumore e tutto cambia.
La noia si trasforma in divertimento.
In questo libro per bimbi dai tre anni ci viene insegnato come davvero la noia possa essere maestra di divertimento.
Eppure oggi i bambini ,anche piccoli, della scuola dell’infanzia per intenderci, hanno un’agenda ricca di impegni e sembra che i genitori siano preoccupati che i loro figli abbiano sempre qualche cosa da fare ( forse che sperino che alla sera crollino dalla stanchezza per godere di qualche ora di libertà?).
In realtà tenendo occupati all’inverosimile i bambini, li priviamo della possibilità di sperimentare la differenza tra tempo occupato e tempo libero. Ed è proprio il tempo libero quello più fruttuoso per loro.
Lo psicoanalista Adam Phillips nel suo libro ‘Sul bacio, il solletico e la noia’ scriveva che la “capacità di annoiarsi permette al bambino di crescere” perché la noia dà la possibilità di contemplare la vita, di analizzarla piuttosto che corrervi attraverso senza soffermarsi a pensare a ciò che succede. Secondo lo psicologo quindi i bambini devono prendersi il proprio tempo per capire ciò che più piace e ciò che più interessa loro, e per fare questo la noia è fondamentale.
Il tempo libero è dunque quello in cui possono essere più creativi, possono scegliere da soli a cosa giocare.
E se all’inizio li vediamo annoiati non importa. Qualche cosa di certo scatterà a trasformare quella situazione di noia in un pomeriggio memorabile.
Come i piccoli protagonisti del libro di Claude K. Dubois, autrice e illustratrice belga.
Un libro tenero come tenere e delicate sono i disegni.

Questo post partecipa all’iniziativa “Il venerdì del libro” di Homemademamma.

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Silent book: “Attenzione, passaggio fiabe!”

Come nella fiaba originale Cappuccetto Rosso saluta la mamma e entra nel bosco e ad un certo punto vede un cartello, si! Di quelli stradali, triangolari, bianchi e rossi, quelli di pericolo per intenderci, che raffigura tre orsi. Che cosa vorrà mai dire?

In men che non si dica la bambina vede tre orsi in bicicletta che le tagliano la strada. Papà orso che porta sul seggiolino il piccolo orsetto e mamma orsa che li segue.
Cappuccetto procede verso la casa della nonna e altri cartelli le annunciano la presenza di Pollicino con le sue briciole sparse per il bosco, e poi un cavaliere che sfreccia con tanto di spada e ancora i tre porcellini nientemeno che sullo skateboard.

“Attenzione, passaggio fiabe!” è un silent book quindi un libro senza testo.

Cos’è, di preciso, un silent book? Un albo che affida il racconto esclusivamente alle immagini. Si tratta dunque di un libro per tutti, che ha la capacità di superare le barriere linguistiche e di favorire l’incontro e lo scambio tra culture diverse. Un libro democratico e aperto. Ma non solo.
I silent book sono preziosi per favorire l’apprendimento di un vocabolario delle immagini, per aiutare i bambini a “leggere” le figure e a dar loro un significato, un valore, un merito
.”
( dal sito milkbook.com )

La cosa bella dei silent book è che non ci sarà mai solo una storia ad essere raccontata, ma tante storie che cambieranno in base alla fantasia dei bambini, a particolari momenti che stanno vivendo. Secondo me un importante strumento per i genitori.

Chiudo con le parole dell’autore, Mario Ramos, scomparso prematuramente nel 2012:
«Quello che mi interessa è raccontare una storia attraverso le illustrazioni. Anche quando realizzo un manifesto o un disegno satirico, dietro c’è sempre una piccola storia. Un buon disegno è prima di tutto una buona idea. Senza dimenticare l’humor e la semplicità (che paradossalmente chiede un sacco di lavoro). Bisogna essere molto umili nei confronti della creazione: si prendono le idee che sono là fuori, intorno a noi. Il mio compito è di renderle visibili. Con una matita e un foglio di carta tutto è possibile. È magico!”
(www.marioramos.be)

Mario Ramos
Attenzione, passaggio fiabe!
Babalibri

QUesto post partecipa all’iniziativa “Il venerdì del libro” di Homemademamma.

Zero rifiuti in casa

C’è una cosa che mi fa impazzire!
La quantità di rifiuti che riusciamo a produrre noi come famiglia di tre persone ( e mezzo con il gatto)!
Ogni due giorni scendo con i miei sacchietti di rifiuti separati rigorosamente in plastica, carta, vetro, umido e indifferenziato ( sono una maniaca della raccolta indifferenziata) e almeno due volte all’anno dobbiamo fare un’incursione seria in solaio perchè c’è una marea di roba da portare alla discarica comunale.
Veramente! Non mi capacito!
Perchè produciamo tanti rifiuti?
Come fare per produrne un po’ meno?
Mentre riflettevo su come attuare delle strategie familiari, mi sono imbattuta, in rete, in alcune recensioni del libro di Bea Johnson e l’ho acquistato.

Bea Johnson, originaria della Provenza, oggi vive negli Stati Uniti con il marito e i due figli.
Per anni la famiglia ha vissuto in un appartamento di 280 metri quadrati, con due saloni, un garage in cui ci stavano tre macchine e persino un laghetto per i pesciolini nel giardino.
Due grandi frigoriferi sempre pieni, un enorme televisore, lavatrice e asciugatrice in azione più volte alla settimana.
I Johnson organizzavano feste sontuose, viaggiavano più volte all’anno, facevano shopping tutte le settimane.
Nessun problema finanziario. Il sogno americano.
Eppure qualcosa non andava. Avevo trentadue anni e, dentro di me, ero terrorizzata al pensiero che la mia vita fosse fissa e immutabile. Eravamo diventati troppo sedentari. Nel nostro quartiere residenziale con i suoi grandi viali e i suoi centri commerciali, passavamo troppo tempo in macchina e non abbastanza a piedi.”
Così la famiglia decide di trasferirsi dall’altra parte della baia di San Francisco, a Mill Valley.
Un piccolo appartamento in cui non riesce ovviamente a farci entrare tutti i mobili della vecchia, enorme, casa.
Questi finiscono in un magazzino e… sorpresa sorpresa… i Johnson scoprono che possedendo meno beni materiali avevano più tempo per fare quello che a loro piaceva. Non c’era più bisogno di dedicare del tempo ad arredare la casa o a tosare il giardino. Quel tempo veniva trascorso insieme, facendo escursioni, pic nic e gite alla scoperta dell’ambiente circostante.
Inizia così un percorso consapevole di semplificazione della vita che arriva anche alla produzione dei rifiuti.
Piccole cose che in famiglia si possono perfettamente gestire: niente acqua in bottiglie di plastica, acquisto di prodotti sfusi per eliminare gli imballaggi, eliminazione della carta da cucina e dei tovaglioli sostituiti da strofinacci ricavati da vecchie lenzuola.
Bea è passata così dall’ossessione di acquistare arredi per la casa a quella, più sana, di creare strategie per produrre meno rifiuti arrivando a limitarli a meno di un litro all’anno contro i 240 litri alla settimana di prima.
Nel libro propone 100 astuzie per alleggerirsi la vita e risparmiare che riguardano ciò che possiamo attuare facendo la spesa, occupandoci del guardaroba e delle faccende domestiche, dedicandoci alla pulizia personale.

Lo stile di vita Zero Rifiuti ( va da sè che non si arriverà mai ad eliminare totalmente i rifiuti ma chi ben comincia…) parte dalla regole delle cinque R:
– Rifiutare ( ciò di cui non si ha bisogno)
– Ridurre ( ciò di cui abbiamo bisogno e che non possiamo rifiutare)
– Riutilizzare ciò che consumiamo e non possiamo nè rifiutare nè ridurre)
– Riciclare ( ciò che non possiamo nè rifiutare, nè ridurre, nè riutilizzare)
– Ridurre in compost ( il resto).

Lo stile di vita Zero Rifiuti ha degli innegabili vantaggi dal punto di vista economico, della salute e del tempo.

Questo è solo un piccolo assaggio di questo libro che divorerò, rileggerò, sottolineerò, evidenzierò perchè questa faccenda dei rifiuti mi sta dando veramente fastidio!!!!

Bea Johnson
Sero Rifiuti in casa
Logart Press

Essenzialità

Oggi vi vorrei parlare di un libro che mi è piaciuto tantissimo.
Me lo ha regalato una mia allieva, donna straordinaria e amante della montagna e delle camminate.

Andrea Bianchi, l’autore è nato a Trento e da sempre è stato affascinato dalla salita verso le grandi altezze come simbolo di riceerca interiore dell’uomo.
Per descrivere questa immagine ha scritto due racconti, Salita al Tempio degli Dei e Il punto di ascolto perfetto e un breve saggio La vetta interiore. Un’interpretazione alpina degli yoga Sutra di Patanjali ( e come poteva non piacermi?).

Durante un’escursione in montagna, si è tolto le scarpe e ha scoperto che camminare a piedi nudi può essere un’esperienza di grande benessere e riconnessione con la natura, e da allora, non ha più smesso di fare nuove scoperte in merito.

Noi cittadini, non siamo sicuramente invogliati a camminare scalzi, ma io appena arrivo in collina, dopo aver abbracciato il mio noce, mi tolgo le scarpe e cammino sul prato.
La nonna Mariuccia mi chiede: “Ma come fai? Ma non ti danno fastidio i sassolini, i rametti e tutto ciò che c’è nel prato?”
Infatti all’inizio non è piacevole. Cammino piano, quasi in punta di piedi. Ma poi inizio a sistemare tutta la pianta dei piedi a terra e piano piano scopro quanto è bello sentirsi parte di un tutt’uno. Senti i sassolini ma non ti danno più fastidio perchè capisci che sono un prolungamento, che ti permettono di assaporare il contatto con la terra.

Ma torniamo al libro…

Camminare a piedi nudi nella natura è al tempo stesso qualcosa di semplice e naturale, essenziale ma anche denso di significati sensoriali, fisici e chimici, simbolici.
E’ alla portata di tutti, appartiene alla preistoria e alla storia dell’umanità, eppure è anche un’esperienza che oggi è diventata rara nella vita di molti. I nostri piedi passano direttamente dalle scarpe alle pantofole, trascorrono portetti e isolati dal mondo più di due terzi delle nostre giornate e in definitiva della nostra vita, trovando libertà solo nelle ore di sonno, durante le vacanze al mare o in qualche raro momento di rilassamento all’aria aperta. Abbiamo scarpe di ogni tipo e per ogni occasione, comode, strette, alte, pesante o leggerissime, per la corsa e per la palestra, per la vita di società e per la sicurezza, performanti, ortopediche, rilassanti o più spesso “conformanti”, nel senso che è la loro forma a imporsi su quella del piede.
Camminare a piedi nudi è la cosa più semplice del mondo, eppure può suscitare disagio nelle persone che incrociano il tuo camminare scalzo, se non addirittura un certo inconfessato scandalo.”

Quello che l’autore vuole trasmettere è che noi stessi siamo natura e togliendo le scarpe e assaporando il contatto con la terra, risvegliamo delle memorie sensoriali che quasi tutti abbiamo perso.
Camminare scalzi è un abbandonarsi con fiducia alla natura stessa perchè togliere le scarpe ci permette di accorciare le distanze.
(Non riesco a fare a meno di pensare che se noi togliessimo barriere mentali, pregiudizi e “occhiali” potremmo accorciare le distanze e vedere gli altri così come sono).
Camminare scalzi significa concentrarci totalmente sulla camminata, sentendo dove appoggiamo i piedi uno dopo l’altro e avere totale consapevolezza del contatto con la terra.
Camminare scalzi nella natura significa non lasciare tracce ( a meno che non si cammini sulla spiaggia, nel fango o nella neve); significa avere un passo rispettoso, non si spezzano rami, non si spostano sassi, non si schiacciano arbusti….. “Il piede nudo si adatta all’ambiente, non si impone, il suo passo è attraverso piuttosto che sopra, non schiaccia ma si appoggia, non colpisce ma sfiora“.

Lao Tzu nel Libro della Via e della Virtù dice: ” Un buon camminatore non lascia tracce o impronte”.

Camminare scalzi nella natura significa ritrovare il senso dell’essenzialità…

Un piccolo libro per meditare.

Andrea Bianchi
Il silenzio dei passi – Piccolo elogio del camminare a piedi nudi nella natura
Ediciclo Editore

Il libro illustrato dei Mandala

Riprendo oggi l’appuntamento con “Il venerdì del libro” la bellissima iniziativa di Homemademamma.
E lo faccio con un libro che parla di mandala.
Che cos’è il mandala?
Il mandala è un simbolo universale della vita, di Dio, del mondo. La sua forma è quella di un cerchio.
Il cerchio è una struttura radicata nell’inconscio e appare in numerose forme della natura, dai cristalli di neve ai fiori.
Ovunque si guardi si può riconoscere una forma mandalica, come specchio del mondo interiore.
Il significato simbolico e rituale del cerchio si estende come un filo conduttore lungo la storia dell’umanità: nella mitologia egiziana è simbolo del cosmo.
in Europa i mandala, sotto forma di rosoni delle chiese esprimono un ricco simbolismo.
La parola mandala significa cerchio sacro o centro, e nel buddhismo e nell’induismo un gruppo particolare di mandala, usati regolarmente nella meditazione sono denominati Yantra.

… Il lavoro con i mandala offre degli spunti per prendere coscienza di contenuti psicofisici incosci, per liberare i poteri di autoguarigione e per creare armonia interiore.
Il mandala aiuta a conoscere meglio alcuni lati della propria personalità, a manifestare tensioni e conflittti interiori e a produrre un effetto chiarificatore e regolatore sulla personalità spirituale…

I mandala si rivelano uno strumento per poter ritrovare il nostro equilibrio interiore ed evolverci in armonia.

Nel libro , dopo un escursus sul significato di mandala, sulla visione buddhista dell’uomo, sulla spiegazione del mandala classico e del suo significato per gli europei, sono presentati moltissimi mandala da colorare e per ognuno è indicato l’atteggiamento su cui lavora, la struttura del mandala, i colori consigliati ( ogni colore, come sappiamo, lavora su una emozione) e un’affermazione…

Chiudo condividendo le immagini di mandala realizzati con elementi naturali da un’artista portoghese, Ana Castilho.
Sono semplicemente meravigliosi!!!

La creazione consapevole di un mandala è nutrimento per l’anima e per lo spirito al fine di creare l’intima armonia, per incoraggiarsi e rilassarsi

Kamala Murty
Il libro illustrato del Mandala
Mediterranee