Maria Montessori, una vita per i bambini

In questi giorni mi sono goduta in streaming la mini serie mandata in onda qualche anno fa su Mediaset dedicata a Maria Montessori.
Interpretata benissimo da Paola Cortellesi, narra la vita della nostra più famosa educatrice e pedagogista.
La serie inizia con Maria che accompagnata dalla madre ( una donna eccezionale) e dal padre si reca alla prima lezione all’università. Nulla di strano se non il fatto che la Facoltà di Medicina era allora preclusa alle donne.
La vita accademica infatti non sarà facile per Maria che comunque riesce a laurearsi brillantemente.
La serie è ovviamente molto romanzata e le vicende legate alla storia d’amore con il Professor Montesano, la gravidanza e la nascita di Mario che verrà tolto subito alle cure della madre è molto enfatizzata anche se indubbiamente si tratta di eventi che hanno portato a dei cambiamenti rilevanti nella vita di Maria Montessori.
Le parti che mi sono piaciute di più sono state quelle legate all’interazione di Maria con i bambini.
Come quando entra per la prima volta nell’aula dove si trovano i bambini che, portati via dal manicomio dove si trovavano ( quindi senza nessuna speranza di crescita e di educazione) vengono trasferiti in una clinica psichiatrica dell’Università di Roma. I bambini sono tristi, immobili, privi di stimoli in quell’aula vuota e grigia e Maria li porta fuori nel giardino mentre piove e li osserva mentre sguazzano nelle pozzanghere e “assaporano” le gocce di pioggia come se si sentissero vivi per la prima volta.
E poi ancora quando Luigi, un ragazzino a cui è particolarmente legata, riesce a scrivere Maria con le lettere mobili, disegnate e tagliate personalmente dalla stessa Montessori.
La sua carriera scientifica ha un enorme successo, le “case dei bambini” vengono fondate in Italia, in Europa e negli Stati Uniti e il suo metodo pedagogico, come sappiamo, si afferma in tutto il mondo.
Una frase mi ha fatto riflettere.
Quando Maria porta tutti i suoi bambini, chiamati ” anormali” all’esame di quinta elementare e tutti vengono promossi, il preside della scuola si chiede” Come è possibilie che siano stati tutti promossi e siano più bravi dei bambini normali?”. A questa domanda Maria risponde ” Il problema non è il lavoro che ho fatto io con i bambini anormali, ma quello che avete fatto voi con i bambini normali”.
Il metodo Montessori parte dall’importante idea di far apprendere i bambini sperimentando concretamente i concetti e lasciando il bambino libero di scegliere cosa imparare. L’educatore accompagnerà il bambino in questo viaggio di scoperta.
Un altro elemento importante e nella serie viene messo in risalto è che l’ambiente deve essere a misura di bambino.
Quando nella prima casa dei bambini i banchi sono ancora quelli “di vecchio stampo”, Maria con l’aiuto degli stessi bambini e dei genitori costruisce tavolini bassi, piccoli lavandini, mobili in cui i bambini stessi ripongono e prendono le stoviglie che non sono di plastica ma di ceramica perchè ” se un piatto cade e si rompe il bambino imparerà da solo ad avere più cura”.

Questa mini serie mi è piaciuta tantissimo, mi sono ovviamente commossa in più punti, e ne consiglio caldamente la visione.

A proposito di Metodo Montessori, un paio di settimane fa è arrivato l’ultimo libro di Claudia Porta

Con il suo linguaggio semplice e comprensibile Claudia ci porta alla scoperta del Metodo Montessori e propone attività da fare con i bambini da 3 a 6 anni.
Le attività vanno da quelle sensoriali come smistare gli oggetti o riconoscere gli odori a quelle di vita pratica ( che mi piacciono tantissimo) come maneggiare le posate o imparare ad usare le forbici e ancora il famoso alfabeto mobile e la scatola dei suoni e altre interessantissime.

La vita segreta degli alberi

In queste settimane sto leggendo e studiando tantissimo per il corso di formazione per l’insegnamento dello yoga in età evolutiva che sto seguendo.
Tante letture interessanti e affascinanti.
Oggi vi voglio parlare ancora di alberi.
Mi è arrivato pochi giorni fa e non l’ho ancora affrontato seriamente, ma l’ho sfogliato e mi ha già conquistato.
Si tratta appunto de “La vita segreta degli alberi” di Peter Wohlleben.
L’autore è una guardia forestale che ci aiuta ad addentrarci nei segreti del bosco e dei suoi abitanti, gli alberi. Continua a leggere “La vita segreta degli alberi”

Albero

Da un paio di settimane ho cominciato il mio primo corso di yoga per bambini.
Per ora non sono molti, ma li vedo, anzi le vedo, perchè sono tutte bambine, molto contente di partecipare.
Ho pensato di sviluppare insieme a loro un percorso che ci porta alla scoperta della bellezza degli alberi e del bosco.
Ho disegnato un grande albero in un prato e circondato da un bel cielo azzurro e ad ogni lezione lo arricchiamo con degli elementi ( fiori, le farfalle, gli uccellini, il sole ecc…).
Ogni lezione sarà dedicata a quel particolare elemento proponendo oltre alle posizioni dello yoga, giochi di respiro, di concentrazione e momenti creativi.
Cercando un libro per bambini sugli alberi ( ce ne sono tantissimi, ne avevo parlato anche in questo post) mi sono imbattuta in un piccolo capolavoro.
Il titolo è semplicemente “Albero”. Continua a leggere “Albero”

Guarda oltre ciò che vedi…

La Cresima dei miei ragazzi si avvicina e stiamo cercando di capire insieme il significato dei sette doni dello Spirito Santo.
Ieri è stata la volta dell’intelletto.
La parola intelletto deriva dal latino intellectus, derivato dal participio passato del verbo intellìgere, cioè leggere dentro, capire.
Quando ho iniziato a preparare l’incontro e ho pensato al leggere dentro, mi è venuta immediatamente in mente la frase “guarda oltre ciò che vedi” e mi sono chiesta dove l’avevo sentita.
E poi … l’illuminazione.
Nel film d’animazione “Il Re Leone 3” il piccolo suricato Timon, stanco e annoiato della sua vita abitudinaria ( scavare tane per difendersi dalle iene, procurarsi il cibo e … scappare dalle iene) si allontana dal gruppo e parte per cercare un posto meraviglioso in cui vivere mille avventure. Sappiamo che incontrerà quello che diventerà il suo migliore amico, il facocero Pumba e poi il piccolo leoncino Simba, ma quando ad un certo punto pensa di aver perso un po’ la strada compare la scimmia “saggia e un po’ sballata” che gli dice: ” Se vuoi trovare il tuo posto meraviglioso, guarda oltre ciò che vedi” e così Timon inizia a mettere a fuoco ciò che lo circonda fino a quando non vede la Rupe dei Re e capisce che è in quella direzione che deve andare.

E così ho fatto vedere il pezzettino di cartone ai miei ragazzi e ci siamo soffermati a pensare a che cosa significa guardare oltre ciò che vediamo nei rapporti con le persone.
Perchè è così.
Solitamente ci fermiamo a ciò che vediamo, all’apparenza e addossiamo  questa o quella etichetta senza possibilità d’appello.
E se provassimo a guardare un po’ più in profondità? E se provassimo a mettere a fuoco?
Magari di quella persona che abbiamo etichettato come antipatica scopriamo invece altre qualità o scopriamo il motivo per cui magari si comporta sempre in maniera un po’ scostante.
Certo questo atteggiamento richiede molto impegno.
Come fare per far sperimentare ai ragazzi, seppur in maniera molto semplice, questo atteggiamento?
Le illuminazioni arrivano davvero casualmente!
Mi sono tolta gli occhiali perchè some al solito mi bruciavano gli occhi e guardandomi intorno non vedevo nulla ovviamente ( sono miope come una talpetta!) e allora ho pensato: ” Ma certo gli occhiali!”.
Allora ho costruito ben tredici occhialini di cartoni ( quanti sono i miei ragazzi) e ad un certo punto dell’incontro glieli ho fatti mettere e li ho invitati prima a chiudere gli occhi e a visualizzare nella loro mente alcuni dei loro compagni di catechismo e pensare alla prima cosa che veniva loro in mente ( confesso che mi sentivo molto insegnante di yoga in quel momento, che volete deformazione professionale). Poi li ho invitati ad aprire gli occhi e a pensare che grazie a quegli occhialini avrebbero potuto mettere a fuoco i loro compagni scoprendo altre qualità, altre caratteristiche alle quali fino a quel momento non avevano pensato.

L’esperimento sarà riuscito?
Non lo so, ma il fatto di vederli concentrati nel provare ( non tutti ma non importa) è stato già molto positivo.

Per chi è curioso di vedere gli occhialini eccoli…

ho trovato il template su questo sito molto carino.

Volutamente sono a forma di cuore e non perchè ho avuto un raptus di romanticismo ma perchè “guardare oltre” e “leggere dentro” richiede un impegno che nasce dal cuore, è un movimento verso l’altro che ha una componente mentale ma anche emotiva.

Tutte queste riflessioni mi hanno fatto poi venire in mente le parole di un libro che sto studiando per il mio corso di formazione per l’insegnamento dello yoga nell’età evolutiva e cioè “L’identità” di Amin Maalouf.

Maalouf è nato in Libano ma da molti anni vive in Francia.
Scrive: ” L’identità di una persona è costituita da una moltitudine di elementi che non si limitano ovviamente a quelli che figurano sui registri ufficiali. Per la stragrande maggioranza degli individui, c’è di sicuro, l’appartenenza a una tradizione religiosa; a una nazionalità, talvolta a due; a un gruppo etnico o linguistico; a una famiglia più o meno allargata; a una professione; a un’istituzione; a un certo ambiente sociale… ma la lista è assai più lunga, virtualmente illimitata.
… Tutte queste appartenenze non hanno evidentemente la stessa importanza, a ogni modo non nello stesso momento. Ma nessuna è totalmente insignificante. Sono gli elementi costitutivi della personalità, si potrebbe quasi dire “i geni dell’anima”… se ciascuno di questi elementi può riscontrarsi in un gran numero di individui, non si ritrova mai la stessa combinazione in due persone diverse, ed è proprio ciò che fa sì che ogni essere sia unico e potenzialmente insostituibile…”

Innanzitutto mi permetto di consigliare la lettura di questo testo ( anche se non l’ho finito ma mi ha conquistato dalle primissime pagine) e poi rifletto sul fatto che se ognuno di noi, creature del mondo, avessimo sempre a portata di mano un paio di occhiali per mettere a fuoco le caratteristiche uniche e insostituibili di chi incontriamo sul nostro cammino… beh! Molto probabilmente il mondo sarebbe un posto migliore. Forse quel luogo meraviglioso che cercava il piccolo suricato.

Dal tappetino al piatto

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Concludo la settimana bloggosa parlando ancora di alimentazione legata ad uno stile di vita yogico e lo faccio con l’aiuto di un piccolo libro che fa parte della collana “Yoga in pratica” delle Edizioni Magnanelli ( si tratta di tascabili, di facile lettura, scorrevoli, molto godibili e appunto pratici).
Il libro si intitola appunto “Dal tappetino al piatto” di Cinzia Picchioni, insegnante di yoga dal 1987 che affianca all’insegnamento le sue conoscenze sull’alimentazione naturale. Scrive anche sul sito “Le vie del Dharma.

Il libro si apre citando un passaggio della Bhagavad-Gîtâ:

“Lo yoga non è per chi mangia troppo
né per chi non mangia affatto….
lo yoga è per colui che è misurato nel cibo”

Ritorna il concetto di moderazione di cui parlavo nel post precedente
In sanscrito il concetto di moderato si esprime con la parola mitâhâra quindi la dieta alla quale lo yogin deve attenersi per ottenere benefici dalla pratica.
La dieta non consiste solo in ciò che mangiamo ma è molto importante anche il come mangiamo.
Alimentarsi ha un risvolto quasi religioso, comunque rituale.

Lo yogin deve bere acqua in silenzio, meditare e poi ingerire il primo boccone, considerandolo offerto al soffio vitale ascendente ( prana), il secondo considerandolo offerto al soffio vitale discendente ( apâna), il terzo considerandolo offerto al soffio vitale digestivo ( samâna), il quarto considerandolo offerto al soffio vitale di espettorazione ( udâna), il quinto al soffio vitale circolatorio ( vyâna); quiandi lo yogin deve bere di nuovo e toccarsi il cuore…
( Stefano Piano – Enciclopedia dello yoga, Magnanelli)

Ora forse ai nostri occhi e al nostro modo di concepire il momento dei pasti tutto questo è un po’ esagerato e fuori dalla nostra mentalità, però credo che soffermarsi solo un pochino a pensare al momento del pasto come un momento non dico sacro ma importante e vitale per la nostra salute, il nostro benessere e la nostra energia ( fisica e mentale) può attribuire al momento stesso un significato un po’ più profondo, visto che solitamente consumiamo i pasti in fretta e furia perchè abbiamo altre tremila cose da fare ( soprattutto per chi mangia fuori casa per via del lavoro).
“Qui e ora” anche quando mangiamo.
Quindi niente cellulari, libri, giornali.
Se si mangia in mensa una bella chiacchierata tra colleghi piuttosto!
E’ già tutto molto più yogico!

Il libro da anche delle indicazioni specifiche sui vari cibi “yogici” nel capitoletto “Cibi si, cibi no”.
Per una pratica benefica, soprattutto per chi è alle prime fasi della pratica stessa sono da privilegiare i cerali e i legumi, verdure verdi e poco cotte, prodotti caseari freschi e frutta cruda. Da evitare le spezie forti come il peperoncino piccante, l’aglio e le cipolle crude.

Il modo di alimentarsi è sicuramente una questione etica e lo yoga ” lascia dei sassolini per aiutarci a ritrovare la strada di casa”.
Questi sassolini sono i famosi yama e niyama, le 10 “regolette” degli Yoga Sutra di Patanjali che rappresentano i primi gradini del percorso verso il samadhi, cioè l’unione di noi stessi con il Tutto.
Allora chiedersi da dove proviene il cibo che acquistiamo, come è stato ottenuto, se ciò che acquistiamo e consumiamo ha danneggiato la Terra diventa un modo per alimentarsi in modo etico e rispettoso del nostro pianeta e di chi ha prodotto quel cibo.
Questo significa accontentarsi, asteya, così come significa accontentarsi non mangiare fragole o pomodori a dicembre rispettando la stagionalità degli alimenti.
Aimsha, la non violenza.
Non violenza riferita nel caso dell’alimentazione agli animali.
Il vegetarianesimo per molti indiani è uno stile di vita che nasce proprio dalla compassione per gli esseri viventi. Quindi l’alimentazione vegetariana è uno strumento per esprimere la pratica della non violenza e della coesistenza pacifica.
L’argomento è delicato, soprattutto per noi occidentali ma è vero che la riduzione del consumo di carne porterebbe dei vantaggi a tutto tondo al nostro pianeta ( nel parlavo qui).
Un terzo yama importante dal punto di vista del cibo, è secondo l’autrice, shaucha, la pulizia.
Considerare la purezza del cibo evitando di mangiare cibo inquinato o contaminato o modificato geneticamente diventa importante per una benefica pratica yogica. Ma il cibo non è solo ciò che mangiamo. E’ anche ciò che vediamo, sentiamo, leggiamo e respiriamo. Quindi cibo benefico per uno yogi diventa anche ascoltare musica rilassante, impegnarsi in letture che ispirano.

Insomma, alimentarsi è importante e sarebbe davvero un vantaggio per tutti ( dal punto di vista fisico e mentale) non considerarlo un mero atto meccanico, un qualcosa che si deve fare per sopravvivere, ma invece un atto che serve per vivere.
Secondo la visione indù, il cibo è qualcosa da rispettare.

Chiedi al tuo cibo se la sua storia ti rende orgoglioso, chiediti se quello che mangi riflette i tuoi valori“.

Cinzia Picchioni
Dal tappetino al piatto
Edizioni Magnanelli

Con questo post partecipo all’iniziativa “Il venerdì del libro” di Homemademamma