Un romanzo al mese

Nel 2017 ho letto e studiato tanto.
Si è trattato prevalentemente di libri legati allo studio e al mio lavoro quindi testi di yoga, di meditazione, di approfondimento su tematiche legate al corso AIPY ( sostenibilità e intercultura soprattutto).
Sicuramente nel 2018 questo percorso continuerà e certamente con grande curiosità e soddisfazione, ma ho anche tanta voglia di immergermi in storie.
Storie d’amore, di amicizia, di viaggi, di presente, di passato e di futuro.
Insomma ho tanta voglia di leggere dei bei romanzi.
Vorrei attingere dalla mia libreria, visto che è abbastanza fornita di titoli ( marito e figlia sono degli apprezzabili lettori anche loro) prima di acquistare libri nuovi, anche se so già che farò un’eccezione quando a maggio, per il mio compleanno, mi farò regalare l’ultimo romanzo di Isabel Allende!
Chissà se riuscirò a leggere un romanzo al mese!
Certo, lo so, per molti di voi è pochissimo un libro al mese, ma ho già una lista di libri inerenti allo yoga ( per adulti e per bambini) che mi aspetta, per cui riuscire a gustarmi un romanzo, un bel romanzo al mese sarà per me una vittoria.
Ho deciso con che cosa aprirò quest’anno.
Con il mio romanzo preferito in assoluto che rileggerò con passione: “Cent’anni di solitudine” del mio amato Gabriel Garcia Marquez.
Perchè con Marquez si viaggia in mondi fantastici in cui puoi percepire odori e sapori, in cui la sofferenza e il dolore te le senti sulla pelle così come percepisci il piacere come se stessi navigando tra quelle pagine.
Ecco quindi il mio romanzo del mese di cui farò la recensione l’ultimo giorno del mese stesso.

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La raffinata arte del saper ascoltare

Ascoltare e sentire non sono proprio la stessa cosa.
Ascoltare implica un’attenzione, una partecipazione, un interesse.
Vi è mai capitato di iniziare una conversazione con qualcuno e accorgervi ad un certo punto di stare pensando ad altro?
A me si e la sensazione è stata bruttissima.
In pratica avevo manifestato a quella persona che non mi importava nulla di ciò che mi stava dicendo.
Un’altro atteggiamento frequente era quello di interrompere la persona con cui stavo parlando per dire che… caspita anche  a me era capitata quella cosa! Si, certo! Ma intanto avevo bloccato quella persona che magari faticosamente si stava aprendo e trovando un po’ di sollievo.
Ascoltare davvero è difficilissimo, ma quanto mai importante!
Soprattutto con i figli.
“Mamma! Ma mi stai ascoltando?”
Vi è mai capitato?
Eppure comunicare è così bello!
E se riuscissimo a farlo veramente lo diventerebbe ancora di più.
Nel libro ” L’arte dell’ascolto” gli autori, Anita Molino, specialista dei processi cognitivi relativi all’apprendimento e alla memoria e Fabio Tizian, giornalista e scrittore interessato alla psicologia della comunicazione affermano che la comunicazione è un atto creativo.
E questa cosa mi piace un sacco!
La capacità di mantenere la concentrazione, le tecniche per diminuire le distrazioni, l’abilità di rivolgere domande pertinenti, atte ad ampliare lo spettro di informazioni che acquisiamo attraverso la comunicazione sono in parte innate e in parte frutto della consapevolezza e del desiderio di migliorare la nostra partecipazione alla comunicazione. In ultima analisi, dalla volontà di vivere in modo creativo“.
Saper ascoltare bene presenta una serie di innumerevoli vantaggi:
– otteniamo molto di più da una conversazione o una conferenza a cui abbiamo partecipato, rispetto ad un cattivo ascoltatore;
– aumentiamo le probabilità di prendere decisioni giuste o di giudicare in modo più pertinente e coerente perchè abbiamo acquisito maggiori informazioni;
– siamo in grado di rendere più efficace una comunicazione dando aiuto alla persona che ci parla;
– siamo in grado di esprimere meglio il nostro messaggio, perchè abbiamo scoperto il livello comunicativo del nostro interlocutore e possiamo adattarci di conseguenza;
– otteniamo più facilmente la simpatia e la stima degli altri.
A trarne beneficio è il nostro rapporto con gli altri e il nostro lavoro.
Sviluppando la capacità di ascolto agiamo sul nostro equilibrio interiore, espandendo la consapevolezza, rafforzando la fiducia in noi stessi e migliorando la capacità di interagire con gli altri in modo più gratificante.

Un buon ascoltatore è un uccello raro, e proprio per questo è ricercatissimo“.

Ma come fare per diventare un buon ascoltatore?
La risposta in questo libriccino, edito da Magnanelli che suggerisce tecniche ed esercizi per diventare davvero dei buoni ascoltatori.

 

Yoga: indicazioni utili per praticanti

Qualche settimana fa ho acquistato un libro, ” Yoga per tutti – lo yoga ad ogni età” di Meta Chaya Hirschl.
Nell’introduzione ho letto informazioni interessanti che vorrei condividere.

Lo yoga è uno strumento universale per esplorare gli aspetti più profondi del corpo, della mente e dello spirito. Un’antica espressione in sanscrito, neti neti, che significa “non questo non quello”, era usata per aiutarci a capire chi siamo, osservando ciò che non siamo. Tenendo questo principio in mente, forse possiamo comprendere meglio cosa è lo yoga definendo cosa non è.
Ad esempio:

Lo yoga non è un’invenzione new age
Non è una moda inventata da seguaci entusiasti della New Age o dai geni del marketing dell’America del mondo degli affari. La parola yoga viene menzionata per l aprima volta nei testi sanscriti classici Rig Veda intorno al 4000 a.C. Nel corso della sua evoluzione durata almeno alcuni millenni lo yoga ha avuto molti seguaci che l’hanno trovato utile come via verso la liberazione e la felicità. Dato che lo yoga porta anche benefici per la vita nel mondo moderno, la sua popolarità si è accresciuta insieme all’interesse per molte altre discipline spirituali.

Lo yoga non è una religione
Mentre lo yoga ci guida ad esaminare i nostri aspetti spirituali e forma una profonda connessione con il sé, non ci impone un sistema di valori. E anche se molte persone che praticano yoga in India sono indù, lo yoga non è una religione: in effetti è stato respinto dall’ induismo perchè non impone l’esistenza di Dio. Uno dei grandi saggi yogi, Swami Sivananda Saraswati che aiutò a portare lo yoga in America aprendo centri di formazione in tutto il mondo a partire dalla fine degli anni Cinquanta, diceva: ” Lo yoga non è una religione ma un aiuto alle pratiche della verità spirituali fondamento di tutte le religioni. Lo yoga è per tutti ed è universale”. Lo yoga potenzia la nostra religione, qualunque essa sia, aiutandoci ad aprirci all’amore che dimora profondo dentro di noi e poi all’amore per la comunità e per tutta l’umanità. Nel testo fondamentale degli Yoga Sutra, dopo le indicazioni su come superare gli ostacoli alla conoscenza di se stessi, viene detto:

O un’altra via
è la costante meditazione
in armonia con la tua
traduzione religiosa.

Lo yoga non è un programma di ginnastica nè un percorso di automiglioramento
Anche se le lezioni di yoga a volte hanno luogo in palestre o centri benessere, la base dello yoga non riguarda tanto l’aspetto esteriore e nemmeno l’essere in forma, quanto la trasformazione interiore. La pratica dello yoga può effettivamente rendere il punto vita più sottile, accrescere la saldezza dei muscoli addominali, aumentare la forza, la flessibilità e l’equilibrio; può migliorare la postura e persino ridurre l’ipertensione. Ma questi vantaggi fisici non sono lo scopo dello yoga che è essenzialmente l’illuminazione e la felicità. Lo yoga non è nemmeno un piano di automiglioramento, che implicherebbe l’esistenza di qualche deficit personale e l’idea di ostilità verso se stessi.

E allora che cos’è lo yoga, se non è questo e non è quello?
Lo yoga è un’antica via per scoprire la nostra vera natura così da poter coltivare i nostri doni interiori e offrirli al mondo.
Lo yoga riguarda l’essere felici, proprio ora, con quello che abbiamo.
Lo yoga insegna attraverso i movimenti e la respirazione, come focalizzare l’attenzione sul nostro sé interiore per raggiungere l’illuminazione al di là del nostro mondo materiale.
Lo yoga ci offre di praticare delle tecniche impegnative sul materassino e portare con noi la disciplina, la flessibilità e l’equilibrio ottenuti dovunqua andiamo e applicarli nelle situazioni quotidiane.

Meta Chaya Hirschl
Yoga per tutto – lo yoga per ogni età
Macro Edizioni

Ecco che quindi lo yoga praticato “on the mat” non è altro che un esercizio propedeutico alla vera pratica che è quella “off the mat”.
Questo è un concetto che ripeto spesso alle mie allieve: ” Il vero yoga è quello che inizierete a praticare una volta uscite dalla shala.  E’ quella la vera sfida!”

Buon inizio settimana, cari amici praticanti e non!

Zero rifiuti in casa

C’è una cosa che mi fa impazzire!
La quantità di rifiuti che riusciamo a produrre noi come famiglia di tre persone ( e mezzo con il gatto)!
Ogni due giorni scendo con i miei sacchietti di rifiuti separati rigorosamente in plastica, carta, vetro, umido e indifferenziato ( sono una maniaca della raccolta indifferenziata) e almeno due volte all’anno dobbiamo fare un’incursione seria in solaio perchè c’è una marea di roba da portare alla discarica comunale.
Veramente! Non mi capacito!
Perchè produciamo tanti rifiuti?
Come fare per produrne un po’ meno?
Mentre riflettevo su come attuare delle strategie familiari, mi sono imbattuta, in rete, in alcune recensioni del libro di Bea Johnson e l’ho acquistato.

Bea Johnson, originaria della Provenza, oggi vive negli Stati Uniti con il marito e i due figli.
Per anni la famiglia ha vissuto in un appartamento di 280 metri quadrati, con due saloni, un garage in cui ci stavano tre macchine e persino un laghetto per i pesciolini nel giardino.
Due grandi frigoriferi sempre pieni, un enorme televisore, lavatrice e asciugatrice in azione più volte alla settimana.
I Johnson organizzavano feste sontuose, viaggiavano più volte all’anno, facevano shopping tutte le settimane.
Nessun problema finanziario. Il sogno americano.
Eppure qualcosa non andava. Avevo trentadue anni e, dentro di me, ero terrorizzata al pensiero che la mia vita fosse fissa e immutabile. Eravamo diventati troppo sedentari. Nel nostro quartiere residenziale con i suoi grandi viali e i suoi centri commerciali, passavamo troppo tempo in macchina e non abbastanza a piedi.”
Così la famiglia decide di trasferirsi dall’altra parte della baia di San Francisco, a Mill Valley.
Un piccolo appartamento in cui non riesce ovviamente a farci entrare tutti i mobili della vecchia, enorme, casa.
Questi finiscono in un magazzino e… sorpresa sorpresa… i Johnson scoprono che possedendo meno beni materiali avevano più tempo per fare quello che a loro piaceva. Non c’era più bisogno di dedicare del tempo ad arredare la casa o a tosare il giardino. Quel tempo veniva trascorso insieme, facendo escursioni, pic nic e gite alla scoperta dell’ambiente circostante.
Inizia così un percorso consapevole di semplificazione della vita che arriva anche alla produzione dei rifiuti.
Piccole cose che in famiglia si possono perfettamente gestire: niente acqua in bottiglie di plastica, acquisto di prodotti sfusi per eliminare gli imballaggi, eliminazione della carta da cucina e dei tovaglioli sostituiti da strofinacci ricavati da vecchie lenzuola.
Bea è passata così dall’ossessione di acquistare arredi per la casa a quella, più sana, di creare strategie per produrre meno rifiuti arrivando a limitarli a meno di un litro all’anno contro i 240 litri alla settimana di prima.
Nel libro propone 100 astuzie per alleggerirsi la vita e risparmiare che riguardano ciò che possiamo attuare facendo la spesa, occupandoci del guardaroba e delle faccende domestiche, dedicandoci alla pulizia personale.

Lo stile di vita Zero Rifiuti ( va da sè che non si arriverà mai ad eliminare totalmente i rifiuti ma chi ben comincia…) parte dalla regole delle cinque R:
– Rifiutare ( ciò di cui non si ha bisogno)
– Ridurre ( ciò di cui abbiamo bisogno e che non possiamo rifiutare)
– Riutilizzare ciò che consumiamo e non possiamo nè rifiutare nè ridurre)
– Riciclare ( ciò che non possiamo nè rifiutare, nè ridurre, nè riutilizzare)
– Ridurre in compost ( il resto).

Lo stile di vita Zero Rifiuti ha degli innegabili vantaggi dal punto di vista economico, della salute e del tempo.

Questo è solo un piccolo assaggio di questo libro che divorerò, rileggerò, sottolineerò, evidenzierò perchè questa faccenda dei rifiuti mi sta dando veramente fastidio!!!!

Bea Johnson
Sero Rifiuti in casa
Logart Press

Essenzialità

Oggi vi vorrei parlare di un libro che mi è piaciuto tantissimo.
Me lo ha regalato una mia allieva, donna straordinaria e amante della montagna e delle camminate.

Andrea Bianchi, l’autore è nato a Trento e da sempre è stato affascinato dalla salita verso le grandi altezze come simbolo di riceerca interiore dell’uomo.
Per descrivere questa immagine ha scritto due racconti, Salita al Tempio degli Dei e Il punto di ascolto perfetto e un breve saggio La vetta interiore. Un’interpretazione alpina degli yoga Sutra di Patanjali ( e come poteva non piacermi?).

Durante un’escursione in montagna, si è tolto le scarpe e ha scoperto che camminare a piedi nudi può essere un’esperienza di grande benessere e riconnessione con la natura, e da allora, non ha più smesso di fare nuove scoperte in merito.

Noi cittadini, non siamo sicuramente invogliati a camminare scalzi, ma io appena arrivo in collina, dopo aver abbracciato il mio noce, mi tolgo le scarpe e cammino sul prato.
La nonna Mariuccia mi chiede: “Ma come fai? Ma non ti danno fastidio i sassolini, i rametti e tutto ciò che c’è nel prato?”
Infatti all’inizio non è piacevole. Cammino piano, quasi in punta di piedi. Ma poi inizio a sistemare tutta la pianta dei piedi a terra e piano piano scopro quanto è bello sentirsi parte di un tutt’uno. Senti i sassolini ma non ti danno più fastidio perchè capisci che sono un prolungamento, che ti permettono di assaporare il contatto con la terra.

Ma torniamo al libro…

Camminare a piedi nudi nella natura è al tempo stesso qualcosa di semplice e naturale, essenziale ma anche denso di significati sensoriali, fisici e chimici, simbolici.
E’ alla portata di tutti, appartiene alla preistoria e alla storia dell’umanità, eppure è anche un’esperienza che oggi è diventata rara nella vita di molti. I nostri piedi passano direttamente dalle scarpe alle pantofole, trascorrono portetti e isolati dal mondo più di due terzi delle nostre giornate e in definitiva della nostra vita, trovando libertà solo nelle ore di sonno, durante le vacanze al mare o in qualche raro momento di rilassamento all’aria aperta. Abbiamo scarpe di ogni tipo e per ogni occasione, comode, strette, alte, pesante o leggerissime, per la corsa e per la palestra, per la vita di società e per la sicurezza, performanti, ortopediche, rilassanti o più spesso “conformanti”, nel senso che è la loro forma a imporsi su quella del piede.
Camminare a piedi nudi è la cosa più semplice del mondo, eppure può suscitare disagio nelle persone che incrociano il tuo camminare scalzo, se non addirittura un certo inconfessato scandalo.”

Quello che l’autore vuole trasmettere è che noi stessi siamo natura e togliendo le scarpe e assaporando il contatto con la terra, risvegliamo delle memorie sensoriali che quasi tutti abbiamo perso.
Camminare scalzi è un abbandonarsi con fiducia alla natura stessa perchè togliere le scarpe ci permette di accorciare le distanze.
(Non riesco a fare a meno di pensare che se noi togliessimo barriere mentali, pregiudizi e “occhiali” potremmo accorciare le distanze e vedere gli altri così come sono).
Camminare scalzi significa concentrarci totalmente sulla camminata, sentendo dove appoggiamo i piedi uno dopo l’altro e avere totale consapevolezza del contatto con la terra.
Camminare scalzi nella natura significa non lasciare tracce ( a meno che non si cammini sulla spiaggia, nel fango o nella neve); significa avere un passo rispettoso, non si spezzano rami, non si spostano sassi, non si schiacciano arbusti….. “Il piede nudo si adatta all’ambiente, non si impone, il suo passo è attraverso piuttosto che sopra, non schiaccia ma si appoggia, non colpisce ma sfiora“.

Lao Tzu nel Libro della Via e della Virtù dice: ” Un buon camminatore non lascia tracce o impronte”.

Camminare scalzi nella natura significa ritrovare il senso dell’essenzialità…

Un piccolo libro per meditare.

Andrea Bianchi
Il silenzio dei passi – Piccolo elogio del camminare a piedi nudi nella natura
Ediciclo Editore