Lo yoga spiegato ai bambini

Ciao a tutti voi!
Siamo ritornati a Milano dopo quindici giorni di collina!
Luca ha ripreso il lavoro, Matilde sta decidendo quando iniziare a fare i compiti delle vacanze e io dopo aver pensato a riordinare un pochino casa, ho ripreso a lavorare ai miei progetti autunnali, primo fra tutti il mio corso privato di yoga per bambini.
L’aspetto affascinante dell’insegnare yoga ai bambini è che davvero ci sono sempre cose nuove da scoprire, approcci all’insegnamento diversi ed estremamente interessanti.
In collina ho letto/studiato il libro “Lo yoga spiegato ai bambini” di Lucia Morello ( che ho conosciuto allo Yoga Festival Bimbi lo scorso maggio).
L’autrice è giornalista e formatrice da ormai 35 anni e dal 2003 è impegnata nella diffusione dello Yoga in tutte le sue forme.
E’ l’ideatrice del metodo Yogalè per insegnare Yoga ai bambini e forma insegnanti di Yoga specializzati nello stesso metodo presso NULAB Academy.
Che cosa caratterizza il metodo Yogalè?
Il metodo Yogalè si fonda sul riconoscimento dei talenti come libera espressione dei desideri dei singoli individui fin dalla tenera età.
Talenti e desideri che non solo sono accolti ma anche coltivati per messo di strumenti di gioco e attività ludico-motorie, utili a liberare dagli schemi di emotivi standardizzati e attivare il pensiero creativo.”

Ai bambini viene data la possibilità di scoprire e conoscere le proprie risorse per superare situazioni quotidiane difficili e cominciando ad affinare quella particolare qualità che si chiama problem solving, tanto utile anche e soprattutto nell’età adultà.
Il metodo ha quindi come fondamento la scoperta e la ricerca della creatività e per questo il suo approccio è propositivo e non direttivo.
Ogni lezione ruota attorno a dei suggerimenti che possono essere dati dall’istruttore ( simpaticamente chiamato cantastorie) ma anche dai piccoli yogi stessi.
Attraverso un mix tra la tradizione yogica e la mitologia greco-romana i piccoli praticanti intraprendono un viaggio addentrandosi di volta in volta in una foresta incantata o in una città misteriosa o ancora in un pianeta sconosciuto e qui con l’aiuto del cantastorie incontrano personaggi leggendari con le loro caratteristiche e peculiarità, ne approfondiscono la conoscenza attraverso l’uso della fantasia, del gioco, del movimento e del respiro e fanno proprie le loro loro sfide attingendo al pensiero creativo.
Il viaggio, i luoghi e i personaggi sono degli strumenti che vanno estrapolati dal mondo dell’immaginazione e portati nel quotidiano.
Il bambino porterà in quel viaggio le proprie sfide ( paure, insicurezze, difficoltà), le potrà condividere e sviluppare abilità per poterle trasformare in opportunità.

Questo viaggio sarà molto utile ai bambini ma anche agli istruttori-cantastorie perchè si sa che “I bambini sono ottimi maestri, a patto di lasciarli esprimere e saperli ascoltare“.

Una frase di Lucia mi è piaciuta tantissimo ed è diretta a noi adulti che abbiamo deciso di intraprendere la via della trasmissione dello yoga ai bambini: “ Meravigliarsi delle proprie stesse parole“.
E’ vero! Se c’è meraviglia da parte nostra, si apre un mondo di meraviglie agli occhi dei bambini”.

Nella mia piccola esperienza di insegnante e anche di catechista ho capito che tanto più io mi diverto e appunto mi meraviglio tanto più ho centrato il mio personale obiettivo, cioè quello della trasmissione di particolari valori.
Tornando al libro chiudo, oltre che con il consiglio di acquistarlo , con la quarta di copertina…

Restare e osservare. Imparare, insegnando. Ricordare che da bambini ( anche ) a noi sarebbe piaciuto avventurarci nel “paese delle meraviglie” camminando sulle nostre gambe, scegliendo il nostro sentiero, spinti dalla nostra fantasia unica e irripetibile, accompagnati dalla rassicurante presenza di un adulto silenzioso e non giudicante, chiedendogli, di tanto in tanto, di spiegarci ciò che non era noi comprensibile.”

 

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Accettazione

In questi giorni sto alternando la lettura di due libri.
Uno di questi è “Attenzione saggia, attenzione non saggia” di Corrado Pensa.
L’autore, già ordinario di Religioni e Filosofia dell’India presso l’Università La Sapienza di Roma è da una ventina di anni insegnante di Dharma in Italia presso l’Associazione Per la Meditazione e la Consapevolezza e negli Stati Uniti presso l’Insight Meditation Society.
In questo libro vengono affrontati temi molto interessanti come l’attenzione consapevole, la comprensione intuitiva, la compassione.
In tutto in un’ottica buddhista ma precisando che tali concetti sono presenti in tutte le credenze religiose.
Finora ho cercato di capire che cosa s’intende per accettazione.
Molti sono portati a pensare che accettazione abbia una connotazione negativa. Accettazione come sinonimo di passività, inerzia, fatalismo. Così come quando pensiamo alla parola “umiltà” ci viene subito in mente l’idea di debolezza.
Eppure l’accettazione porta con sè tanta liberazione, tanta pacificazione.
Dice la monaca zen Shundo Aoyama: “A meno che tu non accetti le circostanze spiacevoli presenti, la felicità non può essere raggiunta“.
Ma l’accettazione deve partire dalla consapevolezza della non accettazione: ” Va benissimo invocare l’accettazione, tessere giustamente le sue lodi; ma se vogliamo che l’accettazione cominci a crescere, così come l’acqua comincia a salire nella buca che scaviamo nella sabbia, è indispensabile la contemplazione della non accettazione e della sofferenza che essa porta con sè. Lo slancio verso l’accettazione è un’ottima cosa, ma la constatazione di ciò che provoca la non accettazione è in grado di darci una spinta definitiva per la pratica dell’accettazione.

L’accettazione dalla quale dobbiamo partire è quella verso noi stessi.
Tanto più riusciremo ad accettare noi stessi, tanto più riusciremo ad accettare gli altri.
Tanto più impararemo ad amarci, tanto più amore potremo dare agli.

La gioia del Vangelo

Il mio percorso di autoguarigione passa attraverso l’attenzione a me stessa, al mio corpo, a ciò che mangio, a ciò che dico, a ciò che penso e anche a ciò che guardo e ascolto ( e con questo mi riferisco a ciò che scelgo di guardare in tv e alla musica che scelgo di ascoltare).
Ma questo non è sufficiente.
Un cammino di oesservazione di se stessi e di crescita personale passa anche attraverso la meditazione e lo studio.
E così da qualche mattina ho accantonato la mia pratica fisica dello yoga per dedicare mezz’ora alla preghiera e alla lettura di testi.
Ho scelto un libro di Davide Caldirola, sacerdote della Diocesi di Milano.
Questo testo mi è stato regalato dal mio padre spirituale un paio di anni fa. Non l’ha regalato solo a me in realtà, ma a tutte le catechiste della Parrocchia.
E ce l’ha regalato in quanto donne.
Il titolo è  “Di donne e di gioia – Itinerario spirituale nel Vangelo di Luca“.
Le donne che incontriamo nel Vangelo di Luca … nel loro agire, amare, soffrire, sono simili alle donne e agli uomini di oggi, con le loro incertezze e le fatiche che segnano le loro difficili storie. La gioia è quella dell’incontro tra queste donne e Gesù: una gioia non gridata, discreta, ma proprio per questo più vera, capace di farsi strada e di fiorire in mezzo ai venti e alle tempeste della vita.

Non è facile parlare della gioia, soprattutto in questi tempi nostri e soprattutto rispetto alle donne di questi nostri tempi.
Ma l’autore non vuole analizzare la psicologia femminile ma semplicemente offrire qualche spunto di riflessione sulla gioia con l’aiuto di alcune figure.

Ma chi sono le donne che incontriamo nel Vangelo di Luca?
Innanzitutto Maria.
La prima parola che l’Angelo le dice è: “Rallegrati!”.
Ma Maria è già allegra e gioiosa. Maria è una giovane promessa sposa, ed è innamorata del suo Giuseppe.
L’ulteriore gioia arriva per lei come un dono inaspettato. E poi in lei c’è “prepotente” la gioia dell’abbandono a Dio, del fidarsi, senza paura ” … avvenga per me secondo la tua Parola”.

Seguono poi Elisabetta con la gioia di una maternità inaspettata; Anna, la profetessa del tempio che vede adempiute le sue preghiere; la vedova di  Nain e la gioia di un figlio ritrovato; la peccatrice e la gioia del perdono; Marta e Maria e la gioia dell’ospitalità; la donna curva e la gioia del ritrovare leggerezza; la donna della moneta perduta e la gioia del ritrovare; la vedova povera e la gioia del dono; le donne del mattino di Pasqua e la gioia della Resurrezione.

Per ogni incontro di Gesù, l’autore propone il relativo brano del Vangelo di Luca, una breve spiegazione, e per finire come vivere questa gioia nella nostra vita.
Un linguaggio semplice ed efficace per immergersi in quel mondo femminile che Gesù amava, per vivere ancora una volta la gioia del Vangelo, che come dice l’autore nell’introduzione è, come sappiamo, “buona notizia”.
Termino con un passaggio del libro che propone le parole di Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano fino al 2002.

Forse quando pensiamo al Cristianesimo, ci immaginiamo anzitutto una serie di doveri, di castighi, di minacce, di precetti, di rimorsi. E’ un errore. L’esperienza cristiana è fondamentalmente l’esperienza di una notizia buona, del tutto insperata, quasi incredibile nella sua capacità di dirci cose nuove e di trasformarci. E’ un’esperienza di grande gioia“.

Davide Caldirola
Di donne e di gioia – itinerario nel Vangelo di Luca
Le àncore

Siddharta e il mandarino

Lo scorso fine settimana l’ho trascorso allo Yoga Festival Bimbi ospitato per il terzo anno consecutivo dal Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo Da Vinci di Milano.
Due giorni meravigliosi!
Non c’è nulla che mi rende più felice che vedere i bambini che praticano yoga.
Davvero! E’ un qualcosa che mi riempie di gioia, che mi da speranza, che mi rilassa … insomma è così!
Lo scorso anno avevo condotto anche io, insieme alla mia amica Tatiana un laboratorio per AIPY.
Quest’anno invece sono andata esclusivamente in veste di… spettatrice e devo dire che me la sono goduta. Continua a leggere “Siddharta e il mandarino”

Il valore del cibo

 

Si avvicina il mio compleanno e mi sono fatta fare un regalo da Luca un pochino in anticipo.
In questo periodo in cui per me il cibo rappresenta un problema a causa delle mie intolleranze e sensibilità ad alcuni alimenti, ho pensato che questo libro mi avrebbe riportato a dare al cibo il giusto valore. E così è stato!
Papa Francesco ha una grande considerazione del cibo e ciò che rappresenta. Il cibo è prima di tutto condivisione.
La condivisione del cibo è un tempo per il prossimo. E’ fonte di relazione. E’ accoglienza dell’altro. E’ ascolto di chi ti sta accanto. Consumare il pasto insieme è un’azione fortemente evocatrice e simbolica che rimanda alla vitalità di segni e valori religiosi. Racconta e rivela il rapporto e il legame stabiliti con l’altro e con l’Alto“.

Anche nelle Sacre Scritture è forte il riferimento al cibo e al momento della sua condivisione. Vogliamo dimenticare che Gesù ha voluto congedarsi dai suoi discepoli invitandoli ad una cena?
E che ancora prima parla di pesci e di pane e che paragona la nostra vita di cristiani al lievito che fermenta e cresce?
Ma anche nell’Antico Testamento un frutto, la mela, diventa un simbolo ed è la manna ad sollevare il popolo d’Israele dalla fatica e dalle sofferenze del viaggio verso la Terra Promessa.

Non può non colpire l’augurio che Papa Francesco rivolge ai suoi fedeli ogni domenica: “Buon pranzo!”.
Si, perchè il pranzo in famiglia rappresenta la serenità dell’essere tutti insieme attorno ad una tavola a gustare cibi che sono stati preparati con amore. Continua a leggere “Il valore del cibo”