Ho realizzato un sogno …. e si chiama Matilde

Oggi Matilde ha cominciato il suo secondo anno di liceo artistico.
Eravamo in macchina stamattina e a pochi metri dalla scuola mi ha chiesto: “Hai mai avuto le farfalle nello stomaco?”.
“Si, certo! Perchè?”
” Io le ho adesso”
” Sei emozionata?”
” Si, il rivedere i miei compagni mi mette agitazione. Ma è un’agitazione buona”.
” Sono tanto felice per te, amore. E’ bello provare queste emozioni”.
Matilde.
La mia piccola donna.
La mia piccola e saggia donna.
Lei che ieri sera si è fatta ombrosa quando ha saputo che una sua compagna non ha recuperato il debito a settembre e dovrà ripetere la prima.
Lei che non sta nella pelle per rivedere la sua amica del cuore in oratorio dopo l’estate.
Lei, creatura socievole e gentile. Per lei stravede la maggior parte delle bambine in oratorio.
Lei, figlia unica per forza ma che ha sviluppato un grande senso dell’amicizia e della condivisione.
Lei figlia unica non viziata che ha sempre saputo accettare i no e che non ha mai fatto un capriccio.
Lei che non ha avuto nemmeno bisogno dell’inserimento alla scuola materna perchè il primo giorno sulla porta della sua classe il piccolo Luca la stava aspettando e si sono abbracciati forte forte e da quel momento l’asilo è diventato la sua seconda casa.
Lei che adesso mi dice che da grande vuole fare la psicologa criminale e viaggiare per capire, conoscere gli uomini e il perchè dei loro comportamenti.

A lei auguro di realizzare tutti i suoi sogni.
Io il mio l’ho già realizzato!

Un caro saluto a tutti voi!

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Compiti delle vacanze: storia dell’arte ( parte seconda)

Architettura rinascimentale

Fu riscoperta l’architettura romana e vennero ripresi gli ordini classici, per le piante degli edifici religiosi furono utilizzate forme geometriche elementari, venne impiegata una proporzione armonica nelle singole parti dell’edificio.
Nelle navate degli edifici vennero impiegate volte a vela ed a botte senza utilizzare costoloni e contrafforti tipici dell’architettura gotica e venne molto utilizzata la pianta quadrata.

Chiesa di Santa Maria di Campagna

Eretta su iniziativa di un gruppo di cittadini che si costituì in fabbriceria, nei primi anni del sedicesimo secolo (1522- 1528), la chiesa sorge sull’area occupata in precedenza da un altro edificio sacro (il santuario di Santa Maria di Campagnola), dove si venerava un’ immagine lignea della Madonna con il Bambino che risaliva al XIV secolo; qui, secondo la tradizione, il Pontefice Urbano II nel 1095 avrebbe annunciato l ‘intenzione di bandire la prima Crociata in Terra Santa.
Progettista e direttore dei lavori fu l’architetto piacentino Alessio Tramello.
La chiesa è a pianta centrale, secondo uno schema abbastanza diffuso in questi anni: si distingue per l’armonia della disposizione degli spazi e dei volumi organizzati in modo essenziale ed equilibrato; armonia che, in qualche modo, verrà alterata sul finire del Settecento quando interventi strutturali allungheranno uno dei bracci per dare forma al coro e all’attuale presbiterio.
Eccezionali sono le decorazioni e gli affreschi che ne ricoprono gli interni. Tra gli artisti che vi hanno lavorato con cicli di opere di grande respiro, vi è Antonio Sacchi detto il Pordenone.
Suo, sulla parete d’ingresso, è il Sant’Agostino e subito dopo la cappella dei Re Magi interamente affrescata dall’artista come anche la successiva cappella di Santa Caterina.
Uscendo dalla cappella nel braccio vicino opere di Camillo Procaccini e Gaspare Traversi.
In sagrestia tele di Gaspare Landi e di Giulio Campi; la cappella di Sant’Antonio presenta opere di Pietro Antonio Avanzini, Camillo Procaccini e dei fratelli Bibiena; nel braccio destro della croce hanno lavorato Alessandro Tiarini, Antonio Triva e Ignazio Stern; nella cappella di Santa Vittoria Martire opere di Ferrante Moreschi, Bernardino Gatti (San Giorgio che uccide il drago), Paolo Bozzini, Ludovico Pesci e Daniele Crespi.
Su tutto domina il poderoso complesso della cupola che si erge nel mezzo della croce greca: nella lanterna è raffigurato l’Eterno Padre sostenuto da una gloria di angeli da cui discendono personaggi e storie della cristianità; gli affreschi sono opera del Pordenone e del Sojaro.
Il pavimento in marmo a vari colori è opera dell’artista milanese Giambattista Carrà (1595), notevole anche la statua di Ranuccio I Farnese opera di Francesco Mochi (1616).

Al periodo rinascimentale appartengono anche le Mura Farnesiane, che sono rimaste quasi intatte fino ad oggi.
Le mura furono volute da Papa Clemente VII de’ Medici per rendere più difendibile la città.


(immagine presa dal web)

Il percorso delle mura è lungo circa 6 km.
Vi erano nove bastioni e quattro piattaforme.
Le porte d’accesso erano cinque, di cui solo Porta Borghetto è ancora integra…

Architettonicamente Porta Borghetto presenta la facciata in cotto verticalmente tripartita da paraste marmoree.
Orizzontalmente bipartisce la superficie una trabeazione (architrave, fregio e cornice) ripetuta nel registro superiore.
Nel campo centrale del registro inferiore si apre l’arcone di passaggio, marmoreo e a tutto sesto, inquadrato dall’ordine, secondo il gusto rinascimentale, cioè incorniciato da due
paraste e dall’architrave soprastante, per cui si unisce il sistema architravato greco con quello ad arco romano.
Superiormente all’arcata spicca uno stemma in pietra recante le insegne del committente dell’opera, il cardinale Umberto Gambara, Legato apostolico e Governatore di Piacenza, al
quale si deve anche l’iniziativa della sistemazione dello Stradone Farnese.

Architettura barocca

Alla chiusura del Concilio di Trento nel 1563 si richiede agli artisti realismo nelle rappresentazioni, verità, chiarezza, accento sull’esistenza dell’uomo e la Chiesa diventa una delle maggiori committenti dell’arte.
Caratteristiche fondamentali del Barocco sono le forme plastiche, la predilezione per le linee ricurve, anche in pianta, le composizioni spaziali complesse, l’impiego di pittura, scultura e stucco nella composizione architettonica, il sapiente uso della luce naturale, l’accentuazione scenografica, e l’uso di specchi e materiali preziosi. Architetti barocchi modificano l’architettura rinascimentale sia nelle piante, sia nelle partiture di facciata, in funzione di una concezione spaziale nuova. Le facciate delle chiese non costituiscono più la terminazione logica della sezione interna, ma divengono un organismo plastico che segna il passaggio dallo spazio interno alla scena urbana. Pertanto, lo spazio interno, spesso definito da ellissi, viene continuamente modellato attraverso il movimento degli elementi spaziali, differenziandosi totalmente dalla concezione rinascimentale, che invece prevedeva un susseguirsi uniforme di elementi disposti in simmetria tra loro.
Per quanto concerne gli schemi planimetrici, oltre agli impianti derivati dal tradizionale schema basilicale, l’età barocca prevede due tipologie fondamentali di schemi centralizzati: le chiese longitudinali centralizzate e le chiese a pianta centrale allungata.

Due monumenti interessanti dal punto di vista dell’architettura barocca a Piacenza sono le statue equestri commissionate da Ranuccio Farnese al famoso scultore Francesco Mochi per omaggiare il padre Alessandro Farnese.
Si tratta di sue statue di bronzo, ubicate in Piazza Cavalli che da loro prende il nome e che raffigurano appunto padre e figlio.

Ranuccio (1620) (a destra guardando il Gotico) , in costume romano è raffigurato in modi ancora classicheggianti; più matura la resa del padre Alessandro (1625) percorso da un fremente dinamismo riflesso nel mantello e nella gualdrappa gonfiati dal vento, particolari, che denotano un evidente aggiornamento nello stile, premessa ai grandi capolavori del Bernini. Le statue poggiano su basamenti in marmo bianco di Carrara; nei bassorilievi in bronzo applicati ai piedistalli (le Allegorie della pace e del Buon Governo su quello di Ranuccio, sull’altro il Ponte sulla Schelda e l’incontro con gli ambasciatori inglesi, scene della guerra combattuta da Alessandro nelle Fiandre), lo scultore dimostra di padroneggiare la tecnica donatelliana dello stiacciato, un genere di rilievo caratterizzato dal distacco minimo rispetto al fondo della lastra. Completano i gruppi gli armoniosi putti di raffaellesca memoria che reggono lo stemma farnesiano e quello della città.
(www.comune.piacenza.it)


(immagine presa dal web)

Tra Settecento e Novecento

Protagonista della scena a Piacenza durante il XVIII secolo è il teatro. Nel 1789 i teatri piacentini versano in pessime condizioni, quello Ducale è stato distrutto da un incendio e quello delle Saline al Dazio Grande di San Protasio è in totale stato di abbandono.
Nel 1803 una società di nobili si fa promotrice della necessità di avere un nuovo teatro e i lavori vengono assegnati all’architetto Lotario Tomba, mentre come scenografo viene ingaggiato il Tagliaferri fecondissimo a Piacenza dal 1807 al 1837.
Il teatro ducale viene ceduto dalla società di nobili al Comune nel 1816 e dopo dieci anni l’amministrazione provvede al rinnovo del decoro chiamando Sanquirico direttamente dalla Teatro alla Scala di Milano.

Teatro Municipale

La prima pietra del nuovo teatro venne posata dall’amministratore generale del ducato Moreau de Saint-Méry, in nome della Francia, per poi essere inaugurato nel 1804, nel corso di una festa popolare con fuochi d’artificio e fiera dei cavalli. Il progetto del teatro si deve all’architetto Lotario Tomba e fu voluto da una società di nobili piacentini costituitasi a tale scopo nel 1803. La facciata rielaborata nel 1830 da Alessandro Sanquirico, lo scenografo scaligero autore anche delle decorazioni interne, si ispira a quella del Piermarini della Scala di Milano. La facciata fu dotata anche, secondo il gusto dell’epoca, di un antiportico che fungesse da fermata per le carrozze. Sopra le porte della balconata in pietra del primo piano spiccano i bassorilievi raffiguranti le Allegorie dei generi teatrali di Alessandro Pettinati. La pianta è a tre quarti di ellisse per meglio rispondere alle esigenze acustiche ed ottiche. La soluzione strutturale adottata dal Tomba è ad alveare “all’italiana” capace di sfruttare lo spazio della cavea, attraverso la creazione di numerosi palchetti, per incrementare i posti per gli spettatori. L’aspetto attuale si deve a una riorganizzazione di metà ottocento, che ha conferito uno splendore di gusto romantico alla sala grazie ai velluti rossi e agli ornamenti dorati. Splendidamente decorato il foyer, da cui si accede alla sala per mezzo di porte a vetri e specchi dalle cornici in legno intagliato e dorato. Gli affreschi nella volta al di sopra della platea e il motivo a traforo in stucco sono opera di Girolamo Magnani. Negli ultimi decenni il teatro Municipale è stato sottoposto a numerosi lavori di restauro, ricavandovi, nella parte superiore, la spaziosa e accogliente Sala degli Scenografi.
Attualmente i posti a sedere sono 1075 di cui 871 disponibili al pubblico durante gli spettacoli.


(immagine presa dal web)

Vi è piaciuto questo tour di Piacenza, mia città adottiva che amo molto?

Compiti delle vacanze: storia dell’arte ( parte prima )

Riportare a settembre materiale relativo a beni artistici (chiese, musei, monumenti ecc) visti durante le vacanze estive“.
Questi erano i compiti di storia dell’arte. Con nostro grande sollievo nulla da studiare sui libri ma la possibilità di osservare dal vivo le caratteristiche dei vari stili architettonici.
Piacenza si è rivelata una fonte di materiale prezioso per poter svolgere questo compito.
Denominata città delle cento chiese, è ricca di storia, di monumenti ed è stato possibile fare un ricco escursus tra gli stili architettonici.
Se vi fa piacere vi accompagno in questo tour virtuale ( diviso in due parti ) della città…

Piacenza fu fondata dai romani sulle rive del fiume Po intorno al 218 a.C.
In una posizione strategica ( il fiume e la via Emilia la collegavano al mare), Cornelio Tacito la descrive come “colonia potente per forze e per ricchezze” e secondo Strabone era, insieme alla vicina Cremona, una delle città più celebri della Pianura padana.

Architettura paleocristiana
L’editto di Milano nel 313 liberalizza il culto della religione cattolica e da questo momento in poi si iniziano ad erigere le chiese per la professione. La basilica cristiana mantiene le caratteristiche di quella romana, pianta rettangolare e suddivisione in tre navate, una centrale più alta e due laterali. L’accesso alla chiesa viene trasferito dal fianco al lato corto ed in opposizione al lato dove si trova l’abside, pertanto, i cristiani che entrano in chiesa si trovano a percorrere una nuova via che porta all’abside all’altare. Una novità è rappresentata dall’inserimento del transetto, un elemento architettonico formato da un corridoio che posto perpendicolarmente tra le navate ed il presbiterio crea una pianta a croce latina.

Basilica di Sant’ Antonino

Una prima basilica fu eretta tra il 350 e il 375 al tempo di S.Vittore, primo vescovo di Piacenza, probabilmente nell’area dell’attuale transetto.
E’ intitolata a S.Antonino, patrono della città, i cui resti furono traslati verso la fine del IV secolo nella basilica dall’ipogeo che oggi si trova sotto la chiesa di S.Maria in Cortina. Insieme a quelli di S.Vittore sono ancora conservati in un’urna sotto l’altare maggiore.
Probabilmente ebbe il ruolo di cattedrale fino al IX secolo.
Nel corso dei secoli fu più volte ampliata, trasformata e restaurata. Il risultato è una singolare disposizione planimetrica, a croce latina rovesciata, con alta torre ottoganale all’incrocio delle navate e l’accostamento di volumi e stili diversi che tuttavia la rendono tra le più interessanti testimonianze archittettoniche di Piacenza.
Fu ricostruita una prima volta nel 870, forse a pianta centrale sormontata da un tiburio quadrato. Durante le invasioni ungare della prima metà del X secolo la basilica, ancora al di fuori della cinta muraria, riportò gravi danni.
Nel 1004 fu ricostruita e ampliata sotto il vescovo Sigifredo, con elevazione della torre ottogonale e dei transetti.
Nel 1183 ospitò i delegati dei Comuni e dell’imperatore Federico Barbarossa per i preliminari della pace di Costanza.
Attorno al 1230 venne sistemata la facciata nord e nel 1350 prolungato il transetto sinistro con la costruzione dell’atrio detto “Porta del Paradiso” su progetto di Pietro Vago.
Nel 1483 venne edificato il chiostro di cui restano 3 lati, e nel 1495 il soffitto il legno a capriate fu sostituito da volte in stile gotico.
Nei secoli successivi vennero operati nuovi interventi, che modificarono soprattutto l’interno, quali la costruzione dell’abside rettangolare e le cappelle laterali.
A metà ottocento i capitelli furono rivestiti in stile neogotico floreale.
Tra il 1925 e il 1930 fu la volta dei lavori di restauro affidati all’architetto Arata che, nel tentativo di riportare la chiesa all’aspetto originario, operò alcune demolizioni e ricostruzioni tra cui l’abbattimento di due cappelle cinquecentesche e la rimozione del portale barocco della facciata di piazza.
Numerose sono le opere d’arte conservate all’interno della chiesa, tra cui affreschi di Camillo Gavasetti e tele di Roberto De Longe.
Nel museo sono conservati antifonari miniati della fine del XV secolo, antichi manoscritti tra cui uno risalente all’840 di re Lotario, argenterie, reliquari e dossali del Quattrocento. Importante anche l’archivio capitolare con pergamene dal VII al XIV secolo.

Architettura romanica
Tra le innovazioni più significative nell’architettura romanica religiosa troviamo la pianta delle chiese a croce latina, la sostituzione delle colonne con i pilastri, e la sostituzione della volta con le travi in legno con la volta a botte o a crociera. Inizia ad essere usato l’arco a tutto sesto, l’unità di misura per lo spazio interno alle chiese diventa la campata, i campanili vengono costruiti con base quadrata a più piani, i portali di ingresso delle chiese sono ampiamente decorati, vengono ridotte le finestre quindi si ha una scarsa illuminazione dello spazio interno, il presbiterio viene sopraelevato permettendo così di ricavare una cripta nello spazio sottostante.

Cattedrale di Santa Maria Assunta ( Duomo)

Iniziato nel 1122 sulle fondamenta della preesistente cattedrale di S.Giustina, fu terminato nel 1233. La facciata è divisa in due contrafforti, in marmo rosa nella parte inferiore e in arenaria nella parte superiore. I tre ingressi sono sormontati da piccoli portici a due colonne. Capolavori di arte romanica sono le figure che reggono i protiri, prodotto di una scuola cantiere piacentina che segue i modelli di Wiligelmo e Nicolò. La torre e la cupola sono del Trecento. L’interno presenta una significativa testimonianza dell’ arte barocca con affreschi di Carracci e Procaccini nel presbiterio e Guercino e Morazzone nella cupola. Nella sacrestia spicca “Lo sposalizio di Santa Caterina” di Robert de Longe. Di notevole importanza anche le formelle dei paratici, collocate sulle colonne, che testimoniano la partecipazione alla costruzione della chiesa degli artigiani locali. La vasca battesimale paleocristiana documenta le antiche origini del Duomo. La devozione popolare, agli inizi del Seicento, ha dedicato una particolare attenzione alla Madonna del Popolo nella omonima cappella; sul lato opposto si trova la tomba del Beato Giovanni Battista Scalabrini. Molto interessante anche la cripta dove sono conservati i resti di S.Giustina. Di notevole importanza è l’archivio capitolare. Il campanile è a struttura quadrata in cotto e svetta alla sinistra del Duomo fino a 67 metri di altezza. Sulla punta della guglia conica, nel 1341, il capomastro piacentino Pietro Vago installò un angelo rotante di rame dorato. La statua é uno dei simboli della città, affettuosamente chiamata dai piacentini “L’Angil dal Dom”. Particolare la gabbia in ferro, collocata su un lato del campanile nel 1495 per ordine di Lodovico il Moro, più che altro come monito ai malfattori.


(immagine presa dal web)

Architettura gotica

Al posto dell’arco a tutto sesto e della volta a botte o crociera, tipici dello stile romanico, entrano a far parte della nuova architettura gli archi ad ogiva e la volta a costoloni. Un altro elemento architettonico innovativo è dato dalla luminosità, infatti, al posto delle chiese cupe romaniche, negli edifici religiosi gotici si aprono delle grandissime vetrate, che permettono oltre all’ingresso della luce, l’alleggerimento delle pareti che in periodo romanico erano molto pesanti e robuste. L’architettura degli edifici ha uno slancio verso l’alto grazie all’uso degli archi rampanti utilizzati all’esterno tra contrafforti e pilastri per conferire sostegno.
In Italia al romanico effettivamente furono apportate delle modifiche in stile gotico ma l’architettura italiana preferì non alleggerire le pareti e non elevarsi in altezza. Si può periodizzare il gotico italiano con lo sviluppo dell’architettura cistercese nel XII.
A Piacenza una delle opere in stile gotico più rilevanti è il Palazzo Comunale che si affaccia su Piazza dei Cavalli, detto dai piacentini “Il Gotico“.

È uno degli esempi più impressionanti di questo tipo di edifici: il piano terra è rivestito di marmo grigio, bianco e rosa, e si presenta nella parte anteriore come una loggia monumentale che si relaziona con la città attraverso cinque archi a sesto acuto.
Al di sopra s’innalza compatto il piano principale, dalle forme estremamente sontuose: sei finestre trifore sono incorniciate da archi a tutto sesto variamente profilate, e la superficie è ravvivata da decorazioni in terracotta e laterizio.
La forma “civile” della facciata non è in contrasto con la minacciosa merlatura che adorna l’edificio, una reminiscenza dell’architettura militare che compare anche nelle costruzioni più tarde.

A presto con la seconda parte del viaggio alla scoperta di Piacenza attraverso gli stili architettonici!

 

Compiti delle vacanze: italiano

Domani partiamo per la collina!
Saranno sicuramente quindici giorni di relax ma… ci sono i compiti!
Con Matilde ci siamo accordate che faremo italiano.
Quali sono i compiti di italiano?
La lettura di tre libri.
Li condivido come possibili letture per ragazzi delle superiori.

– Le notti bianche di Fedor Dostoevskij

– Febbre gialla di Carlo Lucarelli

– Il ballo di Irene Nemirovky ( che dovrà riassumere in 50 righe)

Due temi

Il femminicidio è un fenomeno molto discusso e molto grave. Cerca sul dizionario una definizione di questo termine, cercando di spiegare di cosa si tratta e facendo riferimento a tue conoscenze personali. Cosa si potrebbe fare per ridurre la violenza omicida nei confronti delle donne?”

Immagina di essere un eroe/eroina dell’Antica Grecia e di dover intraprendere un viaggio nel Mediterrano. Quali luoghi vorresti visitare e per quale motivo? Scrivi un racconto in cui ripercorre le tappe di questa tua personale odissea.

– Alcuni esercizi di grammatica.

La collina sarà sicuramente d’ispirazione per Matilde!!
Ci risentiamo da lassù.
Buon fine settimana a tutti voi!

Compiti delle vacanze: inglese

La scuola è finita ormai da più di un mese e non vi ho raccontato nulla del primo anno di liceo artistico di Matilde.
Sono imperdonabile!
Beh! Vi dico che è andato così bene che l’ultimo giorno di scuola la mia creatura mi ha chiesto: ” Mamma, quanto durano le vacanze estive?”
” Tre mesi” rispondo.
“Sono Troppi. Vorrei che fosse già settembre per ritornare a scuola!”
Ok! Non dovete pensare che sia tutto amore per lo studio….
Ma non ho mai visto Matilde così serena ( si ! Lo so! L’avevo detto anche per la scuola media!) e così felice.
Classe perfetta, compagni perfetti, e con i docenti una (quasi) perfetta armonia.
Grande interesse per le materie artistiche ( Discipline grafiche e Pittoriche, Laboratorio Artistico e Discipline plastiche e scultoree), un po’ meno per il disegno tecnico.
Alla grande in inglese.
E proprio partendo dall’inglese vorrei parlare dei compiti delle vacanze.
Tanti ma non esagerati tanto che abbiamo deciso di non iniziare prima della fine dell’oratorio estivo.
Mentre scrivo Matilde è impegnata nel colorare una tavola di copia dal vero.
Dicevo…. inglese.
La docente ha assegnato la lettura di un libro, “The Canterville Ghost” di Oscar Wilde.
Questa edizione fa parte di una collana della casa editrice Liberty.
Per ogni capitolo sono previste delle attività di comprensione del testo, ascolto del cd allegato e domande di comprensione, esercizi di grammatica, introduzione di nuove parole, domande su argomenti toccati dal capitolo ( per esempio nel primo viene chiesto di esprimere delle opinioni sul clima in Inghilterra), ecc…

Io trovo che sia un modo carino di fare i compiti delle vacanze perchè unisce la lettura di un classico in inglese e il ripasso della grammatica, delle espressioni e dei vocaboli.

E voi care mamme?
Avete già iniziato a “fare” i compiti delle vacanze?
Ne avete tanti? Pochi?
Parliamone insieme!