Il mio yoga di oggi…

Oggi siamo stati in collina.
Un pranzo con la famiglia del nonno Antonio.
Purtroppo la cosa non è partita nel migliore dei modi ( un mio piccolo scontro con una sorella di mio suocero).
Il pranzo mi è rimasto sullo stomaco e così ho pensato che mi avrebbe fatto bene uscire a passeggiare un pochino e godere della bellezza di quel luogo a me tanto caro.
La mia Canon mi fa sempre compagnia in queste occasioni.
Ho camminato nel nostro giardino cercando di concentrarmi su ciò che mi circondava.
Quasi d’istinto mi sono diretta verso il “mio” noce…

… mi ci sono appoggiata e ho cominciato a portare l’attenzione sul respiro che era un pochino accellerato e alto.
Ho preso nota con distacco ( come dice la mia insegnante di yoga) della cosa e poi ho cominciato a lavorarci rendendolo sempre più lento, profondo e basso.
Dopo cinque minuti stavo già meglio.
Ho continuato la mia meditazione …

Questa è stata la mia pratica yoga di oggi. Niente asana ma tanto respiro consapevole, tanta osservazione, tanta presa di coscienza.
Quando sono rientrata in casa mi sentivo diversa.
Non che avessi dimenticato l’alterco ma ho iniziato ad analizzarlo diversamente, guardandomi anche un po’ dentro praticando così svadhyaya, la conoscenza di sè.

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Una nuova tappa del mio cammino yogico

Nel corso di questi sei anni di insegnamento dello yoga parecchie persone hanno iniziato a praticare con me e poi hanno lasciato.
All’inizio questa cosa mi faceva male. Pensavo che fosse colpa mia e della mia inesperienza o della mia incapacità a trasmettere efficacemente la bellezza e gli enormi benefici della disciplina.
Ma come al solito guardavo il bicchiere mezzo vuoto.
Allora ho iniziato a guardare la cosa da un’ottica diversa e ho capito che non tutti siamo uguali e che sicuramente la mia proposta non è adatta a tutti. Per fortuna lo yoga offre tantissime proposte, tutte diverse ed è proprio vero quando si dice che esiste uno stile di yoga per tutti.
Un’altra cosa che poi ho imparato a considerare è stata che a fronte di persone che se sono andate ho un gruppo di allieve fedelissime che mi seguono dall’inizio e che mi trasmettono la loro gioia e la loro soddisfazione nell’andare avanti in questo percorso.
Finalmente il bicchiere mezzo pieno!
Ma tornando al discorso del cambiare stile e insegnante ora capisco chi ha preferito provare altre strade perchè ultimamente mi è capitata la stessa cosa, proprio come allieva.
Io pratico yoga ormai da 21 anni e per comodità ho sempre frequentato la stessa palestra ( si potrebbe aprire un capitolo intero sullo yoga insegnato nelle palestre ma questo non è l’argomento del post) e praticato con la stessa insegnante.
Sette anni fa ho conosciuto il metodo Satyananda e me ne sono innamorata. Ho cercato chi nella mia zona lo insegnasse ma senza fortuna e così ho continuato a praticare nella palestra.
Ultimamente ho capito che la cosa non mi dava proprio più soddisfazione.
Non traevo benefici dalla pratica, la quale probabilmente non era più adatta a me. Sentivo il bisogno di essere seguita e guidata in modo diverso.
Qualche settimana fa, sono incappata per puro caso su un’immagine su Instagram che pubblicizzava lezioni con Metodo Satyananda a Milano. Mi sono informata e … non ci potevo credere. Il centro è vicinissimo a casa mia.
Ieri sera ho fatto la lezione di prova.
Una pratica familiare, movimenti adatti al mio corpo e alla mia mente.
Il lavoro sulla consapevolezza, lo stesso che trasmetto alle mie allieve.
I pranayama…
La voce dell’insegnante…
Insomma tutto perfetto!
Inizia un nuovo viaggio…

Intanto in settimana mi è arrivato un libro che aspettavo da tempo…

L’ho sfogliato tutto e ho intenzione di assaporarlo poco per volta.
Intanto condivido un passaggio secondo me molto interessante che indica come lo yoga può diventare uno stile di vita e non semplicemente una pratica:
…potete utilizzare lo yoga ogni momento per gestire le diverse situazioni che dovete affrontare; per esempio nel traffico cittadino potete usare una profonda respirazione addominale, in ufficio potete praticare pranayama, al pomeriggio o alla sera per allentare gli stress accumulati potete praticare yoga nidra. In ufficio potete praticare cinque minuti di consapevolezza del respiro per liberare la mente da stanchezza e confusione. In questo modo lo yoga diventa parte del vostro comportamento naturale nella vita. Questo è lo stile di vita yogico, quando iniziate ad applicare, ad utilizzare le pratiche di yoga nelle attività e nella routine quotidiana. Quando l’utilizzo dello yoga nella vita quotidiana diventa più spontaneo, allora la mente, il comportamento e l’attitudine riflettono la consapevolezza yogica”.

Felice mercoledì, cari amici!!!
Hari om tat sat

Una ricetta detox semplice semplice

Ci sono dei periodi in cui il mio rapporto con il cibo peggiora esponenzialmente.
Dopo mesi di consapevole attenzione a ciò che mangiavo, tenendo conto delle numerose sensibilità ( di cui parlavo in questo post) ho improvvisamente sbracato.
Un periodo di grandi impegni, di tensioni, di pensieri vari mi hanno portato a perdere un po’ di vista l’attenzione per me stessa e quando questo succede il primo effetto è che cambia il mio rapporto con il cibo. La fame diventa nervosa e poi sto malissimo.
Stamattina leggevo il post sullo yoga che fa dimagrire sul blog di Claudia Porta. Nel punto in cui lei dice: ” Se è normale riempire di spazzatura un bidone dell’immondizia, nessuno si sognerebbe di rovesciarne dentro ad un bel vaso di cristallo. Se ti ingozzi di schifezze, probabilmente la percezione che hai del tuo corpo è più vicina a quella del bidone della spazzatura che a quella del vaso di cristallo” mi sono fermata a mezz’aria con la mia manciatina di patatine del sacchetto ( ma senza glutine!).
” Accidenti” mi sono detta.
“Ok, Ricominciamo!”.

Da dove?
Mi è venuto in mente che qualche mese fa ho acquistato il libro che Shanti Brancolini ha scritto insieme alla sua mamma, Mariella Fonte.

Leggo dalla quarta di copertina…
Mariella fin da giovanissima si è interessata ai molteplici aspetti del benessere fisico e spirituale. Cucina da oltre 40 anni, per lavoro e per amore, facendo uso di tutto il sapere sperimentato da sola o in compagnia di cuochi di diverse nazionalità, ma sempre all’insegna della naturalità. Questa sua esperienza le ha permesso di elaborare un suo modo di cucinare che è di per sè meditazione e yoga, preghiera e celebrazione“.

Shanti dice nel libro:
Uno dei principali motivi per cui le persone si avvicinano allo yoga è perchè vogliono riequilibrare corpo e mente, rigenerarsi e spesso trovare serenità e forza per affrontare un momento difficile.
Indubbiamente lo yoga praticato con costanza è la disciplina che per eccellenza può permetterti di sperimentare tutto questo. Ma un beneficio profondo e permamente è possibile ad una condizione, troppo spesso trascurata e sottovalutata: che il tuo stile di alimentazione sia tale da sostenere il progresso nella pratica dello yoga.
Il cibo è la prima forma di medicina ed è uno dei mezzi principali per ritrovare e mantenere le forze vitali
“.

E’ tutto molto vero!
Eppure a volte si fa molta fatica a metabolizzare questo concetto e per comodità o pigrizia ci si accontenta di cibarsi di roba confezionata o di cibo spazzatura.

Ho deciso quindi di ripartire a prendermi cura di me e della mia salute fisica e mentale e il mio primo step sarà rappresentato da una preparazione semplice che serve per aiutare il corpo a liberarsi di vecchie tossine e risvegliare il fuoco della digestione ( decisamente addormentato!).
Si tratta di acqua calda e zenzero.

Ecco la ricetta presa dal libro:
” Mettete 1,5 l. di acqua sul fuoco con pezzetto di radice di zenzero fresco di circa 3-4 cm. Fate bollire per almeno 10 minuti. Spegnete e lasciate che lo zenzero e l’eventuale calcae si depositino sul fondo della pentola. Filtrate e conservate dentro un thermos in modo da poter consumare l’acqua calda più volte e a piccoli sorsi durante la giornata”.

La bollitura prolungata trasforma le molecole dell’acqua che acquista così la capacità di penetrare meglio all’interno delle cellule per una pulizia più accurata.

Io ci provo!
Sono fiduciosa!
Detox sto arrivando!

Asana: stabilità e comodità

,Da due settimane ho cominciato il mio corso di yoga.
Le allieve, affezionate, sono state molto contente di riprendere il nostro percorso.
Da quest’anno ho pensato di introdurre una novità: un po’ di teoria.
Così ieri alla fine della lezione abbiamo dedicato cinque minuti a capire che cosa significa la parola “asana” di cui sentono tanto parlare.
Ho letto loro un passaggio di un libro molto bello, di cui consiglio la lettura a coloro che praticano e studiano lo yoga: “Il cuore dello yoga” di T.K.V. Desikachar, figlio di uno dei più grandi yogi dell’epoca moderna, Sri Tirumalai Krishnamacharya.

IL CUORE DELLO YOGAastr

” Che cos’è un asana? Asana significa “posizione”. La parola deriva dalla radice sanscrita as, “stare”, “essere”, “sedere” o “stabilirsi in una determinata posizione”. Negli Yoga Sutra di Patanjali viene detto che un asana deve avere due qualità: sthira e sukha. Sthira indica la stabilità e l’attenzione, e sukha indica la capacità di mantenere comodamente una posizione. Ogni posizione deve presentare entrambe queste qualità. Se ci sediamo a gambe incrociate e subito dopo dobbiamo distenderle perchè ci fanno male, non sono presenti nè sthira nè sukha. Se raggiungiamo la stabilità e l’attenzione di sthira, deve esserci anche l’agio e la facilità di sukha, ed entrambe le qualità devono essere presenti per un certo periodo di tempo.
Se non ci sono queste due qualità non c’è neppure l’asana. Questo principio dello yoga è soddisfatto solo quando siamo in grado di mantenere una posizione per un certo periodo di tempo, attenti e senza fatica.”

Quindi se non ci sono attenzione, stabilità e rilassamento non c’è asana.
Che cosa dobbiamo fare quando ci accorgiamo che queste due caratteristiche non ci sono e che quindi in quel momento non stiamo praticando lo yoga?
Lasciar perdere? Mollare tutto? Arrabbiarci perchè il nostro corpo non è abbastanza elastico o flessibile?

Assolutamente no!

” Se assumiamo una posizione o facciamo un movimento in cui c’è tensione è difficile accorgersi di qualcos’altro che non sia la tensione stessa. Può darsi che sedendo a gambe incrociate tutti i nostri pensieri vadano al dolore alle caviglie. Se è così non stiamo assumendo realmente l’asana che vogliano assumere. E’ ovvio che non siamo ancora pronti. Dobbiamo iniziare da qualcosa di più facile. Questo semplicissimo principio è alla base di tutto il nostro yoga. Esercitandoci nelle posizioni con gradualità raggiungeremo a poco a poco la stabilità, l’attenzione e la comodità.
Se vogliamo mettere in pratica questo principio, dobbiamo accettarci per come realmente siamo. Se abbiamo la schiena rigida dobbiamo riconoscerlo. Oppure può darsi che siamo molto flessibili ma il nostro respiro è affrettato, oppure respiriamo benissimo ma il corpo ci dà dei problemi. Può anche darsi che manteniamo comodamente un asana mentre la mente è da tutt’altra parte. Se è così non è un asana. Per capire le qualità che compongono un asana dobbiamo riconoscere il nostro punto di partenza e accettarlo”.

Questo principio è fondamentale e non solo rispetto alla pratica dello yoga, ma rispetto a tutte le componenti della nostra vita.
Accettare il punto in cui siamo è benefico perchè elimina le frustrazioni che derivano dalle nostre aspettative e ci mette sulla strada del miglioramento.

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Adho Mukha Svanasana – Il cane a testa in giù

Buon inizio di ottobre a tutti voi!
Namaste