Vedrai che bello!

Primo incontro di catechismo ieri!!!
Ero emozionata, felice e da tempo non mi sentivo così sicura di me.
Ricomincio un ciclo con i bimbi di terza elementare, condividendo il cammino con la mia inseparabile partner Grazia, con Matilde aiuto catechista entusiasta e quattro nuove socie ( come ci chiamiamo tra noi).
Sarà forse un nuovo modo di lavorare, di interagire, di collaborare.
Sarà anche faticoso, perchè il mio spirito libero mi porta ogni tanto ad agire in solitaria ma penso invece che sia importante imparare a lavorare in equipe.
Una nuova sfida!
Accettata!
E sono sicura che sarà tutto molto bello.
Il tema dell’anno oratoriano 2017-2018 è proprio “Vedrai che bello!”.
L’obiettivo, attraverso il percorso di iniziazione cristiana, è quello di trasmettere la bellezza dell’amicizia con Gesù.
I sacramenti? Solo tappe di questo percorso, ma a mio avviso non sono la parte più importante. Sono momenti importanti in cui si approfondisce la conoscenza di questo amico speciale ma non sono lo scopo della catechesi.
E’ su questo che mi piacerebbe puntare in questo nuovo ciclo che si apre.
E lo vorrei vivere con la massima serenità possibile, senza particolari aspettative, nè da parte dei bambini nè da parte dei genitori.
Vorrei poter trasmettere con passione e convinzione quel “Vedrai che bello!”, perchè per me lo è.
E’ davvero bello!

Auguro a me e alle mie socie un anno catechistico pieno di gioia, di sorrisi, di canzoni, di balletti, di gioco, di abbracci, di merende condivise, di valori trasmessi con la piena consapevolezza di avere tra noi l’Amico più Amico che si possa avere. E allora niente può andare storto!

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Una ninna nanna epica

C’è stato un periodo quando Matilde avrà avuto due o tre anni che di sera faceva davvero tanto fatica ad addormentarsi.
Ho il ricordo di serate passate con lei vicino al suo lettino, con la sua manina nella mia o nel lettone ad accarezzarla sulla fronte che aveva su di lei un effetto calmante … ma di dormire non se ne parlava.
Ovviamente ho provato anche con le ninna nanne.
Ho passato in rassegna tutte le canzoncine e filastrocche che conoscevo dalla più classica “Twinkle Twinkle little star” passando per il “Walzer del moscerino” sussurrata per poi ritornare a “Ninna nanna ninna oh, questa bimba a chi la do” che non mi piaceva neanche un po’ ma non sapevo più a quali risorse attingere.
E poi ho avuto l’illuminazione!
Era il periodo in cui Luca giocava ad un videogioco che si chiamava ( e si chiama tutt’ora) “Morrowind” il terzo capitolo della saga “The Elder Scrolls”. La colonna sonora di questo gioco è bellissima, me la gustavo tutte le volte che Luca ci giocava.
Ho pensato: “Magari funziona!”.
E così una sera, nel lettone ho detto a Matilde: ” Ora ti canto la musica della formichina epica” e ho iniziato a sussurrarle nell’orecchio un passaggio della colonna sonora del video gioco mentre con le dita salivo sulle sue gambette e le sue braccia imitando i passi di una formichina.
L’effetto è stato quasi immediato.
“Mi piace la formichina, mamma!” e poi dolcemente chiudeva gli occhi e si addormentava.
Matilde adora i videogiochi e la sua è una vera e propria passione ( che condivide con il papà). Forse ho un pochino contribuito anche io…

Voglio proprio farvela sentire!

E voi care mamme, quali ninna nanne avete cantato o cantate ai vostri cuccioli?

Ho realizzato un sogno …. e si chiama Matilde

Oggi Matilde ha cominciato il suo secondo anno di liceo artistico.
Eravamo in macchina stamattina e a pochi metri dalla scuola mi ha chiesto: “Hai mai avuto le farfalle nello stomaco?”.
“Si, certo! Perchè?”
” Io le ho adesso”
” Sei emozionata?”
” Si, il rivedere i miei compagni mi mette agitazione. Ma è un’agitazione buona”.
” Sono tanto felice per te, amore. E’ bello provare queste emozioni”.
Matilde.
La mia piccola donna.
La mia piccola e saggia donna.
Lei che ieri sera si è fatta ombrosa quando ha saputo che una sua compagna non ha recuperato il debito a settembre e dovrà ripetere la prima.
Lei che non sta nella pelle per rivedere la sua amica del cuore in oratorio dopo l’estate.
Lei, creatura socievole e gentile. Per lei stravede la maggior parte delle bambine in oratorio.
Lei, figlia unica per forza ma che ha sviluppato un grande senso dell’amicizia e della condivisione.
Lei figlia unica non viziata che ha sempre saputo accettare i no e che non ha mai fatto un capriccio.
Lei che non ha avuto nemmeno bisogno dell’inserimento alla scuola materna perchè il primo giorno sulla porta della sua classe il piccolo Luca la stava aspettando e si sono abbracciati forte forte e da quel momento l’asilo è diventato la sua seconda casa.
Lei che adesso mi dice che da grande vuole fare la psicologa criminale e viaggiare per capire, conoscere gli uomini e il perchè dei loro comportamenti.

A lei auguro di realizzare tutti i suoi sogni.
Io il mio l’ho già realizzato!

Un caro saluto a tutti voi!

Viviamo i parchi cittadini!

Questa mattina Matilde ed io abbiamo fatto una lunga passeggiata nel parco che c’è all’interno del nostro quartiere.
Lei ne aveva bisogno visto che sta concludendo i suoi compiti delle vacanze ed è parecchio stanca e io anche visto che non mi sembra nemmeno di aver fatto delle vacanze quest’anno. Per diversi motivi i quindici giorni passati in collina infatti non sono stati rigeneranti e riposanti come gli altri anni.

Anche se si vive in città si ha la possibilità di vivere zone verdi.
Noi a onor del vero siamo molto fortunati. Oltre al nostro parco, abbiamo molti altri parchi vicini: Il Parco delle Cave, Bosco in città, il Parco di Trenno ma poi spostandoci per pochi km con la macchina siamo praticamente in aperta campagna.
Riuscire a passare anche solo venti minuti al giorno circondati dal verde ha dei grandi benefici.
Passeggiare in un parco è di grande aiuto per combattere lo stress e la depressione.
Il parco diventa infatti spesso luogo di incontro, di nascita di amicizie, di condivisione.
I parchi sicuramente hanno anche una funzione estetica rispetto alla location cittadina e avere tanti alberi significa avere aria un pochino ( dico un pochino) più pulita.
Inoltre chi ha un parco o delle zone verdi intorno diventa più consapevole del ritmo delle stagioni. Osservare i colori che cambiamo, il paesaggio che si modifica aiuta secondo me a vivere più consapevolmente e con attenzione. Un esercizio di mindfulness anche questo!
Senza contare i vantaggi per i bambini.
Negli spazi aperti i bambini possono sperimentare creatività ( quante volte io ho immaginato che quella piccola aiuola fosse il giardino del mio castello incantato) e movimento.
Possono interagire con altri bambini, sperimentare nuove amicizie e perchè anche dei piccoli conflitti…

Io amo tanto i parchi e visto che per ora non posso realizzare il mio sogno di vivere in collina ho deciso che li vivrò il più possibile. Non potrà farmi altro che bene!

Compiti delle vacanze: storia dell’arte ( parte prima )

Riportare a settembre materiale relativo a beni artistici (chiese, musei, monumenti ecc) visti durante le vacanze estive“.
Questi erano i compiti di storia dell’arte. Con nostro grande sollievo nulla da studiare sui libri ma la possibilità di osservare dal vivo le caratteristiche dei vari stili architettonici.
Piacenza si è rivelata una fonte di materiale prezioso per poter svolgere questo compito.
Denominata città delle cento chiese, è ricca di storia, di monumenti ed è stato possibile fare un ricco escursus tra gli stili architettonici.
Se vi fa piacere vi accompagno in questo tour virtuale ( diviso in due parti ) della città…

Piacenza fu fondata dai romani sulle rive del fiume Po intorno al 218 a.C.
In una posizione strategica ( il fiume e la via Emilia la collegavano al mare), Cornelio Tacito la descrive come “colonia potente per forze e per ricchezze” e secondo Strabone era, insieme alla vicina Cremona, una delle città più celebri della Pianura padana.

Architettura paleocristiana
L’editto di Milano nel 313 liberalizza il culto della religione cattolica e da questo momento in poi si iniziano ad erigere le chiese per la professione. La basilica cristiana mantiene le caratteristiche di quella romana, pianta rettangolare e suddivisione in tre navate, una centrale più alta e due laterali. L’accesso alla chiesa viene trasferito dal fianco al lato corto ed in opposizione al lato dove si trova l’abside, pertanto, i cristiani che entrano in chiesa si trovano a percorrere una nuova via che porta all’abside all’altare. Una novità è rappresentata dall’inserimento del transetto, un elemento architettonico formato da un corridoio che posto perpendicolarmente tra le navate ed il presbiterio crea una pianta a croce latina.

Basilica di Sant’ Antonino

Una prima basilica fu eretta tra il 350 e il 375 al tempo di S.Vittore, primo vescovo di Piacenza, probabilmente nell’area dell’attuale transetto.
E’ intitolata a S.Antonino, patrono della città, i cui resti furono traslati verso la fine del IV secolo nella basilica dall’ipogeo che oggi si trova sotto la chiesa di S.Maria in Cortina. Insieme a quelli di S.Vittore sono ancora conservati in un’urna sotto l’altare maggiore.
Probabilmente ebbe il ruolo di cattedrale fino al IX secolo.
Nel corso dei secoli fu più volte ampliata, trasformata e restaurata. Il risultato è una singolare disposizione planimetrica, a croce latina rovesciata, con alta torre ottoganale all’incrocio delle navate e l’accostamento di volumi e stili diversi che tuttavia la rendono tra le più interessanti testimonianze archittettoniche di Piacenza.
Fu ricostruita una prima volta nel 870, forse a pianta centrale sormontata da un tiburio quadrato. Durante le invasioni ungare della prima metà del X secolo la basilica, ancora al di fuori della cinta muraria, riportò gravi danni.
Nel 1004 fu ricostruita e ampliata sotto il vescovo Sigifredo, con elevazione della torre ottogonale e dei transetti.
Nel 1183 ospitò i delegati dei Comuni e dell’imperatore Federico Barbarossa per i preliminari della pace di Costanza.
Attorno al 1230 venne sistemata la facciata nord e nel 1350 prolungato il transetto sinistro con la costruzione dell’atrio detto “Porta del Paradiso” su progetto di Pietro Vago.
Nel 1483 venne edificato il chiostro di cui restano 3 lati, e nel 1495 il soffitto il legno a capriate fu sostituito da volte in stile gotico.
Nei secoli successivi vennero operati nuovi interventi, che modificarono soprattutto l’interno, quali la costruzione dell’abside rettangolare e le cappelle laterali.
A metà ottocento i capitelli furono rivestiti in stile neogotico floreale.
Tra il 1925 e il 1930 fu la volta dei lavori di restauro affidati all’architetto Arata che, nel tentativo di riportare la chiesa all’aspetto originario, operò alcune demolizioni e ricostruzioni tra cui l’abbattimento di due cappelle cinquecentesche e la rimozione del portale barocco della facciata di piazza.
Numerose sono le opere d’arte conservate all’interno della chiesa, tra cui affreschi di Camillo Gavasetti e tele di Roberto De Longe.
Nel museo sono conservati antifonari miniati della fine del XV secolo, antichi manoscritti tra cui uno risalente all’840 di re Lotario, argenterie, reliquari e dossali del Quattrocento. Importante anche l’archivio capitolare con pergamene dal VII al XIV secolo.

Architettura romanica
Tra le innovazioni più significative nell’architettura romanica religiosa troviamo la pianta delle chiese a croce latina, la sostituzione delle colonne con i pilastri, e la sostituzione della volta con le travi in legno con la volta a botte o a crociera. Inizia ad essere usato l’arco a tutto sesto, l’unità di misura per lo spazio interno alle chiese diventa la campata, i campanili vengono costruiti con base quadrata a più piani, i portali di ingresso delle chiese sono ampiamente decorati, vengono ridotte le finestre quindi si ha una scarsa illuminazione dello spazio interno, il presbiterio viene sopraelevato permettendo così di ricavare una cripta nello spazio sottostante.

Cattedrale di Santa Maria Assunta ( Duomo)

Iniziato nel 1122 sulle fondamenta della preesistente cattedrale di S.Giustina, fu terminato nel 1233. La facciata è divisa in due contrafforti, in marmo rosa nella parte inferiore e in arenaria nella parte superiore. I tre ingressi sono sormontati da piccoli portici a due colonne. Capolavori di arte romanica sono le figure che reggono i protiri, prodotto di una scuola cantiere piacentina che segue i modelli di Wiligelmo e Nicolò. La torre e la cupola sono del Trecento. L’interno presenta una significativa testimonianza dell’ arte barocca con affreschi di Carracci e Procaccini nel presbiterio e Guercino e Morazzone nella cupola. Nella sacrestia spicca “Lo sposalizio di Santa Caterina” di Robert de Longe. Di notevole importanza anche le formelle dei paratici, collocate sulle colonne, che testimoniano la partecipazione alla costruzione della chiesa degli artigiani locali. La vasca battesimale paleocristiana documenta le antiche origini del Duomo. La devozione popolare, agli inizi del Seicento, ha dedicato una particolare attenzione alla Madonna del Popolo nella omonima cappella; sul lato opposto si trova la tomba del Beato Giovanni Battista Scalabrini. Molto interessante anche la cripta dove sono conservati i resti di S.Giustina. Di notevole importanza è l’archivio capitolare. Il campanile è a struttura quadrata in cotto e svetta alla sinistra del Duomo fino a 67 metri di altezza. Sulla punta della guglia conica, nel 1341, il capomastro piacentino Pietro Vago installò un angelo rotante di rame dorato. La statua é uno dei simboli della città, affettuosamente chiamata dai piacentini “L’Angil dal Dom”. Particolare la gabbia in ferro, collocata su un lato del campanile nel 1495 per ordine di Lodovico il Moro, più che altro come monito ai malfattori.


(immagine presa dal web)

Architettura gotica

Al posto dell’arco a tutto sesto e della volta a botte o crociera, tipici dello stile romanico, entrano a far parte della nuova architettura gli archi ad ogiva e la volta a costoloni. Un altro elemento architettonico innovativo è dato dalla luminosità, infatti, al posto delle chiese cupe romaniche, negli edifici religiosi gotici si aprono delle grandissime vetrate, che permettono oltre all’ingresso della luce, l’alleggerimento delle pareti che in periodo romanico erano molto pesanti e robuste. L’architettura degli edifici ha uno slancio verso l’alto grazie all’uso degli archi rampanti utilizzati all’esterno tra contrafforti e pilastri per conferire sostegno.
In Italia al romanico effettivamente furono apportate delle modifiche in stile gotico ma l’architettura italiana preferì non alleggerire le pareti e non elevarsi in altezza. Si può periodizzare il gotico italiano con lo sviluppo dell’architettura cistercese nel XII.
A Piacenza una delle opere in stile gotico più rilevanti è il Palazzo Comunale che si affaccia su Piazza dei Cavalli, detto dai piacentini “Il Gotico“.

È uno degli esempi più impressionanti di questo tipo di edifici: il piano terra è rivestito di marmo grigio, bianco e rosa, e si presenta nella parte anteriore come una loggia monumentale che si relaziona con la città attraverso cinque archi a sesto acuto.
Al di sopra s’innalza compatto il piano principale, dalle forme estremamente sontuose: sei finestre trifore sono incorniciate da archi a tutto sesto variamente profilate, e la superficie è ravvivata da decorazioni in terracotta e laterizio.
La forma “civile” della facciata non è in contrasto con la minacciosa merlatura che adorna l’edificio, una reminiscenza dell’architettura militare che compare anche nelle costruzioni più tarde.

A presto con la seconda parte del viaggio alla scoperta di Piacenza attraverso gli stili architettonici!