Compiti delle vacanze: italiano

Domani partiamo per la collina!
Saranno sicuramente quindici giorni di relax ma… ci sono i compiti!
Con Matilde ci siamo accordate che faremo italiano.
Quali sono i compiti di italiano?
La lettura di tre libri.
Li condivido come possibili letture per ragazzi delle superiori.

– Le notti bianche di Fedor Dostoevskij

– Febbre gialla di Carlo Lucarelli

– Il ballo di Irene Nemirovky ( che dovrà riassumere in 50 righe)

Due temi

Il femminicidio è un fenomeno molto discusso e molto grave. Cerca sul dizionario una definizione di questo termine, cercando di spiegare di cosa si tratta e facendo riferimento a tue conoscenze personali. Cosa si potrebbe fare per ridurre la violenza omicida nei confronti delle donne?”

Immagina di essere un eroe/eroina dell’Antica Grecia e di dover intraprendere un viaggio nel Mediterrano. Quali luoghi vorresti visitare e per quale motivo? Scrivi un racconto in cui ripercorre le tappe di questa tua personale odissea.

– Alcuni esercizi di grammatica.

La collina sarà sicuramente d’ispirazione per Matilde!!
Ci risentiamo da lassù.
Buon fine settimana a tutti voi!

Compiti delle vacanze: inglese

La scuola è finita ormai da più di un mese e non vi ho raccontato nulla del primo anno di liceo artistico di Matilde.
Sono imperdonabile!
Beh! Vi dico che è andato così bene che l’ultimo giorno di scuola la mia creatura mi ha chiesto: ” Mamma, quanto durano le vacanze estive?”
” Tre mesi” rispondo.
“Sono Troppi. Vorrei che fosse già settembre per ritornare a scuola!”
Ok! Non dovete pensare che sia tutto amore per lo studio….
Ma non ho mai visto Matilde così serena ( si ! Lo so! L’avevo detto anche per la scuola media!) e così felice.
Classe perfetta, compagni perfetti, e con i docenti una (quasi) perfetta armonia.
Grande interesse per le materie artistiche ( Discipline grafiche e Pittoriche, Laboratorio Artistico e Discipline plastiche e scultoree), un po’ meno per il disegno tecnico.
Alla grande in inglese.
E proprio partendo dall’inglese vorrei parlare dei compiti delle vacanze.
Tanti ma non esagerati tanto che abbiamo deciso di non iniziare prima della fine dell’oratorio estivo.
Mentre scrivo Matilde è impegnata nel colorare una tavola di copia dal vero.
Dicevo…. inglese.
La docente ha assegnato la lettura di un libro, “The Canterville Ghost” di Oscar Wilde.
Questa edizione fa parte di una collana della casa editrice Liberty.
Per ogni capitolo sono previste delle attività di comprensione del testo, ascolto del cd allegato e domande di comprensione, esercizi di grammatica, introduzione di nuove parole, domande su argomenti toccati dal capitolo ( per esempio nel primo viene chiesto di esprimere delle opinioni sul clima in Inghilterra), ecc…

Io trovo che sia un modo carino di fare i compiti delle vacanze perchè unisce la lettura di un classico in inglese e il ripasso della grammatica, delle espressioni e dei vocaboli.

E voi care mamme?
Avete già iniziato a “fare” i compiti delle vacanze?
Ne avete tanti? Pochi?
Parliamone insieme!

Una passeggiata nel bosco con Matilde

Sabato pomeriggio Matilde mi chiede:” Mamma, ho voglia di stare un po’ da sola con te. Andiamo a fare una passeggiata al Parco delle Cave?”
Non me lo faccio dire due volte e affrontando il caldo ci incamminiamo.
Una passeggiata in cui si sono alternati momenti di silenzio, momenti in cui ognuna godeva della semplice presenza fisica dell’altra a momenti in cui abbiamo ripercorso l’oratorio estivo appena concluso e la sua esperienza, con amicizie già consolidate e amicizie che si sono formate proprio grazie a questi momenti di gioco e di condivisione.
Essere genitori di un’adolescente è un’esperienza preziosa.
Si imparano un sacco di cose.
In questi ultimi tempi sto imparando a rallentare.
Nella mia vita è diventato importantissimo il concetto del rallentare, un po’ per volontà mia e un po’ per necessità.
Per esempio adeguarsi ai ritmi di mio padre che ormai ha una mobilità ridotta significa fare un esercizio importante di osservazione di se stessi. I primi tempi adattarsi al suo passo, ai suoi movimenti lenti era abbastanza frustrante e questa sensazione emergeva alcune volte provocando disagio in lui. Poi ho cominciato a provare a pensare come lui e ho capito innanzitutto che doveva essere molto più frustrante per lui il non potersi muovere come voleva. E’ diventato un po’ più facile. Esercitare l’empatia è sempre vantaggioso. Per sè e per coloro con i quali si interagisce.
Con Matilde è lo stesso.
L’adolescenza è caratterizzata proprio da atteggiamenti che cambiano velocemente, per cui un attimo prima lei ride, scherza, parla, si confida, si apre e un attimo dopo si chiude e ti fa capire che quello spazio tutto suo è inviolabile e che se vuole coccolare tutto da sola.
Anche con lei all’inizio è strato frustrante.
La tentazione di chiedere, di sapere, di vivere insieme a lei anche le emozioni legate all’amicizia ( valore fortissimo per gli adolescenti) era fortissima.
E poi ho provato a mettermi nei suoi panni e ho capito che il mio compito è aspettare che ritorni ad aprirsi, spontaneamente, senza forzature. Solo così le confidenze saranno davvero sincere.
E così è stato durante la nostra passeggiata nel nostro bosco cittadino…

Lettera a mia figlia

Cara Matilde,
è finita anche la terza settimana di oratorio estivo.
Come sai quest’anno io non sono molto attiva come volontaria e “bazzico” poco l’oratorio ma ho approfittato di alcuni momenti per osservarti nel tuo ruolo di animatrice e voglio farti sapere che sono davvero fiera di te.
Ho visto come interagisci con i bambini, come li aiuti, come li coinvolgi nelle attività.
Ho visto il tuo modo di fare gentile e protettivo ma ho visto anche il tuo essere consapevole del ruolo che ricopri che richiede anche autorevolezza.
Essere animatori ed educatori richiede energia e tu in queste settimane ne hai avuta tanta e ne hai impiegata tanta.
Essere animatori ed educatori significa assumersi delle responsabilità ( in primis la sicurezza dei bambini e poi l’impegno per il loro divertimento) e da quello che ho visto tu hai piena consapevolezza di questo.
Continua così!
Continua ad essere gentile con i bambini ( ti confesso che mi piace pensare di averti trasmesso un po’ del mio amore per il loro mondo).
Avvicinati a loro, quasi come in un inchino, per accorciare le distanze.
Guardali negli occhi quando ti parlano perchè gli occhi di un bambino comunicano più di qualsiasi parola e perchè i bambini meritano la nostra più completa attenzione.
Falli ridere e non farli mai piangere.
Anche quando li riprendi fallo con decisione ma con gentilezza.
Coltiva il rispetto per i più piccoli perchè dietro la loro giovane età si svela una profonda saggezza, una genuinità che purtroppo noi adulti (ma anche ahimè già alla tua età) abbiamo perso.
Continua su questa strada perchè porta tanta gioia a te e a loro…
E anche a me ( e sono sicura anche a papà) che ti vedo crescere forte e sicura di te, allegra e responsabile.

Ti voglio bene!
Mamma Catia

Come utilizzare le opere d’arte a catechismo

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Sabato pomeriggio ho condiviso una bellissima esperienza con Matilde, che da quest’anno fa l’aiuto catechista.
Abbiamo partecipato ad un laboratorio di formazione per catechiste il cui titolo era “Arte e eucarestia”.
L’arte per secoli ha rappresentato uno strumento efficacissimo per avvicinare le persone alla fede.
Lo strumento visivo aiutava chi non sapeva leggere, chi non aveva cultura a capire il messaggio evangelico e ad interpretare episodi biblici.
Ragion per cui, diventa uno strumento prezioso per approfondire un percorso formativo inerente all’iniziazione cristiana dei piccoli.
In particolare nel laboratorio ci siamo soffermati sulla lettura e l’analisi di due opere di Caravaggio, apparentemente simili ma molto diverse ad un’analisi più attenta.
Si tratta delle sue Cene di Emmaus.
La prima, dipinta nel 1602 e conservata alla National Gallery di Londra ( l’immagine in cima al post) e la seconda dipinta dal Caravaggio nel 1606 e conservata alla Pinacoteca di Brera a Milano ( qui sotto).

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Le opere fissano il momento decisivo in cui Gesù, risorto, si fa riconoscere, attraverso la benedizione e lo spezzare del pane, ai due discepoli di Emmaus. Stesso momento, atmosfera estremamente diversa ( e questo in base allo stato emotivo del Caravaggio che ha dipinto la seconda opera nel periodo difficile dell’espiazione di un grave gesto ( aveva ucciso un uomo).

Dopo aver analizzato insieme le opere, anche sulla base della loro storia e della biografia del Caravaggio, abbiamo cercato di entrarci un po’ più dentro, quindi lasciandoci anche trasportare dal punto di vista emotivo:
– Quali particolari mi colpiscono?
– Che cosa vedo in rapporto al racconto evangelico?
– Che cosa provo di fronte a quest’opera?

Una cosa interessante, almeno per me personalmente, è stata la proposta di far rivivere l’opera attraverso un tableau vivant.
Dico per me personalmente, perchè quando hanno chiesto volontari, solo io e Matilde abbiamo alzato la mano ( e questa è stato il culmine della mia esperienza di condivisione con mia figlia).
Per ovvie ragioni di privacy non posso farvi vedere la fotografia del tableau vivant che abbiamo realizzato ( perchè poi due componenti dell’equipe decanale che presenta i laboratori hanno partecipato) ma posso dirvi che cosa ho provato io nell'”interpretare” nientemeno che Gesù che benedice il pane.
Cercare la precisione dei gesti delle mani, osservare l’espressione serena, tranquilla di quel giovane uomo che si rivela ai suoi amici. Una gioia infinita. Coinvolgente.
Ho cercato la concentrazione in quel momento immobile in cui sentivo solo il mio respiro che mi accompagnava con un’azione tranquillizzante.
Anche Matilde è stata molto brava ad assumere quella posizione che esprimeva stupore e voglia di correre per andare ad annunciare al mondo che Gesù era risorto di quel discepolo che il Caravaggio ha ritratto di spalle.

L’idea del tableau vivant sarebbe bellissima anche da proporre ai bambini per aiutarli a immergersi con più efficacia nelle emozioni dei personaggi di un’opera invitandoli a cogliere le sfumature dei gesti, le espressioni, gli oggetti e la loro simbologia.
Per me che insegno yoga ai bambini e lavoro molto con la fisicità, la corporeità ( in fondo assumere un asana è prendere la forma di quell’asana e sentirsi quell’ elemento, che sia un albero, la montagna, un animale, ecc… e vivere le sue caratteristiche) è un’ idea che senz’altro sfrutterò nei miei incontri di catechismo.

Un’altra idea è poi quella di stimolare la riflessione attraverso domande:
– Quale episodio del Vangelo è rappresentato nell’opera?
– Chi sono i personaggi?
– Cosa vedete?
– Vi piace?
– Che sensazioni vi trasmette?
– I gesti dei personaggi cosa comunicano?
– A quale personaggio vi sentite più vicini?
– I colori e le espressioni cosa comunicano?
– In questa opera vi sembra che si parli o si ascolti?

Per concludere posso dire che io imparo sempre tanto da questi laboratori. Arricchiscono il mio bagaglio di conoscenze, di esperienze, di condivisione. E questa volta aver avuto Matilde con me ha rappresentato il valore aggiunto.
E anche lei si è divertita molto.
Siamo tornate a casa cantando a squarciagola!

Buon inizio settimana amici!