Catechismo è…

L’anno catechistico sta finendo.
Per me significa salutare i ragazzi con i quali ho condiviso i cinque anni del percorso di iniziazione cristiana.
Erano dei frugoletti quando ci siamo incontrati. Li ho visti cambiare.
Ho sentito la voce dei ragazzi diventare una voce da uomini e ho visto le bambine cambiare le loro forme.
Un percorso di crescita per tutti, anche per me.
Mai come in questo ciclo ho sperimentato cosa significa “essere catechista” e non ” fare catechismo” anche se l’aspetto organizzativo a volte prende il sopravvento e ci si trova invischiati in un aspetto delle fede che è più un fare, un organizzare appunto che un esserci dentro.
Per questo mi è piaciuto tantissimo il fatto di poter sfruttare la cappellina nuova costruita in oratorio l’anno scorso e poter cominciare i nostri incontri con un momento di preghiera che non fosse solo il recitare il Padre Nostro o l’Ave Maria, ma un momento di riflessione.
Quindi ci stiamo avviando alla fine.
E la malinconia comincia a farsi sentire.
Ho proposto alle mie colleghe di creare un qualcosa che noi potessimo tenere come ricordo, come traccia del passaggio nelle nostre vite di questi ragazzi.
Allora abbiamo pensato di realizzare un murales. Beh! non proprio…. il parroco non avrebbe accettato la proposta di scrivere sui muri dell’oratorio!
Un murales su un grande foglio bianco.

Abbiamo chiesto ai ragazzi di esprimere con una frase o con delle parole che cosa è stato per loro il catechismo, di esprimere le loro emozioni rispetto a questo cammino percorso insieme.
E allora per terra, senza scarpe per non sporcare o rompere il cartellone, tutti si sono dati da fare …

A casa poi ho letto con calma le frasi e le parole…

Quando ho iniziato il mio incarico come catechista in Parrocchia, mi sono domandata quale fosse la mia priorità cioè che cosa desideravo trasmettere ai ragazzi. Tenendo conto che i primi educatori nella fede sono i genitori ( cioè per intenderci secondo me sono i genitori che devono avvicinare i figli alla preghiera… semplicemente pregando insieme a loro) io mi sono sentita di voler creare nei bambini una forma mentis in cui la figura di Gesù è considerata come un amico. Un amico fedele, un amico che non tradisce, un amico al quale rivolgersi e dal quale ” attingere” buoni consigli per una vita felice. E l’ho voluto fare in allegria, utilizzando il gioco, la creatività, la musica e anche il corpo ( in questo post lo spiegavo più chiaramente).
Spero di esserci riuscita.
Un altro obiettivo, condiviso con le mie super colleghe ( non vivrei senza di voi, care Roberta e Grazia !) era quello di creare in questi ragazzi il senso del gruppo, in modo che una volta terminato il percorso di iniziazione cristiana non si disperdessero ma considerassero di continuare insieme seguendo la proposta educativa parrocchiale del dopo cresima.
Leggendo le frasi sul cartellone penso che un po’ i nostri obiettivi siano stati raggiunti. La dimensione di un percorso per conoscere Gesù insieme agli amici è emersa da tutti i ragazzi e questo non può che farmi/farci tanto piacere.

Sono felice di aver fatto parte della vita di queste creature….queste adorabili e simpatiche creature…

Guarda oltre ciò che vedi…

La Cresima dei miei ragazzi si avvicina e stiamo cercando di capire insieme il significato dei sette doni dello Spirito Santo.
Ieri è stata la volta dell’intelletto.
La parola intelletto deriva dal latino intellectus, derivato dal participio passato del verbo intellìgere, cioè leggere dentro, capire.
Quando ho iniziato a preparare l’incontro e ho pensato al leggere dentro, mi è venuta immediatamente in mente la frase “guarda oltre ciò che vedi” e mi sono chiesta dove l’avevo sentita.
E poi … l’illuminazione.
Nel film d’animazione “Il Re Leone 3” il piccolo suricato Timon, stanco e annoiato della sua vita abitudinaria ( scavare tane per difendersi dalle iene, procurarsi il cibo e … scappare dalle iene) si allontana dal gruppo e parte per cercare un posto meraviglioso in cui vivere mille avventure. Sappiamo che incontrerà quello che diventerà il suo migliore amico, il facocero Pumba e poi il piccolo leoncino Simba, ma quando ad un certo punto pensa di aver perso un po’ la strada compare la scimmia “saggia e un po’ sballata” che gli dice: ” Se vuoi trovare il tuo posto meraviglioso, guarda oltre ciò che vedi” e così Timon inizia a mettere a fuoco ciò che lo circonda fino a quando non vede la Rupe dei Re e capisce che è in quella direzione che deve andare.

E così ho fatto vedere il pezzettino di cartone ai miei ragazzi e ci siamo soffermati a pensare a che cosa significa guardare oltre ciò che vediamo nei rapporti con le persone.
Perchè è così.
Solitamente ci fermiamo a ciò che vediamo, all’apparenza e addossiamo  questa o quella etichetta senza possibilità d’appello.
E se provassimo a guardare un po’ più in profondità? E se provassimo a mettere a fuoco?
Magari di quella persona che abbiamo etichettato come antipatica scopriamo invece altre qualità o scopriamo il motivo per cui magari si comporta sempre in maniera un po’ scostante.
Certo questo atteggiamento richiede molto impegno.
Come fare per far sperimentare ai ragazzi, seppur in maniera molto semplice, questo atteggiamento?
Le illuminazioni arrivano davvero casualmente!
Mi sono tolta gli occhiali perchè some al solito mi bruciavano gli occhi e guardandomi intorno non vedevo nulla ovviamente ( sono miope come una talpetta!) e allora ho pensato: ” Ma certo gli occhiali!”.
Allora ho costruito ben tredici occhialini di cartoni ( quanti sono i miei ragazzi) e ad un certo punto dell’incontro glieli ho fatti mettere e li ho invitati prima a chiudere gli occhi e a visualizzare nella loro mente alcuni dei loro compagni di catechismo e pensare alla prima cosa che veniva loro in mente ( confesso che mi sentivo molto insegnante di yoga in quel momento, che volete deformazione professionale). Poi li ho invitati ad aprire gli occhi e a pensare che grazie a quegli occhialini avrebbero potuto mettere a fuoco i loro compagni scoprendo altre qualità, altre caratteristiche alle quali fino a quel momento non avevano pensato.

L’esperimento sarà riuscito?
Non lo so, ma il fatto di vederli concentrati nel provare ( non tutti ma non importa) è stato già molto positivo.

Per chi è curioso di vedere gli occhialini eccoli…

ho trovato il template su questo sito molto carino.

Volutamente sono a forma di cuore e non perchè ho avuto un raptus di romanticismo ma perchè “guardare oltre” e “leggere dentro” richiede un impegno che nasce dal cuore, è un movimento verso l’altro che ha una componente mentale ma anche emotiva.

Tutte queste riflessioni mi hanno fatto poi venire in mente le parole di un libro che sto studiando per il mio corso di formazione per l’insegnamento dello yoga nell’età evolutiva e cioè “L’identità” di Amin Maalouf.

Maalouf è nato in Libano ma da molti anni vive in Francia.
Scrive: ” L’identità di una persona è costituita da una moltitudine di elementi che non si limitano ovviamente a quelli che figurano sui registri ufficiali. Per la stragrande maggioranza degli individui, c’è di sicuro, l’appartenenza a una tradizione religiosa; a una nazionalità, talvolta a due; a un gruppo etnico o linguistico; a una famiglia più o meno allargata; a una professione; a un’istituzione; a un certo ambiente sociale… ma la lista è assai più lunga, virtualmente illimitata.
… Tutte queste appartenenze non hanno evidentemente la stessa importanza, a ogni modo non nello stesso momento. Ma nessuna è totalmente insignificante. Sono gli elementi costitutivi della personalità, si potrebbe quasi dire “i geni dell’anima”… se ciascuno di questi elementi può riscontrarsi in un gran numero di individui, non si ritrova mai la stessa combinazione in due persone diverse, ed è proprio ciò che fa sì che ogni essere sia unico e potenzialmente insostituibile…”

Innanzitutto mi permetto di consigliare la lettura di questo testo ( anche se non l’ho finito ma mi ha conquistato dalle primissime pagine) e poi rifletto sul fatto che se ognuno di noi, creature del mondo, avessimo sempre a portata di mano un paio di occhiali per mettere a fuoco le caratteristiche uniche e insostituibili di chi incontriamo sul nostro cammino… beh! Molto probabilmente il mondo sarebbe un posto migliore. Forse quel luogo meraviglioso che cercava il piccolo suricato.

A catechismo con Bilbo Baggins

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Ieri pomeriggio abbiamo proposto ai ragazzi di prima media la visione della parte iniziale del film “Lo hobbit- Un viaggio inaspettato” del regista neozelandese Peter Jackson e tratto dal romanzo omonimo di J.R.R. Tolkien.
L’abbiamo scelto perchè abbiamo pensato di cominciare così la preparazione in vista della S. Cresima che riceveranno ad aprile.
Perchè Bilbo Baggins?
Cosa c’entra con la Cresima?
In effetti questa è la domanda che hanno posto i ragazzi.

Ma vediamo la vicenda!
Bilbo Baggins è un hobbit.
Gli hobbit si sa, amano condurre una vita tranquilla, circondati dalle loro comodità.
Tutto ciò che è un po’ strano, diverso, inusuale è visto con sospetto e accuratamente evitato.
Essi non si preoccupano molto di ciò che succede nel mondo.
Un giorno, in cui Bilbo se ne stava tranquillamente seduto nel giardino della sua accogliente e ordinatissima casa a fumare l’erba pipa, si presenta un personaggio, lo stregone Gandalf e gli propone di partire insieme a lui per un’avventura.
Un avventura!?!?!!?
Credo che non ci sia parola più indigesta per un hobbit!
“Avventura? No grazie! Le avventure sono cose fastidiose e per di più ti fanno fare tardi a cena!”
Ma Gandalf non si arrende perchè ha deciso che Bilbo è la proprio la persona giusta per quel genere di avventura.
E così va ad avvisare gli altri.
” Gli altri chi?” dice Bilbo.

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Alla sera, mentre sta compiendo il rito sacro della cena, cominciano a presentarsi a casa Baggins, uno dopo l’altro, dei nani.
I nani sono rumorosi, grezzi e materiali e in men che non si dica trasformano la precisione casalinga di Bilbo in una gran confusione.
Per Bilbo è uno shock!
E per di più non ha ancora capito che cosa vuole Gandalf da lui e soprattutto perchè una compagnia di tredici nani si è letteralmente impadronita della sua casa, svuotandogli la sua imponente dispensa oltretutto!
L’avventura consiste in un’impresa davvero pericolosa ed estremamente rischiosa, con possibilità di successo molto scarse: aiutare i nani a recuperare il loro tesoro sotto la montagna ma soprattutto recuperare la loro identità di popolo dopo che anni prima il drago Smaug avido di oro se ne è impadronito, costringendo i nani a vagare per molto tempo in cerca di una nuova terra.
Ma ora è tempo di combattere per i nani e ritornare alla montagna che ha un’apertura segreta da trovare. E per questo hanno bisogno delle caratteristiche di Bilbo: camminare silenziosamente e avere un odore che il drago non riconosce ( mentre capirebbe subito che ci sono nani nelle vicinanze).
Ancora una volta la risposta di Bilbo è no! No! E ancora no!
“Mi dispiace Gandalf ma non sono io la persona che cercate”.
E invece è proprio lui e Bilbo in cuor suo lo sa.

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La mattina dopo svegliandosi nella sua casa silenziosa e di nuovo in ordine ( i nani e Gandalf erano nel frattempo partiti), Bilbo capisce che forse a volte bisogna rischiare, svincolarsi dalle comodità, da tutto ciò che da sicurezza per servire una causa più grande e importante.
E così, prende il suo zaino, firma il contratto da scassinatore che i nani gli avevano proposto, raggiunge coloro che diventeranno persone molto importanti per lui per partire insieme per quell’avventura che gli cambierà la vita.

Bilbo: ” Puoi promettermi che ritornerò?”
Gandalf:” No, ma se ritornerai non sarai più lo stesso.”

Ritorniamo ora alla domanda che hanno posto i ragazzi.
“Che cosa c’entra Bilbo Baggins con la Cresima?”.
La figura di Bilbo Baggins non ricorda forse alcune persone che dopo la morte e la resurrezione di un loro caro amico, si sentono perse e si nascondono impaurite?
Ma con la Pentecoste….

Il seguito al prossimo incontro di catechismo!
Stay tuned!

… sono solo una piccola matita…

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Il presepe tematico parrocchiale del Natale 2016 si è ispirato alla celebre frase di Madre Teresa di Calcutta “Sono solo una piccola matita nelle mani di Dio”.

La metafora della matita è molto efficace per trasmettere ai ragazzi che la loro vita è destinata a fare grandi cose, a far capire loro che sono ragazzi in gamba.

In principio, il Fabbricante di matite parlò alla Matita dicendo:
”Ci sono cinque cose che devi sapere prima che io ti mandi nel mondo. Ricordale sempre e diventerai la miglior matita che possa esserci.”

Primo:
Potrai fare grandi cose, ma solo se ti lascerai portare per mano.

Secondo:
Di tanto in tanto dovrai sopportare una dolorosa “temperata”, ma è necessario se vuoi diventare una matita migliore.

Terzo:
Avrai l’abilità di correggere qualsiasi errore tu possa fare.

Quarto:
La parte più importante di te sarà sempre al tuo interno.

Quinto:
A prescindere dalle condizioni, dovrai continuare a scrivere. Lasciare sempre un segno chiaro e leggibile, per quanto difficile sia la situazione.

La Matita ascoltò, promise di ricordare, ed entrò nella scatola comprendendo pienamente le motivazioni del suo Fabbricante.

Ora sostituisciti alla matita; non dimenticare mai le cinque regole, ed anche tu diventerai una persona migliore.

Uno:
Potrai fare grandi cose, ma solo se permetterai a Dio di tenerti per mano.
Permetterai così ad altri esseri umani di accedere ai molti doni che possiedi.

Due:
Di tanto in tanto sperimenterai una dolorosa “temperata”, attraversando vari problemi, ma ti servirà per diventare una persona più forte.

Tre:
Sarai capace di correggere o superare gli errori che potrai fare.

Quattro:
La parte più importante di te sarà sempre quella interna.

Cinque:
Su qualsiasi superficie camminerai, dovrai lasciare il tuo segno. Non importa quale sarà la situazione, dovrai continuare a servire
Dio in tutto.

Tutti siamo come una matita…. Creati dal Creatore per un unico e speciale scopo.

Comprendendo e ricordando, facciamo in modo di vivere la nostra vita su questa terra avendo uno scopo pieno di significato nel cuore
ed una quotidiana relazione con Dio.

Siamo stati fatti per fare Grandi Cose…

Il presepe è stato inserito infatti in una grande matita e rappresenta la città di Calcutta, con la sua grande contraddizione di ricchezza e povertà…

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Nella punta della matita, cioè quella parte che lascia una traccia, è stata inserita la Natività, un po’ nascosta. Questo particolare è stato voluto dagli ideatore del presepe per indicare che la Fede è presente, ma va anche un po’ cercata, coltivata, approfondita.

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Sullo sfondo del presepe tante frasi di Madre Teresa.
Ieri pomeriggio ho portato i miei ragazzi di catechismo in chiesa e abbiamo osservato bene il presepe. Poi ho chiesto loro di dedicare cinque minuti alla lettura delle frasi, di sceglierne una e di spiegare su un cartoncino che cosa li aveva colpiti di quella frase.
Ecco le loro riflessioni…

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… a me ha colpito la frase: “se giudichi le persone non avrai tempo per amarle”. Infatti non si può giudicare una persona perchè ognuno è quello che è e se si comincia a giudicare una persona dopo un po’ non si trovano più cose belle in lei e quindi si comincia a disprezzarla. Poi anche perchè se cominci a giudicare una persona anche lei comincia a giudicare te e si litiga.

“Lotta perchè il tuo ottimismo diventi speranza”… Mi ha colpito questa frase perchè lottare per qualcosa è importante ed è una cosa giusta da fare e da provare…

“Non esiste solo la povertà materiale”… questa frase mi ha colpito perchè i poveri di soldi sono ricchi in amore verso Dio.

“Ama la vita quando nasci e ogni volta che stai per morire” Secondo me bisogna amare sempre la vita anche se sembra che Dio sia arrabbiato con noi ma non è vero…

“Lotta perchè il tuo ottimismo diventi speranza”… mi ha colpito questa frase perchè per ottenere le cose bisogna lottare.

“Sono una piccola matita nelle sue mani” … mi piace questa frase perchè mi piace l’idea che Madre Teresa di Calcutta l’abbia detta a Gesù.

“Da’ il meglio di te” … questa frase mi ha colpito perchè se si da il meglio di sè si potrà ottenere un bel risultato e se tutti danno il meglio di sè in un gruppo si lavora molto bene.

Io adoro i miei ragazzi!

Il tempo della gratitudine

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La settimana scorsa sono stata proprio male.
Ero irrequieta e a tratti nervosa.
Sono stata aggressiva con alcune persone salvo poi pentirmene due secondi dopo.
Non so se capita anche a voi, ma io quando sono in questi periodi down ho la tendenza a chiudermi a riccio, a non comunicare ( e quando lo faccio combino casini).
Ho esternato queste sensazioni sul gruppo whattsAp delle catechiste e alcune di loro poi mi hanno contattato in privato per chiedermi che cosa stava succedendo e altre me l’hanno chiesto personalmente.
Beh! Voi non immaginate quanto mi abbia fatto bene ricevere quei messaggi.
Sono sempre stata convinta che il bene più prezioso che noi abbiamo sono le persone.
Anche quando discutiamo, ci scontriamo, poi però ci accorgiamo ( almeno io me ne accorgo) che senza quelle persone ( e anche i possibili scontri) la nostra vita sarebbe un po’ più povera.
Ecco quindi un buonissimo motivo per esprimere gratitudine.
Probabilmente ci saranno altri periodi un po’ bui, periodi in cui la sola cosa che avrò voglia di fare sarà ritirarmi come un eremita e forse per me, per la mia personalità, il mio carattere sono anche periodi benefici ma in quei periodi saprò che qualcuno fuori dalla mia personale grotta della solitudine ci sarà sempre, mi penserà.
E’ di grande conforto questa cosa.

La mia gratitudine in questi giorni va anche ad una persona in particolare, una persona per me davvero speciale. Un sacerdote speciale. Colui che ho definito il mio guru. Certo, perchè che cos’è un guru se non colui che dalle tenebre ti porta alla luce!
E così è per me Padre Francesco.
Ogni volta le sue parole toccano corde che magari avevano smesso di vibrare.
Le sue parole arrivano lì proprio dove devono arrivare e tu ti dici: ” Caspita! era così facile e io non ci ho pensato!”.
Per esempio domenica mattina, incontrando le famiglie della Parrocchia per una riflessione sul Natale ormai imminente, prendendo come spunto un passo del profeta Baruc dove dice: ” Deponi Gerusalemme le vesti del lutto e dell’afflizione” ha posto chiaramente una domanda a tutti noi: ” Quali lutti dobbiamo abbandonare? Chiamiamoli per nome questi lutti che rendono la nostra vita triste e senza gioia!”.
Considerando la settimana che avevo appena passato queste parole mi sono arrivate come uno schiaffo.
Io so perfettamente il nome di ciò che mi rende irrequieta e nervosa. Eccome se lo so! Quindi il passo successivo è deporre tutto questo.
La fine dell’anno di solito è tempo di bilanci e di propositi. Di bilanci non ne voglio fare perchè tutto ciò che è successo e ho vissuto durante l’anno ( bello o brutto) ha avuto il suo perchè e il suo significato. I propositi solitamente con me non funzionano ma credo che riportare alla memoria le parole del profeta Baruc e di Padre Francesco possa essere invece un buon proposito per trasformare, ogni volta che si affacciano, il lutto e l’afflizione in gioia e serenità.