Yoga è…

E’ divertente farsi fotografare mentre si praticano le posizioni dello yoga.
Eppure più passa il tempo e più mi accorgo che l’aspetto dello yogasana assume per me sempre meno importanza e nella mia pratica quotidiana ricerco solo ciò che mi fa stare bene e solitamente è una pratica tranquilla, fatta di gesti semplici e dolci, di pranayama equilibranti ( come la respirazione a narici alternate) e di momenti di ascolto.
Poi, si! Ci sono giorni in cui dico: “Oggi pratico la posizione sulla testa” ( per me faticosissima per tutta una serie di motivi) e mi impegno.
Più procedo sul suo sentiero e più mi accorgo che lo yoga è in realtà la mia vita quotidiana e il modo in cui la sperimento.
E allora lo yoga diventa l’assaporare fino in fondo il paesaggio che mi circonda, cercando anche le più piccole sfumature e i più nascosti dettagli.
Lo yoga diventa ascoltare davvero la persona con cui stai interagendo, guardandola negli occhi e partecipando alle sue emozioni, anche dolorose ( mi è capitato proprio recentissimamente).
Lo yoga diventa svolgere i miei doveri di madre, moglie e figlia con consapevolezza, che comprende a volte anche una buona dose di fatica.

Swami Niranjanananda Saraswati, colui che ha raccolto l’eredità spirituale del maestro Satyananda dice:

Imparare a vivere, amare e ridere è lo scopo dello Yoga, non il Samadhi… La vera vita spirituale deve essere realizzata nell’eccellere in ciò che facciamo. Con la stabilità di un Sadhana regolare possiamo imparare a gestire le nostre emozioni, a coltivare la consapevolezza e divenire un osservatore.”

Ecco forse l’aspetto più delicato e difficile per noi uomini del nostro tempo è quello di affinare la capacità di osservare.
Osservare implica un fermarsi ed è sempre più difficile fermarsi. Il mondo richiede movimento. Sempre più movimento.
Forse il movimento è un’attitudine naturale dell’uomo e lo yoga si pone come un qualcosa di innaturale, invitando a fermarci…

Lo yoga è la cessazione delle fluttuazioni della mente
Patanjali – Yoga Sutra, 1.2

Fermarsi significa anche creare silenzio…

Colui che osserva il silenzio possiede pace, forza e felicità che è sconosciuta alla gente del mondo. Ha energia in abbondanza. E’ sempre sereno e tranquillo. Nel silenzio c’è la forza, la saggezza, la pace, l’equilibrio, la gioia e la beatitudine. Nel silenzio c’è la libertà, la perfezione e l’indipendenza.”
Swami Shivananda Saraswati

Ecco quindi, forse, una nuova fase del mio percorso yogico che comprende anche abbandonare una strada vecchia ( vivo come naturale e segno di un progredire la volontà di cambiare insegnante), vecchie abitudini e vecchi ostacoli per salire un gradino in più, verso una nuova consapevolezza.

Qualsiasi cosa sembri vincolarvi o limitarvi, dichiaratevene liberi da adesso stesso. Non c’è nulla nel mondo esterno, nessuna persona, condizione o circostanza che vi possa portar via la libertà che è vostra nello spirito.”
Swami Satyananda Saraswati

Felice e consapevole mercoledì, amici!

Perchè trasmetto lo yoga ai bambini

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Lo scorso week-end ho iniziato il corso di formazione ” Yoga per crescere” organizzato da AIPY ( Associazione Italiana Pedagogia Yoga).
Due giorni meravigliosi in cui ho avuto la conferma che se ho un obiettivo è proprio quello di trasmettere ( con un metodo) lo yoga ai bambini.
Si, parlo di trasmettere e non di insegnare.
Per alcuni sembrerà un’eresia ( e francamente sono problemi loro) ma quando sono in una classe di yoga per bambini mi sento esattamente come quando sono nell’aula di catechismo con i miei ragazzi.
Più approfondisco le esperienze e più mi rendo conto che non sono lì per insegnare ciò che so, ma piuttosto per trasmettere ciò che sono e quello in cui credo.
E io credo fortemente in molti valori: l’amicizia, il rispetto per gli altri e per l’ambiente, la collaborazione e l’ascolto reciproco, la condivisione ( non avrei aperto un blog! 🙂 ).
Lo yoga diventa uno strumento per trasmettere questi valori ai bambini.
Lo yoga per i bambini ha dei punti in comune con lo yoga per adulti. La consapevolezza di sè e del proprio corpo, del proprio respiro e l’obiettivo di una crescita armoniosa di corpo, mente e spirito.
Ovviamente cambiano le modalità.
Gli asana, gli esercizi di respirazione diventano un pretesto per giocare e nel gioco ( mirato) si stabiliscono dei contatti, delle interazioni tra i bambini che li aiutano a percepire il senso del gruppo, dell’aiuto reciproco, dell’inclusione ( parola molto usata e abusata ultimamente ma che definisce un’esigenza importantissima specialmente per chi opera nelle scuole).

Clemi Tedeschi nel suo libro “Piccolo Yoga” nel capitolo relativo ai consigli per chi vuole insegnare yoga ai bambini parla della centratura.
Ma che cosa significa essere centrati?

Essere consapevoli di se stessi, delle proprie motivazioni reali, del proprio modo di porsi, di ciò che si trasmette; saper cogliere in sé ogni traccia di simpatia o antipatia e mantenersi equanimi; e essere così stabili da potersi focalizzare sull’altro; saper essere accoglienti e flessibili, ma anche autorevoli nel definire i giusti limiti.
… Per lo yoga, più che di insegnamento, bisognerebbe parlare di trasmissione. Ciò che i bambini colgono al di là delle parole, sono la motivazione, il coinvolgimento, in una parola, l’autenticità. Proporre con convinzione ciò che si fa, trasmettere la gioia di fare yoga insieme, lasciare loro il giusto spazio per misurarsi con se stessi, per esprimersi senza essere giudicati o misurati, è la formula più efficace. Il bambino ha molto da insegnare all’adulto e la pratica dello yoga rivela il meglio di entrambi.

Trasmettere lo yoga ( e nel mio caso essere catechista) è quindi una grande responsabilità, un continuo lavoro su se stessi, un continuo confermare le proprie motivazioni e soprattutto un continuo vivere e concretizzare i valori che trasmettiamo.
Tutto questo perchè l’obiettivo è il benessere ( fisico, psichico e spirituale) dei bambini.

Il mio karma yoga… quanta strada ancora….

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“Un karma yogi non dovrebbe perdere tempo ma fare il suo lavoro adesso. La procrastinazione è il nemico più grande di un karma yogi.
Un karma yogi dovrebbe avere coraggio, pazienza e perseveranza. Anche se fallisce venti volte, dovrebbe ancorarsi al suo lavoro con determinazione, tenacità e volontà di ferro.
Un karma yogi dovrebbe essere in grado di muoversi e mischiarsi con tutti senza distinzione di casta, credo e colore. Dovrebbe avere una perfetta adattabilità, essere comprensivo e tollerante.
Un karma yogi deve disciplinarsi, controllare la mente, controllare i sensi e bruciare il suo egoismo alla radice.
Un karma yogi dovrebbe avere un cuore omnicomprensivo e una mente ferma e bilanciata.
Un karma yogi deve uscire dal circolo vizioso dell’egoismo e sviluppare una visione più ampia e atmabhava, il sentimento di unione con tutti.
Un karma yogi dovrebbe assolutamente essere senza paura. Una persona timida non è adatta per il karma yoga”

Swami Sivananda Saraswati

Il Karma yoga è lo yoga dell’azione, è una meditazione attraverso l’azione ed è uno dei quattro sentieri per raggiungere la piena comprensione del sè e l’unione con Dio insieme a Jnana yoga, Bhakti yoga e Raja yoga ( che comprende l’Hatha yoga).
Leggo e rileggo le caratteristiche elencate da Sivananda e mi rendo conto di quanta strada io debba ancora fare .
Il punto che mi manda più in crisi e su cui devo lavorare davvero molto è proprio il primo.
“Un karma yogi non dovrebbe perdere tempo ma fare il suo lavoro adesso. La procrastinazione è il nemico più grande…”
Quante volte, specialmente negli ultimi tempi mi sono detta: ” Ma si! Questo lo faccio domani!” ” No, adesso sono troppo stanca” ecc…
Il risultato è una grande frustrazione che nasce dalla consapevolezza innanzitutto di non aver fatto quello che considero il mio dovere ( casalingo, familiare) e dal fatto che il carico di lavoro è destinato inevitabilmente ad aumentare con conseguente tripla/ quadrupla fatica.
La mente ferma e bilanciata?
A volte basta solo una parola detta in un certo modo o un gesto fatto in un certo modo da marito/ figlia/ genitori e l’equilibrio faticosamente conquistato crolla come un castello di carte.
E anche con la paura devo fare i conti.
La paura di soffrire, di perdere una persona cara ( l’altro ieri sono stata ad un funerale ed è stato straziante vedere la sofferenza dei parenti del defunto ), di vivere situazioni angoscianti ( mi metto nei panni delle persone che nel centro Italia stanno ancora vivendo l’incubo della terra che trema).
Come fare?
Da credente la prima cosa che mi viene spontanea è affidare a Dio le mie debolezze e pregare perchè mi aiuti a prenderne atto senza giudicarle.
E poi sono convinta che mi serva un bel po’ di disciplina (come suggerisce Sivananda ) che all’inizio sarà sicuramente faticosissima da concretizzare ma che certamente darà i suoi frutti.
La strada è ancora lunga ma c’è una cosa che mi riconosco: non sono una persona timida!

Buon fine settimana amici!

Riflessioni di una yogini … in crisi… ( forse)

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Sono giorni di stanchezza e di malesseri fisici.
Il mio secondo cervello ( l’intestino) si sta ribellando.
La mente è troppo affollata.
La mia pratica yoga e la meditazione mi aiutano ma meno rispetto a qualche tempo fa.
Essere figlia (unica) di due genitori che stanno invecchiando male è faticoso.
I disturbi fisici e le malattie di mio padre sono riuscita a poco a poco ad accettarle.
Amo tantissimo mio padre e questo è il pensiero forte che mi manda avanti e non mi fa crollare quando lo vedo sulle sue gambe sempre più stanche e vacillanti.
Amo anche mia madre ma di lei riesco ad accettare molte meno cose ( che per rispetto alla sua privacy non dirò).
Dei miei genitori conosco tutte le patologie, i nomi dei numerosi specialisti che li seguono, i nomi delle medicine che prendono, la posologia e gli orari di assunzione; le date delle prossime visite e dei controlli.
Non voglio sentirmi dire che sono brava, non me ne frega assolutamente niente!
A volte peraltro mi chiedo se è giusto che tutto questo sia sulle mie spalle ( che ho scoperto essere più forti di quanto pensassi, ma chissà ancora per quanto tempo…) e poi mi rispondo “Si! E chi altro si dovrebbe occupare di loro?”.
Domenica mattina sono andata allo Yoga Festival con Daniela che molto carinamente mi ha chiesto come stavo e così le ho spiegato un po’ la situazione che sto vivendo.
E proprio osservando i numerosi yogi e yogini che affollavano gli stand e le sale della pratica pensavo: ” Ma forse sto sbagliando qualcosa! Mi vedo attorniata da gente tranquilla, serena, disinvolta eppure mi rifiuto di pensare che nessuno di loro non abbia qualche pensiero più o meno pesante, o non stia vivendo qualche situazione più o meno grave ecc..”.
Allora cosa c’è che non va?
Perchè non riesco ( più ) a lasciare andare?
Che razza di insegnante yoga sono se non sento io per prima ciò che cerco di trasmettere?
Forse il mio percorso non è abbastanza serio, profondo, sincero?
O è davvero solo stanchezza?

Intanto … felice mercoledì a tutti voi.
Oggi mi aspetta la prima assemblea di classe alle superiori!

Coltivare l’equilibrio

Che cosa significa essere delle persone equilibrate?
Quando penso alla parola equilibrio mi viene in mente l’immagine della bilancia. Ovviamente.
I piatti sono perfettamente equilibrati quando accolgono lo stesso identico peso.
E’ sintomaticp che in inglese la parola per indicare equilibrio suoni proprio come “balance”.
Se la nostra vita è la bilancia quando i due piatti saranno in perfetto equilibrio?
E soprattutto quali aspetti della nostra vita rappresentano i due piatti?
Da una parte tutto l’aspetto legato al mentale, allo spirituale, al relazionale e dall’altra tutto ciò che è legato all’aspetto materiale della nostra vita, cioè il nostro corpo e tutto ciò che lo sostiene ( il cibo, l’attività fisica).
Tutto questo deve stare in un perfetto rapporto, in una giusta proporzione.
Tutto deve essere coltivato e curato con la medesima attenzione e concentrazione.

E’ cominciata una nuova stagione. L’estate che ci ha lasciato è stata, per me, estremamente destabilizzante per tutta una serie di motivi.
Ci sono  stati giorni in cui non riuscivo a mettere nulla sui piatti della mia bilancia, o meglio non avevo proprio voglia di farlo.
Altri in cui sentivo la necessità di chiudermi in una scatola piccola piccola, di non farmi vedere da nessuno e passare il tempo a meditare alimentando l’aspetto spirituale a discapito di quelli che erano i bisogni fisici miei e anche quelli dei miei familiari.
Altri ancora in cui passavo il tempo a pulire casa, cucinare, riordinare ecc… pur di non far emergere pensieri che portavano ad altri pensieri e ancora a pensieri ( raramenti positivi).
Insomma quest’estate non sono riuscita a regalare alle mie giornate un po’ di equilibrio.
La ripresa della scuola, del lavoro e delle attività in generale, mi ha riportato sui giusti binari, alle sane abitudini e mi sta ridando la capacità di riuscire a mettere sui piatti della mia bilancia, qualcosa di qua e qualcosa di là, in modo da ritrovare l’equilibrio ( almeno un pochino).
E’ una sensazione piacevole che vorrei continuare a coltivare per la mia vita, un piccolo, ma grande per me, progetto personale.
In particolare ho trovato molto beneficio mentale ( e di conseguenza fisico) nell’incrementare e coltivare le relazioni.
Qualche settimana fa ero decisa, per esempio, a non frequentare quest’anno il corso di formazione per catechiste. Ancora una volta non avevo voglia di muovermi fisicamente, di impegnarmi mentalmente, di relazionarmi. Ancora una volta stava prendendo il sopravvento la voglia di chiudersi, di isolarsi.
Poi mi sono detta che stavo procedendo nella direzione sbagliata e che invece uscire, dirottare i pensieri su qualcosa di costruttivo e soprattutto incontrare l’altro mi avrebbe fatto non bene, di più.
E così è stato. Le serate fuori casa sono servite a ricaricarmi, a iniettare una sana dose di positività e di impegno.
Un altro elemento su un piatto della bilancia.
Sull’altro piatto la decisione di non trascurare la mia casa, riordinando senza rimandare a dopo e senza accumulare. Anche questo mi fa stare molto meglio perchè sono meno frustrata e più concentrata nel tempo che voglio dedicare alla mia famiglia.
Alla via così, in un piccolo progetto salutare.

Equilibrio fisico ed equilibrio mentale/spirituale si influenzano, arricchendosi a vicenda. Per questo ho inserito, fisse, nella mia pratica dello yoga delle posizioni di equilibrio ( prima un po’ trascurate).

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EKA PADA PRANAMASANA (posizione di preghiera su una gamba sola).
Per gli appassionati di yoga suggerisco un libro interessante sull’argomento “equilibrio”:
F.N.E.Y. (Federation Nationelle des Einsegnants de Yoga)
Hatha Yoga – L’equilibrio in piedi
Edizioni Magnanelli