Ho realizzato un sogno …. e si chiama Matilde

Oggi Matilde ha cominciato il suo secondo anno di liceo artistico.
Eravamo in macchina stamattina e a pochi metri dalla scuola mi ha chiesto: “Hai mai avuto le farfalle nello stomaco?”.
“Si, certo! Perchè?”
” Io le ho adesso”
” Sei emozionata?”
” Si, il rivedere i miei compagni mi mette agitazione. Ma è un’agitazione buona”.
” Sono tanto felice per te, amore. E’ bello provare queste emozioni”.
Matilde.
La mia piccola donna.
La mia piccola e saggia donna.
Lei che ieri sera si è fatta ombrosa quando ha saputo che una sua compagna non ha recuperato il debito a settembre e dovrà ripetere la prima.
Lei che non sta nella pelle per rivedere la sua amica del cuore in oratorio dopo l’estate.
Lei, creatura socievole e gentile. Per lei stravede la maggior parte delle bambine in oratorio.
Lei, figlia unica per forza ma che ha sviluppato un grande senso dell’amicizia e della condivisione.
Lei figlia unica non viziata che ha sempre saputo accettare i no e che non ha mai fatto un capriccio.
Lei che non ha avuto nemmeno bisogno dell’inserimento alla scuola materna perchè il primo giorno sulla porta della sua classe il piccolo Luca la stava aspettando e si sono abbracciati forte forte e da quel momento l’asilo è diventato la sua seconda casa.
Lei che adesso mi dice che da grande vuole fare la psicologa criminale e viaggiare per capire, conoscere gli uomini e il perchè dei loro comportamenti.

A lei auguro di realizzare tutti i suoi sogni.
Io il mio l’ho già realizzato!

Un caro saluto a tutti voi!

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Obiettivo sorriso

Nelle ultime settimane vedo mia madre sempre più triste e preoccupata per la salute di mio padre.
Mi chiedo in continuazione che cosa posso fare per lei.
Sicuramente lavorare su di me per essere il più serena e tranquilla possibile può aiutarla a trasmetterle un po’ più di tranquillità.
Sto lavorando per non agitarla, per parlarle con dolcezza e per trovare insieme le soluzioni più opportune anche per aiutare mio padre.
Mi piace vedere mia madre che sorride e voglio fare di tutto per vedere sul suo bel viso più sorrisi possibili anche se il futuro non è roseo, anche se le patologie di mio padre continueranno a segnarlo sempre di più.
Ma per prima cosa devo imparare a sorridere anche io.
Come si fa ad imparare a sorridere?
Un sorriso che viene dal cuore. Un sorriso sincero. Non un sorriso di circostanza.
Il grande Charlie Chaplin diceva “Un giorno senza un sorriso, è un giorno perso”.
E’ vero!
La vita ci appioppa tanti motivi per essere tristi, ma a guardare bene abbiamo anche tanti motivi per sorridere ed essere felici.
Ma troppo spesso non li vediamo perchè siamo sempre in balia degli eventi.
Ma se ci fermiamo un attimo …
Il sorriso poi è contagioso, la felicità è contagiosa, la tranquillità è contagiosa.
Il sorriso è simbolo di amore per se stessi e di disponibilità verso gli altri.
Chi ama sorride!

La mia mission? Sorridere e portare sorrisi.
Alla mia famiglia, agli amici, ai conoscenti e a chi non conosco, a chi mi sta simpatico e a chi mi sta un po’ meno simpatico ( è umano no?).
Chissà che un po’ di questi sorrisi non comincino a diffondersi nel mondo …

P.S Sorridere è diverso da mostrare i denti!!!

Progetti d’autunno

Secondo i meteorologi, oggi, 1° settembre, comincia l’autunno.
Cambia decisamente il clima.
Pioggia, vento e pure trombe d’aria…
Considerando che fino a due giorni fa il caldo era davvero insopportabile la conclusione è che davvero non c’è mai una via di mezzo.
Ma veniamo a noi.
Settembre è da sempre per me il mese dell’inizio di tutto.
Per me non è a gennaio che comincia l’anno ma a settembre.
Settembre è il mese dei propositi e dei progetti per l’autunno
Per me quest’anno pochi progetti per la verità.
Il più importante è terminare la tesi per il corso AIPY e presentarla a novembre.
Con la conclusione di questo corso di formazione terminerà un’esperienza straordinaria sia dal punto di vista di ciò che ho imparato che da quello umano, di condivisione con delle persone, le mie compagne di corso, davvero speciali.
Poi toccherà a me, mettere a frutto tutto il bagaglio di informazioni e di esperienze.
Ho poi un altro progetto. Importante.
Avere più cura e più amore per la mia casa.
Qualcuno recentemente mi ha detto, facendomi sentire male, che la nostra casa è il nostro nido, e che in questo nido ci deve essere sempre festa.
Mi ha fatto stare male perchè io in realtà non ho mai avuto troppo amore per la casa, per l’ordine.
Ho sempre messo in secondo piano le faccende di casa, privilegiando gli impegni fuori casa.
Questo comportava un accumularsi poi di doveri casalinghi che diventavano onerosissimi.
Senza contare il fatto che in casa non vivo da sola, per cui probabilmente il mio atteggiamento ha messo a disagio anche marito e figlia.
Pigrizia? Mancanza di organizzazione?
Beh! Mettiamola come vogliamo… il risultato non cambia.
Ecco quindi una nuova consapevolezza.
Il coltivare l’amore per il nostro nido… poco per volta… un passettino dopo l’altro.
E direi che per quest’autunno e per il resto delle stagioni del resto della mia vita ho dato!

Buon fine settimana cari amici!!!

I corsi extrascolastici

Il pensiero mio e di Luca sulle attività extrascolastiche è stato sempre molto chiaro e preciso.
Infatti noi abbiamo sempre pensato che non fosse opportuno per nostra figlia avere tutti i pomeriggi impegnati in qualcosa ma che una sola attività fosse sufficiente.
Il resto del tempo Matilde l’avrebbe utilizzato a fare ciò che le interessava (disegnare, suonare, e anche, perchè no… giocare ai video games e anche, perchè no… annoiarsi).
Non sopportavo l’idea di sballottarla da un posto all’altro o di costringerla ad ingollarsi la merenda tutti i pomeriggi all’uscita della scuola perchè bisognava andare a danza, piuttosto che in piscina.
Ho dei bellissimi ricordi dei pomeriggi passati nei parchi dopo la scuola!
Inoltre abbiamo dato la possibilità a Matilde di sperimentare tante attività senza per forza continuarne una per anni e anni ( non abbiamo mai pensato a Matilde come una futura Federica Pellegrini o una rock star famosa).
Così nel corso degli anni ha danzato con un tutù e poi con l’hip hop, ha sperimentato cadute rovinose a karate e Qwan ki do, ha imparato il giro di do a chitarra, ha guizzato come un pesciolino e ora si rilassa tirando con l’arco. Il suo prossimo desiderio? Giocoleria…

Ma a proposito di corsi extrascolastici voglio condividere un passaggio del famoso libro di Luca Goldoni “Italia Veniale”
Ecco cosa ne pensava dell’argomento…

” Il corso”
Una sera mia moglie mi disse: ” ho iscritto il bambino al corso di…”
“Hai fatto bene” dissi “dovresti iscriverlo anche al corso di…”
” Ci avevo pensato ” rispose ” ma volevo parlartene perchè quel corso lì è molto affollato e ci sarebbe rimasto un turno dopo le undici, cosa dici?”
” E come si fa con la scuola? ”
” No ” mi spiegò sorridendo ” non è di mattina è dalle undici a mezzanotte”.
Ormai i corsi ci avvolgono, ci avviluppano, ci strangolano.
Si va al cinematografo corsi permettendo, si fa il weekend se non c’è un corso.

” Pronto? C’è la signora?
” No, è al corso d’inglese”
” Allora richiamo verso le sei”
” No, dalle cinque e mezzo alle sei e mezzo è impegnata al corso dei genitori!”.

” L’avvocato è uscito, può telefonargli in palestra, sta facendo il corso di ginnastica isometrica ed esce alle sette e va a prendere la moglie al corso di parto indolore!”

I corsi ci ammiccano, ci schiudono favolosi orizzonti, ci conquistano con la rapidità del muovo metodo ultrarapido, supersintetico, globale: imparate l’inglese in quarantadue ore e mezzo, come costruirsi un televisore in cinque lezioni, prresto ci saranno corsi di una lezione sola, forse impararemo il russo con un corso completo in dodici supposte.
Ma sono soprattutto i corsi dei nostri figli quelli che condizionano la nostra esistenza quotidiana; la funzione delle madri è quella di passare i pomeriggi accompagnando o andando a prendere i ragazzi ai corsi di: tennis, danza classica, dizione, catechismo, judo, arte drammatica, equitazione, ginnastica correttiva, nuoto, canto corale ( e siccome, prendendo l’autobus, non si riesce a tener dietro a tutti questi corsi, devono iscriversi anche loro a un corso, quello di guida, per pilotare una cinquecento e scodellare la prola giusta alla palestra giusta all’ora giusta.
Certo la vita non è semplice, ci sono poveri bambini che perdono la bussola, che si presentano al catechismo con la racchetta e le scarpe da tennis o che vanno in piscina vestiti da cavallerizzi, ce ne sono altri che ci fanno trovare la letterina sotto il piatto di Natale, caro papà se quest’altr’anno sarò buono, non mi iscriverai più a nessun corso? Ma, tutto sommato, fra qualche attimo di scoraggiamento e qualche scambio di turno i corsi vanno avanti, si moltiplicano, perfezionano questa generazione di giovani principi, figli di capuffici.
Noi non avevamo corsi quand’eravamo ragazzi, qualcuno andava a lezione di scherma con la maschera e il fioretto sotto braccio, o andava al maneggio, vestito come il marchesino Eufemio e noi gli facevamo le pernacchie a questi figli di papà che si davano un sacco di arie.
Adesso è una cosa diversa, adesso i medici vengono a visitare il bambino e, invece di prescivere una ricetta con qualche cucchiaino da prendere due o tre volte al dì, prescrivono due ore di nuoto alla settimana e un’ora di judo prima dei pasti. Le madri, astute e ambiziose, incalzano: per regolare l’intestino non gli farebbe bene un po’ di equitazione? e i padri si trovano nella ricetta anche due ore di maneggio: quando ci si metton i medici è fatta, si porterebbe anche il bambino a scalare le torri del Vajolet tutti i giovedì sera, se gli facesse bene.
Ci sono famiglie con figli unici e il ritmo dei corsi è ancora sopportabile ma ci sono famiglie con due o tre bambini e le cose, naturalmente sono più drammatiche se ci sono delle femmine che, se fanno un corso, spesso devono fare anche l’anticorso, esempio: il nuoto è troppo mascolinizzante e se una bambina impara bene il crawl, finisce che dà delle strette di mano che ti lussano una spalla e allora ci vuole il correttivo della danza classica che ingentilisce e insegna a fare le riverenze.
Il nuoto comunque è attualmente lo sport per cui le madri stravedono perché come è noto, è completo, armonioso, allarga la gabbia toracica e via discorrendo. E così si va ad iscrivere il bambino ai corsi di nuoto, sembra la coda al mausoleo di Lenin, siamo veramente un popolo di navigatori: piscine coperte, ce n’è una sola e serve a tutto, alle gare, agli allenamenti, ai corsi subacquei e a quelli di salvataggio, agli alunni delle medie e a quelli delle elementari, a quelli del Coni e a quelli della Federazione, si nuota a ciclo continuo, certamente qualcuno carica la svaglia per andare a fare le vasche che gli spettano. Ci si mette dunque la cosa, i genitori più candidi, quando arrivano davanti all’impiegato, mormorano, mi andrebbe bene il mercoledì e il venerdì, ma l’impiegato senza staccare gli occhi dal registro, sentenzia lunedì e sabato dalle alle.
Prendere o lasciare, e si prende, si capisce, si cenerà prima o si cenerà dopo o non si cenerà affatto, vogliamo giocarci per una cena uno sport completo e armonioso come il nuoto?
Lo spettacolo è edificante: quelle stesse donne che dicono scendo subito e ci fanno aspettare in macchina un quarto d’ora, arrivano spaccando il secondo, scaricano i figli, li svestono fulmineamente ( mentre altre madri rivestono quelli del turno prima) si ritirano nelle tribunette, si levano i cappotto e restano in camicette balneari ( perchè i trentotto gradi della piscina sono una sauna), si scambiano impressioni sui vari corsi di famiglia, ho saputo che il suo si è iscritto al karatè, è un nuovo sport? si signora, insegnano a rompere una porta con una testata, il mio ha avuto molto giovamento. Poi allo scoccar dell’ora le madri scattano, corrono alle docce, ritirano i figli con gli occhi rossi di cloro, lo avvolgono negli accappatoi, asciugano, frizionano, si contendono le prese di corrente per il phon ( mentre le madri del turno successivo cominciano a sbottonare e a sfilare). Piccola sosta in ambiente semifreddo e poi, sciarpe in testa, si affronta il novembre: dieci minuti esatti per raggiungere il corso di pattinaggio a rotelle. Gli uomini a casa si fanno un paio di uova al tegame.
Ai nostri tempi, tutti questi corsi non esistevano. Forse c’erano meno quattrini da spendere in iscrizioni, racchette, pinne,stivali, fioretti. Ma la realtà era anche un’altra: che le palestre, per noi, erano le strade. tutto si svolgeva in strada, giochi, gare, botte, partite di calcio (l’unico pericolo erano i vigili in bicicletta che sequestravano la palla e la incastravano sotto il sedile della Maino) strade senza striscie zebrate, senza clacson e frenate; la nostra generazione non ha imparato a disegnare sugli album, ma sulle strade.
Anche oggi si fanno i disegni con i gessi sull’asfalto, ma li fanno gli agenti della stradale. E i bambini non si sognano nemmeno di uscire dal cancello, la strada si attraversa solo quando in un rettangolino verde si accende “avanti” ed è bene non fidarsi nemmeno delle zebre, è meglio portarli a scuola in macchina, andarli a prendere in macchina. Certo gli regaliamo la bicicletta ma purché non vadano in strada, e dove vado allora? Anche il pallone gli compriamo e loro fanno una bella partita in garage, perchè in cortile, il condominio non vuole e, in periferia, i campi, o sono seminati o sono aree fabbricabili, con cartelli e reticolati, guardare e non toccare perché si rompono.
Così la società che ha rubato l’infanzia ai ragazzini, cerca di restituirgliela sotto forma di corsi, un’ora per uno e non spingere in coda.
Forse tra qualche anno costruiranno delle palestre senza attrezzi, con un po’ di erba artificiale o di ghiaietta di plastica. E i nostri figli si divertiranno a camminare, magari anche a correre e a fare le capriole: questi corsi saranno molto affollati e i turni saranno quelli che saranno. Certamente a qualcuno toccherà di portare il bambino a camminare dalle undici a mezzanotte.

Un quadro veritiero quello che faceva Luca Goldoni negli anni 70.
Non mi sembra che le cose siano cambiate molto, anzi.
L’unica osservazione all’analisi mi sento di farla rispetto al catechismo come corso. E’ vero, occupa anch’esso un pomeriggio alla settimana ma dal mio punto di vista non è un’attività come le altre, tanto che Matilde ha continuato questa formazione anche dopo la Cresima e io stessa…. vado ancora a catechismo.
Per il resto ci ha azzeccato in tutto e ho provato un senso di nostalgia quando parlava della strada come luogo da vivere, dove fare esperienze di gioco, di relazione, di vita.
Voi che cosa ne pensate?


(immagine presa dal web)