Il mio yoga di oggi…

Oggi siamo stati in collina.
Un pranzo con la famiglia del nonno Antonio.
Purtroppo la cosa non è partita nel migliore dei modi ( un mio piccolo scontro con una sorella di mio suocero).
Il pranzo mi è rimasto sullo stomaco e così ho pensato che mi avrebbe fatto bene uscire a passeggiare un pochino e godere della bellezza di quel luogo a me tanto caro.
La mia Canon mi fa sempre compagnia in queste occasioni.
Ho camminato nel nostro giardino cercando di concentrarmi su ciò che mi circondava.
Quasi d’istinto mi sono diretta verso il “mio” noce…

… mi ci sono appoggiata e ho cominciato a portare l’attenzione sul respiro che era un pochino accellerato e alto.
Ho preso nota con distacco ( come dice la mia insegnante di yoga) della cosa e poi ho cominciato a lavorarci rendendolo sempre più lento, profondo e basso.
Dopo cinque minuti stavo già meglio.
Ho continuato la mia meditazione …

Questa è stata la mia pratica yoga di oggi. Niente asana ma tanto respiro consapevole, tanta osservazione, tanta presa di coscienza.
Quando sono rientrata in casa mi sentivo diversa.
Non che avessi dimenticato l’alterco ma ho iniziato ad analizzarlo diversamente, guardandomi anche un po’ dentro praticando così svadhyaya, la conoscenza di sè.

L’amicizia tra donne

Stamattina mi sono ritrovata con le mie allieve del corso di yoga per una (seconda) colazione in una carinissima pasticceria del mio quartiere.
Ogni volta che mi ritrovo con loro in momenti al di fuori delle lezioni ,dove sono la “maestra”, mi sento circondata da così tanto affetto che non riesco nemmeno ad esprimere a parole.
Mi sento amica senza dubbio, ma mi sento anche figlia.
Tra noi si è creato un feeling particolare per cui mi viene spontaneo chiedere consigli ( dalle dritte su come tenere in ordine la casa a come gestire una situazione con una persona in particolare).
Stamattina una di loro ad un certo punto mi ha detto “Catia, che c’è che non va?” e io non avevo detto nulla di nulla.
Un atteggiamento, un’espressione un po’ pensierosa aveva fatto scattare l’attenzione.
Senza nulla togliere al rapporto di dialogo, importantissimo, con mio marito ( parliamo tantissimo) e con i familiari credo che per una donna sia fondamentale avere dei rapporti di amicizia sani e veri con altre donne.
Niente pettegolezzi, niente chiacchiere, niente gossip ( beh! Uno ogni tanto non fa male!) ma scambi che ti fanno crescere, che ti fanno pensare, che ti fanno anche cambiare opinione.
Ho intorno a me tante meravigliose donne.
Le mie allieve appunto, e poi le mie colleghe catechiste ( il nostro gruppo su WhatsApp si chiama catechiste-sorelle) e poi ancora le compagne del corso AIPY.

Mi piacerebbe organizzare un cerchio di donne, una momento in cui condividere la nostra innata creatività, la nostra sensibilità, i nostri disagi e difficoltà.
Credo che l’amicizia tra donne debba essere rivalutata, coltivata, curata.
Credo che sia un modo per aiutarci ad accumulare anche meno stress che deriva dal fatto di avere tantissime responsabilità e impegni.
Credo che sia un tesoro prezioso per ricaricarci e magari anche un riferimento per poter chiedere aiuto.

Voglio precisare che non si tratta di femminismo ma davvero di desiderio di sorellanza, di riconoscerci nelle nostre amiche, di curare ed essere curate attraverso il semplice ascolto, di poter esternare senza paura di essere giudicate.
Come dicevo nella mia vita ci sono molti di questi cerchi e per questo mi ritengo davvero una donna fortunata!

L’impermanenza

“Viola, ti va di costruire un grande mandala con me?”
“Siiiii!!!!”

Ieri a lezione Viola ed io eravamo da sole.
Gli altri bambini sono a scuola natura questa settimana.
E così ho pensato di dedicare del tempo a costruire un mandala insieme.
Al lavoro con la Big Shot ho fustellato tante forme carine e partendo dal centro in cui abbiamo sistemato un cuore rosa, abbiamo creato il nostro mandala sviluppando cerchi sempre più ampi.

” Lo sai Viola che cosa succede una volta che si costruisce un mandala?”
“Cosa?”
” Lo si distrugge”

Il visino un po’ perplesso.

“Lo distruggeremo anche noi?”
” Si, soffiandoci sopra ” ( e così inserisco anche un esercizio di respiro!).

Si, i mandala si fanno e si distruggono a sottolineare il concetto di impermanenza.
Si, a sei anni è un po’ difficile capire questo concetto ma io ho detto a Viola:
” Non ti è mai capitato di litigare con una tua amica e tenerle il muso per un pochino?”
“Si!”
” E subito dopo questo pochino, eravate di nuovo amiche?”
“Si!”

Ecco, tutto passa.
Le cose belle, le cose brutte, ciò che ci fa ridere, ciò che ci fa piangere.
L’impermanenza.
Tutto cambia. In ogni momento.
Il secondo che è passato non è uguale a quello che sto vivendo ora che non sarà uguale a quello successivo.
Ogni mattina ci svegliamo con la speranza che tutto sia uguale a ieri perchè giò che è abitudinario, che non cambia ci dà sicurezza, ci fa sentire tranquilli.
Ma molto probabilmente non sarà così.
Arriveranno cose inaspettate che ci faranno soffrire oppure giorire.
Il primo segreto è accettare il cambiamento.
Il secondo segreto è vivere intensamente ogni momento, bello o brutto che sia.

“… a casa il mandala lo posso rifare!!!!”

C’è tutto un mondo intorno

Sabato mattina ho preso l’autobus di buon ora per recarmi allo Yoga Festival Bimbi.
Di proposito non mi sono immersa con la testa nel cellulare ma ho voluto osservare ciò che mi circondava.
Con occhio nuovo e curioso.
Discretamente ho osservato gli altri passeggeri.
Alle otto del sabato mattina non sono molte le persone che viaggiano sui mezzi pubblici.
Ho provato ad immaginare dove si stessero recando, ma ho notato visi distesi e sereni e mi sono detta che probabilmente li aspettava una bella giornata.
Ho diretto poi la mia attenzione all’esterno dell’autobus e ho iniziato a osservare le macchine che passavano sotto la mia postazione sopraelevata.
Ho notato con piacere che molti automobilisti cantano mentre guidano. Beh! Era sabato e probabilmente non stavano andando al lavoro, anche se io credo che quella di ascoltare musica o cantare in macchina sia un’abitudine che si mantiene indipendentemente dal luogo in cui stai andando.
Allargando lo sguardo ho notato come cambiano gli edifici man mano che lasci la periferia e ti avvicini al centro della città.
Ti lasci alle spalle i quartieri con gli alti palazzi e incontri le case vecchio stile, con i balconi in pietra.
E noti che il bisogno di verde e di colore c’è ovunque.
Gerani e primule macchiavano di allegria una casa che altrimenti sarebbe stata grigia e triste.
Arrivando al Museo della Scienza e della Tecnica dove si teneva la manifestazione mi sono imbattuta in una mia compagna del corso Aipy.
E’ incredibile la sintonia che si è creata con questo gruppo di formazione.
Ci vediamo due giorni al mese in fondo eppure tra noi c’è tanta voglia di condividere e di crescere insieme.
Ciò che si è creato è un dono grande che mi è stato fatto e sono colma di gratitudine per questo.
Nel pomeriggio incontro la piccola Viola, la mia piccola yogini, con la sua mamma.
Credo di non aver mai conosciuto una bambina così piena di entusiasmo.
E così con lei e con gli altri bambini del laboratorio scopro che se è anche le cose non vanno come uno se le è immaginate e prefissate, va bene lo stesso.
E imparo ancora una volta che i bambini sono i maestri più saggi.
Intorno a me c’è un mondo che va scoperto ogni giorno.
Un mondo denso di dettagli che sono lì, pronti per essere assaporati.
Un mondo che va amato, tutto, così com’è.
Con le sue imperfezioni, i suoi difetti, le sue falle.

Nella foto un piccolo nido e dentro il nido dei foglietti colorati.
Nei foglietti colorati delle parole per rispondere alla domanda: ” Che cosa rende felice la nostra vita?”
Sul mio c’era scritto “Libertà”.
Oggi scriverei ” C’è tutto un mondo intorno”.

Ikigai

Lo so che ho scritto di voler mandare il blog in vacanza, ma poi mi imbatto in argomenti così belli e interessanti che mi dispiace non condividerli.
Vorrà dire che non pubblicherò a ritmo serrato come prima ma non perderò l’occasione di parlare di cose che mi colpiscono con calma e senza l’ansia di dover pubblicare a tutti costi. Mi pare un ottimo compremesso.
Nei giorni scorsi mi sono imbattuta in una parola e ho voluto approfondire.
Ikigai è una parola giapponese che significa ” qualcosa per cui vivere”.
Ciascuno di noi ha il proprio Ikigai anche se magari ancora non lo sa ( io credo di appartenere a questo gruppo di persone).
Per qualcuno l’ikigai è il proprio lavoro, per qualcun’altro la famiglia o un amico, per altri ancora possono essere la pratica di uno sport o l’arte.
Insomma ciò che ti fa sorridere al mattino quando ti svegli e ti stimola ad alzarti per iniziare un’altra giornata con entusiamo e passione.
Non è facile trovare il proprio Ikigai, magari può anche cambiare in diversi periodi della vita.
Ma come si fa a trovare la propria “ragione di essere”?
L’Ikigai è la combinazione di quattro elementi.
Ecco uno schema…

I concetti attraverso i quali ruota il senso del nostro Ikigai sono:
passione: che cosa ci appassiona veramente? Che cosa amiamo fare?
professione: siamo pagati per ciò che sappiamo fare bene e con passione?
missione: ciò che amiamo fare incontra i bisogni degli altri?
vocazione: ciò per cui veniamo pagati è di aiuto agli altri?
Questi concetti si sovrappongono e proprio dal loro incrocio emerge il nostro Ikigai. E’ chiaro che gli aspetti devono essere in equilibrio e uno non deve sovrastare l’altro ( troppa attenzione all’aspetto monetario a scapito dell’attenzione verso gli altri per esempio).

Trovare il proprio Ikigai significa avere a cuore il proprio benessere e quello degli altri.
Questo mi piace molto!

Provate a rispondere alle domande e magari troverete il vostro Ikigai ( ammesso che non l’abbiate già trovato in questo caso beati voi!).