L’impermanenza

“Viola, ti va di costruire un grande mandala con me?”
“Siiiii!!!!”

Ieri a lezione Viola ed io eravamo da sole.
Gli altri bambini sono a scuola natura questa settimana.
E così ho pensato di dedicare del tempo a costruire un mandala insieme.
Al lavoro con la Big Shot ho fustellato tante forme carine e partendo dal centro in cui abbiamo sistemato un cuore rosa, abbiamo creato il nostro mandala sviluppando cerchi sempre più ampi.

” Lo sai Viola che cosa succede una volta che si costruisce un mandala?”
“Cosa?”
” Lo si distrugge”

Il visino un po’ perplesso.

“Lo distruggeremo anche noi?”
” Si, soffiandoci sopra ” ( e così inserisco anche un esercizio di respiro!).

Si, i mandala si fanno e si distruggono a sottolineare il concetto di impermanenza.
Si, a sei anni è un po’ difficile capire questo concetto ma io ho detto a Viola:
” Non ti è mai capitato di litigare con una tua amica e tenerle il muso per un pochino?”
“Si!”
” E subito dopo questo pochino, eravate di nuovo amiche?”
“Si!”

Ecco, tutto passa.
Le cose belle, le cose brutte, ciò che ci fa ridere, ciò che ci fa piangere.
L’impermanenza.
Tutto cambia. In ogni momento.
Il secondo che è passato non è uguale a quello che sto vivendo ora che non sarà uguale a quello successivo.
Ogni mattina ci svegliamo con la speranza che tutto sia uguale a ieri perchè giò che è abitudinario, che non cambia ci dà sicurezza, ci fa sentire tranquilli.
Ma molto probabilmente non sarà così.
Arriveranno cose inaspettate che ci faranno soffrire oppure giorire.
Il primo segreto è accettare il cambiamento.
Il secondo segreto è vivere intensamente ogni momento, bello o brutto che sia.

“… a casa il mandala lo posso rifare!!!!”

C’è tutto un mondo intorno

Sabato mattina ho preso l’autobus di buon ora per recarmi allo Yoga Festival Bimbi.
Di proposito non mi sono immersa con la testa nel cellulare ma ho voluto osservare ciò che mi circondava.
Con occhio nuovo e curioso.
Discretamente ho osservato gli altri passeggeri.
Alle otto del sabato mattina non sono molte le persone che viaggiano sui mezzi pubblici.
Ho provato ad immaginare dove si stessero recando, ma ho notato visi distesi e sereni e mi sono detta che probabilmente li aspettava una bella giornata.
Ho diretto poi la mia attenzione all’esterno dell’autobus e ho iniziato a osservare le macchine che passavano sotto la mia postazione sopraelevata.
Ho notato con piacere che molti automobilisti cantano mentre guidano. Beh! Era sabato e probabilmente non stavano andando al lavoro, anche se io credo che quella di ascoltare musica o cantare in macchina sia un’abitudine che si mantiene indipendentemente dal luogo in cui stai andando.
Allargando lo sguardo ho notato come cambiano gli edifici man mano che lasci la periferia e ti avvicini al centro della città.
Ti lasci alle spalle i quartieri con gli alti palazzi e incontri le case vecchio stile, con i balconi in pietra.
E noti che il bisogno di verde e di colore c’è ovunque.
Gerani e primule macchiavano di allegria una casa che altrimenti sarebbe stata grigia e triste.
Arrivando al Museo della Scienza e della Tecnica dove si teneva la manifestazione mi sono imbattuta in una mia compagna del corso Aipy.
E’ incredibile la sintonia che si è creata con questo gruppo di formazione.
Ci vediamo due giorni al mese in fondo eppure tra noi c’è tanta voglia di condividere e di crescere insieme.
Ciò che si è creato è un dono grande che mi è stato fatto e sono colma di gratitudine per questo.
Nel pomeriggio incontro la piccola Viola, la mia piccola yogini, con la sua mamma.
Credo di non aver mai conosciuto una bambina così piena di entusiasmo.
E così con lei e con gli altri bambini del laboratorio scopro che se è anche le cose non vanno come uno se le è immaginate e prefissate, va bene lo stesso.
E imparo ancora una volta che i bambini sono i maestri più saggi.
Intorno a me c’è un mondo che va scoperto ogni giorno.
Un mondo denso di dettagli che sono lì, pronti per essere assaporati.
Un mondo che va amato, tutto, così com’è.
Con le sue imperfezioni, i suoi difetti, le sue falle.

Nella foto un piccolo nido e dentro il nido dei foglietti colorati.
Nei foglietti colorati delle parole per rispondere alla domanda: ” Che cosa rende felice la nostra vita?”
Sul mio c’era scritto “Libertà”.
Oggi scriverei ” C’è tutto un mondo intorno”.

Ikigai

Lo so che ho scritto di voler mandare il blog in vacanza, ma poi mi imbatto in argomenti così belli e interessanti che mi dispiace non condividerli.
Vorrà dire che non pubblicherò a ritmo serrato come prima ma non perderò l’occasione di parlare di cose che mi colpiscono con calma e senza l’ansia di dover pubblicare a tutti costi. Mi pare un ottimo compremesso.
Nei giorni scorsi mi sono imbattuta in una parola e ho voluto approfondire.
Ikigai è una parola giapponese che significa ” qualcosa per cui vivere”.
Ciascuno di noi ha il proprio Ikigai anche se magari ancora non lo sa ( io credo di appartenere a questo gruppo di persone).
Per qualcuno l’ikigai è il proprio lavoro, per qualcun’altro la famiglia o un amico, per altri ancora possono essere la pratica di uno sport o l’arte.
Insomma ciò che ti fa sorridere al mattino quando ti svegli e ti stimola ad alzarti per iniziare un’altra giornata con entusiamo e passione.
Non è facile trovare il proprio Ikigai, magari può anche cambiare in diversi periodi della vita.
Ma come si fa a trovare la propria “ragione di essere”?
L’Ikigai è la combinazione di quattro elementi.
Ecco uno schema…

I concetti attraverso i quali ruota il senso del nostro Ikigai sono:
passione: che cosa ci appassiona veramente? Che cosa amiamo fare?
professione: siamo pagati per ciò che sappiamo fare bene e con passione?
missione: ciò che amiamo fare incontra i bisogni degli altri?
vocazione: ciò per cui veniamo pagati è di aiuto agli altri?
Questi concetti si sovrappongono e proprio dal loro incrocio emerge il nostro Ikigai. E’ chiaro che gli aspetti devono essere in equilibrio e uno non deve sovrastare l’altro ( troppa attenzione all’aspetto monetario a scapito dell’attenzione verso gli altri per esempio).

Trovare il proprio Ikigai significa avere a cuore il proprio benessere e quello degli altri.
Questo mi piace molto!

Provate a rispondere alle domande e magari troverete il vostro Ikigai ( ammesso che non l’abbiate già trovato in questo caso beati voi!).

Yoga è…

E’ divertente farsi fotografare mentre si praticano le posizioni dello yoga.
Eppure più passa il tempo e più mi accorgo che l’aspetto dello yogasana assume per me sempre meno importanza e nella mia pratica quotidiana ricerco solo ciò che mi fa stare bene e solitamente è una pratica tranquilla, fatta di gesti semplici e dolci, di pranayama equilibranti ( come la respirazione a narici alternate) e di momenti di ascolto.
Poi, si! Ci sono giorni in cui dico: “Oggi pratico la posizione sulla testa” ( per me faticosissima per tutta una serie di motivi) e mi impegno.
Più procedo sul suo sentiero e più mi accorgo che lo yoga è in realtà la mia vita quotidiana e il modo in cui la sperimento.
E allora lo yoga diventa l’assaporare fino in fondo il paesaggio che mi circonda, cercando anche le più piccole sfumature e i più nascosti dettagli.
Lo yoga diventa ascoltare davvero la persona con cui stai interagendo, guardandola negli occhi e partecipando alle sue emozioni, anche dolorose ( mi è capitato proprio recentissimamente).
Lo yoga diventa svolgere i miei doveri di madre, moglie e figlia con consapevolezza, che comprende a volte anche una buona dose di fatica.

Swami Niranjanananda Saraswati, colui che ha raccolto l’eredità spirituale del maestro Satyananda dice:

Imparare a vivere, amare e ridere è lo scopo dello Yoga, non il Samadhi… La vera vita spirituale deve essere realizzata nell’eccellere in ciò che facciamo. Con la stabilità di un Sadhana regolare possiamo imparare a gestire le nostre emozioni, a coltivare la consapevolezza e divenire un osservatore.”

Ecco forse l’aspetto più delicato e difficile per noi uomini del nostro tempo è quello di affinare la capacità di osservare.
Osservare implica un fermarsi ed è sempre più difficile fermarsi. Il mondo richiede movimento. Sempre più movimento.
Forse il movimento è un’attitudine naturale dell’uomo e lo yoga si pone come un qualcosa di innaturale, invitando a fermarci…

Lo yoga è la cessazione delle fluttuazioni della mente
Patanjali – Yoga Sutra, 1.2

Fermarsi significa anche creare silenzio…

Colui che osserva il silenzio possiede pace, forza e felicità che è sconosciuta alla gente del mondo. Ha energia in abbondanza. E’ sempre sereno e tranquillo. Nel silenzio c’è la forza, la saggezza, la pace, l’equilibrio, la gioia e la beatitudine. Nel silenzio c’è la libertà, la perfezione e l’indipendenza.”
Swami Shivananda Saraswati

Ecco quindi, forse, una nuova fase del mio percorso yogico che comprende anche abbandonare una strada vecchia ( vivo come naturale e segno di un progredire la volontà di cambiare insegnante), vecchie abitudini e vecchi ostacoli per salire un gradino in più, verso una nuova consapevolezza.

Qualsiasi cosa sembri vincolarvi o limitarvi, dichiaratevene liberi da adesso stesso. Non c’è nulla nel mondo esterno, nessuna persona, condizione o circostanza che vi possa portar via la libertà che è vostra nello spirito.”
Swami Satyananda Saraswati

Felice e consapevole mercoledì, amici!

Il credo dell’ottimista

Negli ultimi giorni ho affrontato molto faticosamente una situazione.
Non posso entrare nei dettagli per motivi di privacy visto che sono coinvolte alcune persone, ma posso dire che quest’esperienza mi ha fatto capire molte cose rispetto a come mi devo comportare con le persone e con me stessa.
Mi sono sentita giudicata e ho a mia volta giudicato.
Ho seguito ciò che il mio cuore mi suggeriva e per questo ho dovuto dare un sacco di spiegazioni.

Girovagando per il web mi sono imbattuta nel credo dell’ottimista, elaborato da uno dei maggiori esponenti del Nuovo Pensiero, l’americano Christian D. Larson.
Si tratta di una sorta di dichiarazione personale scritta del 1912, ancora molto attuale ed estremamente motivante.
Già due anni fa l’avevo proposto sul blog.
Me lo sono riletto attentamente e ho riscontrato che spesso mi sento frustrata e irrequieta proprio perchè non metto in atto questi suggerimenti.

Prometti a te stesso:

* Di essere così forte che niente potrà turbare la tua pace mentale.
* Di parlare di salute, felicità e prosperità a tutte le persone che incontri.
* Di far sentire a tutti i tuoi amici che in loro c’è qualcosa di bello.
* Di guardare il lato luminoso di tutte le cose e di fare in modo che il tuo ottimismo diventi realtà.
* Di pensare solo al meglio, di impegnarti solo per il meglio e di aspettarti solo il meglio.
* Di essere felice del successo altrui come se fosse il tuo.
* Di dimenticare gli errori del passato e di concentrarti sui maggiori successi del futuro.
* Di avere sempre un’espressione felice e di donare un sorriso a ogni creatura che incontri.
* Di dedicare così tanto tempo al tuo miglioramento da non avere tempo per criticare gli altri.
* Di essere troppo grande per preoccuparti, troppo nobile per arrabbiarti, troppo forte per avere paura e troppo felice per permettere che si creino problemi.
* Di avere una buona opinione di te stesso e di proclamarlo al mondo, non a voce alta, ma attraverso grandi azioni.
* Di vivere con la fiducia che tutto il mondo è dalla tua parte, finché sei fedele al meglio che è in te.

Credo che possa davvero diventare un utile strumento di crescita personale e spirituale, da tenere sempre presente.
Mi piace tantissimo: ” … di dedicare così tanto tempo al tuo miglioramento da non avere tempo per criticare gli altri…”

Mi viene tanto in mente la parola “tapas” che in sanscrito significa “austerità” nel senso di disciplina, di sforzo nel conseguimento di una meta spirituale.
Tapas è uno dei niyama, quei suggerimenti di comportamento che Patanjali fissa, insieme agli yama come primo gradino nel percorso dello yoga.
Allora l’osservazione di queste promesse che facciamo a noi stessi può diventare il nostro “tapas”.

Credo che ci sia dentro davvero tutto per essere in pace con noi stessi.