Linee guida per essere felici

Qualche giorno fa il nostro condizionatore ha fatto le bizze e ha cominciato a perdere acqua. Peccato che uno split sia proprio sopra una delle nostre librerie e… risultato! Molti libri si sono completamente inzuppati!
Li abbiamo fatti asciugare e mentre riordinavo la libreria mi è caduto l’occhio su un piccolo libro che mi aveva aiutato tanto in un periodo di down completo.
Il libro in questione è “Lezioni del Buddha per raggiungere la serenità in tre mesi“. Sottotitolo: 90 esercizi per rendere meravigliosa la vita di tutti i giorni.
Ora, io non credo in quelle che potrebbero sembrare formule miracolose, ma gli esercizi e gli spunti proposti mi sembrano da prendere in considerazione.
L’autore è Nansen Osho, un monaco che affronta i temi fondamentali della filosofia buddhista con un linguaggio semplice e chiaro. Ciò che mi aveva colpito quando ho acquistato il libro era stata una frase sulla quarta di copertina: ” Io amo tutti: anche le persone sgradevoli e quelle con cui non vado d’accordo. O meglio, decido di amarle. Di sicuro ci sarà ci sarà qualcuno che riterrà questa un’affermazione priva di senso. Eppure si può imparare anche dalle persone sgradevoli e da quelle con cui non vi va d’accordo; e si possono trarre spunti per essere felici“.
Avevate mai pensato di poter imparare qualcosa anche dalle persone che non sopportiamo?
Nel prologo, Nansen Osho racconta di come un suo professore in un seminario aveva assegnato il compito di “stabilire la propria linea di condotta in dieci punti”. Da buon buddhista l’autore pensa di prendere spunto dagli insegnamenti del Buddha e stila un elenco di dieci norme che possono diventare una guida del nostro comportamento.
Eccole:

1. Azioni
Se nessuno lo farà, io lo farò.

2. Generosità
Darò io per primo

3. Parole amorevoli
Sceglierò le mie parole facendo attenzione che siano positive.

4. Azioni giuste
Agirò per il bene delle persone, delle comunità locali e del pianeta.

5. Empatia
Mi commuoverò, mi emozionerò, sarò riconoscente.

6. Moralità
Vivrò seguendo la mia linea di condotta.

7. Pazienza
Anche se mi sentirò abbattuto, non mi perderò d’animo e non mi arrenderò.

8. Perseveranza
Ogni giorno avanzerò di un piccolo passo rispetto al giorno precedente.

9. Meditazione
Scaverò dentro di me e passerò del tempo in silenzio.

10. Saggezza
Continuerò a crescere fino alla fine, e anche dopo offrirò il mio sostegno.

Che cosa ne pensate?
Lo chiede l’autore e ve lo chiedo anche io cari amici!

L’autore dice che rileggendo l’elenco si era accorto che tutto sommato sono cose che già facciamo abitualmente.
Non so…. per quanto mi riguarda alcuni punti sono davvero difficili da vivere anche se sento che la mia anima e il mio essere cercano di avvicinarsi e di lavorare in quel senso.

Ecco la fotina del libro…

Nansen Osho
Lezioni del Buddha per raggiungere la serenità in 3 mesi – 90 esercizi er rendere meravigliosa la vita di tutti i giorni
Vallardi

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Accettazione

In questi giorni sto alternando la lettura di due libri.
Uno di questi è “Attenzione saggia, attenzione non saggia” di Corrado Pensa.
L’autore, già ordinario di Religioni e Filosofia dell’India presso l’Università La Sapienza di Roma è da una ventina di anni insegnante di Dharma in Italia presso l’Associazione Per la Meditazione e la Consapevolezza e negli Stati Uniti presso l’Insight Meditation Society.
In questo libro vengono affrontati temi molto interessanti come l’attenzione consapevole, la comprensione intuitiva, la compassione.
In tutto in un’ottica buddhista ma precisando che tali concetti sono presenti in tutte le credenze religiose.
Finora ho cercato di capire che cosa s’intende per accettazione.
Molti sono portati a pensare che accettazione abbia una connotazione negativa. Accettazione come sinonimo di passività, inerzia, fatalismo. Così come quando pensiamo alla parola “umiltà” ci viene subito in mente l’idea di debolezza.
Eppure l’accettazione porta con sè tanta liberazione, tanta pacificazione.
Dice la monaca zen Shundo Aoyama: “A meno che tu non accetti le circostanze spiacevoli presenti, la felicità non può essere raggiunta“.
Ma l’accettazione deve partire dalla consapevolezza della non accettazione: ” Va benissimo invocare l’accettazione, tessere giustamente le sue lodi; ma se vogliamo che l’accettazione cominci a crescere, così come l’acqua comincia a salire nella buca che scaviamo nella sabbia, è indispensabile la contemplazione della non accettazione e della sofferenza che essa porta con sè. Lo slancio verso l’accettazione è un’ottima cosa, ma la constatazione di ciò che provoca la non accettazione è in grado di darci una spinta definitiva per la pratica dell’accettazione.

L’accettazione dalla quale dobbiamo partire è quella verso noi stessi.
Tanto più riusciremo ad accettare noi stessi, tanto più riusciremo ad accettare gli altri.
Tanto più impararemo ad amarci, tanto più amore potremo dare agli.

Il valore del cibo

 

Si avvicina il mio compleanno e mi sono fatta fare un regalo da Luca un pochino in anticipo.
In questo periodo in cui per me il cibo rappresenta un problema a causa delle mie intolleranze e sensibilità ad alcuni alimenti, ho pensato che questo libro mi avrebbe riportato a dare al cibo il giusto valore. E così è stato!
Papa Francesco ha una grande considerazione del cibo e ciò che rappresenta. Il cibo è prima di tutto condivisione.
La condivisione del cibo è un tempo per il prossimo. E’ fonte di relazione. E’ accoglienza dell’altro. E’ ascolto di chi ti sta accanto. Consumare il pasto insieme è un’azione fortemente evocatrice e simbolica che rimanda alla vitalità di segni e valori religiosi. Racconta e rivela il rapporto e il legame stabiliti con l’altro e con l’Alto“.

Anche nelle Sacre Scritture è forte il riferimento al cibo e al momento della sua condivisione. Vogliamo dimenticare che Gesù ha voluto congedarsi dai suoi discepoli invitandoli ad una cena?
E che ancora prima parla di pesci e di pane e che paragona la nostra vita di cristiani al lievito che fermenta e cresce?
Ma anche nell’Antico Testamento un frutto, la mela, diventa un simbolo ed è la manna ad sollevare il popolo d’Israele dalla fatica e dalle sofferenze del viaggio verso la Terra Promessa.

Non può non colpire l’augurio che Papa Francesco rivolge ai suoi fedeli ogni domenica: “Buon pranzo!”.
Si, perchè il pranzo in famiglia rappresenta la serenità dell’essere tutti insieme attorno ad una tavola a gustare cibi che sono stati preparati con amore. Continua a leggere “Il valore del cibo”

Catechismo: la gioia della Resurrezione tra parole e musica

I primi due incontri di catechismo dopo la Pasqua li abbiamo dedicati a dare un po’ di risonanza, insieme ai ragazzi, a questa grande festa, la più importante in effetti.
Lo abbiamo fatto mettendo un enfasi particolare alla gioia della Resurrezione partendo dal brano del Vangelo del giorno di Pasqua:

Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che significa: Maestro! Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro». Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto.”

Dopo la lettura del brano abbiamo chiesto ai ragazzi di mettersi nei panni di Maria di Magdala e capire che cosa provato quando è andata al sepolcro di Gesù e lo ha trovato vuoto.
– Era già triste per la morte del suo amico, sarà diventata tristissima!
– Che angoscia non sapere dove avevano messo il corpo del suo amico!
– Era preoccupata!

” E ora ragazzi rimanete nei panni di Maria e immaginate cosa deve aver provato quando ha capito che quell’uomo che lei pensava essere il custode del giardino, in realtà era Gesù”.

– Una gioia immensa!
– Sarà stata felicissima!

“Ragazzi, voi avete mai ricevuto una bellissima notizia?”
“Siiii!!!!”
“E che cosa avete provato? Quali emozioni?”

SPERANZA
ALLEGRIA
FIDUCIA
EUFORIA
GIOIA
ENTUSIASMO
PROTEZIONE
GLORIA
WOW!
FELICITA’
RINGRAZIARE
AMORE
AFFETTO
BELLEZZA
SUPER BELLO
AMORE EXTRA
PACE
SUSPANCE
FANTASTICO

I bambini hanno sempre voglia di raccontare ed è bello sentirli descrivere gli episodi della loro vita in cui sono stati felici, oppure di una cosa brutta che è capitata loro ma che poi si è trasformata in un’esperienza bellissima come a Maria di Magdala.
Il lavoro è poi proseguito con la composizione di un Inno della Gioia utilizzando le parole frutto della loro riflessione.

Sulla melodia di Fra Martino Campanaro un inno cantato a due voci.
Meraviglioso!

Oggi è gioia
oggi è gioia

Felicità
Felicità

Oggi siam felici
Siamo tutti amici

Din Don Dan
Din Don Dan”

e poi un rap fantastico

Ho guardato sul vocabolario
e ho trovato le parole
tablet, Play Station, cavallo, top…secret

Ho guardato sul Vangelo
e ho trovato le parole
visto giardino
cercare sepolcro
angeli annuncio!

Ho guardato nel mio cuore
e ho trovato le parole
bello, pace, amore, gioia…
bello…
VEDRAI CHE BELLO!!!

I ragazzi hanno cantato con impegno il loro inno e poi ci siamo scatenati tutti insieme nel salone sulle note di “Happy” di Pharrell Williams mentre ogni ragazzo sventolava un cartello con una delle parole che avevano elaborato dopo la riflessione sul brano del Vangelo.

L’impegno che abbiamo chiesto ai ragazzi è stato quello di portare a casa, a scuola, nella squadra di calcio, ovunque la gioia di quei momenti passati insieme.
E per noi adulti l’impegno di continuare a coltivare insieme ai piccoli la consapevolezza che il mistero della Resurrezione di Gesù rappresenta la gioia della nostra fede.

Il Gelso Centenario

C’era una volta un gelso centenario, pieno di rughe e di saggezza, che ospitava una colonia di piccoli bruchi. Erano bruchi onesti, laboriosi, di poche pretese. Mangiavano, dormivano e, salvo qualche capatina al bar del penultimo ramo a destra, non facevano chiasso. La vita scorreva monotona, ma serena e tranquilla. Faceva eccezione il periodo delle elezioni, durante il quale i bruchi si scaldavano un po’ per le insanabili divergenze tra la destra, la sinistra e il centro. I bruchi di destra sostengono che si comincia a mangiare la foglia da destra, i bruchi di sinistra sostengono il contrario, quelli di centro cominciano a mangiare dove capita. Alle foglie naturalmente nessuno chiedeva mai un parere. Tutti trovavano naturale che fossero fatte per essere rosicchiate. Il buon vecchio gelso nutriva tutti e passava il tempo sonnecchiando, cullato dal rumore delle instancabili mandibole dei suoi ospiti. Bruco Giovanni era tra tutti il più curioso, quello che con maggiore frequenza si fermava a parlare con il vecchio e saggio gelso. “Sei veramente fortunato, vecchio mio”, diceva Giovanni al gelso. “Te ne stai tranquillo in ogni caso. Sai che dopo l’estate verrà l’autunno, poi l’inverno, poi tutto ricomincerà.
Per noi la vita è così breve. Un lampo, un rapido schioccar di mandibole e tutto è finito”. Il gelso rideva e rideva, tossicchiando un po’: “Giovanni, Giovanni, ti ho spiegato mille volte che non finirà così! Diventerai una creatura stupenda, invidiata da tutti, ammirata…”. Giovanni agitava il testone e brontolava: “Non la smetti mai di prendermi in giro. Lo so bene che noi bruchi siamo detestati da tutti. Facciamo ribrezzo. Nessun poeta ci ha mai dedicato una poesia. Tutto quello che dobbiamo fare è mangiare e ingrassare. E basta”. “Ma Giovanni”, chiese una volta il gelso, “tu non sogni mai?”. Il bruco arrossì. “Qualche volta”, rispose timidamente. “E che cosa sogni?”. “Gli angeli”, disse, “creature che volano, in un mondo stupendo”. “E nel sogno sei uno di quelli?”. “Sì”, mormorò con un filo di voce il bruco Giovanni, arrossendo di nuovo. Ancora una volta, il gelso scoppiò a ridere. “Giovanni, voi bruchi siete le uniche creature i cui sogni si avverano e non ci credete!”. Qualche volta, il bruco Giovanni ne parlava con gli amici. “Chi ti mette queste idee in testa?”, brontolava Pierbruco. “Il tempo vola, non c’è niente dopo! Niente di niente. Si vive una volta sola: mangia, bevi e divertiti più che puoi!”. “Ma il gelso dice che ci trasformeremo in bellissimi esseri alati”. “Stupidaggini. Inventano di tutto per farci stare buoni”, rispondeva l’amico. Giovanni scrollava la testa e ricominciava a mangiare. “Presto tutto finirà… scrunch… Non c’è niente dopo… scrunch… Certo, io mangio scrunch, bevo e mi diverto più che posso… scrunch… ma… scrunch… non sono felice… scrunch. I sogni resteranno sempre sogni. Non diventeranno mai realtà. Sono sono illusioni”, bofonchiava, lavorando di mandibole. Ben presto i tiepidi raggi del sole autunnale cominciarono ad illuminare tanti piccoli bozzoli bianchi tondeggianti sparsi qua e là sulle foglie del vecchio gelso. Un mattino, anche Giovanni, spostandosi con estrema lentezza, come in preda ad un invincibile torpore, si rivolse al gelso. “Sono venuto a salutarti. È la fine. Guarda sono l’ultimo. Ci sono solo tombe in giro. E ora devo costruirmi la mia!”. “Finalmente! Potrò far ricrescere un po’ di foglie! Ho già incominciato a godermi il silenzio! Mi avete praticamente spogliato! Arrivederci, Giovanni!”, sorrise il gelso. “Ti sbagli gelso. Questo… sigh… è… è un addio, amico!”, disse il bruco con il cuore gonfio di tristezza. “Un vero addio. I sogni non si avverano mai, resteranno sempre e solo sogni. Sigh!”. Lentamente, Giovanni cominciò a farsi un bozzolo. “Oh”, ribatté il gelso, “vedrai!”. E cominciò a cullare i bianchi bozzoli appesi ai suoi rami. A primavera, una bellissima farfalla dalle ali rosse e gialle volava leggera intorno al gelso. “Ehi, gelso, cosa fai di bello? Non sei felice per questo sole di primavera?”. “Ciao Giovanni! Hai visto, che avevo ragione io?”, sorrise il vecchio albero. “O ti sei già dimenticato di come eri poco tempo fa?”. Parlare di Risurrezione agli uomini è proprio come parlare di farfalle ai bruchi. Molti uomini del nostro tempo pensano e vivono come i bruchi. Mangiano, bevono e si divertono più che possono: dopotutto non si vive una volta sola?

Con oggi comincia il Triduo Pasquale. Giorni in cui, chi lo desidera, è chiamato al raccoglimento e alla riflessione ripercorrendo le ultime ore di vita di Gesù.
Mi è piaciuta questa storia e l’ho voluta condividere con voi affezionati lettori del blog.
Vi auguro una serenissima Pasqua!!!

Immagine: L’albero di gelso di V. Van Gogh