She Wolves

Quando nel 1953 Elisabetta viene incoronata Regina d’Inghilterra, la folla applaude felice questa giovane donna che raccoglie l’eredità importante e pesante del governo di un regno come quello  inglese.
Ma non è stato sempre così nella storia dell’Inghilterra e delle donne che l’hanno a diverso titolo governata.
Nel corso di questo agosto milanese così lungo e caldo ( ringrazio il cielo che è l’ultima settimana) ho passato molto tempo spiaggiata sul divano a guardare la televisione ( un po’ mi vergogno, ma il caldo era devastante e stare fermi sotto la ventola con la scorta di ghiaccioli vicino era l’unico modo per “sopravvivere”).
Un giorno Luca mi dice: ” Lo sai che su Netflix c’è una serie di documentari sulla storia delle regine d’Inghilterra? Secondo me potrebbe piacerti!”. Continua a leggere “She Wolves”

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La civiltà cretese: una linea del tempo e un po’ di mitologia…

Il programma di storia e di storia dell’arte  vanno di pari passo ed eccoci a studiare la civiltà cretese.
Nella linea del tempo che abbiamo realizzato vi è una quindi una suddivisione della storia della civiltà cretese dal punto di vista storico-culturale e una suddivisione legata all’evoluzione dal punto di vista artistico prendendo come punto di riferimento quella nuova forma architettonica rappresentata dai famosi palazzi cretesi…
Abbiamo inserito anche la suddivisione delle fasi della civiltà micenea che ad un certo punto si fonde e poi si sovrappone a quella cretese ponendo le basi per la civiltà greca…

linea-del-tempo-civilta-cretese-e-micenea

Nel ristudiare la storia di Creta e questa volta anche dal punto di vista artistico mi sono soffermata sulla funzione della religione cretese basata sulla venerazione di divinità collegate ad animali e fra questi ultimi particolare importanza veniva data al toro. Ed ecco allora ripensare alla taurocatapsia, cioè quel gioco rituale che consisteva in una lotta tra l’uomo e l’animale…

taurocatapsia

… e il mito del Minotauro.

Ho riletto la leggenda con molto piacere.

Quando Minosse salì sul trono, per provare ai due fratelli che ne aveva il diritto, chiese un segno divino. Poseidone gli mandò dal mare un toro da sacrificare. Minosse invece lo tenne fra le sue mandrie. Poseidone, per vendicarsi, fece innamorare del toro la moglie di Minosse, Pasifae e dalla loro unione nacque il Minotauro. Per nascondere a tutti il frutto di tale passione bestiale, Minosse incaricò l’architetto ateniese Dedalo di costruire un palazzo, il Labirinto, composto da una tale intrico di sale e corridoi che fosse impossibile trovarne l’uscita una volta entrati. Qui il Monotauro venne imprigionato.

Minosse constrinse la città di Atene a fornire ogni nove anni sette fanciulli e sette fanciulle da offrire in pasto al Minotauro. Secondo il mito, un anno accadde che il giovane e nobile ateniese Teseo si offrì di far parte dei fanciulli inviati a Creta: entrato nel Labirinto, affrontò il mostro e riuscì ad ucciderlo. Ma Teseo riuscì’ anche nell’impresa più difficile di uscire dal Labirinto grazie al filo che gli fornì Arianna, figlia di Minosse: l’eroe lo dipanò dall’ingresso e seguì a ritroso il percorso che aveva fatto.

Il mito del Minotauro e del Labirinto rivive in ciò che resta del Palazzo di Cnosso che come vedete dalla planimetria era enorme e contava qualcosa come più di 1000 stanze.
Per saperne di più cliccate qui.

planimetria_cnosso

A me la mitologia piace un sacco!
E a voi?
Quali sono i vostri miti preferiti?

Winton’s children

Nicholas Winton

In 1938, a 29- year-old man called Nicholas Winton was living and working in London.
One day he received a telephone call from a friend in Prague, Czechoslovakia.
Winton’s friend worked for the British embassy and he was helping to organise refugee camps for many families from Czechoslovakia. These families were in danger because they were Jewish.
Germany occupied part of Czechoslovakia and Winton and his friend knew it could soon occupy the rest of the country. Germany’s leader, Adolf Hitler, hated Jews.
Winton came from a Jewish family himself.
He decided to go to Prague. He wanted to help the families in Czechoslovakia before it was too late. There were a lot of children in the refugee camps, and he decided to organise special trains to take them to Britain, with the help of the British embassy.
Winton returned to London and started to raise money for their journey. He also had to find families in Britain to look after the children
In march 1939, Hitler invaded the rest of Czechoslovakia. That year, eight large groups of children (669 in total) left Prague. Most of them were Jewish and seven groups left by train. It was a long journey.
The trains travelled from Czechoslovakia through Germany, and then to Holland. Next the children travelled by boat to England.
On September 3rd 1939 there was an eight train at Prague station. It was ready to take children to England. Unfortunately, it never left Prague. That day, the Second World War started. The Germans closed the borders. Tragically, the train and the 250 children on it, disappeared. For the rest of his life, Winton sorry that the train didn’t leave Prague one day earlier.
The 669 children started a new life in England. They lived with British families.
Back in Czechoslovakia, Hitler sent Jews and many other people, to concentration camps. Most of the families of Winton’s children died.
For years, Nicholas Winton never talked about his work. He didn’t even tell his wife!
50 years later, in 1988, his wife found documents, letters and photos and Winton told his story.
In September 2009, a special train left Prague station. On the train there were 22 of the original children, with their children and grandchildren. The train followed the same route as in 1939, from Prague to London. At London Liverpool Street station, after 70 years, they finally met 100-year-old Sir Nicholas Winton, the man who saved their lives.

Sir Nicholas Winton è morto nel 2015 all’età di 106 anni.
E’ stato definito ” un eroe timido”.
Ha salvato 669 bambini dalla ferocia senza senso del nazismo e solo 50 anni dopo si è venuti a conoscenza delle sue gesta per caso.
Mi sto divertendo a seguire Matilde nella preparazione della prova orale dell’esame ( il brano si riferisce alla prova di inglese orale ovviamente) e sto riscoprendo tante, tante e ancora tante cose sul periodo delle dittature del XX secolo in Europa.
Alcune mi hanno fatto venire i brividi oltre ogni limite ( eugenetica nazista) ma altre mi hanno risollevato l’animo.
Come questa incredibile storia di Sir Nicholas Winton

… grazie ad un libro…

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Ieri sera ho terminato la lettura de “L’amante giapponese” della mia adorata Isabel Allende.
Anche questa volta non mi ha deluso tenendomi letteralmente inchiodata alle pagine con una storia d’amore appassionata e al contempo razionale, con viaggi indietro e avanti nel tempo, con la sua capacità di farmi sentire davvero i profumi e i sapori che descrive ( questa è la caratteristica che amo più in lei e anche nell’altro mio scrittore preferito, Gabriel Garcia Marquez).
Grazie a questa lettura ho anche potuto approfondire un evento storico che è sempre stato mal riportato e al quale forse non si è data la giusta importanza, nemmeno nei libri di scuola ( almeno non nel testo di storia di Matilde di terza media).
Sto parlando dell’internamento dei giapponesi negli Stati Uniti dopo l’attacco da parte del Giappone a Pearl Harbour il 7 dicembre del 1941.
In seguito a questo attacco a sorpresa alla base militare statunitense, tutti i giapponesi residenti negli Stati Uniti, anche quelli di seconda generazione quindi cittadini americani a tutti gli effetti furono deportati e ghettizzati in campi di internamento perchè considerati tutti potenziali spie. Poco importa se nessun atto di spionaggio o sabotaggio fosse stato compiuto. Essi venivano chiamati “alien enemies”, stranieri nemici come del resto gli italiani e i tedeschi residenti negli Stati Uniti.
Fu Franklin Delano Roosevelt ad emanare questo decreto…

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I giapponesi furono smistati in dieci campi sparsi nei deserti degli Stati Uniti. Il più famoso forse è quello di Topaz, nello Utah, a pochi km da Salt Lake City.
In queste zone di esclusione, i giapponesi cercarono di condurre una vita dignitosa seppur in mezzo a mille difficoltà. Molti giovani furono anche reclutati nell’esercito americano e quindi costretti a combattere per gli stessi americani che li stavano tenendo prigionieri.

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Una volta terminata la guerra furono rilasciati ma per molti di loro fu difficile ricominciare a vivere anche perchè continuava ad essere presente il sospetto nei loro confronti.
Soltanto sotto il governo Reagan nel 1989 le famiglie giapponesi ottennero un risarcimento economico per quello che hanno dovuto subire e sotto il governo Bush senior hanno ricevuto le scuse ufficiali.
Ho tratto queste informazioni dal sito Buroghi:occhi sull’Impero il quale nominava un film che ho visto parecchi anni fa e che mi era piaciuto molto “La neve cade sui cedri”

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Tratto dal romanzo omonimo di David Guterson narra gli eventi accaduti nei primi anni cinquanta in un piccolo paese dello stato di Washington in cui viene trovato morto un pescatore. Viene accusato un giapponese ( l’odio degli americani nei confronti dei giapponesi è ancora vivo) che aveva avuto problemi con la famiglia della vittima ma che si rivelerà innocente.

Il film descrive il processo, intervallato da flash back del protagonista, un giornalista innamorato di una ragazza giapponese che durante il periodo dell’internamento si è sposata con un connazionale ( l’imputato).
L’ho rivisto con piacere ieri mattina ( mentre stiravo!).

Chiudo con una riflessione.

Quando pensiamo alla seconda guerra mondiale il pensiero corre a ciò che è successo nei campi di concentramento nazisti e alle brutture compiute e alla discriminazione senza senso di Hitler.
Gli americani non sono arrivati ad annientare un popolo in questo modo ma non hanno avuto scrupoli nel trattare come animali persone solo perchè appartenevano a quel popolo.
I civilissimi Stati Uniti!

Che dire?
La lettura di un romanzo mi ha aperto la mente a cose nuove stimolandomi ad approfondire.
Credo che questo sia proprio il bello dell’apprendere. Sempre. Ad ogni età!