Albero

Da un paio di settimane ho cominciato il mio primo corso di yoga per bambini.
Per ora non sono molti, ma li vedo, anzi le vedo, perchè sono tutte bambine, molto contente di partecipare.
Ho pensato di sviluppare insieme a loro un percorso che ci porta alla scoperta della bellezza degli alberi e del bosco.
Ho disegnato un grande albero in un prato e circondato da un bel cielo azzurro e ad ogni lezione lo arricchiamo con degli elementi ( fiori, le farfalle, gli uccellini, il sole ecc…).
Ogni lezione sarà dedicata a quel particolare elemento proponendo oltre alle posizioni dello yoga, giochi di respiro, di concentrazione e momenti creativi.
Cercando un libro per bambini sugli alberi ( ce ne sono tantissimi, ne avevo parlato anche in questo post) mi sono imbattuta in un piccolo capolavoro.
Il titolo è semplicemente “Albero”. Continua a leggere “Albero”

Gluten Sensitivity

E’ confermato: non sono celiaca ma due pareri medici su due parlano di sensibilità al glutine.
Ho voluto saperne di più e ho acquistato questo libro che spiega nel dettaglio che cos’è la sensibilità al glutine e come fare per evitare tutti i fastidiosi sintomi ad essa legata.
La sindrome da sensibilità al glutine è diffusa e colpisce ogni fascia d’età.
E’ una sindrome in quanto oltre ai disturbi intestinali classici ( dolori addominali, gonfiore, gas, stipsi ecc…) provoca tutta una serie di disturbi extraintestinali come sonnolenza, mal di testa, depressione, stanchezza cronica e disturbi cutanei. Negli ultimi due anni infatti, io, a parte i disturbi cutanei ( che non ho fortunatamente) sto lottando contro la stanchezza, la sonnolenza ( dormirei praticamente sempre) oltre che con i fastidiosissimi gonfiori addominali e disturbi intestinali vari. Continua a leggere “Gluten Sensitivity”

Guarda oltre ciò che vedi…

La Cresima dei miei ragazzi si avvicina e stiamo cercando di capire insieme il significato dei sette doni dello Spirito Santo.
Ieri è stata la volta dell’intelletto.
La parola intelletto deriva dal latino intellectus, derivato dal participio passato del verbo intellìgere, cioè leggere dentro, capire.
Quando ho iniziato a preparare l’incontro e ho pensato al leggere dentro, mi è venuta immediatamente in mente la frase “guarda oltre ciò che vedi” e mi sono chiesta dove l’avevo sentita.
E poi … l’illuminazione.
Nel film d’animazione “Il Re Leone 3” il piccolo suricato Timon, stanco e annoiato della sua vita abitudinaria ( scavare tane per difendersi dalle iene, procurarsi il cibo e … scappare dalle iene) si allontana dal gruppo e parte per cercare un posto meraviglioso in cui vivere mille avventure. Sappiamo che incontrerà quello che diventerà il suo migliore amico, il facocero Pumba e poi il piccolo leoncino Simba, ma quando ad un certo punto pensa di aver perso un po’ la strada compare la scimmia “saggia e un po’ sballata” che gli dice: ” Se vuoi trovare il tuo posto meraviglioso, guarda oltre ciò che vedi” e così Timon inizia a mettere a fuoco ciò che lo circonda fino a quando non vede la Rupe dei Re e capisce che è in quella direzione che deve andare.

E così ho fatto vedere il pezzettino di cartone ai miei ragazzi e ci siamo soffermati a pensare a che cosa significa guardare oltre ciò che vediamo nei rapporti con le persone.
Perchè è così.
Solitamente ci fermiamo a ciò che vediamo, all’apparenza e addossiamo  questa o quella etichetta senza possibilità d’appello.
E se provassimo a guardare un po’ più in profondità? E se provassimo a mettere a fuoco?
Magari di quella persona che abbiamo etichettato come antipatica scopriamo invece altre qualità o scopriamo il motivo per cui magari si comporta sempre in maniera un po’ scostante.
Certo questo atteggiamento richiede molto impegno.
Come fare per far sperimentare ai ragazzi, seppur in maniera molto semplice, questo atteggiamento?
Le illuminazioni arrivano davvero casualmente!
Mi sono tolta gli occhiali perchè some al solito mi bruciavano gli occhi e guardandomi intorno non vedevo nulla ovviamente ( sono miope come una talpetta!) e allora ho pensato: ” Ma certo gli occhiali!”.
Allora ho costruito ben tredici occhialini di cartoni ( quanti sono i miei ragazzi) e ad un certo punto dell’incontro glieli ho fatti mettere e li ho invitati prima a chiudere gli occhi e a visualizzare nella loro mente alcuni dei loro compagni di catechismo e pensare alla prima cosa che veniva loro in mente ( confesso che mi sentivo molto insegnante di yoga in quel momento, che volete deformazione professionale). Poi li ho invitati ad aprire gli occhi e a pensare che grazie a quegli occhialini avrebbero potuto mettere a fuoco i loro compagni scoprendo altre qualità, altre caratteristiche alle quali fino a quel momento non avevano pensato.

L’esperimento sarà riuscito?
Non lo so, ma il fatto di vederli concentrati nel provare ( non tutti ma non importa) è stato già molto positivo.

Per chi è curioso di vedere gli occhialini eccoli…

ho trovato il template su questo sito molto carino.

Volutamente sono a forma di cuore e non perchè ho avuto un raptus di romanticismo ma perchè “guardare oltre” e “leggere dentro” richiede un impegno che nasce dal cuore, è un movimento verso l’altro che ha una componente mentale ma anche emotiva.

Tutte queste riflessioni mi hanno fatto poi venire in mente le parole di un libro che sto studiando per il mio corso di formazione per l’insegnamento dello yoga nell’età evolutiva e cioè “L’identità” di Amin Maalouf.

Maalouf è nato in Libano ma da molti anni vive in Francia.
Scrive: ” L’identità di una persona è costituita da una moltitudine di elementi che non si limitano ovviamente a quelli che figurano sui registri ufficiali. Per la stragrande maggioranza degli individui, c’è di sicuro, l’appartenenza a una tradizione religiosa; a una nazionalità, talvolta a due; a un gruppo etnico o linguistico; a una famiglia più o meno allargata; a una professione; a un’istituzione; a un certo ambiente sociale… ma la lista è assai più lunga, virtualmente illimitata.
… Tutte queste appartenenze non hanno evidentemente la stessa importanza, a ogni modo non nello stesso momento. Ma nessuna è totalmente insignificante. Sono gli elementi costitutivi della personalità, si potrebbe quasi dire “i geni dell’anima”… se ciascuno di questi elementi può riscontrarsi in un gran numero di individui, non si ritrova mai la stessa combinazione in due persone diverse, ed è proprio ciò che fa sì che ogni essere sia unico e potenzialmente insostituibile…”

Innanzitutto mi permetto di consigliare la lettura di questo testo ( anche se non l’ho finito ma mi ha conquistato dalle primissime pagine) e poi rifletto sul fatto che se ognuno di noi, creature del mondo, avessimo sempre a portata di mano un paio di occhiali per mettere a fuoco le caratteristiche uniche e insostituibili di chi incontriamo sul nostro cammino… beh! Molto probabilmente il mondo sarebbe un posto migliore. Forse quel luogo meraviglioso che cercava il piccolo suricato.

Yoga per bambini: l’importanza delle favole

doc1

In una classe di yoga per bambini una costante per me è la favola.
Ma perchè inserire le favole in una lezione?
Clemi Tedeschi nel suo libro “Piccolo Yoga” scrive:
L’animazione di una favola con asana è il cuore di una seduta di Piccolo Yoga. Attraverso i giochi i piccoli praticanti hanno preso confidenza con le posizioni, sono più calmi e ricettivi, pronti per l’ascolto e l’esecuzione. Le sequenze narrative sono strutturate in modo che le posizioni fluiscano una dopo l’altra e il linguaggio, molto semplice, non interrompa l’azione. Ciò favorisce la concentrazione e fa sperimentare quell’armonia tra mente e corpo che costituisce uno degli obiettivi fondamentali della pratica. I contenuti, inoltre, richiamano l’importanza della relazione con la natura, con tutti gli esseri viventi, trasmettono valori coerenti con la filosofia yoga e con le istanze contemporanee“.

Quindi la favola si pone come strumento ideale, attraverso gli asana proposti in maniera dinamica e fluida, per esercitare il corpo, renderlo flessibile e forte imitando le posizioni degli animali e degli elementi della natura, ma anche per trasmettere valori come la collaborazione, la generosità, la condivisione ecc…
Infatti la favola, come sappiamo ha sempre una morale su cui poi si può eventualmente riflettere insieme al termine della seduta.
Nelle mie, poche, esperienze di insegnamento dello yoga ai bambini, ho sempre inserito il momento della favola. Alcune inventate da me, altre proposte attingendo da varie fonti e libri.
Negli ultimi giorni ho fatto degli acquisti in vista dell’avvio del mio primo corso per bambini ( sono superemozionata!). Tra i libri acquistati due propongono proprio delle storie.

img_8182

Le quattro storie, due per ogni libro sono proprio carine e le illustrazioni mi piacciono molto.
All’inizio vengono illustrate le due sequenze ( su una devo dire che non mi sembra molto fluida, ma ci lavorerò sopra) e poi man mano che il racconto procede il nome della posizione in sanscrito, il suo significato e i benefici.

img_8176

img_8177

img_8178

img_8179

img_8180

Tutte le storie trasmettono il loro messaggio educativo.
Il piccolo Huddàian è sempre molto triste perchè gli altri bambini lo prendono sempre in giro. Ma il grande saggio gli mostrerà che è proprio negli esseri piccoli e apparentemente insignificanti che si celano delle meraviglie…

A parte quindi piccoli aggiustamenti personali sono certa che utilizzerò queste favole nelle mie lezioni.
Un acquisto andato a buon fine.

Irene Cocchi- Filippo Curzi
I racconti dello Yoga
Gli animali del bosco e La storia di Huddàian.
Edizioni Macro

Con questo post partecipo all’iniziativa “Il venerdì del libro” di Homemademamma

Dal tappetino al piatto

mde

Concludo la settimana bloggosa parlando ancora di alimentazione legata ad uno stile di vita yogico e lo faccio con l’aiuto di un piccolo libro che fa parte della collana “Yoga in pratica” delle Edizioni Magnanelli ( si tratta di tascabili, di facile lettura, scorrevoli, molto godibili e appunto pratici).
Il libro si intitola appunto “Dal tappetino al piatto” di Cinzia Picchioni, insegnante di yoga dal 1987 che affianca all’insegnamento le sue conoscenze sull’alimentazione naturale. Scrive anche sul sito “Le vie del Dharma.

Il libro si apre citando un passaggio della Bhagavad-Gîtâ:

“Lo yoga non è per chi mangia troppo
né per chi non mangia affatto….
lo yoga è per colui che è misurato nel cibo”

Ritorna il concetto di moderazione di cui parlavo nel post precedente
In sanscrito il concetto di moderato si esprime con la parola mitâhâra quindi la dieta alla quale lo yogin deve attenersi per ottenere benefici dalla pratica.
La dieta non consiste solo in ciò che mangiamo ma è molto importante anche il come mangiamo.
Alimentarsi ha un risvolto quasi religioso, comunque rituale.

Lo yogin deve bere acqua in silenzio, meditare e poi ingerire il primo boccone, considerandolo offerto al soffio vitale ascendente ( prana), il secondo considerandolo offerto al soffio vitale discendente ( apâna), il terzo considerandolo offerto al soffio vitale digestivo ( samâna), il quarto considerandolo offerto al soffio vitale di espettorazione ( udâna), il quinto al soffio vitale circolatorio ( vyâna); quiandi lo yogin deve bere di nuovo e toccarsi il cuore…
( Stefano Piano – Enciclopedia dello yoga, Magnanelli)

Ora forse ai nostri occhi e al nostro modo di concepire il momento dei pasti tutto questo è un po’ esagerato e fuori dalla nostra mentalità, però credo che soffermarsi solo un pochino a pensare al momento del pasto come un momento non dico sacro ma importante e vitale per la nostra salute, il nostro benessere e la nostra energia ( fisica e mentale) può attribuire al momento stesso un significato un po’ più profondo, visto che solitamente consumiamo i pasti in fretta e furia perchè abbiamo altre tremila cose da fare ( soprattutto per chi mangia fuori casa per via del lavoro).
“Qui e ora” anche quando mangiamo.
Quindi niente cellulari, libri, giornali.
Se si mangia in mensa una bella chiacchierata tra colleghi piuttosto!
E’ già tutto molto più yogico!

Il libro da anche delle indicazioni specifiche sui vari cibi “yogici” nel capitoletto “Cibi si, cibi no”.
Per una pratica benefica, soprattutto per chi è alle prime fasi della pratica stessa sono da privilegiare i cerali e i legumi, verdure verdi e poco cotte, prodotti caseari freschi e frutta cruda. Da evitare le spezie forti come il peperoncino piccante, l’aglio e le cipolle crude.

Il modo di alimentarsi è sicuramente una questione etica e lo yoga ” lascia dei sassolini per aiutarci a ritrovare la strada di casa”.
Questi sassolini sono i famosi yama e niyama, le 10 “regolette” degli Yoga Sutra di Patanjali che rappresentano i primi gradini del percorso verso il samadhi, cioè l’unione di noi stessi con il Tutto.
Allora chiedersi da dove proviene il cibo che acquistiamo, come è stato ottenuto, se ciò che acquistiamo e consumiamo ha danneggiato la Terra diventa un modo per alimentarsi in modo etico e rispettoso del nostro pianeta e di chi ha prodotto quel cibo.
Questo significa accontentarsi, asteya, così come significa accontentarsi non mangiare fragole o pomodori a dicembre rispettando la stagionalità degli alimenti.
Aimsha, la non violenza.
Non violenza riferita nel caso dell’alimentazione agli animali.
Il vegetarianesimo per molti indiani è uno stile di vita che nasce proprio dalla compassione per gli esseri viventi. Quindi l’alimentazione vegetariana è uno strumento per esprimere la pratica della non violenza e della coesistenza pacifica.
L’argomento è delicato, soprattutto per noi occidentali ma è vero che la riduzione del consumo di carne porterebbe dei vantaggi a tutto tondo al nostro pianeta ( nel parlavo qui).
Un terzo yama importante dal punto di vista del cibo, è secondo l’autrice, shaucha, la pulizia.
Considerare la purezza del cibo evitando di mangiare cibo inquinato o contaminato o modificato geneticamente diventa importante per una benefica pratica yogica. Ma il cibo non è solo ciò che mangiamo. E’ anche ciò che vediamo, sentiamo, leggiamo e respiriamo. Quindi cibo benefico per uno yogi diventa anche ascoltare musica rilassante, impegnarsi in letture che ispirano.

Insomma, alimentarsi è importante e sarebbe davvero un vantaggio per tutti ( dal punto di vista fisico e mentale) non considerarlo un mero atto meccanico, un qualcosa che si deve fare per sopravvivere, ma invece un atto che serve per vivere.
Secondo la visione indù, il cibo è qualcosa da rispettare.

Chiedi al tuo cibo se la sua storia ti rende orgoglioso, chiediti se quello che mangi riflette i tuoi valori“.

Cinzia Picchioni
Dal tappetino al piatto
Edizioni Magnanelli

Con questo post partecipo all’iniziativa “Il venerdì del libro” di Homemademamma