Yoga dunque sono

Durante le mie lezioni di yoga c’è sempre qualche allieva che mi fa domande sui vari aspetti della disciplina.
Visto il poco tempo che abbiamo sempre a disposizione per dare risposte esaurienti, ho pensato di utilizzare lo strumento del blog per rispondere in maniera più dettagliata alle loro domande.
Ma poi ho pensato di creare uno spazio tutto per loro ed è nato il blog “Yoga dunque sono“.
Ogni settimana caricherò un post su un argomento che ha riguardato la pratica della settimana o una richiesta che è nata dall’interesse delle mie allieve.
Se questo spazio è nato pensando a loro è ovvio che tutti coloro che sono interessati vi ci possono accedere.
Ecco perchè ho collocato nella colonna dei widget di questo blog la bella immagine della margherita che porterà allo spazio dedicato allo yoga.
Su questo blog ho parlato molto di yoga e continuerò a farlo rispetto allo yoga per i bambini, che ha una valenza educativa e si collega molto bene agli argomenti che tratto in questo spazio virtuale ( apprendimento, attività con i bambini, dsa, catechismo ) che ormai considero come una mia preziosa creatura, mentre per quanto riguarda lo yoga in generale scriverò d’ora in poi solo sul blog dedicato.

Buona continuazione di lettura a tutti voi quindi, amanti e non dello yoga.

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Dal corpo alla mente allo spirito

In questi giorni sto studiando un testo di anatomia dello yoga.
Questo libro si presenta come un analisi anatomica e una descrizione tecnica delle posizioni dello yoga ( asana ) ma in realtà è molto di più.
E’ uno studio del corpo per arrivare alla mente.
Leggo dall’introduzione:

” Questo non vuole essere uno studio completo ed esaustivo dell’anatomia umana o della scienza dello yoga. Nessun libro potrebbe mai esserlo. Entrambi i campi sono caratterizzati da un numero pressochè infinito di dettagli, micro e macroscopici, tutti affascinanti e potenzialmente utili in base ai vostri interessi. Il nostro scopo è quello di presentare elementi dell’anatomia che risultano essere più utili a coloro che si dedicano allo yoga, siano essi allievi o insegnanti.

Il vero Sé è un Sé esperienziale
Lo yoga indica un modo per raggiungere qualcosa nel nostro profondo: il vero Sé. L’obiettivo di questa ricerca è spesso definito con espressioni mistiche, che suggeriscono che esso esiste su un piano immateriale.
Questo libro parte dalla posizione opposta, affermando che per penetrare profondamente in noi stessi, dobbiamo intraprendere un viaggio all’interno del nostro corpo fisico. Dopodiché, non solo capiremo l’anatomia ma faremo un’esperienza diretta della realtà da cui originano i concetti fondamentali dello yoga. Si tratta di una spiritualità quasi corporea. Facciamo una netta distinzione tra la concezione mistica ( la presunta percezione di una realtà soprannaturale, sperimentata attraverso mezzi extrasensoriali) e la concezione spirituale ( dalla parola latina spiritus che significa respiro, il principio sensibile o vitale di ogni individuo).
La ragione di questa relazione così densa di significato tra yoga e anatomia è molto semplice. I principi yoga più profondi si basano su un notevole apprezzamento della costruzione del corpo fisico.

Pratica, discernimento e abbandono
Gli antichi insegnamenti che sono giunti fino a noi si sono sviluppati attraverso l’osservazione della vita in tutte le sue forme ed espressioni. Le perspicaci osservazioni degli uomini hanno dato origine alla pratica dello yoga ( Kriya yoga) formulata da Patanjali e riaffermata da Reinhold Niebuhr nella sua famosa preghiera della serenità ( ” Oh Dio, dammi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare, la saggezza per distinguere le une dalle altre”).
Con questa pratica orientiamo il nostro atteggiamento verso il discernimento ( Swadhyaya) per distinguere le cose che possiamo cambiare ( tapah) dalle cose che non possiamo cambiare ( Isvara Pranidhana).
Non è forse questo un motivo importante per studiare l’anatomia nell’ambito dello yoga? vogliamo sapere che cosa c’è dentro di noi così da capire perchè alcune cose siano relativamente facili da cambiare e altre sembrino difficili. Quanta energia dobbiamo impegnare per superare la nostra resistenza? Qual è il momento in cui dobbiamo arrenderci a qualcosa che probabilmente non cambierà? entrambe queste azioni richiedono uno sforzo. Arrendersi è un atto di volontà.
Sono domande per cui non ci sarà mai una risposta definitiva. A Tal fine anche una piccola conoscenza anatomica sarà di grande aiuto, soprattutto quando inseriamo nel nostro studio gli aspetti riguardanti la respirazione. Che cosa rende il respiro il più grande maestro di yoga? La respirazione è al contempo un’azione volontaria e autonoma ed è per questo motivo che il respiro dà una risposta all’eterna domanda su ciò che possiamo o non possiamo controllare o cambiare.
Se vogliamo evolvere, tutti noi ci troveremo ad un certo punto di fronte a questa domanda personale e al tempo stesso universale”.

Leslie Kaminoff – Amy Matthews
Yoga Anatomy
Calzetti Mariucci Editore

Il suono naturale del nostro respiro

Questa settimana alle mie allieve ho proposto una piccola meditazione ( giusto cinque minuti) sul respiro con la ripetizione del mantra So-Ham.

Il nostro respiro è un atto fisiologico involontario che compiamo circa 25.000 volte al giorno.
Ogni respirazione secondo lo Yoga è accompagnata da un suono, un breve Mantra che recitiamo costantemente senza accorgercene.
Il Mantra So Ham.
Il suo significato è “Io sono quello” o in parole meno ermetiche “io sono parte dell’energia universale presente in ogni cosa”.
La stessa dinamica respiratoria quindi presuppone, insita nella nostra natura, una predisposizione verso il mondo, e verso tutti gli esseri viventi, predisposizione che riusciamo a cogliere solo a momenti, presi come siamo dagli impegni e dai problemi della vita.
Come lo Yoga ci insegna, concentrandoci invece sul respiro e ripetendo mentalmente il Mantra So Ham è possibile entrare consapevolmente in questo stato di coscienza più vasto e universale, in una dimensione quindi che trascenda le comuni circostanze del vivere quotidiano.
(dal sito yogaitalia.it)

Questa piccola meditazione fa parte della mia pratica quotidiana.
Nelle ultime settimane non riesco a svegliarmi molto presto ( come facevo prima) e fare una pratica completa, per cui, rispettando ciò che il mio corpo e la mia mente mi suggeriscono preferisco dedicare anche solo cinque minuti a concentrarmi sul mio respiro.
Tutto questo mi aiuta ad avere un po’ più di chiarezza mentale, di permettere alla mente di non vagare fin dal primo risveglio e intanto ritrovo ( anche se con un po’ di fatica) quel luogo sacro, tutto mio.

L’immagine di apertura me l’ha inviata una cara amica durante lo scorso weekend che ha trascorso in montagna. Immagino che in luoghi come questo, dove regna incontrastato il silenzio, riuscirei davvero a sentirlo il suono naturale del mio respiro!

Vi lascio il video con la carinissima Sara Bigatti che vi spiega come fare ….( lei lo canta il mantra, ma in realtà va ripetuto mentalmente)

Buon fine settimana cari amici di blog!

Passare ad un’attitudine yogica

In giorni in cui mi sento intrappolata in un vortice di eventi, in cui la mente vaga preda dei pensieri più pessimisti e in cui non c’è verso di vivere il qui e ora, leggo…

Nello stile di vita yogico s’impara ad affrontare con uguale distacco sia gli avvenimenti piacevoli sia quelli piacevoli. Mentre non si permette alle situazioni o agli avvenimenti piacevoli di creare un senso di euforia e di conseguenza di esaltazione, nello stesso tempo non si permette agli eventi infelici o dolorosi di raffreddare la propria positiva attitudine verso la vita.
Al contrario gli eventi dolorosi sono utilizzati per sviluppare una grande forza interiore.
Se vi accorgete che state precipitando in una situazione di stress, non fatevi prendere dal panico. Usate quest’opportunità per rendere il vostro corpo robusto e vigoroso e anche per sviluppare un sano modo di pensare. Scoprirete che cambiando le vostre prospettive lavorerete in maniera più efficace in qualsiasi cosa farete, le vostre capacità decisionali miglioreranno e le aspettative di una crescita completa nella vostra vita lavorativa inizieranno ad essere più splendenti.
Potete rendere lo stress un problema o una sfida.
Se guardate allo stress come un problema, necessariamente la soluzione dovrà venire dall’esterno.
Se affrontate lo stress come una sfida, allora sarete capaci di trattarlo attraverso lo yoga e la vostra nuova visione della vita.
Il modo di pensare yogico è: ” io sono responsabile della situazione in cui mi trovo, quindi posso modificarla”.
Così potete farlo anche voi!

“Yoga e stress – la scienza dello yoga per alleviare lo stress”
compilato da Swami Suryamani Saraswati
Edizioni Satyananda Ashram Italia

Una bellissima storia d’amore

Se vi chiedessero a bruciapelo qual è la più bella storia d’amore, probabilmente rispondereste Romeo e Giulietta. Altri preferiscono Tristano e Isotta o Dante e Beatrice.
Non manca chi ritiene Stanlio e Ollio la coppia più unita, almeno nello schermo, e chi stima la storia d’amore di Cristo per l’umanità l’ultimo, grande mito contemporaneo.
Prima che sulla scena del mondo si recitasse la nostra personale storia d’amore, la più avvincente di tutte, il mondo greco ha cantato gli amori degli Olimpici, il ratto di Elena e l’aspro ritorno di Odisseo da Penelope; il mondo egizio ci ha tramandato l’amore degli sposi-fratelli Iside e Osiride; il mondo latino la favola di Amore e Psiche, il medioevole tragiche vicende di Abelardo e Eloisa, Tristano e Isotta, Ginevra e Lancillotto, Merlino e Viviana. La letteratura ci ha cullati con l’amore di Dante per Beatrice, del Petrarca per Laura, di Don Chisciotte per Dulcinea. Ma nessuno di questi amori ha avuto tanta vitalità da nascere nella culla della nostra antichità europea e giungere intatto ai nostri giorni. L’India ha invece sempre cantato e continua a cantare, un amore e un’avventura che si perdono nella notte dei tempi
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