La danza delle api

Sto lavorando ad un progetto di yoga per bambini che avrà come protagoniste le api.
Mi sta sempre più affascinando il mondo di questi piccoli insetti impollinatori e apprezzando sempre di più il loro ruolo e la loro importanza rispetto al nostro benessere e a quello del nostro pianeta.
Cercando materiale per elaborare il mio progetto ho scoperto una cosa bellissima che vorrei condividere.
Vi siete mai chiesti come fanno a comunicare tra loro le api?
Ebbene… danzano!
E conoscono ben due tipi di danza: la danza circolare e la danza dell’addome.
Ecco come funziona il tutto!

Quando un’ape esploratrice (bottiniera) ha trovato un fiore particolarmente ricco di nettare, dopo aver percorso fino a 10 Km, torna all’alveare per reclutare altre api, ed indicare la posizione esatta del cibo attraverso movimenti precisi.
Maggiore è la distanza dal cibo, più la danza è eseguita con lentezza e più sono marcati i movimenti dell’addome; più è vivace la danza, più è ricca la fonte; anche il ronzio può variare in intensità a scopo di comunicazione.
Se la fonte di cibo si trova entro 100 m di distanza dall’alveare, l’ape esegue una danza circolare, alternando un giro in senso orario e uno antiorario; se il fiore si trova ad una distanza superiore ai ape 1100 m, l’ape esegue la danza scodinzolante o dell’addome: si muove descrivendo un “otto” e facendo ondeggiare l’addome.
La danza segnala anche la posizione del cibo rispetto al sole.
Per le api la linea retta immaginaria sull’alveare indica la direzione del sole, quindi, l’angolazione della danza varierà col variare della distanza angolare tra il fiore e il sole.
L’ape bottinatrice rilascia anche un “campione” del nettare.
Queste informazioni estremamente precise condurranno le altre api al fiore desiderato.

Non è fantastico?

E ora mi metto a danzare anche io per trasformare tutta questa meraviglia in una lezione di yoga per bambini!

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Lo yoga spiegato ai bambini

Ciao a tutti voi!
Siamo ritornati a Milano dopo quindici giorni di collina!
Luca ha ripreso il lavoro, Matilde sta decidendo quando iniziare a fare i compiti delle vacanze e io dopo aver pensato a riordinare un pochino casa, ho ripreso a lavorare ai miei progetti autunnali, primo fra tutti il mio corso privato di yoga per bambini.
L’aspetto affascinante dell’insegnare yoga ai bambini è che davvero ci sono sempre cose nuove da scoprire, approcci all’insegnamento diversi ed estremamente interessanti.
In collina ho letto/studiato il libro “Lo yoga spiegato ai bambini” di Lucia Morello ( che ho conosciuto allo Yoga Festival Bimbi lo scorso maggio).
L’autrice è giornalista e formatrice da ormai 35 anni e dal 2003 è impegnata nella diffusione dello Yoga in tutte le sue forme.
E’ l’ideatrice del metodo Yogalè per insegnare Yoga ai bambini e forma insegnanti di Yoga specializzati nello stesso metodo presso NULAB Academy.
Che cosa caratterizza il metodo Yogalè?
Il metodo Yogalè si fonda sul riconoscimento dei talenti come libera espressione dei desideri dei singoli individui fin dalla tenera età.
Talenti e desideri che non solo sono accolti ma anche coltivati per messo di strumenti di gioco e attività ludico-motorie, utili a liberare dagli schemi di emotivi standardizzati e attivare il pensiero creativo.”

Ai bambini viene data la possibilità di scoprire e conoscere le proprie risorse per superare situazioni quotidiane difficili e cominciando ad affinare quella particolare qualità che si chiama problem solving, tanto utile anche e soprattutto nell’età adultà.
Il metodo ha quindi come fondamento la scoperta e la ricerca della creatività e per questo il suo approccio è propositivo e non direttivo.
Ogni lezione ruota attorno a dei suggerimenti che possono essere dati dall’istruttore ( simpaticamente chiamato cantastorie) ma anche dai piccoli yogi stessi.
Attraverso un mix tra la tradizione yogica e la mitologia greco-romana i piccoli praticanti intraprendono un viaggio addentrandosi di volta in volta in una foresta incantata o in una città misteriosa o ancora in un pianeta sconosciuto e qui con l’aiuto del cantastorie incontrano personaggi leggendari con le loro caratteristiche e peculiarità, ne approfondiscono la conoscenza attraverso l’uso della fantasia, del gioco, del movimento e del respiro e fanno proprie le loro loro sfide attingendo al pensiero creativo.
Il viaggio, i luoghi e i personaggi sono degli strumenti che vanno estrapolati dal mondo dell’immaginazione e portati nel quotidiano.
Il bambino porterà in quel viaggio le proprie sfide ( paure, insicurezze, difficoltà), le potrà condividere e sviluppare abilità per poterle trasformare in opportunità.

Questo viaggio sarà molto utile ai bambini ma anche agli istruttori-cantastorie perchè si sa che “I bambini sono ottimi maestri, a patto di lasciarli esprimere e saperli ascoltare“.

Una frase di Lucia mi è piaciuta tantissimo ed è diretta a noi adulti che abbiamo deciso di intraprendere la via della trasmissione dello yoga ai bambini: “ Meravigliarsi delle proprie stesse parole“.
E’ vero! Se c’è meraviglia da parte nostra, si apre un mondo di meraviglie agli occhi dei bambini”.

Nella mia piccola esperienza di insegnante e anche di catechista ho capito che tanto più io mi diverto e appunto mi meraviglio tanto più ho centrato il mio personale obiettivo, cioè quello della trasmissione di particolari valori.
Tornando al libro chiudo, oltre che con il consiglio di acquistarlo , con la quarta di copertina…

Restare e osservare. Imparare, insegnando. Ricordare che da bambini ( anche ) a noi sarebbe piaciuto avventurarci nel “paese delle meraviglie” camminando sulle nostre gambe, scegliendo il nostro sentiero, spinti dalla nostra fantasia unica e irripetibile, accompagnati dalla rassicurante presenza di un adulto silenzioso e non giudicante, chiedendogli, di tanto in tanto, di spiegarci ciò che non era noi comprensibile.”

 

Siddharta e il mandarino

Lo scorso fine settimana l’ho trascorso allo Yoga Festival Bimbi ospitato per il terzo anno consecutivo dal Museo della Scienza e della Tecnica Leonardo Da Vinci di Milano.
Due giorni meravigliosi!
Non c’è nulla che mi rende più felice che vedere i bambini che praticano yoga.
Davvero! E’ un qualcosa che mi riempie di gioia, che mi da speranza, che mi rilassa … insomma è così!
Lo scorso anno avevo condotto anche io, insieme alla mia amica Tatiana un laboratorio per AIPY.
Quest’anno invece sono andata esclusivamente in veste di… spettatrice e devo dire che me la sono goduta. Continua a leggere “Siddharta e il mandarino”

Ridere fa troppo bene

Oggi è la Giornata Mondiale della Risata che è stata istituita nel 1995 da Madan Kataria, fondatore del movimento internazionale dello yoga della risata.
Ridere fa bene alla salute di corpo e spirito.
E lo sapete che sorridere anche quando siamo tristi, quando va tutto storto ha gli stessi effetti psicologici di un sorriso “vero”? Infatti i ricercatori hanno dimostrato che l’organismo non distingue tra risata spontanea e autoindotta.

( dal sito Riza.it)
Ridere non significa essere poco seri
Ridere è una capacità tipicamente umana, innata in ognuno di noi anche se, sempre più spesso, ci dimentichiamo l’importanza e l’effetto benefico che una sana risata può avere sul nostro cervello e sul nostro organismo.
La nostra società giudica in modo eccessivamente positivo la serietà e la predisposizione a vivere in modo esageratamente composto, mentre il divertimento e la tendenza a ridere vengono vissuti come aspetti da circoscrivere a momenti ludici e di svago. Uno dei luoghi comuni più diffusi ci porta a pensare che serietà sia sinonimo di costanza, affidabilità e responsabilità, mentre l’allegria è spesso fraintesa come eccessiva leggerezza e superficialità. Da questa credenza scaturisce l’idea che una persona portata a sdrammatizzare, a ridere anche nelle situazioni più critiche e complesse sia immatura, ingenua e non all’altezza di certi compiti e impegni. Invece è una qualità preziosa che ci consente di essere flessibili, elastici e di cambiare visuale con agilità.
Continua a leggere “Ridere fa troppo bene”

Yoga per bambini: Il respiro dell’ape

Questa settimana ho proposto alle mie allieve Bhramari Pranayama, il respiro del ronzio dell’ape.
Si tratta di una pratica molto rilassante e che piace molto anche ai bambini.
L’avevo inserita nel gioco delle api chiacchierone .

I bimbi sono seduti a gambe incrociate e con le orecchie tappate con le mani.
Si chiudono gli occhi, si fa un lungo inspiro e poi espirando si emette un ronzio uniforme, proprio come le api.
E’ un esercizio di respiro che induce calma e concentrazione e porta molti benefici perchè agisce sulla ghiandola pituitaria, cioè la ghiandola che regola l’attività endocrina e metabolica di tutto l’organismo.
Ai bambini, proposta sotto forma di gioco, risulta molto divertente.
Del resto a chi non piace imitare i versi degli animali?
E se poi siamo in tanti è bellissimo l’effetto sciame che si crea!
Io adoro le api!
Non si era capito eh!?!?

Oggi sono felice!
Buon primo maggio, dear friends!!!


Ringrazio Sybille Tezzele Kramer per i suoi bellissimi disegni.